Dentro la vita – Angelo FERRANTE

Angelo Ferrante

Giunto alla sua ottava raccolta, Angelo Ferrante si rivela come uno dei pochi poeti contemporanei capaci di coniugare un lirismo alto, di ascendenza leopardiana (e non solo il Leopardi idillico, ma anche quello, più severo, dei Canti di Aspasia), con un’intensa passione civile – spesso nutrita di toni aspri e polemici, ma anche di una tormentosa e umanissima pietas -, di ascendenza questa volta pasoliniana (e non a caso sotto il segno, anche stilistico, di Pasolini è posta tutta la seconda parte della raccolta).
    Poeta lirico e morale, alieno da ogni forma di minimalismo e di intimismo, Ferrante – come già dicono le programmatiche quartine dell’esordio – si pone dunque dinanzi all’opera del tempo, cosmico e umano, nella duplice attitudine di chi vuole contemplarne, foscolianamente, “l’orme / che vanno al nulla eterno”, ma anche di chi non vuole disperdere le memorie storiche: il linguaggio dell’idillio potrà allora fondersi con le crudezze del lessico quotidiano; il mondo della natura con quello della città; la tenerezza con la rabies; la nostalgia per la giovinezza troppo lontana con la fermezza di uno sguardo lucidamente puntato sul nostro presente. Continua a leggere Dentro la vita – Angelo FERRANTE

Aldo Bianzino era mio fratello…

Aldo Bianzino
L’ennesimo intollerabile caso di omicidio silenzioso in carcere.

Lettera di Claudio Bianzino al presidente della repubblica

Signor presidente, nonostante la grande stima che ho nei suoi confronti, mi perdonerà se, seguendo l’esempio dei miei genitori, volutamente non uso le lettere maiuscole nel rivolgermi a lei ed alle istituzioni in genere, nel tentativo di riavvicinarvi un po’, almeno simbolicamente, alla popolazione italiana.

[…]

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Qui una ricostruzione del caso.
Qui, ancora, come sempre, altri links di approfondimento.

La carezza di un moto per saperci – Danilo DOLCI

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(Paolo Domeniconi, Illustrazioni ispirate all’opera di Danilo Dolci)

Ricercari

« In un momento di saggezza, verso i venticinque anni, ho bruciato tutto, millecinquecento versi, allora li contavo. Ho tenuto solo le voci dei Ricercari, che – appuntate nel ’49-’50 nella silenziosa pianura dello Scrivia -, pur ancora letterarie, pervenivano ad un nodo essenziale: la coscienza che nella vita ciascuno è – può, deve essere – ostia agli altri. Mangiare è un dramma: cosmico. Accetto di mangiare per poter farmi mangiare. »

(Dalla premessa dell’autore a “Poema umano“, Einaudi 1974)

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