Doni e devastazioni – Massimo PALME

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(Jackson Pollock, Untitled (Green Silver), 1949 ca.)

DONI E DEVASTAZIONI

“…è che la poesia scorre libera. Non si rinchiude in forme. Non si disciplina, e forse neppure si studia. Non si seziona e non si esamina. Per quanto mi riguarda non è altro che la mia autobiografia. No, di più, è il mio testamento spirituale. Doni e devastazioni, in questo senso, rappresenta il meglio della mia vita tra il dicembre 2002 e l’aprile 2004. Nada más.”

DONO ALLA STRADA

(S. Sebastián, Navidad 2002)

Questo è l’inizio

    e questa è la fine

nelle infinite rinascenze

   di tigri     padri      frati

questo è il singolo

   e questo è il doppio

nel velarsi delle ritmiche armonie

   di universi      cuori     serpenti

questa è l’elementare salita

   e la lugubre discesa

lo sbalzo    il sogno    l’aria

   questo è il completo stanco

   destino nelle autostrade

   di affollate ripartenze

 

DONO EMOZIONALE

 

La modella disincarnata

     uscita dal sangue dal corpo

la marcia anima scarnificata

che trasuda violenza e violenta

     puzza di fica e di imbroglio

per contro la bellezza che esplode

in verità vi dico

in verità la bella esplosione

delle forme acquose    dei tempi

vaporizzati dal dovere

dovere di scendere a patti con

il proprio  con il mio

tempo di scolpire il percorso

tempo di raccogliere i propri amori ormai soppiantati

tempo per fucinare amicizia   per scioperare droghe  per assumere testi sacri]

             tempo per obesare se stessi

tempo per decidere

             tempo troppo emozionale

tempo per cacciare

             tempo per chiamare l’aiuto di dio

tempo del tempo che non sento di avere

qui regna sovrano il leone timido dell’essere

 

DEVASTAZIONE DEL FRAMMENTO

 

Autostrada cittadina attraversata in fretta

aria che il vapore lascia presto

                     stranita

puzza lontana di operaio

                     di sudate membra

                                            schive

tetti arrossati

                       discese da saldare

salite da approssimare

cieli da tradurre

commistione di uomini qui in terra

                                                     da tormenta

in corpi che ansimano pace

in queste donne che  entrano

                          che sovrappongono

                          che pagano ogni dazio

queste facce questi cortili comunicanti

leggero il loro pudore  l’umiltà orgogliosa

pesa come un dono la devastante

serenità di Bilbao

il turismo    l’apertura all’Europa

il grande porto del nord

il nuovo natale freddo

                              a primavera

 

DONO DEL DONO

 

(a Xenia)

Che tu sia una poesia

che tu mi sia vicina come ogni poesia

dentro tutte

non in ciò che è tuo e mio

nelle discese più tristi

nelle risalite più tarde

nella devastazione dell’amore

che tu sia il tutto per tutto

che sia il confine   ciò che lo vive

                                    che lo abita

                                    che lo anima

                                          abitandolo

che tu non abbisogni di una scrittura

che ogni riga come ogni disegno

                                ogni lacrima lucente

che tutto il sangue trasparente che si riversa al cielo

sia tutto tu

sia l’abbraccio stretto   la pacca

                                        il bacio

                                            il dio

che sia poesia di ospitalità infinita

di brocche di coccodrilli di letti per terra

di sangue sulle coperte

che sia tu a donare me al frammentato altare della vita

la passione del troppo

che emerga dal semplice

no non occorre che ti scriva poesie

la misera testimonianza che porto

ha senso solo nella creazione

                                nel prima

stupidi studi mi hanno abbagliato

tra i prescelti c’è solo dannazione

qui serve amore e amore che è

         l’angusto tra due corpi

         il respiro bambino

         le dita buffe intrecciate

         le macchie solari che riconosco e tesoro

il blu del sentito

         il rosso di scarpe nuove

                               per camminare di più

più presto verso la meta in cui tutto

                                         annichilisce

 

DONO DELLA GENERAZIONE

(a Teo e Fabrizio)

Siamo diventati domande

squarci sessantottini e brecce

            religioso-iconoclaste

                  non ci hanno divelto dal progetto

la guerra è una barzelletta

uno squallido dialogo da serata incontrollata

qui, nel paese del benessere

noi siamo

eppure

il peso di tutte le responsabilità

                                               che non abbiamo ancora

ci opprime

inesorabilmente

e tutti i nostri sforzi

               i nostri denari

                         le occasioni

non contano niente

niente

perché non siamo una promessa

siamo una domanda

le case siamo le case

            siamo i cortili

                      le malelingue

non ci arrendiamo

ma neppure

           combattiamo

siamo la rassegnata merda persa nei suoi linguaggi

siamo carne che rifiuta se stessa

urla strozzate

       felicità di cocaina sepolte sotto substrati di cervello marcio

fatto il punto resta la morte

dietro il dono la sostanza

viviamo solo possibili

                                   risposte

 

MANCANZA

 

Dallo stomaco su questo treno

la più grande solitudine provata

stritolarci fuori posto       non sentire il tempo

è come una spina di vuoto piantata dentro

dentro dove  scorre un rapido film

   dove tutto è rivivere questa bellezza

bellezza che è informe sentire vita

    ricordare e sperare vita

    sguardi e felicità e occhi che cercando incontrano ogni volta

                                                      molto più di se stessi

ti penso di schiena rifuggire l’attesa

                 lo spasmodico saluto

ti osservo di nuovo centinaia di volte

   salutarmi e andare

                     andare oltre e continuamente attraversare

con il rimasto mi conforto e alzo il cuore

lontano è adesso il vuoto

come se tutto risplendesse nel sole

come se qui innanzi infinitamente guardassero i tuoi occhi di nuovo sorridendo]

 

POESIA PER UNA DISCUSSIONE CRITICO-EDITORIALISTA SOPRA LE PRESUNTE PAUSE MENTALI DELLO SPETTRO DEL POETA MICHELE ALESSIO. 11 OTTOBRE 2003, FESTA DEL VINO

 

Biondo orlato sogno

verde di speranza così presto svanita

interrotto nell’avvicinarsi

sono rimasto fermo a rileggere i passi

se è questa la poesia vorrei correre

urtando e ridendo e ribaltando

tra la tua borsa e la mia mano

la tua e la mia sigaretta

se è questa la poesia desidero

vomito di anima    sgretolamento di cuore

respiro distrutto     intelletto violento

se è questa la poesia voglio vivere fitto al di qua

voglio dominare il tempo perdere il ritmo uccidere ogni pensiero pioverti addosso lacrimare nei baci]

spandere cento carezze bucare il nero saltare il bianco

coraggiosamente saltare nel bianco

e la pausa?

Dove cade la pausa?

La pausa cade esattamente dove l’infinito emerge a bloccare il tocco]

                         quando stavo per parlarti

 

ENNESIMO TENTATIVO DI FARE CIÓ CHE VUOI NELL’EGOISTA DESIDERIO DI AVERTI PER ME

 

E poi ti spegni

abbracci il tutto

tanto sperato e ti accorgi

che non sa di niente

sei stato

     sei stato

non c’è più posto per il

     potrei

per il sempre

per il dopo

sei stato

           e ne è rimasto poco

perché perdi

           perdi i pezzi

                    i pezzi regalati

                    i pezzi sconosciuti

ora provo a vivere i passati degli altri sulla tua gioia

ma non è così che accade

sia debolezza o invidia

ci sono gioie che a me danno dolore

ci sono vite che pretendo cancellare

e futuri che voglio ipotecare

provo ancora             più forte

ricado nel mucchio

nel già spento che ci attende

senza tutto

     senza niente

solo resta la fretta

la colpa di aver sperato

di aver confuso il tempo

nel gioco fragile di queste piccole gocce sul vetro

 

DEVASTAZIONE DELL’ASIA IN UNA SERENA PARTITA UN POMERIGGIO DI SETTEMBRE

 

E adesso che il comunismo è morto

    sono diventato comunista

                 morto e rinato

adesso qui per voi

un sfottuto eroe cazzo

                comunista

dove la magistratura è impazzita

dove i deliri antropologici

           sfondano le barriere dell’università spazzatura

dove le televisioni dominate dal sesso del calcio spettacolo

compriamoci altre cinque squadre di ockey

perché siamo un gruppo

e ci chiamiamo azzurri

                         azzurri

azzurri come il pene del papa

come la vecchia DC di sinistra

andreottiana memoria

Craxi era di destra

e infatti era amico di tutti

l’Asia si devasta e devastato con l’Asia

sono passato dall’altro lato del letto

all’altra parte nuova dell’amicizia

dove dicono di non aver paura

tanto sfottuti saremo sempre assieme

mangeremo cadaveri nella nostra chiesa

consacrata a teatro-osmiza

111 e poi 55

segreteria tu-telefonica

cavalier Maurel?

Ormai faccio hara hiri

doppio taglio per togliermi dal doppio legame in cui mi hanno installato]

Asia devastata

sono con te quando il sole tramonta sui tuoi passati amori

sono con te alla malga laghetti

con te dove ho pianto

                        sulla tomba dell’ultima repubblica

dove il giorno ha lasciato

ineffabili tracce dai contorni socio poetici in divenire

 

SEPOLTURA DEI DONI. LE DEVASTAZIONI RESTANO.

 

Tutto ciò che è bene

tutto ciò che è sbandierato

mi è scivolato davanti

tutto ciò che era    tutto ciò che più non sarà

tutto rimbomba nella tomba eterna

sepolto ogni dono   ogni dono sofferto

ricordo luoghi strani     disparati

boschi con musica

il mondo è un giro

so bene essere la tua una leggera danza

e leggero io vorrei danzarti accanto

dovunque sarai

devastato ogni attimo scatterà il riflusso

sangue scorrerà ancora

il mio pene lo ha sparso solo con te

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6 pensieri riguardo “Doni e devastazioni – Massimo PALME”

  1. un gorgo.
    un gorgo di tanti bui cerchi. un incantamento che ti coglie senza lasciarti tempo per pensare.
    una poesia che ti chiude dentro.
    magma freddissimo. incandesscente.

    colpita.
    affondata.

    affondata.

  2. Concordo, Iole. Se ti capita a tiro, non mancare di leggere, di Massimo, “Il tritacarne”, una silloge contenuta in “Poesia del dissenso II”, Edizioni Joker.

    Bentornato, Christian.

    Un saluto a voi.

    fm

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