Il bavaglio e l’immor(t)alità dell’anima

Si è discusso molto ultimamente, soprattutto in relazione alla “mancata” visita del papa all’università di Roma (con annessa lectio magistralis, totalmente ignorata dalla stampa e da tutti gli organi di informazione nei giorni successivi!), del clima di intollerante ostracismo e di totale negazione del diritto di parola (sic!) che in questo paese è riservato alla chiesa e ai suoi rappresentanti.

E, in effetti, le cose stanno proprio così. Anzi, a ben riflettere, la realtà è ancora più cupa di quello che all’apparenza, già di per sé inquietante, può sembrare!

E’ quanto ci attestano, inequivocabilmente, i dati pubblicati in una conferenza stampa del 19 gennaio scorso dal partito radicale.
Proviamo a guardarli da vicino…


Si riporta di seguito una sintesi dei dati allegati nelle tabelle.

SINTESI DEI DATI

Tabella I

Classifica delle presenze nelle edizioni principali (pranzo e cena) dei TG Rai, nel periodo 19 aprile 2005 (elezione di Benedetto XVI)-14 gennaio 2008, di quattro soggetti: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Governo (Ministri e sottosegretari), il Vaticano (intendendo con esso il Papa e gli altri esponenti della Chiesa cattolica).

Il Vaticano complessivamente ha avuto accesso per 26h 35’ sul TG1 (più del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica); 20h 28’ sul TG2 (più del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica,); 19h 32’ sul TG3 (più del presidente della Repubblica).

Tabella II

Classifica assoluta relativa ai tempi di intervento in voce nei telegiornali nell’anno 2007.

Benedetto XVI: 6°al TG1 (2h 30’); 5° al TG2 (2h 5’); 9° al TG3 (1h 34’); 2° al TG4 (2h 10’); 3 al TG5 (3h 15’); 4° al TGLA7 (42’).

In quattro Tg su sei (TG2, TG4, TG5, LA7), inoltre, Benedetto XVI ha avuto più interventi in voce del Presidente Napolitano.

Tabella III

Presenze giorno per giorno di esponenti della Chiesa cattolica sul TG1 nell’anno 2007.

Su 365 giorni del 2007, in 275 giorni gli esponenti della Chiesa cattolica hanno avuto accesso (in voce o con dichiarazioni riprese) sul TG1. In particolare, 206 giorni nelle edizioni di pranzo, 227 nelle edizioni di cena, 158 giorni sia a pranzo che a cena

Tabella IV

Dati sul pluralismo religioso all’interno dei TG RAI dal 2004 al 2007.

Considerato tutto il tempo dato agli esponenti religiosi nei telegiornali (su diversi argomenti), una media del 97% è riservato ad esponenti della Chiesa cattolica.
Per questo motivo, nel gennaio 2007 sette confessioni religiose non cattoliche hanno denunciato la RAI all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

*

Ora, tralasciando la notizia riportata nell’ultima parte della Tabella IV (denuncia della RAI), frutto evidente di strategia fuorviante e di propaganda sovversiva (!), il dato è veramente incontestabile: ci troviamo di fronte a un chiaro esempio di politiche persecutorie e liberticide nei confronti di chi – la chiesa, in questo caso – ha, come tutti in uno stato democratico, il diritto di esprimere la sua opinione e di professare le sue idee. Cosa che, come i dati confermano pienamente, non avviene e non è mai avvenuto. (!)

Nessuno, a quanto mi risulta, ha riflettuto minimamente, tanto per fare uno solo dei tanti esempi possibili, sulle conseguenze nefaste del danno di immagine e di mancata comunicazione che la chiesa ha subìto nella seconda settimana di dicembre del 2007. Ricordate? Tutti i microfoni e i taccuini puntati sul dolore e la rabbia dei familiari e dei compagni di lavoro delle vittime della carneficina di Torino, e nessuno che intervistasse il cardinale Ruini o Bertone o uno qualsiasi degli alti prelati per sapere le ultime novità in merito alla 194, ai Dico, ai Pacs, al testamento biologico, alla morale sessuale e a tutte le mille e mille piaghe di questo mondo desacralizzato! In quei pochi giorni, senza il conforto dell’unica parola che salva, il paese è sprofondato ancora di più nell’abiezione e nel degrado etico da cui, a prezzo di grandi sacrifici, la chiesa sta tentando di risollevarlo.

E questo black out, unitamente al rifiuto della verità che le tabelle chiaramente attestano, sarebbe degno di un paese che si definisce democratico e civile?

*

Nessuna voce si è mai levata a denunciare con forza questo scempio, frutto di quel malinteso laicismo (sic!) che nega il diritto alla libera espressione proprio a chi difende le radici della nostra civiltà e, con esse, noi tutti dall’aggressione dei tanti dèi falsi e bugiardi che a frotte premono alle sacre porte dei nostri confini.

Non una voce – dicevo – non una parola.

Ma le vie del signore sono veramente infinite, se da qualche parte, in rete, esiste ancora qualche intelligenza capace di intendere e dar voce al comune sentire e di fare argine e denunciare pubblicamente lo scempio.

Voglio riportare integralmente la sua riflessione (che condivido parola per parola), perché oltretutto ha il coraggio di additare, come potete leggere, le vere guide e i veri testimoni della fede da cui prendere esempio in questa cristiana, quotidiana battaglia di civiltà.

Ieri i Radicali hanno distribuito i dati sulla presenza di rappresentanti della Chiesa Cattolica nei telegiornali italiani.

Io mi limito a riportare che nel 2007, su 365 giorni, gli esponenti della Chiesa cattolica hanno avuto accesso (in voce o con dichiarazioni riprese) sul TG1 in ben 275 giorni. In particolare, 206 giorni nelle edizioni di pranzo, 227 nelle edizioni di cena, 158 giorni sia a pranzo che a cena.

Quanto alla presenza in video di esponenti delle altre confessioni religiose presenti in Italia, la differenza tra il tempo concesso a loro nei telegiornali e quello riservato alla Chiesa Cattolica, nel periodo che va dal 2004 al 2007, è la seguente:
97% del tempo alla Chiesa Cattolica
3% alle altre religioni.

Di fronte a questi dati, confesso di essere rimasta turbata: non posso non aderire alla necessità “laica” di mobilitazione in difesa della libertà di parola del papa. Occorre assolutamente eliminare quel 3% assegnato alle altre religioni (ma chi li conosce?!) e restituire alla Chiesa tout court, (la “nostra”, cioè quella autentica e vera, la cattolica, è chiaro!) quel 100% del tempo dedicato in TV ai pareri religiosi sulle varie questioni che ci affliggono.

E poi: è davvero intollerabile questa censura laicista che fa sì che nemmeno nel TG1 ci sia ogni giorno qualche prete che parla: la TV di uno stato “veramente laico” deve garantire alla Chiesa (la sola autentica e vera) una presenza rigorosamente quotidiana.

Un plauso al sindaco Moratti che ha fatto mettere in piazza Duomo un maxischermo per trasmettere al popolo l’Angelus in diretta da piazza Venezia (pardon, San Pietro) e parteciperà all’adunata col gonfalone della città. Questa sì che è civiltà laica.
Mi stupisco e mi indigno che il sindaco della mia città non ci abbia pensato a sua volta.

E un plauso anche, aggiungo, a quei devoti che hanno raggiunto oggi, con sacrificio personale, san Pietro venendo dalla lontana Sicilia, dopo aver partecipato alle numerose veglie di preghiera per Cuffaro – un altro povero cattolico perseguitato.

E ancora aggiungo, quasi in diretta da San Pietro (ore 13,18) non posso fare a meno di pubblicare questa bella dichiarazione fresca fresca di vero spirito volterriano: “I quattro intolleranti ‘fascisti’ della Sapienza finalmente sono stati zittiti da una marea umana, una marea di amore e buon senso che si è schierata a fianco di Papa Benedetto XVI oggi in piazza San Pietro”. Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, vicepresidente (“Pensate!” direbbe Mike) del Senato e coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord.

Insomma erano solo quattro dunque. Va bene. Ma è giusto: nemmeno quattro dissidenti possono venire ammessi a dire la loro, quando c’è una “marea d’amore e di buon senso” da difendere con generoso e volterriano eroismo.

*

Ecco dunque gli esempi da imitare e le testimonianze di cui abbiamo bisogno per la rinascita del paese: la devota cotonata di san patrignano, il pio chierichetto di santa cupola, e l’officiante del dio po con piscio di maiale incorporato e al seguito.

Negare la parola alla chiesa, dunque, come hanno osato fare quei barbari studentelli atei e quei quattro professori spelacchiati dall’inconfondibile afrore di zolfo (cfr. radio maria: “se gli butti l’acqua santa addosso, fumano!!!), significa impedire che siffatte figure, e le loro opere, siano imitate e facciano proseliti…

***

Nota

Un grazie e un abbraccio ad Anna Setari e al suo lavoro di intelligente difesa dei valori profondi di una civiltà veramente tollerante e democratica.

4 pensieri riguardo “Il bavaglio e l’immor(t)alità dell’anima”

  1. Francesco, mi trovi perfettamente d’accordo con te. Lo spazio dato dai media (italiani, all’estero è molto diverso) alla multinazionale del trascendente è enorme. Forse anche per questo noto che molti, molti italiani iniziano ad averne le palle piene (scusa lo sbotto).

    Vorrei che si misurassero i rapporti di forza reali, tra chi è laico e chi è fedele praticante, senza far apparire con i soliti trucchi mediatici che ratzinger ha dalla sua una cospicua messe di proseliti (ma dove sono, io vorrei capire dove sono…).

    Ma di quale civiltà tollerante parlano i vaticani? Loro, loro che dovranno staccare un assegno per una cifra enorme, per i processi per pedofilia ai prelati, per le frodi fiscali, per il lavaggio del danaro sporco in “opere di bene”… (leggi qui), gli americani avranno mille difetti, ma almeno da questa pastoia stanno fuori.

    E questi problemi di capziosità del giudizio, li sta creando proprio il centrosinistra. Brutto segno.

    ciao, e scusa ancora

    Apo

  2. D’accordo su tutto, ironia disperata compresa.

    Mi viene una piccola, ulteriore riflessione: sembra che in questo paese, ma forse un po’ ovunque, si debba sempre essere dualisticamente schierati a favore o contro qualcosa. Non vuoi il papa all’universita’? Ateo, perverso e negatore delle origini cristiane dell’Europa!
    Resta del tutto incomprensibile, mi chiedo, che qualcuno possa semplicemente schierarsi dalla parte del buon senso e della liberta’, della laicita’, senza pregiudizio, ateo o credente che sia?

    Quando la finiremo con questo bisogno di classificazioni e appartenenze dove inchiavardare il pensiero e la liberta’ d’ognuno?

  3. IL MURO DI VETRO.
    L’Italia delle religioni. Primo rapporto 2009
    A cura di Paolo Naso e Brunetto Salvarani, EMI, Bologna 2009

    Recensione
    di Laura Tussi

    Il muro di vetro è una fragile osmosi che divide le molteplici realtà, i pluralismi religiosi, composti di intersezioni e persino di familiarità ricorrenti, ma che non permettono il contatto e la relazione reciproca diretta, anche se sussistono eccezioni, perché tutti i muri innalzati dall’umanità e dalle conseguenti ideologie presentano fratture e pertugi che consentono a volte scambi e contaminazioni dialogiche, in un panorama ampio di multiculturalità religiosa sempre più significativo anche a livello nazionale, nell’incontro religioso e nel dialogo ecumenico.
    La differenza è uno dei principi della cultura postmoderna, che insiste sulla diversificazione, sulla molteplicità e la complessità, contro i rischi della pianificazione e dell’omologazione sociale.
    La finalità di riconoscersi in un’identità deve diventare sempre fonte di confronto con l’alterità, l’altro da sè e quindi con l’implicita diversità che l’identità altrui presenta, nel concetto di differenza individuale, soggettiva, esistenziale e, per esteso, di varietà interetnica e multiculturale.
    La conoscenza di sé attraverso il percorso religioso di autoriflessione, di autonarrazione, di racconto di sé, permette di identificare ed approfondire una propria personalità in rapporto all’alterità di colui che si pone in dialogo.
    Di conseguenza le molteplicità religiose, le complessità interetniche e multiculturali si incontrano e si incrociano trasversalmente con le diversità religiose, psicologiche, identitarie, soggettive, di genere ed intergenerazionali in un pluriverso di alterità sociali, all’interno di un tessuto sociocomunitario che dovrebbe sempre più aprirsi all’accoglienza, al confronto, al dialogo, nell’interscambio tra molteplici aspetti che permeano l’intera umanità e che non si possono classificare e attribuire esclusivamente al concetto di razza ed etnia, perché la differenza è ubiquitaria e trasversale al concetto stesso di umanità.
    La considerazione e il riconoscimento dell’altro da sé permettono il reciproco confronto e la gestione educativa del conflitto dove spesso l’intesa e l’accordo si prospettano come una lontana utopia.
    Il concetto di diversità sollecita riflessioni e associazioni di idee varie e complesse, dal dibattito sulle opinioni della democrazia, ai contesti e agli scenari economici e sociali.
    Risulta spontaneo pensare alle diversità tra donna e uomo, tra generazioni, tra nazionalità, lingue e religioni dove è necessaria un’innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensione interculturale.
    Infrangere la discriminazione, lo stereotipo e il pregiudizio, rappresentati dal “muro di vetro” consiste nella motivazione alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valore fondante la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale, sanciti dalla carta costituzionale democratica.
    Oltre “il muro di vetro” vi è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi, pregiudizi e conseguenti discriminazioni, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali, per costruire una coscienza di convivenza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza, il dialogo, l’ accoglienza, il confronto nelle comunità, nelle città, nel mondo…per un’utopia della convivenza realizzabile a partire da ogni singola persona, nel contesto quotidiano, nella partecipazione collettiva, pluralista e democratica.

    Laura Tussi

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