L’attimo che si fa durata – Silvia MONTI

Silvia Monti

Più primavera che paranoia
Faloppio (CO), Lietocolle Edizioni, 2006

death or glory

Non c’è gloria, è solo un’altra storia.
La solita storia di triste vergogna, paura strisciante
e disordinata. La solita gloria civile
di rassegnazione e silenzi. Una madre che sale le scale di casa, si volta]
e sorride a nessuno. Una madre che resta in silenzio
e continua a salire.

Una madre che finge, una donna che mente, una figlia che scappa.

*

non posso fare finta e metter via
parole su parole, le pagine da scrivere e riscrivere
e poi andar di là, guardare la tivù
come se niente fosse il niente che mi trovo a contemplare.

non vivo bene – dici – e grazie tante,
me ne ero accorta già da sola, bai maiself,
e non mi serve adesso,
non so che farmene stasera, se non sentirmi triste.
(ma dimmi un po’ come si fa a stare bene
sempiternamente bene).
non vivo bene -dici- e grazie tante,
un altro dei miei eccessi certamente.

A volte, so, l’amore trova il modo di colpire
quando non è il momento.

*

sono le due di notte e cerco di tornare
scrutando i fari altrui, la strada, che è quella dell’andata se non sbaglio.]
riesco finalmente a attraversare,
c’è ancora chi si bacia in doppia fila nella macchina, a milano.
(li osservo con stupore)

lo slancio in tangenziale, le luci rarefatte e brulicanti
mi fanno stare al mondo e questa sera
senza odiarla, la città che mi separa.

un’amicizia ancora, che stringo con riguardo, ed una scatola di latta]
mi tengono al sicuro mentre penso un’altra volta
che qui non è mai buio, che non ci sono i monti.

E non c’è più amarezza mentre guido, velocemente
guido perché hai freddo,
per tornare a casa nostra.

*

la differenza

eppure in mezzo a tutto quanto il santo mondo
reale, logico, normale
esisto.
buona, calibrata, autoironica e modesta.

Non c’è denuncia più sociale
di questa.

***

INEDITI
(Dal libro di prossima pubblicazione per Lampidistampa nella collana “Festival” curata da Valentino Ronchi)

home, sweet home!

– stato d’oblio avanzato, come questi tetti accasati saldamente
per cui non piango più –

avrei dovuto dirlo, guardando il grigio inverno della pietra
marcando l’aria fredda della sera
e le finestre accese.
ma non si può spezzare un movimento,
non lo si può fermare e incorniciare,
come non posso dire cosa sia scoprire
un solo amore. per un luogo,
per l’infanzia, per la maturità.

*

del vortichìo della mia vita mi suggerisce il vento.
e non si può trovare scuse, farlo tacere.
resto in balia, mi arrendo.
cedo, rimango qui, sotto la copertina a quadri
e guardo fuori
guardo le foglie, i rami che si lasciano tentare dalle raffiche incalzanti]
ondeggiano ed oscillano felici, nuotano esperti come non so mai fare io.]
(non oggi, almeno.)

*

notturno morbido per ora è tutto quello che ho da dire,
e sa farmi stare bene. il vento, il bosco, il plenilunio,
le mie vacanze fuori tempo, non possono finire.

per questo ascolto il mio momento, ogni sottile movimento
mi chiedo inutili domande che posson fare pochi danni,
spengo la luce, chiudo gli occhi, dormo soltanto per dormire.
(suonano al buio le cicale, i sogni densi e la coperta
mi tiene al caldo quanto basta)

notturno morbido per dire
che sono in pace da due ore

*

con le parole ingarbugliate, così fitte e aggrovigliate
da darmi tregua, sono nel bosco
sotto gli alberi sotto il cielo
sotto le stelle sotto il sole
sotto e sopra ogni mio pensiero.
e mi lascio scivolare come se fosse questa
la stagione giusta, la mia:
pensieri quanto mai mortali e comuni, normali
domande poche, nemmeno necessarie.
sotto questo sole questa pioggia questi rami
questi strani e variopinti richiami
(tanti uccelli) che non so neanche vedere.

sono nel bosco e in questo stato
pur avendo sempre odiato
d’annunzio. ma non la pioggia nel pineto.

*

di un albero
conosco il tronco le foglie i rami la stagione
a volte anche il nome.

albero e silvia
radici che succhiano forte, dal fondo, nel buio
e poi rami, formiche, poi foglie ed uccelli

nel tronco si perdono tutte le angosce
le insane paure si stendono al sole tra i rami
nel cielo che si può vedere ci sono i miei sogni
i miei antenati i miei desideri
(se cade una noce son veri)

albero e silvia
vertigine e pace
(d’annunzio, ti piace).

*

il bosco adesso è scuro solitario quasi assente.
è foglie e fiato e lontananza, è svagata salita.
e se solo non avessi un odore,
un odore cattivo da essere umano,
i cervi resterebbero, verrebbero a trovare i miei pensieri.
solitari, esili, quieti.
il bosco scivoloso tra le foglie,
per via degli stivali, quelli verdi
di gomma, impermeabili.
il bosco mentre scelgo i rami secchi per la stufa.
il bosco dei miei avi.
il bosco scura macchia
nera e misteriosa in fondo al prato.
il bosco e lo spavento.
(da bambina avevo utili paure, ora comprendo
il raziocinio mi conforta. ma non sono mai serena fino in fondo.)

il bosco, a due passi da me.
(e d’annunzio non c’è)

***

Silvia Monti è nata e cresciuta a Morbegno (So). Da alcuni anni vive a Monza dove insegna in una scuola media. Ha pubblicato in due raccolte antologiche (Brevi per un’epica ai vicini, I.S.U. U.C.S.C. Milano, 1997; Aperitivo con Marta, Ed. Clandestine, Marina di Massa, 2005) e la plaquette Novantasette Km (quaderni di poesia del Gruppo Fara, Bergamo, 2004). Nel 2006 Lietocolle ha edito la sua opera prima, più primavera che paranoia. Di imminente uscita, per le edizioni Lampi di Stampa, la sua ultima opera.

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7 pensieri riguardo “L’attimo che si fa durata – Silvia MONTI”

  1. Sono tutte belle, Silvia e Francesco.
    Mi ha particolarmente colpito questa, il cui incipit recita:

    sono le due di notte e cerco di tornare

    Un gusto metrico che accarezza, un’intimità del vissuto in cui non si può entrare che in punta di piedi.

    PS Colgo l’occasione per dirti grazie di avermi linkato, per me è un onore.

    ciao

    Apo

  2. un parlare del quotidiano, dell’intorno, ma non ‘verso’, bensì ‘da’ l’intorno all’interiorità di chi scrive per divenire -infine?- riflesso dell’oggi e tutto con l’amara ironia del vissuto.
    complimenti.

    un abbraccio

  3. Mi sono piaciuti più gli inediti dei testi già pubblicati.
    La ‘pointe’ finale posta spesso tra parentesi, come se si trattasse di una seconda voce, viene a dare una scossa al testo, quasi per metterne alla prova la solidità, la credibilità, l’autenticità. Per vedere, insomma, se ciò che si è scritto suona vero o falso. L’intento ironico (o piuttosto autoironico) è reso esplicito dall’uso di rime facili. In questo senso l’autoironia non si esercita solo su chi scrive, ma sulla scrittura stessa.
    Mi piace molto questa poesia che contiene la propria verifica.
    Brava Silvia!
    Pierluigi Lanfranchi

  4. Grazie per i vostri commenti. Anch’io penso che gli inediti che confluiranno nel prossimo libro siano da una parte una conferma, dall’altra un netto superamento in progressione positiva, rispetto a “Più primavera”.

    Un saluto a tutti.

    fm

  5. Prof ma è proprio lei!!!! I miei + vivi complimenti! Ammetto che non avrei mai pensato che la sua passione x la lettura l’avesse portata anche a scrivere così belle opere…!
    M R

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