Riannodare i corpi alla terra – Corrado BENIGNI

Egon Schiele, Four Trees, 1917

Testi inediti di Corrado Benigni

L’essenza di una sintassi

Adesso conta le lettere del tuo nome
che il vento non ha disperso,
contale, oggi che tutto ti chiama da vicino
con la voce di un figlio e una promessa –
riscrivi questi colli
l’ombra larga dei platani
il suono dei passi
sui sassi ghiacciati di via Arena,
l’essenza di una sintassi.
L’edera sale scura sulle mura
copre e spezza le pietre
fino alla piazza vecchia
dove uno sconosciuto
chiede pietà per le sue mani.
Sei tu. Dai forma al buio,
parola alle spine,
perché non sia la fine ancora,
in una pozzanghera galleggiano i tuoi passi,
una mattina di fine inverno.

Questa città

Non so più nulla di chi amo
sulle mura della città vecchia
un martedì sera qualunque, ascolto
l’allarme della neve
cadere sui polsi
e un abbaiare sfiatato di cani,
suoni di voci
che arrivano da lontano
come stelle che raschiano il buio –
Sergio, Romi, Nicola
l’estate del ‘99
soffi brevi nella luce
perduti in chissà quale curva degli anni.
Oggi il nome dolce di questa città, Bergamo,
mi entra appuntito nella carne, nella memoria
e mi chiede ragione di tutto,
di questa solitudine che prende la schiena
e una toga che non ripara dal gelo le spalle,
coraggio ancora per queste braccia smagrite,
per la nebbia che spacca i vetri
e un figlio che senza respiro
mi cresce dentro,
ora che il silenzio non è più
una lama che mi attraversa,
ma la voce di un padre
appoggiata sulle mani.

Gravità

Non ci sono verità su cui camminare,
ma silenzio che inclina alla parola
e impronte di mani voltate in su,
riconosci la strada che sale
a spirale oltre le mura di questa città,
gli angoli, il nome, la forza
delle radici che oggi spaccano l’asfalto
e scrivono la tua sete.
Non hai che questo di immortale, ammonisce
una voce che parla senza voce,
non hai che questo, dentro l’ingorgo
una gravità ti porta verso l’esterno.

A Ninì

Guarda con gli occhi del bambino
ciò che il mattino ha lasciato al buio,
oggi che un cumulo di pietre fa eco al tuo errare.
C’è una luce impigliata tra i sassi
e la memoria, un dovere infinito nel respiro – seguilo,
non disperdere dalle mani il calore, la sua voce
che preme nella distanza e cerca
sui tuoi passi la direzione di un ritorno.

Equilibrio

Non ho più dolore che mi attraversa
tutto in me si fonde
in un suono di luce e acqua
e verso un inizio invisibile ridiscendo
le rapide di questo fiume
con la sola forza dell’equilibrio.
Ho per dimora la parola
e questo nome come destino
mentre ogni cosa scivola verso il giorno
o una notte che indietreggia
sui miei passi che ora chiedono
orme di fuoco a una stella fissa.

Ti cerco

Come acqua che si muove contro corrente
tra il buio e un centro, io ti cerco
senza preghiera sulle labbra
con la miseria e la forza delle ginocchia
dove una voce buca la ruggine e spezza
quel sonno che annoda i corpi a questa terra
che non ha promesse di cielo, ma sete
sete inchiodata sulle mani
queste mani che attendono – incendiate – il mattino.

Eppure

Eppure dal buio qualcuno ci chiama
e un’alba insegue i nostri passi,
non fingere che nulla ti appartenga
benedici questo poco
luce strappata alle pietre
siamo parola accesa nel destino
mentre tutto accelera come fosse atteso.

***

Altri inediti

Luoghi

Perché nulla è difeso e nostro
è lo sgretolarsi dei passi, ascolta
l’urto della polvere sulle mani, gli alberi
feriti dal vento
questo vento che rompe la luce
e ci straccia come una forza segreta,
vita mia, non mia
– siamo nel fuoco di un’attesa
rami nudi contro il buio –
torneranno questi luoghi a farsi parola?
chi incendierà il gelo delle nostre voci?
chi?
     domando
davanti al bianco di questi vetri
ora che l’alba accelera
le distanze
e tutto tutto si disperde
in una solitudine di nomi
dove l’allargarsi della luce si fa profondo
e immobile
è l’acqua del tempo.

Radice

Chi sei colpa senza nome
che ancora scavi come un cerchio?
fiamma chiara dell’invisibile che
vegli vorace sulla demenza del mio sonno?

Ora la notte è un silenzio spogliato
un controluce di passi che risale la mente
e nel buio dello specchio si rompe il seme

il sangue torna alla sorgente
luce impaziente tra le dita
la fronte pronta per il battesimo
quest’aria improvvisa che muove le porte.

Attendo il nascere nel sangue
l’acqua pura delle stelle
e un vento che batte alle tempie,

perché tutto tutto torna alla radice.

Occidente

Questa luce che ancora ci spinge
a galla come granelli di polvere
questo tempo di fango e fuoco
di pace e macello
dove le ore hanno la forma della sete,
verso quale vita ci dilegua,
verso quale occidente? Noi siamo,
siamo nel cuore di uno strappo
che non tiene
e di chi, di quali morti
questa pioggia risale
come una voce dai vetri?
Con la resistenza muta di chi torna
rami spenzoli sull’acqua
scavano queste mani

nel bianco di una promessa.

Stella buia

Luce che sanguini
sulla miseria di queste mani
sulla sete delle nostre fronti
dimmi chi custodisce i nomi
che pronunciarono invano
chi questi anni
dispersi come cerchi nell’acqua,
sei tu la stella buia
che ha il conto dei giorni
sorveglia questi passi
che furono febbre e preghiera
vertigine e attesa
che ora scava le vene.

Battesimo

Da una luce contraria
ora mi giunge la tua voce incenerita
risalgo la distanza
di questo sonno gettato addosso
silenzi si allungano
come corpi fino a un buio e
l’attesa è tutta la forza che ho
mentre questi passi
di figlio si consumano
al di qua di un battesimo
nell’orbita fonda del tempo
di questo tempo, padre
che chiamano inizio.

Lo sconosciuto

Il tempo lava di sé ogni cosa
foglie sbriciolate tra le pietre
dentro un buio che trasuda sete
precipitiamo
dove il mattino ci coglie
all’improvviso
e la solitudine di una mano
chiede pietà allo sconosciuto
che si fa incontro,
quale muto in noi prenderà la parola?
Sopra quale ramo spoglio torneremo? Noi
che la preghiera ha dissanguato
non abbiamo pace,
è nostra la nudità di chi spera.

Giorni

E intanto qui tutto si sgretola tra due oscurità
e una luce che strappa tesse i giorni,
vita che premi senza chiedere
verso una crepa o un cielo
siamo pur sempre in attesa di un risveglio
e di un’acqua che illumini
le vene e il bianco delle nostre schiene.
C’è verità nella resistenza muta degli alberi,
nell’attesa che arde le voci e ci consuma.
Ma nel centro di quale distanza tutto si trascina?
Domandano queste mani
spalancate come occhi
in un’ansia di stelle.

Potsdamer Platz

«… La notte da cui provenivano era la stessa
che precede ogni nascita autentica…
»
(Walter Benjamin, Infanzia Berlinese)

Non c’è battesimo che si cancelli
nell’acqua della storia, tutto torna
senza promessa,
una rondine cerca riparo sotto i neon
e il suono della sua voce ancora ripete:

«Benda questo freddo, amore. Questo sale
sulle mani».

Perché il mattino chiede
di sciogliere l’ombra di una radice
ora che il sole secca il fango
e il tempo si confonde, dilegua
sulla sete delle nostre bocche. Qui,
tra i volti sconosciuti della piazza
dove voci nascondono voci
e ogni cosa all’improvviso è già
questa luce che non sappiamo afferrare.

(Berlino, agosto 2007)

12 pensieri riguardo “Riannodare i corpi alla terra – Corrado BENIGNI”

  1. Leggo sempre con piacere nuove poesie di Corrado che apprezzo molto. C’è quel tocco realista, quelle descrizioni d’ambiente (non nel sento ottocentesco del romanzo) che trovo molto efficaci.
    Complimenti!

    Un caro saluto

  2. Dopo la lettura di L’essenza di una sintassi, Questa città ed Equilibrio (poesie appena segnalate tra le migliori del Premio Turoldo 2008) scrivevo:
    Poesia autentica, che compie la sua missione del dire usando toni
    meditativi, invocativi o malinconici. Ma la semplicità e immediatezza
    che ne risultano sono frutto evidente di un accurato lavoro sulla
    parola, sulla forma e sul ritmo. Benigni mi convince pienamente, poichè
    – con umiltà – è in cammino sulle strade giuste della poesia.
    Credo che questa breve analisi della scrittura di Corrado Benigni ma aggiungo una notazione sulla presenza della luce.
    La luce splende o è evocata in quasi tutte le poesie:
    ‘Da una luce contraria’ (Battesimo) ‘e una luce che strapap tesse i giorni’ (Giorni) ‘Luce che sanguini’ (Stella buoia), ‘Questa luce che ancora ci spinge’ (Occidente), ‘un controluce di passi che risale la mente’ (Radice), ‘questo vento che rompe la luce’ (Luoghi), ‘soffi brevi nella luce’ (Questa città), ‘c’è una luce impigliata tra i sassi’ (A Ninì), ‘in un suono di luce e acqua’ (Equilibrio) fino a …’questa luce che non sappiamo afferrare’ di Postdamer Platz
    Una luce che illumina sapientemente questa poesia.
    Complimenti a Corrado
    Antonio

  3. mi scuso per i refusi

    errata corrige
    ‘credo che questa breve analisi della poesia di Corrado Benigni trovi conferma dopo le lettura degli altri testi ma aggiungo una notazione sulla presenza della luce…’

    ‘e una luce che strappa tesse i giorni’

    Antonio

  4. Grazie mille a Francesco per l’ospitalità. E grazie a Luca e Antonio per le loro parole. In effetti la luce è un tema ricorrente, quasi ossessivo, nella mia poesia. Una luce che viene anche dal mio amore per la pittura, per i maestri della luce: Rembrandt, Zurbaran, Caravaggio, Cèzanne, ma anche la “luce suicida” dei Selvaggi tedesci. Una luce che illumina e acceca, dunque.
    cb

  5. Credo che questi testi segnino un processo di maturazione rispetto al già notevole “Alfabeto di cenere”. Resta il rigore, l’asciuttezza scheletrica e la precisione millimetrica della parola presente nei vecchi testi, qualcosa che poteva ricordare ad esempio Trakl. Ma qui mi sembra di scorgere un’amplificazione ed un ampliamento in senso orizzontale ed esistenziale, un arricchimento di tono capace anche di calibratissimi slanci verso il canto. Andrea Leone.

  6. Non avevo mai letto le poesie di Corrado, pur avendo apprezzato la sua capacità di lettura e di intuizione della parola non detta, che può venire solo da un attento ascolto della voce delle cose.
    Leggendolo ora qui, mi ritrovo a pensare che un poeta lo si riconosce davvero quando le cose che scrive sanno addensarsi fino a formare la precisa immagine della sua anima. E’ come si sollevasse un velo e – muovendosi all’interno dei versi – disegnasse la figura della malinconia, della luce, dell’attesa…
    Ha voce morbida, la poesia di Corrado, ma che sa entrare a spillo e dolere come lo sanno fare le cose più pure.

    Ciao a tutti.

  7. Un saluto e un grazie a tutti, in particolare al nostro ospite, e un benvenuto ad Andrea, che credo di leggere qui per la prima volta.

    Iole, il tuo commento è significativamente in linea con quanto mi hanno scritto in privato alcuni lettori “silenziosi” del blog, in merito alla gran bella scoperta rappresentata dalla lettura dei testi di Corrado.

    E la cosa mi rende particolarmente felice.

    fm

  8. Corrado mi piace molto la direzione in cui stai andando, a giudicare da questi inediti: verso un rilassamento del verso che resta però ben teso nella formulazione linguistica, dove ogni parola e fonema ha una ragione nella tessitura sonora. Mi ha colpito in particolare L’essenza di una sintassi, con la sua grande coesione di “scena” e di immagini e la sua apostrofe diretta (accorata, direi, se non temessi di spaventarti); e apprezzo particolarmente la scelta di parole e espressioni in Occidente tipo “spenzoli”, o “verso quale vita ci dilegua”, e la ripetizione (bella l’enfasi) di “siamo”. Molto bella anche la musica di Giorni.
    Grazie!
    Paola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.