Testo a fronte IV – I. BACHMANN/D. RACCA

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(Giorgio De Chirico, L’enigma dell’oracolo, 1910)

Ingeborg Bachmann nella traduzione di Davide Racca

 

ENIGMA

(Für Hans Werner Henze aus der Zeit der Ariosi)

Nichts mehr wird kommen.

Frühling wird nicht mehr werden.
Tausendjährige Kalender sagen es jedem voraus.

Aber auch Sommer und weiterhin, was so gute Namen
wie “sommerlich” hat –
es wird nichts mehr kommen.

Du sollst ja nicht weinen,
sagt eine Musik.

Sonst
sagt
niemand
etwas.

 

ENIGMA

(Per Hans Werner Henze al tempo degli Ariosi)

Niente verrà più.

Ben presto niente più accadrà.
Il calendario millenario – dicono – è sulla fronte di tutti.

Ma anche l’estate e inoltre, ciò che ha nome
così buono come – estivo
non verrà.

– Non devi piangere,
dice una musica.

Del resto
nessuno
dice
niente.

 

*

 

EIN ART VERLUST

Gemeinsam benutzt: Jahreszeiten, Bücher und eine Musik.
Die Schlüssel, die Teeschalen, den Brotkorb, Leintücher und ein Bett.]
Eine Aussteuer von Worten, von Gesten, mitgebracht, verwendet, verbraucht.]
Eine Hausordnung beachtet. Gersagt. Getan. Und immer die Hand gereicht.]

In Winter, in ein Wiener Septett und in Sommer habe ich micht verlieb.]
In Landkarten, in ein Bergnest, in einen Strand und ein Bett.
Einen Kult getrieben mit Daten, Versprechen für undkünbar erklärt,]
angehimmelt ein Etwas und fromm gewesen von einem Nichts,

(der gefalteten Zeitung, der kalten Asche, den Zettel mit einer Notiz)]
furchlos in der Religion, denn die Kirche war dieses Bett.

Aus dem Seeblick hervor ging meine unerschöpfliche Malerei.
Von dem Balkon herab waren die Völker, meine Nachbarn, zu grüßen.]

Am Kaminfeuer, in der Sicherheit, hatte mein Haar seine äußerste Farbe.]
Das Klingen an der Tür war der Alarm für meine Freude.

Nicht dich habe ich verloren,
sondern die Welt.

 

UNO STILE PERDUTO

Usate insieme: stagioni, libri ed una musica.
Le chiavi, le tazze da te, il cestino del pane, il lenzuolo di lino e un letto.]
Un corredo di parole, di gesti, implicati, rivolti, necessari.
Adempio un regolamento interno. Detto. Fatto. E sempre a mano tesa.]

In inverno, in un sepptett viennese e in estate mi sono amata.
Sulle cartine geografiche, in nidi di montagna, su una spiaggia e in un letto.]
Un culto fatto di informazioni, promesse dichiarate irrevocabilmente,]
contemplando un qualcosa e restando religioso davanti a un niente,

( – il giornale piegato, la fredda cenere, il volantino con notizia)
senza temere la religione, perché la chiesa era questo letto.

Da questa vista sul lago sono nate le mie inesauribili pitture.
Davanti al balcone giù passava il popolo, i miei vicini, da salutare.

La fiamma del camino, al sicuro, i miei capelli avevano il loro colore più intenso.]
Il suonare alla porta era l’allarme della mia gioia.

Niente di te ho perduto,
salvo il mondo.

 

***

 

I testi presentati (che sono stati pubblicati dalla Suhrkamp dopo la morte della Bachmann) sono presi da Saemtliche Gedichte, di Ingeborg Bachmann, sezione Gedichte 1964-1967, casa editrice serie PIPER (ristampa 2007).

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10 pensieri riguardo “Testo a fronte IV – I. BACHMANN/D. RACCA”

  1. Con molto rispetto vorrei esprimere una mia perplessità, a proposito di “Enigma”. Maria Teresa Mandalari (Guanda, 1978) traduce:

    Nulla verrà più.

    Non vi sarà più primavera.
    Almanacchi millenari lo predicono a tutti.

    Ma nemmeno estate e altre cose
    che recano il bell’attributo “estivo” –
    nulla verrà più.

    Non devi assolutamente piangere,
    dice una musica.

    Nessun
    altro
    dice
    qualcosa.

    Qualche anno fa, sempre da Guanda, ho letto (ma avrei preferito non farlo) “Ich weiss keine bessere Welt” – “Non conosco mondo migliore”. “Versi” inediti e postumi di Ingeborg Bachmann. In occasione della pubblicazione da Piper Verlag (Monaco) sul settimanale “Die Zeit” due critici litigarono di brutto, Reinhardt Baumgart e Peter Hamm. Il libro raccoglie frammenti che risalgono agli anni 1962 -1964, quando il rapporto tra la poeta austriaca e Max Frisch andò in crisi. In effetti sorge sempre l’eterna domanda: è giusto rovistare nei cassetti in cerca di inediti? Forse sarebbe meglio lasciare i fondi di magazzino agli studiosi… No, non è la poesia di Ingeborg, quella che lontanamente si intuisce da “Ich weiss keine bessere Welt”. Azzardo una cattiveria, ma è proprio una cattiveria. I congiunti di Bachmann pubblicando questo libro volevano in un certo modo colpire la memoria di Max Frisch (sarrebbe utile rileggere il bellismo “Montauk” pubblicato da Einaudi nel 1977, la storia di un incontro tra un anziano scrittore europeo, invitato dal suo editore americano per un giro di conferenze e una giornalista…).
    Forse si è stati indelicati nel fare questo libro e gli eredi sono stati un poco violenti. Qualcuno potrebbe obiettare che se Ingeborg non li ha distrutti… Tutto si complica. Mah! Io ritorno alle due raccolte: “Tempo dilazionato” e “Invocazione all’Orsa Maggiore” per ritrovare Ingeborg Bachmann felice che trascorre in compagnia di Hans Werner Henze a Ischia, sulla mia isola e poi a Napoli giorni spensierati e “appassionati”. Scusate l’intrusione…

  2. Giorgio, sono sostanzialmente d’accordo con la tesi di fondo del tuo discorso e, soprattutto, con le tue conclusioni.

    Il lavoro di Davide Racca (che, molto probabilmente, è del tuo stesso parere in merito all’utilità di certi “ripescaggi”), va comunque letto alla luce di quello che scrive qui, nella nota a margine di altre sue traduzioni.

    Quella della “traduzione” rimane comunque una questione sempre aperta e, credo, nessun dibattito riuscirà mai ad esaurirla. L’affetto che si prova per determinate traduzioni (Mandalari o Reitani, nel nostro caso), non dovrebbe farci perdere di vista la possibilità/necessità di scavare ancora e sempre, mai arbitrariamente, nei testi esemplari della tradizione novecentesca, alla ricerca di ulteriori varchi e aperture: tanto nei riguardi della ulteriore intelligenza del testo in esame, quanto, in modo particolare, per estrarne fino in fondo la “lezione”, la traccia seminale che contengono. E’ l’unico antidoto alla “museificazione”.

    Un caro saluto.

    fm

  3. Nessuna intrusione, gentile Di Costanzo. anzi, il suo intervento é importante. credo che contribuire con piú traduzioni di un unico testo sia un modo per dare voce al testo stesso. e per questo le sono grato.

    In oltre mi permette di chiarire qualcosa proprio sulla poesia ENIGMA. in particolare sul secondo e terzo verso dove é scritto:

    Fruehling wird nicht mehr werden.
    Tausendjaehrige Kalender sagen es jedem voraus.

    Il termine FRUHELING vuol dire esattamente PRIMAVERA. e questi due versi sarebbe piú corretto tradurli cosí:

    La primavera non accadrá piú.
    Il calendario millenario dicono é davanti a (oppure – sulla testa di) ciascuno.

    Questa potrebbe essere una ulteriore e probabile traduzione. in realtá poi – ho preferito tradurre con il testo sopra riportato FRUEHLING (che ripeto vuol dire PRIMAVERA, ma anche GIOVINEZZA) con BEN PRESTO nella misura in cui FRUEHLING ha in se il termine FRUEH che vuol dire MATTINO ma anche PESTO: e il verso come l´ho tradotto “Ben presto niente più accadrà.” si lega – nell´ottica della struttura che ho dato all´intera poesia – con il primo verso che ho tradotto “Niente verrá piú.”

    Ma sono interpretazioni – come tutte le traduzioni lo sono. Anche quella piú letterale.

    Infine aggiungo che negli ultimi versi-:

    Sonst
    sagt
    niemand
    etwas.

    il SONST é preposizione avversativa che andrebbe piú correttamente tradotto con ALTRIMENTI e quindi dovrebbe essere tradotto con

    Altrimenti
    nessuno
    dice
    qualcosa.

    Invece ho preferito tradurre cosí-:

    Del resto
    nessuno
    dice
    niente

    perché DEL RESTO puó riuscire ad essere avversativo sia preposizionale che sostantivale.

    spero vivamente in altre traduzioni dei due testi riportati.

    un saluto
    d

  4. Caro Francesco é esattamente scrivi ció che intendo per traduzione. spero che la chiarificazione fatta da te per la traduzione e da me sulla mia traduzione serva ad incitare altri testi e altra possibilitá.

  5. Che dire, Davide: se ci fossimo dati appuntamento, non avremmo postato quasi in contemporanea.

    Comunque, credo che l’intervento di Giorgio contenga anche un altro spunto particolarmente significativo. Non conosco l’edizione tedesca, ma anch’io ho letto gli inediti di Guanda (sono d’accordo con lui: più o meno inutile) e ho seguito la polemica successiva alla pubblicazione del volume Piper Verlag. La questione è “se” e/o “quando” vale veramente la pena di “dare aria ai cassetti”. Nel caso di Celan, ad esempio, l’operazione ha permesso di portare alla luce una gran mole di testi che hanno contribuito a ridisegnare, in qualche caso, l’approccio critico ad alcune sue raccolte ufficiali: ma si è trattato di un’operazione, in Germania come in Italia, condotta con grandissimo rigore e non affidata unicamente, come mi è sembrato per la Bachmann, alla volontà, affatto estemporanea, di creare un “caso”. Dei suoi inediti, infatti, salverei una decina di testi (tra cui quelli che Davide ci ha presentato nei suoi due post dedicati alla nostra poeta).

    Se lo scopo è mettere a disposizione dello studioso, e del lettore in genere, altre testimonianze significative sulla produzione di un autore, ben venga. Come nel caso degli inediti della Rosselli pubblicati da poco o delle bellissime “lezioni di metrica” ripescate da Biagio Cepollaro e Paola Febbraro.

    fm

  6. … di Kafka forse avremmo ben poco da leggere, se stessimo alle vicende personali dell´autore.

    resta la poesia – che in qualche modo deve sempre restare “inedita” al lavoro dei sensi – che di volta in volta la “scoprono”.

  7. Caro Davide proprio i 4 versi finali di Enigma mi hanno colpito. Mi chiedevo quanto aggiunga al testo originale la soluzione “del resto” in posizione avversativa (ma è anche un complemento di argomento così come tu lo rendi: “nessuno dice più niente del resto”).
    Questo pone ulteriormente il problema di quanto tradurre/tradire possa aggiungere al testo (di quanto questo sia lecito), dopo che qualcosa va inevitabilmente perso. Mi sembra evidente che la resa della Mandalari sia piuttosto diversa dalla tua.
    La tua, che ha più fascino, mi sembra che “tradisca” di più e restituisce un’ambiguità che forse il tedesco non possiede (o non vuole dare?).

    Quanto agli inediti da “riesumare”, spesso è più un problema filologico che veramente interpretativo. Confesso di non aver letto gli inediti di Celan (che se non erro furono pubblicati da Einaudi, in Italia qualche anno fa, a cura di Michele Ranchetti), ma mi pare di capire che si trattasse di poesie lasciate fuori dai suoi libri per una minore aderenza stilistica a quelle delle raccolte. In questo caso, come dice Francesco, il percorso interpretativo in parte ne viene influenzato.
    restano due estremi, di cui qui uno è ricordato: è il caso di Kafka, la cui volontà era per bruciare tutto quanto da lui scritto (e invece abbiamo avuto la fortuna di leggere capolavori perché Brod ha fatto di testa sua). L’altro caso può essere la pubblicazione di ritagli, scarti, frammenti. Penso alla raccolta mondadoriana de La casa di Olgiate di Montale, che, fatta eccezione per la poesia che dà il titolo al volume, è davvero un taglia e cuci che poco offre ai lettori (e ci sarebbe qualcosa da dire anche sul diario postumo…).

  8. caro luigi, sono con te nelle tue analisi… vorrei aggiungere che sul tradurre – chissá – mi é capitato di leggere le traduzioni che Celan stesso ha fatto di Ungaretti… l´esito in tedesco é completamente altro testo. Ungaretti é calanianizzato… ma qui forse non é piú in gioco il binomio tradurre-tradire… é in gioco la relazione ich-du… dai versi di Celan si richiama esattamente questo senso -:

    ich bin du, wenn ich ich bin.

    dove forse la cosa piú difficile é essere veramente io.

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