Reperti fossili di futuro – Gherardo BORTOLOTTI

tracce

9. oltre la paura della morte. il vantaggio di una collocazione nell’azienda. seminari internazionali sull’incompletezza della mia preparazione. la propaganda con i fatti della nuova macchina del tuo collega. porzioni del capitale che si spostano, lungo i rami dell’industria internazionale, come fronti geologici sotto la spinta di una zolla continentale. blocco dei salari sul tuo futuro. la periferia, l’hinterland, una specie di deserto psichico attraversato da versioni inesatte della moda. aggiunte all’elenco dei propri sospetti. nonostante tutto continuo ad operare sugli eventi dei miei giorni con tecnologie di scarto, indietro di una o due generazioni sull’avanguardia del software ideologico e cognitivo, come se le mie soste al caffè, o l’uscita dall’ufficio, si situassero in pianure abbandonate da migrazioni antiche, da transumanze oltre le catene dei monti della storia, avendo già misurato che il mio cammino, la portata del mio futuro non raggiunge neppure le pendici dei giorni tragici che mi trovo a vivere, non sfiora l’epoca nodale che, grazie ad una nuova articolazione del capitalismo, ed alla lotta per l’egemonia su risorse energetiche deperibili, questo scorcio di secolo rappresenta. uno stile di apprendimento da salario minimo.

10. nelle profondità della settimana lavorativa. non riuscendo più a parlare, come se la sua gaffe avesse sabotato i sistemi simbolici vigenti. utilizzo metodico di sostanze stupefacenti, in occasione di momenti caratteristici della propria vita sociale. civiltà di me stesso durate meno di un pomeriggio, che ho scordato, che ho raccolto in studi dimenticati e scuole di archeologia perse negli avvicendamenti della mia accademia e dei miei miti nazionali. la nostra vita così breve, il nostro amore così inutile. notizie, discontinue, dalla superficie. tornando a casa, mentre la realtà prolifica. mentre l’età ci allontana sempre più dallo spirito dei tempi. mentre guardo la televisione e mi concentro sulle cose che vedo, interi distretti del mio corpo vengono assegnati ad attività fondamentali: il processo della digestione, il respiro, la circolazione sanguigna.

11. circuiti di scarto delle informazioni. il gusto mediocre con cui sogni il futuro. una moda, con uno scopo. risvegliandosi tra mobili impiallacciati, accedendo allo stato delle cose. addestrati, da vecchie strategie di marketing, a preferire la versione facile delle cose. elenchi di argomenti che la mia vita va a toccare, eventuali note sull’estensione della trattazione, e sull’apparato critico – quando presente. letteratura degli impubblicabili. la folla dei miei neuroni che si alza di colpo, levando le mani nell’oscurità delle mie lacune sul mondo, e cerca di afferrare l’errore che ho commesso, la deviazione dal senso comune che mi espone alle risa degli altri. tecnico addetto alle superfici dei concetti.

12. nel progetto di un freddo perenne. clandestini ai confini del territorio spagnolo, con finte felpe di calvin klein addosso. ere pre-diluviane del mio buon senso. particolari che non tornano nella tua idea di benessere. diverse visioni delle cose, alcune derivate da recenti campagne pubblicitarie. miglioramenti nelle tecniche del vivere. circostanze non così buone per te e per il tuo salario. momenti del tempo libero, come il week-end o le vacanze, per interrompere una storia d’amore, per evitare l’incontro con un ex-amico. pattugliando la propria fede nella proprietà e nella gioia.

13. testimoni delle mutazioni climatiche. ordine sintattico che produce ordine termodinamico. rotte commerciali, tracciate nell’unverso dei nomi. le tue stanze, diorami di una civiltà remota. forme generali di sabotaggio. civiltà passate nell’oltrespazio. continui imprevisti, continue umiliazioni. pensando a quando sarò ricco, a quanto poco saprò del dolore, della vita come forma della mancanza. lavorando sulla sensazione di essere fuori luogo, cercando di aumentarla.

14. soluzioni della moda alla morte, all’entropia, all’estrazione del plusvalore. sorpassati dalle figure dell’erranza. confuse vicende che ti hanno portato a fumare futura. una naturale sensazione di dolore, che ti accompagna da anni. gettando le basi di errori futuri. mentre la storia, come fa, ti tace. nostalgia delle contraddizioni come indizio di un errore. persone legate a qualche coincidenza. piccoli parcheggi periferici, luoghi d’apparizione delle divinità del vespro.

15. cicli di riformulazione dei propri ricordi. generazioni di merci, slogan pubblicitari, trasmissioni televisive che si depositano nei ricordi di chi vive, canonizzandosi in complesse mitologie di immagini e valori. uscendo dall’ufficio, privi di alcune parole per definire la propria condizione. le grandi infrastrutture continentali, gli oleodotti, i gasdotti, i cavi telefonici che attraversano l’atlantico e rimangono nascosti alle tue opinioni. tecnologie ad alto impatto emotivo. vaste strutture sintattiche di slogan pubblicitari che solcano i cieli della mia distrazione. gli amori giovanili, la loro stretta relazione con l’industria dell’intrattenimento. regioni sociali di livello medio basso, governate dalle deduzioni per analogia, dalle frasi generiche, dai pregiudizi più comodi al capitale. implicato, mio malgrado, in qualche strategia di marketing.

16. coinvolti in una confusa trama ai danni della propria autostima. subendo il fascino delle alternative. percezioni contraddittorie di grandi sistemi di dati, guerre senza prospettiva, strategie politiche a lungo termine e, nello scorcio della mia giornata, l’utilizzo di cellulari tribanda la cui tecnologia, corredata di strumenti in java, sopravanza le strette necessità in cui mi trovo a parlare. ad un certo punto raggiungiamo la coda, ferma nella notte come un limite al nostro sviluppo. concetti all’ultimo grido sul lavoro e sul futuro. fedeltà al fallimento, alle opinioni scorrette sull’immigrazione o la finanza internazionale. impegnati in diaspore sovrapposte. nati per essere felici, per godere senza fatica dei frutti della produzione industriale. avendo ragione, causando una diminuzione locale dell’entropia.

17. speranza e miglioramento economico. i continui accadimenti minimi della mia giornata, prelevare il caffè dalla macchinetta, incrociare lo sguardo di una collega, evitare un passante, generano depositi di conoscenze di basso livello, tecnologie filiformi, manufatti logici destinati a settori specializzati della mia filiera di produzione di senso, ad un qualche livello intermedio tra la mia brillante battuta, le risate degli altri ed il mondo sotterraneo del senso di colpa, le risacche senza peccato sulle spiagge del ricordo prenatale. nei giorni della propria giovinezza, venendo iniziati alla superficialità e all’arroganza. metodi neoliberisti per sfuggire alla fine del mondo. qualcosa senza paragone, come un parcheggio in periferia, un centro commerciale. successive sere nel tempo, in cui a scadenze irregolari si prendono decisioni definitive, sempre in merito al medesimo cruccio o punto: mettersi a dieta, smettere di fumare, leggere balzac, dismettere la freddezza verso i propri cari. diventando adulti, senza occasioni di spiegarsi ulteriormente. impacciato, nel mio scontro con il destino e le legioni iperboree della casualità, da allucinazioni cognitive circa i miei successi e l’efficacia della mia fede come argomento delle cose non parventi. smarriti tra gli ordini di realtà che attraversano le proprie giornate, essendo veri in parte nelle statistiche sul traffico, in parte nelle opinioni degli altri, in parte nei profili sociologici delle agenzie pubblicitarie.

18. commessi, impiegate, piccoli professionisti esposti al rischio di bombe e di attentati terroristici, nei luoghi di villeggiatura. maree di contrazioni inconsapevoli, che attraversano i dodici muscoli attorno alla bocca. particolari di stanze immaginarie, scorci di appartamenti visti in televisione, che riaffiorano alla memoria, nel corso della giornata. inoltrandosi nell’autunno, alla cieca. esplorando regioni di internet a bassa larghezza di banda. leggi di natura future, che non implicano l’entropia, la dissoluzione, la morte. modi di partecipazione non specialistica alla fine della tua giornata. percentuali bassissime di popolazione, edotte in modo quasi esaustivo dello stato delle cose, collocate in uffici dirigenziali ad ampia metratura o su aerei privati, in volo sopra il pacifico. vittima di una sistematica applicazione del wishful thinking.

19. cene d’inverno, in cui qualunque ragione ha pochi argomenti. anonime apparizioni dello zeitgeist sotto forma di confezioni di detersivo, di fotomontaggi on line, di nuovi desideri che ti nascono al mattino. nelle telecamere della sicurezza, mentre frequento i luoghi della merce. continue prese di coscienza, continue promesse che non lo farai più. momenti in cui nessuno è d’accordo con te. in moto verso strati socio-economici più bassi. in pausa-pranzo, esprimendo alcuni valori. locali arredati per farti sentire più ricco. in preda al consumo e ad un’occupazione ben retribuita.

[…]

5 pensieri riguardo “Reperti fossili di futuro – Gherardo BORTOLOTTI”

  1. non sono possibili commenti: scrive “da dio” nell’accezione ambivalente, e tutto scorre incentra, si rifrange su un’ossessione, un buco nero che inghiotte le vite, scrittura “politica” ma di una polis alla Fritz Lang; un martello che batte e ribatte, eppure scrive “da dio”, artefatto, V.

  2. arte/fatto nel senso di “fatto ad arte”, e quindi di volutamente cercato, non di falso..nella mimesi di un linguaggio sms- web cortissimo che però è continuum, una “prosa d’arte”, decisamente anni ’30, paradossalmente o forse non tanto, V.

  3. Viola, penso che scritture come quella di Gherardo, al di là dell’intrinseco valore proprio, abbiano il merito, grandissimo, di spostare oltre gli orizzonti di senso della parola. L’apparente operazione di accumulo di frammenti è il velo che copre una ricerca sotterranea tutta tesa alla sottrazione, alla ricerca della parola da salvare, quella refrattaria al destino di riduzione a vuoto simulacro di esistenze. Scrittura di impatto, politica in senso nuovo, perché lavora sul linguaggio nel tentativo di farne uno strumento irriducibile alle logiche della mercificazione dominante.

    fm

  4. Forse dovremmo imparare a tenere un diario siffatto, non ombelicale, sempre dentro e volto fuori. Non è semplice, l’io si intrufola come un serpente, tenerlo a bada richiede energie e un prezioso sguardo verso l’altro, l’interno , l’esterno.
    Narda

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