Lascia che parli il respiro – Caterina ACCARDO

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(Giuseppe Santomaso, Ricordo verde)

*

Da Guanciali di terra, Empoli, Ibiskos Editrice, 2004

IL MONDO PIÙ VERO

 

Hai vissuto così intensamente da stare male.

L’arcobaleno iridante che hai avuto davanti

ti ha fatto svolazzare da un colore all’altro

per poi ripiombare nel nero più nero.

Ma tu hai goduto della fantasia dei tuoi giorni,

hai proteso le mani in avanti

e sempre hai raccolto più acqua da bere.

A piene mani hai gustato ogni sorso

e ora tu sogni di riandare al passato.

Tu hai sognato, tu hai bevuto,

sei affogato persino nei tuoi sogni talvolta.

Hai molto imparato, hai molto sofferto.

Ora tu vuoi far riemergere i sogni,

quei sogni che ti hanno cullato,

che ti hanno fatto stramazzare,

per cui tu oggi continui a volare.

E voli più in alto, fino alle stelle,

quando ti riappropri del mondo più vero,

quando non ti lasci impigliare

da presunte verità

che in una ragnatela tessùtati attorno

t’impediscon di sgusciare nella tua interiorità,

nel calore del tuo io,

nel mondo più vero.

 

RADICI

 

Ghirlande iridescenti, esotici profumi,

rituali riversi.

È donna. Tu osservi i suoi modi,

dolersi non serve.

Di quarzo è il suo sguardo.

Battenti corazzati, palizzate e residui

di calche annerite, tutte uguali,

nel languido fiorire

di quella dolce terra.

Uguali saranno

i listelli appoggiati al centro dei tuoi sogni.

Franche misure irrorano la terra che fu dei tuoi avi

che prospera nel tempo, ad ogni momento.

Melassa è il tuono che arriva improvviso,

gugliato quel sole arrugginito.

Corale promessa

restituita,

poggiata sul dorso

guarito e fremente,

ancora tremante, tremante di freddo.

 

TEMPESTE NEL VENTO

 

Nubi addensate

in un valico addentrato

nell’antro dei ricordi,

dirupo pericoloso

per i tuoi sogni illusori.

Melma invischiante

ti inceppa il cammino.

Fumi si inarcano severi

su aperte visuali.

Sgraziato è il dosso.

Domandi a te stesso

cosa saran mai

quei grossi sassi

che impediscono all’occhio

di espandersi e concedersi.

Intricati camminamenti

e un boato che rimbomba

minaccioso.

Affidi al tuo cuore

tempeste nel vento,

tu piangere non puoi,

e continui a sperare che l’eremita

trovi in te l’approdo.

Intrecciati filari

di cortecce appuntite

cominciano a sfilacciarsi…

 

RISORSE NASCOSTE

 

Delusioni incorporate

in un alienato impulso.

Narcisistici atteggiamenti

di un morente circuito,

appannaggio del carente universo,

restìo a rinnovi

caustici e assenti.

Marcati, plagiati

assenteisti del tempo sbagliato,

arcuato riscontro di argute novelle,

risposte atterrite

in un’ombra smarrita.

Sfiorite immagini

di cuore nevralgico,

sorriso assente,

torneo di suoni

aleggianti nell’aria.

Splendore magico

di sintesi verbose,

zampillanti, coraggiose,

veementi risorse.

Da scavare, da innalzare,

da riempire del dolce alitare

del tuo sorriso.

Assente ogni dubbio,

guarda quel ramo fiorito,

distruggi tempeste

e il coraggio ti tenti.

Mobilitate scene

proiettate nel tempo,

fantasia ripiegata

in un mondo diverso,

memore del tempo

che ascoltava il ruscello

a ridosso del monte.

 

COROLLE DI LUCE

 

Derelitti umani

invadono spazi ridenti, fioriti,

carichi di bellezza.

Purezza incontestata

nella cui luce

radicata è la sua forza.

Vistosi interventi,

lucidi ingombri

di scorrevoli pensieri.

Si annidano

e ramificano,

si aprono in corolle di luce.

Fra tante indifese verità

aureole brillano

e comatose nefandezze

seppellite

per un coraggio nuovo

che respira fermento.

Legnosa vita

e composti tendaggi

a velar i tuoi pianti,

bende caustiche per la pelle tua,

arrostita di sole,

di sale,

di dignitosa compostezza.

 

RIFLUSSO DI ODORI

 

Vernacoli dissenzienti,

un’àncora, appiglio irriverente

di un amore senza fine.

Vivono ricordi e manti d’argento

alla stregua di venerati

riemergenti contatti.

Contagiati dall’ondata subdola

di un ribadire in sordina

di anni passati a subire e a contare

occhiate avvelenate

cariche di asti.

E vengono affibbiati

incursioni avventate,

affidate al ricordo

di un cuore malato.

E cantano uccelli

al mercato, al mattino.

Dormono gatti

composti, e in bidoni

carte ripiegate

rivelan tristezze

di rimpianto velate.

Guardano imperiosi

incorrotti conventi

e fili d’erba segnano il tempo.

Punte sottili corrodon

quel sapore di tempo passato

che ancora persiste.

Nel mento un rivolo

di residuo di vento

a carezzar il ricordo

di un passato ridestato.

E tu lo vuoi ancora

quel manto argentato,

in passerella

tu mostri il tuo intento.

Come volatili fluttuano

carezze nel vento

e circondano il tuo cuore.

Giorni rivissuti

a sfiorar la tua vita,

a scalzare il masso

che blocca

il tuo sogno nascente.

Aggrottate ciglia

e spasmi di dolore

animano il ricordo

di pacate realtà

che ti han fatto compagnia

allora, quando tu eri piccina.

E volano alti aquiloni

e spargono tesori nascosti

poggiati nel cuore

e distribuiti a riprova

che il tempo andato

fu il migliore.

E sorride un animo ancor

nel ricordo rientrato.

Riflusso di odori ancestrali

e immagini senza tempo.

 

TORMENTI SEPOLTI

 

Gremiti antri proibitivi

per l’agguanto

del dorso curvato,

imparentato

col soffice sguardo

rivangante il passato più buio,

in quell’arco

di assennato sentimento,

recalcitrante al dovuto,

imbacuccato, frontale riscontro

di relitti al passato.

Desuete abitudini convincono,

invogliano il passo

a correr spedito.

Indottrinate soglie tradiscono

quel secchio stipato

di vento, di sole,

di aria ammaliante,

e noi, coi piedi bagnati,

guardiamo felici

più in alto, lassù.

Sassi levigati a forma di stelle

e cuoricini intinti di luce,

un urlo catartico.

Argute pagine inchiostrate,

brontola uno sciame

di dominanti sentori,

incavi dolenti…

…la calca aggrovigliata

di amorfe, afone,

smunte, delusioni cocenti.

 

***

 

Da E verrà notte, inedito, 2007

 

E POI

 

Scorribande turbate,

sgocciolanti veritiere menzogne.

Dottrine apostrofate

di mercanti avvoltoi

e poi,

coraggiose sentenze.

 

Cuspidi e ardori annientanti,

in falde inesplorate,

visibili a occhio nudo

nel buio immaginato.

E poi,

arrogati consensi che fanno male,

nel petto che scoppia

si è fermato e si impone

il tuo ricordo.

 

Essenze molate

di vento e di aurora,

centinaia di carezze, muraglie di gioie.

Il ticchettio costante

di piogge insistenti,

distese argentate

in notti di luna

e tu che intervieni.

 

Si alzan schegge dorate

nel vento di autunno,

strati compatti

di tenaci sorrisi.

Fulcri di vita

irradian luce,

e stelle brillano

in un candore accostato

al tuo spigoloso rossore.

 

Riflessi allineati, incorniciati

da morbide punte d’amore,

sfiorano il tuo cuore.

Il corpo stanco

non ce la fa più.

Ramate foglie stentate

fan capolino

nel letto dei sogni più riposti.

 

TORNARE A SOGNARE

 

Vere, casuali,

balistiche confluenze.

Frame secche si frantumano

al contatto pesante

di polpastrelli che ignorano

la magia del tocco gentile

di una presenza amica.

Fiammelle schiariscon

il duro, incagnato, rimpianto.

E oggi, leggero nell’aria,

volteggia un aquilone.

Chissà dove andrà.

Fioccano ricordi e tu vivi

dell’immenso che è stato.

Ancora vorresti

carezzare quel corso d’acqua

e poi bagnarti, inzuppartici dentro.

Fende l’aria quell’acqua

che sa di pulito, che sa di vita.

Con le risate di allora

tutto sembra più bello,

persino quando tu vedi

lo scarno corpo dei tuoi sogni

smarrirsi.

Tornare a sognare,

ecco quello che vuoi,

smaniare irriducibilmente

fino a farti male.

E allora sorriderai,

e allora vivrai.

 

GEMME

 

Forbici delineanti cerulei modelli

di invocanti tafferugli

nel caotico albeggiar di un istante promesso.

Meridiane speciali

in un giorno di vento segnano cerchi concentrici.

Fissano quelle tue aspirazioni velate di freddo,

frettolose e invasive.

Crollano sogni,

e piogge insistenti fermano il tempo

in quel dolente momento.

La stagione futura è già arrivata

con fastosi riguardi.

Cori subentrano in minute roccaforti,

glissano attimi esterni di dura conferma,

nel vuoto si salvano tranquille promesse.

Tremano predanti languori,

dondolano luccicanti sembianze, vertici fuggenti.

Decori suadenti e persuadenti,

gemme

nel cavo di un sublimato consenso.

 

RIMASUGLI DI VENTO

 

Rovesci di incongrui

settori guarenti,

nell’addio di smerigliate

residue fioriture

di vellutanti approcci,

inculcanti diametrici

lenti lamenti.

E dubbi affluiscono alla mente,

reiterati, acquietanti fasti

ti immergono

nel manto di un caldo mattino.

Rubano i cuori

deboli sogni dal manto sottile,

s’abbracciano

tutti i rimasugli di vento,

e notti avvolgono

scure sfumature

di un sole appisolato

nell’ultima sera.

Domani vorrai ancora sognare

tra le fronde

di un cespugliato sogno nuovo.

 

VECCHIO SAGGIO

 

Mugugni spalleggiano

affumicate visioni di gioie terrene,

in questo vasto circolo

rabbuiante di astruso andamento.

Coraggio e fermezza

allietano il lento proceder dei tuoi giorni

in cima alla vita

solo col tuo indivisibile amico Zagòr.

Una barba di anni allo specchio dei pensieri

arriccia il tuo sguardo pesante di anni.

Bianca, incolta,

ispida e certa,

emblema di vita vissuta.

Tu giochi al vecchio saggio

filosofo pensatore,

investito di grandine sotto un cielo crucciato.

Sterpaglie e fossati,

pericoli incombenti

nel cammino irto di sassi e di niente.

La tua mente brucia,

le tue rughe scavi profondi

di vortici assurdi,

consumati nell’arco

di un tempo infinito,

lungo, feroce,

mai ammansito.

Fragile tu,

incastonato in uno sfondo immenso

di duri riecheggi.

Dove andrai mio vecchio saggio

diffonderai poesia,

sogni e dolore,

ma certo eterna è la tua storia.

Cornacchie rimuovono il sonno,

aspetti domani per contare le ore,

ora riposi come un dolce padre

che teme nei figli il giorno nuovo.

 

IMPATTO D’AMORE

 

Tu corri incontro alla vita,

l’amore ha contato i tuoi passi,

accentranti i tuoi sogni corvini

affacciati a bocche attonite.

Mentono

lente, staglianti figure,

sfrecciano tarli,

bucano i tempi e notti fremono.

 

Culli il dolce mio sonno

tra alberi spenti.

Una pila di sogni,

tu divori il tempo.

Faraoniche visuali,

riflessi ambrati di muti sospiri,

piccozze

i tuoi silenzi.

Nell’impatto nascondi il tuo tremito.

Non perdona la vita

gli errori.

 

Incontaminati zampilli sgorgano nell’altura.

Disorganici si riversano segnali deformati,

festaioli bruciano esposti pudori

nelle incaute acque al tramonto.

Accovacciati pensieri ruminano

tartassanti,

riempiono spazi già ricchi di iodio,

e mirtilli e frutti di bosco riportano

al tempo dei fichi maturi e dei gelsi

bianchi e neri,

ghiottonerie di pura innocenza.

 

Umori acquattati

e transenne invalicate

ammantate di coltri gessate,

delimitanti chiusure.

In vero

galoppano incessanti

stimoli rinnovati al calar della sera.

 

Un subdolo segnale,

e ogni sogno ormai

deve dormire.

Litanie fasciate di vento

nelle ossa

riecheggiano.

E verrà notte.

 

TU RACCONTI, NON RACCONTI

 

Tu parli, e parli, e parli.

Racconti di tutto.

Ogni cosa è specchio rivelato,

ma tu ..non parli di te.

 

Non racconti il patema che ti stringe,

non racconti il tremore

di palpiti incessanti

che inseguono un alito fresco

incatenato a colori radiosi,

e suffragi ancora arditi

nel fondo di un archetipo

che combacia con la tua pelle,

e crea nel gaudio percepito

un sano profumo di vita.

 

Tu racconti di sentieri proibiti,

di lacrime ingoiate nel vento,

di alacri e sfrontati presidi.

E scruti silenzi impazziti,

e nubi nere ti affondano,

bambagia

che non lascia passare il respiro,

tu taci, tu muori.

 

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18 pensieri riguardo “Lascia che parli il respiro – Caterina ACCARDO”

  1. È stata mia madre che ha deciso di chiamarmi Rina anche se il mio nome all’anagrafe è Caterina. È un nome forte ..diceva, Rina infatti vuol dire roccia. La poesia è il mio rifugio, raccoglie i cocci di un dilaniamento interiore, come di una montagna esplosa, ma ..resto in essere ..sarà per via del nome? ;)
    Un grazie di cuore, Gian Ruggero, di essere qui. Sei un vero Guerriero, sempre in prima linea con la tua generosità.. non mi perdonerei di non crederci anche se ..aspetto di volare più in alto :)

  2. Grazie del passaggio e del commento, Gian Ruggero.

    E grazie a Rina, capace di colorare di echi distanti e di accenti desueti la materia viva e dolente di una memoria che si fa presente, respiro che parla la lingua mai dismessa delle radici.

    fm

  3. la tua parola ha il sapore delle cose vere. del cuore semplice. che in ossimoro col senso che “avrebbe” è tra le combinazioni più “difficili” che esista.
    riesci a rendere un anima alle cose, a farle respirare. sembra una scrittura liberativa, di ennesimi respiri. ma il disincanto non si scorge. Esiste un dolore che ha tutta a forza dei suoi contesti, eppure un anelito di speranza si intravede tra le righe. e questo è ciò che salva.
    e tu salvi, con la tua poesia, così fragile e robusta insieme. la forza saggia di una bimba e la fanciullezza rimasta negli occhi ad un adulto. così ti vedo io.
    e ti garantisco che lasci solo bello, attorno

  4. Dopo un commento per me così prezioso perché mi ci riconosco ..lasciandomi sbalordita ..non potrò fare a meno più della tua amicizia, carissima Francesca. La tua sensibilità una carezza.
    ..lascia che quella bambina baci un’adulta con la fanciullezza negli occhi ;) Grazie!

  5. Cara Rina, laddove la tua pronncia assorta e quasi dsitanziata si fa corpo stesso della poesia ti sento, forte e contemplante, la scena, immersa ma anche attrice, mentre dove il taglio va nell’addensamento nominale, togliendo verbi e dinamica è come se ti chiudessi nell’impeto lirico, ma sono impressioni, le mie, che ora implodono, come alcune tue poesie.
    In tutte domina la tua voce, che scardina e dissacra, per amore.
    Chissà come tu leggeresti e leggi, con voce di donna?!Un giorno accadrà che io ti senta, lo spero, e ti abbraccio, intanto Rina cara.
    Maria Pia Quintavalla

  6. Hai ragione Maria Pia, in alcune poesie sono protagonista, io ..e non solo, e sono quelle che amo maggiormente, come per es. IMPATTO D’AMORE dove, nei primi versi, vi è una ragazza descritta. Da “Incontaminati zampilli” subentro io, non nettamente, ma quasi ad incastro -con gli stessi, identici, entusiasmi- ..ma io ho un’altra età “e ogni sogno ormai deve dormire”.
    In GEMME invece non mi ritrovo. È una poesia che non ho sentito se non nella misura in cui -dovevo- scriverla. Forse portavoce di qualcosa che avevo recepito, ma che non mi appartiene.
    E qui tu forse mi senti meno. Logico.

    Sai che ti stimo per cui accetto il tuo parere con fiducia, dì pure se vuoi, ben venga la critica accrescitiva.

    Mi ha riempito di gioia il tuo:
    ‘In tutte domina la tua voce, che scardina e dissacra, per amore.’ Grazie, grazie. ..forse è questo per me poesia.

    A risentirci ..declamare versi :)
    Caramente ti abbraccio
    rina

  7. Concordo con Francesco, che ringrazio della proposta: poesie particolarmente ricche di colori e più in generale di una varia orchestrazione di sensazioni, e con un buon ritmo.

  8. I colori, e di essi ogni scalatura, nella vita, ci son tutti, e rispecchiano ogni sensazione.
    Scrivere è un po’ giocare a sfumarli nelle loro infinitesimali possibilità.
    La ricchezza di colori che tu trovi leggendomi è la stessa dei colori della vita ..della mia vita, forse. Alti e bassi, sorrisi e non, giocosità spensierata e consapevole presa di coscienza. Il tutto articolato, e qualche volta univoco, interscambiabile, o addirittura ‘nascosto fra le righe’ e laddove sembra ci sia tristezza c’è solo malinconia, come lì dove credo di trovare dolore c’è amore, oppure dove -mi arrendo- in realtà ho tanta voglia di continuare.
    Grazie Giorgio, per riportarmi alla miriade di risvolti del mio cuore, a cui ..ormai sono affezionata.

  9. Poesia dal lessico rigoglioso, vitalistica, integralmente autentica.
    Rina Accardo esplora e racconta, coraggiosamente, la vita.

    Antonio

  10. Mi era stato detto che si coglieva vitalità tra le mie righe ..io forse me ne sono resa conto sempre -dopo-, quando scrivo non cerco né matrice né scopo deliberatamente.
    Ti sono grata davvero, Antonio, di accentuare questo punto che mi permette di conoscermi un po’ di più.

    Un caro abbraccio
    Rina

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