Testo a fronte III – José Ángel VALENTE/Alessandro GHIGNOLI


(Jesús Gómez Ortega “Acebuch”)

José Ángel Valente (1929-2000) tradotto da Alessandro Ghignoli.

Da Mandorla (Cátedra, Madrid, 1982)

ESPACIO

El espacio que sólo se divide en gérmenes de gérmenes de gérmenes. El tiempo que empieza apenas a durar. El movimiento que está ya consumado en esta mano inmóvil y tendida al arqueado lomo del animal en el que tiene forma, no fraguada aún la forma, la caricia. La longitud enorme del camino que la mano habrá de recorrer hasta alcazar el punto en donde, posada ya en el tacto, aguarda la mirada. No media el tiempo sino la interminable duración del deseo entre la palma y el suave descenso de tu vientre. Antecesión o sucesión. Yo estoy llegando a ti y aún no toco tu borde, en el que ya se abrasa la memoria.

SPAZIO

Lo spazio che solo si divide in germi di germi di germi. Il tempo che inizia appena a durare. Il movimento che è già consumato in questa mano immobile e tesa alla schiena inarcata dell’animale in cui ha forma, non forgiata ancora la forma, la carezza. La lunghezza enorme del cammino che la mano dovrà percorrere fino a raggiungere il punto in cui, posata ormai sul tatto, attende lo sguardo. Non separa il tempo ma l’interminabile durata del desiderio fra il palmo e la dolce discesa del tuo ventre. Precedenza o successione. Sto arrivando a te e ancora non tocco il tuo margine, in cui già si brucia la memoria.

*

IANUA

Qué luminosa desrazón haber engendrado el amor. Sobre la espesa, procesional ceniza de los días y el desleído gris de los perseguidores, el fragante estallido de tu azul. Verdad no tuve que no fuera tuya ni extrema latitud en donde al cabo no amaneciera tibio tu desnudo ni territorio donde tú no fueras el centro y la extensión. Qué luminosa desrazón el simple acto de abrir tú misma el cerco y una puerta hacia adentro de ti que nunca más encontraré cerrada.

IANUA

Che luminosa follia aver generato l’amore. Sulla spessa, professionale cenere dei giorni e il grigio diluito dei persecutori, l’esplosione fragrante del tuo azzurro. Non ho conosciuto verità che non fosse tua né latitudine estrema dove alla fine non albeggiasse tiepido il tuo nudo né territorio dove tu non fossi il centro e l’estensione. Che luminosa follia il semplice atto di aprire proprio tu l’assedio e una porta dentro di te che non troverò mai più chiusa.

***

Territorio

Ahora entramos en la penetración,

en el reverso incisivo

de cuanto infinitamente se divide.

Entramos en la sombra partida,

en la cópula de la noche

con el dios que revienta en sus entrañas

en la partición indolora de la célula,

en el revés de la pupila,

en la extemidad terminal de la materia

o en su solo comienzo.

Nadie podría ahora arrebatarme

al territorio impuro de este canto

ni nadie tiene en tal lugar

poder sobre mi sueño.

Ni dios ni hombre.

Procede sola de la noche la noche,

como de la duración lo interminabile,

como de la palabra el labirinto

que en ella encuentra su entrada y su salida

y como de lo informe viene hasta la luz

el limo original de lo vivente.

 

Irrealidad de la mañana

Nada más inquietante en la flor de la muerte

que el repentino,

trémulo

tintineante adiós.

 

Voz desde el fondo

Yo hablaba debajo de tu cuerpo,

cubierto por tu cuerpo,

cubierto por la altura de tu cuerpo desnudo.

Las palabras formaban

más allá de tus hombros,

al tocar el nivel opaco de la vida,

transparentes burbujas.

Nada significaba

su pura luz, transparencia o señal

del fondo sólo.

 

Mandorla

Estás oscuras en tu concavidad

y en tu secreta sombra contenida,

inscrita en ti.

Acaricié tu sangre.

Me entraste al fondo de tu noche ebrio

de claridad.

Mandorla.

 

Borde

Tu cuerpo baja

lento hacia mi deseo.

Ven.

No llegues.

Borde

donde dos movimientos

engendran la veloz quietud del centro.

 

*

 

EL AMANECER es tu cuerpo y todo

lo demás todavía pertenece a la sombra.

Tus lentas oleadas fuerzan

la delgada membrana

del despertar.

Anuncias qué: no el día,

sino la quieta

duración del latido

en la sombra matriz.

Te anuncias,

proseguida y continua como

la duración.

Durar, como la noche dura,

como la noche es sólo sumergido cuerpo

de tu visibile luz.

 

***

 

Territorio

Ora entriamo nella penetrazione,

nel rovescio pungente

di ciò che infinitamente si divide.

Entriamo nell’ombra divisa,

nella copula della notte

con il dio che scoppia nelle sue viscere

nella scissione indolore della cellula,

nel rovescio della pupilla,

nell’estremità terminale della materia

o nel suo unico inizio.

Nessuno potrebbe strapparmi ora

al territorio impuro di questo canto

e nessuno ha in questo posto

autorità sul mio sogno.

Né dio né uomo.

Viene da sola dalla notte la notte,

come dalla durata l’interminabile,

come dalla parola il labirinto

che in essa trova l’entrata e l’uscita

e come dall’informe viene fino alla luce

il limo originale del vivente.

 

Irrealtà della mattina

Nulla è più inquietante nel fiore della morte

che il repentino,

tremulo,

tintinnante addio.

 

Voce dal fondo

Io parlavo sotto il tuo corpo,

coperto dal tuo corpo,

coperto dall’altezza del tuo corpo nudo.

Le parole formavano

al di là delle tue spalle,

toccando il livello opaco della vita,

bolle trasparenti.

Nulla significava

la sua luce pura, trasparenza o segnale

solo dal fondo.

 

Mandorla

Sei oscura nella tua concavità

e nella tua segreta ombra contenuta,

iscritta in te.

Accarezzai il tuo sangue.

Mi entrasti nel fondo della tua notte ebbro

di chiarore.

Mandorla.

 

Margine

Il tuo corpo scende

lento verso il mio desiderio.

Vieni.

Non arrivare.

Margine

dove due movimenti

generano la veloce quiete del centro.

 

*

 

L’ALBA è il tuo corpo e tutto

il resto appartiene ancora all’ombra.

Le tue ondate lente forzano

l’esile membrana

del risveglio.

Annunci che: non il giorno,

bensì la quieta

durata del battito

nell’ombra matrice.

Ti annunci,

proseguita e continua come

la durata.

Durare, come dura la notte,

come la notte è solo corpo sommerso

della tua visibile luce.

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10 pensieri su “Testo a fronte III – José Ángel VALENTE/Alessandro GHIGNOLI”

  1. grazie a te Francesco per l’attenzione. concordo con: “uno dei più grandi poeti in lingua spagnola del Novecento”.
    (appena tornato dalla Galizia, terra d’origine di Valente).

    un forte abbraccio

  2. per favore, se qualcuno conosce una poesia di josé angel valente chiamata “asedio” la potrebbe tradurre? non ne comprendo l’ultima parte.
    vi ringrazio.

  3. Se Alessandro passa da queste parti ti risponderà sicuramente. Non ho il testo sotto mano, se no te la traducevo io.

    Grazie a te.

    fm

  4. io non sei italiano mai lo dificile de comprendere é “siega las palabras” (“seitura ,as verbas,” se é in galego). non há una traduzione perfecta. “Segar” tiene dos significados en español una es cortar el trigo y la otra es lo resultante metafóricamente de la misma acción. espero haber ayudado aún en este italiano tan bueno que tengo.

  5. Grazie di questo contributo.
    La sua poesia è un volo.
    Ho trovato il suo nome sbirciando tra le note di “Silenzi eloquenti” di Martì Arìs.
    Avevo delle mute foto: adesso hanno trovato parola.
    Luminosa desrazón #1
    Luminosa desrazón #2
    ^__^

  6. È stato bello trovare queste traduzioni di alcune poesie di José Angel Valente, il poeta spagnolo che più ho letto e che sempre mi sospinge l’anima.
    Sono italiana e vivo da molti anni in Spagna, ora sto vivendo a Donostia. Volevo sapere, Alessandro, se esiste una traduzione italiana della poesia di Valente NO INÚTILMENTE, tratta da “La memoria y los signos”.
    So che è uscito da poco in Italia una raccolta di poesie di Valente dell’editore Metauro, una novità nel panorama italiano su Valente, però non riesco a trovare il libro, sembra irreperibile…
    Grazie se mi rispondi, Marina

  7. devi cercare Massimoi Rizzante, professore all’università di Trento, direttore della collana, che presentiamo a pordenonelegge. ciao

  8. bellissime poesie e bellissime traduzioni Alessandro…devo acquistare presto il libro edito da Metauro, che ha messo su una collana incredibile, oltre a Valente, Viton, Ferrater e gli altri…davvero essenziale, direi, per chi frequenta la poesia in tutti i suoi respiri e modi di essere. Complimenti e un saluto

    Antonio Bux

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