Chiusi in combinazioni di respiri – Alessandro GHIGNOLI

Da Fabulosi parlari, Firenze, Gazebo Libri, 2006

fosse somma cosa il fabulare fabuloso insieme de come li poeti
deono parlare de l’amistade de i viaggi andati si todo fuera la
vita vera del dire sfinita e todavía in questa curva via ancora
scriventi ancora cercando una sola una palabra mia

*

li nobilissimi andari che è sopra tutti i mestieri conosciuti arma
di fuga è tanto senza tenere se non negli artifici de la memoria
le vie i cammini i destini in una fiacca ansia di speranza

*

il grigio stringe le linee intorno in tondo cerco i ritorni della
fuga i biglietti lasciati perché tutto accade in un mondo verbale
e da lì cade il modo per dire fatti atti ma poi ancora poi ognuno
palpebra il suo tempo nell’ora che come preda divora

*

le parole scavano nei frammenti il limite di nessuno le risposte
nella lite mite delle palpebre accarezza la mano il volto nascosto
dietro il corpo l’inquadratura del profilo della linea la perfezione
il graffio

*

non altro tempo se non pozzanghera dopo pozzanghera un
andare avanti in circolo il deto caduto in un’eco il sonno in un
filo di voce di luce nel profilo dei ritardi i ritorni i giorni

*

è acido ciò che penetra nel silenzio della vena la sera serena di
un graffio lucido la rigidità dell’attimo l’assenza si pianta dentro
il contrasto dell’altro

*

si contorce piano nell’umido penetra la sera il lento cambio il
canto duro della terra le sue voci tutto è madre l’inizio il
principio il tintinnio delle croci l’indizio

*

tutt’intorno una precisione doppia l’accumulo vuoto in una
topografia di immagini nel calco delle ore una tranquillità
d’acquario il movimento sedante della mano diluisce il gesto
dietro uno sterminato sipraio dietro l’esilio la quiete

*

in questo istante continuo la crisi del pensiero il dato linguistico
i segni della memoria i caratteri del tempo nell’inventario degli
scarti somma e vicinanza al piacere di un’entrata una porta una
parola d’accesso

*

(ad Antoni Tàpies)

nei diagrammi del visibile la densità intorno una archi:tectura
di frammenti di pittura su corde su libri sul nero attimo dell’atto
lettere e croci impronte d’olio piegate cavità unica progressiva
fase il margine in folio

*

(a Luigi Nono)

suoni vapori di note irradiano mescolanze di grida corde strofe
lancinanti sorde infastidiscono i rumori per farsi silenzi voci in
nastri riavvolti in combinazioni di numeri in timbri di volti il
materiale sonoro s’immette sospeso in tensione lo spazio
inudibile

*

(a Emilio Vedova)

tratti scontri gesti come viaggiante in azione i dischi riflessi in
luci i colori neri poi bianchi poi fischi di velluto organizzano
spazi tele lacerazioni miste materiche aperture in espansione
grovigli di segni macchie

*

(a John Cage)

piano forte piano preparato teatro di voci litanie lettere toni
graffiati lasciano segni chiusi in combinazioni di respiri in filtri
del pensiero s’intromette s’estrema per poi fluire nel tempo a
gravare sul nervo

*

Nota critica di Rosa Pierno

È subito il calderone, l’immersione nel caldo brodo della cultura, dove da ogni riemersione si hanno fra i denti sfilacci di petti di portoghese, di zampe di spagnolo, conditi da viaggi in mondi solo un po’ più lontani, ma che sanno di ultraterreno, di meta paradisiaca: “fosse somma cosa il tabulare fabuloso insieme de come li poeti deono parlare de l’amistade de i viaggi andati si todo fuera la vita vera del dire sfinita e todavia in questa curva via ancora scriventi ancora cercando una sola una palabra mia”. E in cerca di una parola sua, che sia solo sua, Alessandro Ghignoli si rituffa e con atletica capriola ci serve conditissima minestra. La prepara infiorettando con preludi e saluti, con inchini e sguardi ammirati ad altri libri, ad altri suoni, a inizi impertinenti e a finali rivoltati. E, dimentico del travestimento iniziale, effettivamente si mette in cammino in questo libresco mondo, fatto a sua immagine e somiglianza. Inventa parole che stanno a metà, restando in bilico, fra lingua straniera e lingua madre, fra lingua latina e italiano antico: “le magnificienzie tutte de etade passate e.lle moite antiche scritture similmente volgarizzate in iovine parola in aitra parte in aitra lingua in aitra mormorazione se detenne nella novitate dello canto”. E’ la lingua che unifica il mondo. E, dunque, basta da solo il gioco sulla lingua, dove le parole sono scelte anche per il loro uso comune, quasi consunto dall’uso: “segni si moltiplicano nei gesti alla ricerca tra soggetti e testi in fuga in avanti in infiniti fini vuoti sfumature tra notte giorno cede il sipario le dure vernici la luce morbida sulle figure”. Più che il senso potè il suono nel ricreare il mondo: “interno alla frontiera della memoria il pensiero non è se non parola andante della negazione in equi silenzi dell’idioma l’equilibrio in esilio nell’istante del suono”. Ed è mondo di apparenze, di fantasmagorico movimento. Sarà dai detriti del senso che si potrà ricostruire un nuovo significato. E sarà inevitabile passare per una camera sonora. Quella di “Fabulosi parlari”.

***

INEDITI

ancora spazi possibilità in prismi oratori l’assetto spessore d’un metodo all’interno del volume o la linea dentro il congiungersi

*

senza materia o figura in singolare fluire di corpo di specchio fino ai confini del prima in altro

*

gli esterni l’itinerario parallelo delle forme il senso di ritmo di silenzio dal nulla dall’astratto il nome

*

in un’altra lontana ombra l’inatteso la propria biografia l’invito l’esodo in onda in inizio l’impronta

*

in ogni durevole sentire l’intermittenza di passi anteriori nel movimento la fine l’origine una distanza

*

dal dentro un intento di finito di sostanza su tutto il confine l’incessante discendere la nominazione la parte dell’altro

*

un’ipotesi di parziale passato nell’intimo comprendere il tracciarsi la separazione quasi il dicibile un doppio nome

*

ai margini all’abitudine al medesimo altro mutamento in linee in sottrazione l’estremo spettacolo il contatto nonostante

*

tra voce parola l’intromissione il nuovo trattenuto in respiro nell’ascolto il segno dappertutto a serrare

*

sulla soglia sull’interruzione sul quasi a venire nei fatti la misura gli imprevisti ad ogni altra rinuncia

***

Nota biobibliografica

Alessandro Ghignoli (Pesaro, 1967) ha curato e tradotto una decina di volumi di poeti spagnoli e portoghesi, fra cui: Luìs Garcia Montero, Tempo di camere separate (Firenze, Le Lettere, 2000), José Hierro, Poesie scelte (Rimini, Raffaelli, 2004) e l’antologia La notte dell’assedio. Quattro poeti spagnoli contemporanei (Cosenza, Orizzonti Meridionali, 2005). Collabora a numerose riviste italiane e straniere e codirige per le Edizioni Orizzonti Meridionali la collana “Quaderni di poesia europea”. E’ redattore della rivista di letteratura e conoscenza “L’area di Broca”. Ha pubblicato la raccolta di versi La prossima impronta (Firenze, Gazebo Libri, 1999) e il libro di prosa Silenzio rosso (Pistoia, Via del Vento, 2003). Insegna all’Università di Alcalá de Henares e collabora con il dipartimento di Letteratura spagnola e Teoria della letteratura dell’Università di Vigo. Vive a Madrid.

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4 pensieri riguardo “Chiusi in combinazioni di respiri – Alessandro GHIGNOLI”

  1. grazie Francesco /anche per aver aggiunto la lettura di Rosa Pierno/ e aver messo una quadro di Emilio Vedova, un pittore di quelli che mi emozionano sempre.

    un abbraccio

  2. Grazie a te, Alessandro, ti seguiremo sempre con grande attenzione in questo “viaggio” alla ricerca di “una parola tua, che sia solo tua”: perché il viaggio di ogni vero poeta non è, non può essere altro, che questo.

    Un abbraccio.

    fm

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