Marginalità esposte – Fabiano ALBORGHETTI

(Jean-Michel Basquiat, Untitled, 1981)

Da: Verso Buda (LietoColle, 2004)

Di nascosto, col rumore capace dei bambini
compaiono in massa, in numero da tre a sette:
un drappello in sudore disperato

a dar la caccia al cane, al giorno lungo ancora.
Tutti figli di zona a scattare tra gli sterpi
urlando nomi, azioni anche: un’evidenza di energia

a trafugarmi il cortile. All’inseguimento
lo sguardo retrocedo credimi: già sudo esaltato
correndo in testa

fermo al muro, immaginando.

*

Seduto sopra il livello del mare
di parecchie colline a raffiche di distanze:
all’occhio mai distrattamente l’assenza

di persone ma l’imperiosa pace che affermo
senza movimento. Non potrei cedere
alle comunioni di famiglie e quei riti da spiaggia

al rumore soprattutto e l’incoerenza che non lascia
illesi convivendo. Meglio solo all’alto fondo
che condomini in valigie

meglio lo spazio che tracima e sembra troppo.

*

Non lasciare incustoditi i sensi,
tendono a divagare, ti spostano da un luogo
all’altro: la campagna Pavese

scende nell’occhio ed è difficile
da sostenere,
soprattutto quando è tempo di ritorno

dice la signora che passa di tanto in tanto, cosi discreta
in vestaglia lisa e cane, in aria di compagnia.
Non puoi vivere due esistenze, dice:

una ha sempre il sopravvento, anche se ignota.

***

Da: L’opposta riva (LietoColle, 2006)

*

C’è gente appesa perfino sui pali delle navi
lo sguardo che accusa e spunta o non crede:
dopo la voce italiana il motore spegne e qualunque suono

riassorbe fino al beccheggio, ai corpi fermi: procedure dice
le tue leggi uguali sempre. Sotto scorta fino al porto
e poi la fonda lo sbarco diritto fino al recinto a cumulare

le presenze come merce di stoccaggio. Non più di poco ripete
poi si rimpatria cosi come si arriva. Non si vede il numero
non si conta nemmeno quanta legione per nave al giorno

sperare la terra e nonostante le preghiere rimbalzare.

*

Non si può non scioperare diceva assorto valutando
ma per contro che guadagno? Il diritto ha le ragioni
ma la fame conta troppo per far finta d’essere uguali: quando scade

il mio contratto tu sai dirmi cosa fare? Non opporre la ragione
allo stomaco che vale: per chi vince sempre a perdere qualcuno
ma quell’uno è troppo esiguo, non fa nozze col diritto.

Al tornio continuava poi in silenzio al grido forte di crumiro…

*

Lo sguardo appeso alla madia come sondava il vuoto interno
i ripiani dare alloggio alle molliche solamente, all’odore
chiuso dentro. Non c’è niente da mangiare ripeteva

e chiudeva gli sportelli con il gesto di chi perde…

***

Da: Ruota degli esposti (edizioni fuoridalcoro, mendrisio, 2008)

III

Sei contento di venirci gli diceva fermo in cassa
con la coda della gente per salire sulla giostra
e le spalle gli teneva per non farlo allontanare

mentre attorno le attrazioni, tutti i suoni della fiera.
Non capisco la tua scelta gli chiedeva a mezza voce
il volere roba ferma mentre altro da provare:

guarda invece il tagadà o il vascello della morte
quelle sono cose vere non la smorfia dei cavalli
non la musica da donna

ma il brivido del vuoto. Indicava l’orizzonte
gli mostrava il thunderbird insistendo
che da uomo certe cose sono meglio

non le giostre da donnette e chiedeva
vuoi che andiamo?
Il bambino non diceva ma scoteva un po’ la testa

ricordava l’anno addietro perché c’era già salito
e quel vuoto nella pancia quella forza che ti svuota
mentre tutto attorno cambia e non sai dove aggrappare

mentre il vuoto va aumentando e continua l’oscillare
mentre l’aria va mancando e iniziava a vomitare
e suo padre che gridava, lo portava ai gabinetti

per lavare la vergogna, rimpiangendo un figlio uomo…

IV

Le rotelle aveva tolto dalla bici per andare
come i grandi gli diceva mentre il bimbo pedalava
col manubrio stretto forte, l’equilibrio traballante

di chi cerca d’andar dritto senza nulla cui appoggiare…

VII

Non tra cose da città ma tra quiete da giardini
tra la quiete da famiglie coi parcheggi in ogni dove
con il centro commerciale

con il corso che è uno sputo dove andare a passeggiare
in provincia accade il fatto ed ognuno è testimone
prima o dopo ognuno ha visto ma nessuno nel durante

mai nessuno che sospetti che qualcosa va fermato.

E’ successo l’omicidio e questo scuote le famiglie
la coscienza più cristiana:
lo dicevano in paese che qualcosa non andava.

Sai qualcosa di diverso chiede
ognuno accanto assorto: come accade
che la madre uccida il figlio.

Cosa dice la tivù?

***

Da: Registro dei fragili (inedito, di imminente uscita in volume)

Canto I

Gli bastavano i ritagli le riviste che comprava in settimana per sapere
della vita e certe foto conservava per copiarne il buon vestire
la postura che allo specchio ripeteva in precisione:

il tre quarti dello sguardo, il sorriso di chi vince la partita…

Canto II

Occorre l’ordine al vestire, occorre la coerenza
per l’inganno. Cosi ripeteva mentre a mani lisce tutto il bordo
della giacca a risalire, i risvolti, la camicia intonsa attorno al collo

troppo stretta eppure esatta per l’immagine allo specchio.
Un ampio gesto, un ritocco anche ai capelli
già perfetti nell’assetto e tutto il resto: perfezione ripeteva

offrirsi certi come il volto di quell’uomo imparato alla tivù.
Sono meglio a ben vedere, anche più vero:
guardava gli occhi nel riflesso, l’adesione

dell’immagine per il verso che voleva…
Anche la pelle era esatta nel colore, con il tono preso a tempo
nel solarium dietro casa. Perfezione ripeteva

e si mostrava sulla porta alla moglie già vestita.
Mano a mano senza dire. Non dicevano mai nulla. Troppo spesso
non trovavano che dire. E non trovava altre cose a ben vedere:

una ragione per restare soprattutto…

***

Da: Otto lamenti (inedito)

Quarto lamento

Fosse data la visione, del futuro già la fine
per poi fare lungo il tratto, quella linea già tracciata
fatta esatta e da copiare…

Hai dei sogni gli diceva.
Sei lo stupido dei sogni che non sa che poi non serve
e mi assomigli.

La rinuncia è già nel tutto
nell’inizio dall’inizio.
Ogni volta che si sceglie, la rinuncia prende piede

e la scelta va compiuta con il minimo del danno
si maneggia gli diceva si compatta l’illusione
per mostrare

che il verso in cui ti trovi è il lato che poi scegli.
Non è vero
non è vero e non accade. Ogni volta che si agisce

ecco accendere l’inganno. E si patteggia a fine cose.

Quinto lamento

Accade certo
di arrivare al buon affare
come acquisti dentro i saldi:

il prodotto lo si prende con il minimo di spesa
ma non sempre ripeteva.
Troppo spesso ciò che compri ha soltanto il prezzo intero

e per ciò che prendi e spendi altro lasci, ne rimandi….

Sesto lamento

Guarda me
e si alzava dal divano: ho la vita già compiuta
un marito che mantiene e il figlio che va a scuola.

Manca niente?
Indicava certi beni, certi oggetti, i vestiti
tolti in fretta e lasciati in terra a caso.

Manca niente?
Le vacanze in ogni anno e la casa è già pagata
non lavoro e niente manca

e manca tutto se ne parlo
manca tutto se decido
che il tuo cazzo mi risolve

e non è solo la febbre
dell’incerto il farsi sangue:
dopo te ne accade un altro e dopo l’altro un altro ancora

e nessuno mi risolve.
La carenza non la spiego
e poi te, e fissava un punto incerto.

Cosa cerchi? E perché mi scopi ancora?

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5 pensieri riguardo “Marginalità esposte – Fabiano ALBORGHETTI”

  1. Ho sempre apprezzato la poesia di Alborghetti che qui leggo in un bel excursus.
    Complimenti Fabiano per gli inediti e per il volume in uscita. Tienimi informato!

    Un caro saluto

  2. ho avuto la fortuna di “conoscere” Fabiano e la sua poesia da poco, e sono rimasto colpito sia dalla persona, che ha la dote rara di unire una profondità inusuale ad una disponibilità genuina, sia dalla seconda. già “L’opposta riva” mi ha ricordato, come scrivevo a Fabiano poco tempo fa, uno di quei concept album musicali più di moda negli ani 70 che oggi, tutto teso a scavare in una realtà quasi parallela alla nostra eppure inavvertibile, ed a farlo con una lucidità ed una urgenza che danno valore e dignità ad una poesia già di per sè bella.
    in questi inediti mi sembra che Fabiano continui lungo la stessa strada, e sottolineo il “continui”: va oltre a quanto faceva prima, cambia la prospettiva e l’oggetto, ma ugualmente scava in quella distanza che divide il nostro agire da quelle che dovrebbero essere le motivazioni, o da quello che dovrebbe esserne il fine. la lama si fa più affilata, non cattiva, però impietosa certamente sì.
    è una scrittura di cui io sento il bisogno. grazie.
    e grazie come sempre a fm.

    francesco t.

  3. grazie Luca, grazie Francesco, non ho parole.
    A dire il vero le uniche che ho sono quelle che uso per scrivere, per vedere la realtà e rimandarla.
    Francesco, hai prorio ragione nel tirare in ballo i “concept album”. Infatti io ragiono e scrivo a progetto.
    Ho un idea, la studio, creo la sinossi (come per un romanzo), faccio ricerche e mi documento, poi cerco di trovare la voce che dovrà avere quello scritto e infine e solo alla fine scrivo.

    Fabiano

    P.S. Francesco, ieri a Lugano, con Villalta, abbiamo parlato di te.

  4. Grazie a voi, ragazzi.

    Della poesia di Fabiano mi piace rimarcare l’indiscutibile unicità e originalità del percorso di scrittura, qualità che non tutti possono vantare. E non è poco, davvero.
    Concordo anche con Francesco sulle qualità, innate, della persona.

    fm

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