Apokalypsis cum figuris – Reb Stein

Yves Tanguy, Dehors, 1929
(Yves Tanguy, Dehors, 1929)

Da: Quaderno 2005 (inedito)

I. Apokalypsis cum figuris

Percorriamo strade segnate
sulla pagina nuda di un grido.

(Meridiane)

Presagi di neve
trascorrono sui muri di meridiane spente.

Si ricompone come voce nell’onda
la stagione recisa confusa in pollini di luna

il tempo di una parola fatta grido
che sbarra il varco alla stella delle dune
e la piega ove si tacita la sete –

notturno intagliato nella sabbia delle labbra.
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Omaggio al “Meridiano” – Stefano GUGLIELMIN

Omaggio al Meridiano

Respiro, il che significa direzione e destino. Mi si chiede perché scrivo, ed io rispondo, con Celan: perché respiro. Dico: respiro, e scrivo. Scrivo del verso che si contrae e si dilata, del verso-mantice che dà fiato al mio “20 gennaio”. Così facendo, il verso lo traduce in canto, muta quel tragico giorno in direzione e destino. E tuttavia nel canto, nel mio canto, direzione è destino. Per me scrivere è andare incontro, andare verso, tornare. Verso, ossia volgere, girarsi, così che andare lungo la direzione sia, anche, tornare nei pressi di dov’ero già stato. E, da qui, parlare. Fato ha la medesima etimologia; phatos: detto, sentenza, oracolo. E sorte: annodare, legare insieme. Dico: respiro, e annodo la lingua al presente, indicando una direzione, facendo il verso alla direzione. Guardo indietro, come l’angelo di Klee. Riconosco nelle macerie il mio destino. Inorridisco, in loro vedo intero il mio 20 gennaio, la mia “soluzione finale”. Eppure destino è bifronte. Il futuro è già qui, aperto. Direzione è destino nell’aperto della lingua. […]

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