Voci di un canto ostinato (II) – Stelvio DI SPIGNO

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[La prima parte si può leggere qui]

Da Formazione del bianco (2003-2006)
(Lecce, Manni Editori, 2007)

Il coniglio di casa

Mi abituerò a vedere la gabbietta vuota
dove facevi le tue evoluzioni
perché va detto che anche un coniglio molle,
come diceva Catullo, è capace di rigirarti il cuore,
e quando se ne va il mondo è ancora più vuoto.
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Quanto vale la tua vita?

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La strage dei lavoratori va avanti, ad una media di tre morti al giorno, vite spezzate, rubate, sacrificate quotidianamente all’altare del dio profitto, il leviatano che divora tutto ciò che non si può trasformare, a violenza, in denaro.

Le parole del presidente di questa oligarchia che continuano a spacciare per democrazia, di questa congregazione di lobbies clericali, di padroni travestiti da imprenditori, di quest’orda di ignoranti, fascisti, razzisti, mafiosi, amici degli amici, di servi potenti ed armati, il presidente di questo paese umiliato si esprime indignato per le “morti sul lavoro”. E le sue parole sono il distillato della beffa più sottile che la retorica democratica sa produrre. Lui si indigna, ma la sua stessa figura è la più alta carica di quel sistema che legittima proprio quella legislazione che permette condizioni di lavoro, di vita e salariali grazie alla quale si determinano situazioni pericolose e spesso mortali per chi lavora.

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