Una poesia inedita di Luigi DI RUSCIO

diruscio.jpg

le radici riguardano
solo il mondo vegetale
gli umani camminano volano
si perdono e magari ritrovano
strapiantano e godono
cercano nuovi pianeti abitabili
vogliono lasciarci
sparire

Il seguito in questo bellissimo post dedicato a uno dei pochi grandi poeti italiani contemporanei.

Grazie, Liliana.

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21 pensieri riguardo “Una poesia inedita di Luigi DI RUSCIO”

  1. sembra che se solo potessero le radici farebbero altrettanto e forse lo stanno già facendo allargandosi non visti per oscuri ipogei cercando d’agguantare, proprio come fanno i cosiddetti umani di sopra, nuova terra, ma sì a confronto direi che i suddetti umani sono i veri vegetali.
    molto apprezzo questo poeta. vado a leggere seguito post questo.

  2. Condivido il giudizio e l’entusiasmo per Luigi Di Ruscio, la cui bravura era stata subito intuita da poeti e critici del calibro di Salvatore Quasimodo e Franco Fortini.
    Da non perdere il suo ultimo libro “Poesie operaie” (Ediesse, 2007)

    (Come mi piacerebbe esserci, ad Ancona, il prossimo anno…)

    Ciao. Giovanni

  3. “le piante hanno radici, gli uomini e le donne gambe” (george steiner). Dannatamente vero, per fortuna, Luigi Di Ruscio è una delle voci più autentiche e vitali del nostro contemporaneo, un caro saluto a lui e a tutti i suoi estimatori, Viola

  4. caro Francesco sembra ti voglia rubare gli ospiti ma sia il Tomada che il Di Ruscio sono in scaletta da tempo, per oboe.
    anche se ammetto, che fu un tuo commento su liberinversi (di quando a scuola ai tuoi alunni leggevi “le befane arrotano le dentiere”) a farmelo conoscere e dopodiche apprezzare. (Guglielmin è informato della cosa)
    per poesie operaie, qualche mese fa ci ho sbattuto il naso contro in una libereia di latina. potete immaginare…un poeta contemporaneo in libreria e in uno scafffale bene in vista. (sarà che il libraio è un ex attivista di sinistra…)
    red

  5. Roberto, non “rubi” proprio niente a nessuno: la divulgazione del lavoro dei poeti di valore e della buona poesia, in genere, è un “dovere” da parte di tutti coloro che la amano: è una forma di resistenza etico-politica al degrado e all’omologazione anche questa.

    Vai avanti così, coi miei migliori auguri. Sempre.

    fm

  6. Caro Marotta lei dice che sono un grade poeta. Molto tempo fa scrissi lettera a tutti gli editori importanti domandando se volevano leggere la mia ultima raccolta, molti neppure risposero, certi dissero di no in maniera sbrigativa e stizzita. Manni mi ha pubblicato perché la pubblicazione fu imposta la Luperini, me lo dissero pure che mi pubblicavano per far contento Luperini, comunque la cosa stranamente mi diverte, anche mia moglie mi dice che rido nei posti sbagliati e che ignorano il Di Ruscio non è certo una catastrofe certamente non per il sottoscritto, un tempo pensavo che le mie poesie erano diventate illeggibili, il lettore non è più possibile e questo scrivere convinto dell’impossibilità di un qualsiasi lettore mi faceva scrivere con molta allegria e con maggiore senso di liberazione, il lettore è anche un giudice è anche bello non essere giudicati però continuare a scrivere convinto che mai sarò pubblicato e letto è il massimo dell’assurdo, infatti scrivere poesie è cosa assurda.

  7. Caro Luigi,
    di regola scrivo esattamente quello che penso, come nel caso del giudizio espresso sul valore (assoluto) della tua opera, e, per quanto possibile, grazie anche alle possibilità che la rete offre, cerco di partecipare, per quello che vale o può valere, il mio pensiero.

    Mi conforta il fatto, rimanendo nell’ambito della tua poesia, che siamo in tantissimi a pensarla allo stesso modo; e, cosa ancora più importante e rimarchevole, a mio modo di vedere, tanti, fra i molti, sono giovani, lettori o poeti che siano. Ti posso assicurare che nessuno di noi ha bisogno di una tua pubblicazione presso un grande editore per riconoscere l’importanza dei tuoi testi nel panorama della letteratura italiana degli ultimi decenni e, soprattutto, il debito che la stessa ha nei tuoi confronti.
    Aggiungo anche, ma è solo una mia idea, che per tanti versi c’è da essere quasi felici di questo “ostracismo”, visto il puttanaio di opere inutili, ideologicamente edificanti e consolatorie, ma nella sostanza solo masturbatorie, che i “soliti” nomi riversano ogni anno sui sempre più deserti banchi delle librerie.

    Sono d’accordo con te, poi, quando dici che “scrivere poesie è cosa assurda”, perché credo, conoscendoti attraverso i tuoi versi, di aver compreso in pieno quello che vuoi dire. Succede, però, che a volte questa “assurdità” generi una “lunga fedeltà” a un’idea, che non è solo più adesione ad una linea poetica o estetica, ma diventa, anche nella lontananza, condivisione di un progetto etico che, con le armi della poesia, ridisegna un mondo e il complesso di valori in cui ci si riconosce.

    Mi spiego richiamando un frammento di memoria.
    Avevo diciassette anni quando ho letto il tuo primo libro, ed è allora, molto probabilmente, che il “giudizio” di cui sopra ha messo radici. Anche per motivi squisitamente politico-affettivi. Pensa, infatti, che nel giro di una settimana da quando mi era stato regalato, mi ha fatto compagnia per un’intera giornata nei locali del commissariato del mio paese: lo avevo con me nella tasca della giacca quando le forze dell’ordine hanno sgombrato con la forza il liceo che tenevamo occupato da quasi un mese. Ecco: io e le tue streghe siamo stati “prigionieri politici” per quasi ventiquattro ore nello stesso posto.

    Per completare il ricordo. Quando ci fecero depositare sul tavolo il contenuto degli abiti e delle cartelle, una delle “guardie” prese il tuo libro e cominciò a sfogliarlo. Immagino sapesse anche leggere (!), oltre a tirare manganellate, perché lo consegnò “in visione” al suo superiore. Mi sono sempre chiesto, per tanti anni, se quei due abbiano mai letto un altro verso nel corso della loro vita. Oggi mi piace sperare, per loro, che l’abbiano fatto.

    Un abbraccio grande a te.

    fm

  8. … se metti il cervello al servizio degli sfruttatori si fulmina…
    … ma sino a che riusciamo a godere per ogni cosa che si libera significa che la lotta disperata dei comunisti non è stata ancora completamente sconfitta
    la nostra gioia è l’ultimo segno.
    … poeti pederasti padroni fermati che ti rompo il buco del culo
    inciampa e viene ammazzato squartato con una
    automobile il più bel poeta d’Italia
    c’erano tempi dolcissimi dove si facevano inculare
    facilmente
    … leggerai solo l’osservatore romano che non fa arrizzare il cazzo…
    … insomma scrivi e trova un istante felice e scrivilo tutto
    e dilatalo…
    … lo scatto della lotta di classe degli oppressi dà
    una spinta formidabile a quello che scrivo…
    … il potere ha sempre un cane che gli annusa il buco del
    culo
    Ricordo a memoria soltanto questi versi di Luigi. Non basta?
    Leggo, rileggo e continuo a leggere Luigi Di Ruscio. A scopo terapeutico: innalza il mio stato vitale, mi rende più combattivo. Lunga vita a un grande poeta!

  9. Giorgio, la lettura “terapeutica” è, oggi più ancora di ieri, necessaria e vitale: il numero dei cani che annusano il buco del culo al potere cresce esponenzialmente: con l’aggravante che, rispetto al passato, hanno imparato a dissimularsi meglio, quindi, sono ancora più subdoli e pericolosi.

    Lnga vita a un grande poeta!

    fm

  10. Caro Marotta questa storia della tua lettura da incarcerato per 24 ore è proprio inimmaginabile, nota poi che l’editore della mia seconda raccolta è un Marotta. Ebbi notizie che a Fermo, dove sono nato, gli studenti del liceo adoperavano le mie poesie per contestare i loro professori. Comunque ho ripubblicato tutte le mie poesie della prima raccolta e della seconda in FIRMUM volume edito nel 1999 da Pequod, un editore di Ancona. Questa raccolta fu pubblicata perchè un funzionario della regione Marche, un certo Nazareno Re, volle far stampare una mia raccolta per distribuirla in un convegno sull’emigrazione dei marchigiani. Nella primavera del 1953 mi invitano ad un convegno di poesia giovanile, in questo convegno anche io leggo la mia poesia e subito mi ferma Arturo Schwarz, che in quel periodo era piccolo editore di Milano e fu anche il primo editore di Alda Marini che in quel periodo di crisi mistiche scriveva poesia religiose, vuole tutte le mie poesie per pubblicarle subito e mi trova un Franco Fortini che fa la prefazione. Nota che sono riuscito ad andare a questo convegno perchè inaspettatamente un certo Luigi Crocenzi, un benestante di Fermo, che aveva pubblicato fotografie nella rivista di Vittorini il Politecnico, mi aveva finanziato il viaggio nonostante fosse rinomato per la sua avarizia. La pubblicazione della seconda raccolta ha una storia ancora più fantastica e così tutto il resto. Credimi Marotta, sono veramente felice sapere che la mia raccolta suscitò l’entusiasmo di un diciassettenne che dovette finire in carcere per le contestazioni giovanili. Tanti auguri Luigi Di Ruscio

  11. sì, scrivere poesia è una cosa “assurda”, sul/reale alla Magritte, e quindi -paradossalmente – un’esigenza etica, da affrontare con ironia ed amore, buona feste a Luigi Di Ruscio e la padrone di casa, Viola

  12. Caro Luigi, grazie per queste ulteriori notizie biobibliografiche che ci regali e, soprattutto, per essere stato qui. Ti anticipo che nei primissimi giorni del nuovo anno pubblicherò una scelta di testi dalle tue prime opere: sei invitato fin da ora. Intanto faccio i miei migliori auguri a te e alla tua famiglia, in particolare ai tuoi due artisti che confermano il vecchio detto “buon sangue non mente”. Grazie ancora, di cuore.

    Grazie anche a te, Francesco: sono sicuro che i tuoi versi piacerebbero moltissimo a Luigi, se già non li conosce.

    E grazie a Viola: ricambio cortesia e auguri.

    fm

  13. (POESIA DI LUIGI DI RUSCIO TRADOTTA IN PROSA)
    chiudere un porco vero nel reparto non un porco normale un porco insomma un maiale insomma chiuderlo nel reparto per otto ore vediamo come reagisce l’associazione protezione animali vediamo come reagisce a questa estrema crudeltà un maiale schianta strozza impazzisce si indemonia vediamo se è ancora commestibile vediamo se il sistema nervoso non gli si e spezzato vediamo se è diventato impotente con il sesso aguzzato e torto come un cavatappi se è sopravvissuto allo schianto liberiamo il maiale portiamolo nelle tante terre abbandonate e che pascoli e scovi radici e preziosissimi tartufi sopravvissuto ad uno schianto atroce ora godi sgambetta liberato respira arie pure saziati pero la proposta dimostrativa non può essere accettata il maiale e stato selezionato perché ingrassi tenere bistecche di maiale sottilissime fette di prosciutto e ingrassi un grassissimo cervello per la schifosa coppa di maiale saziati ingrassa riposa ti aspetta un lungo coltello chi lavora in un reparto è stato selezionato per tutta una cosa diversa resisti allo schianto per tutta una stagione sei un animale diverso farti a pezzi non serve a niente devi resistere intero sarai selezionato sempre meglio sino a che non scoppi metti un uomo nel reparto chiudili dentro per otto ore consecutive vedi come reagisce prendi un uomo dell’umanesimo staccalo dai quadri affreschi dei grandi umanisti prendi questo uomo umanizzatissimo vedi come reagisce fare moltissime prove vediamo cosa succede vedi se diventa pericoloso (può diventare pericoloso chi lavora in una fabbrica per infinite ore consecutive può diventare molto pericoloso controllate tutti i telefoni apri il suo cervello vedi cosa medita misura la sua rabbia aspettati che scoppi)

  14. Grazie, Luigi.

    Avevo pronto un post con i tuoi testi, ma una manovra sbagliata, dovuta alla mia imperizia, l’ha cancellato dal dashboard insieme a tutti gli altri che avevo preparato.

    Devo rifarlo: entro la fine della settimana che arriva dovrei pubblicarlo.

    Un caro saluto.

    fm

  15. Ne approfitto per comunicarvi la triste notizia (segnalatami dall’amico Alessandro Ghignoli) della scomparsa del poeta Roberto Voller.

    A breve, spero di poter pubblicare qualche suo testo per onorarne degnamente la memoria.

    fm

  16. Sono stato molto amico di Voller, mi scrisse un e-mail poco prima della sua morte. Una trentina di anni fa facemmo un ciclostile insieme come supplemento di quel bellissimo Salvo Imprevisti di Silvia Battisti e Mariella Bettarini, poi sparì tutto, persi i contatti con Voller e starì Salvo Imprevisti e della bravissima Silvia Battisti non seppi più niente, fu come se dopo una bellissima primavera fossimo piombatti in un brutto oscuro inverno-inferno.

  17. PANE E ACQUA

    Mettere il segno a un libro
    è svagarlo con l’amore;
    è come quando il filo si intreccia tra le dita
    e all’altro capo tu mi racconti cosa vedi
    cosa ti svesti
    e cosa vai a fare nella sera.
    Un po’ di vita rassomigliante va spremuta
    vicende le cui mosse a passione fanno bene.
    E non è mai banale trovarci ch’è trascorso
    un tempo lungo quanto quel piovere,
    in autunno,
    quando poggiati al muro
    fumavano le ore, i muratori troppi in congedo
    pane e acqua.

    Massimo 19 maggio 2011
    dedicata a Luigi Di Ruscio
    ispirata dalla lettura di “Poesie operaie”

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