Quaderno di primavera – Paola LORETO

QUADERNO DI PRIMAVERA
(inediti)

L’odore del tempo

È odore di materia
nel primo profumo
di febbraio. E d’uomo –
forse le labbra
che s’annusano.


*

Nulla si perde

Cambia perfino il suono.
Quando cambia la luce.
Non la cerchiamo, quella
differenza nell’aria
che s’affina e ci chiama.
Tiratardi, la sera.
Conduce ogni odore e rumore
che avevamo dimenticato.
Non ci lascia riposare.
Non possiamo più pensare
a altro che non sia la stagione
e le sue conseguenze.
Tutto torna. Smetto di fare.
Si spalanca la visuale.

*

Primi sintomi

Son cominciate le nausee della stagione:
nasce la primavera. È il primo caldo che le causa.
Ho paura di non farcela a passarla. Ho paura
della luce aperta, del suo vasto orizzonte.

*

Il pensiero della vita

Il primo vero è la stagione più folle.
Non c’è forma, né misura, nell’assalto
dei fiori, delle foglie. Sopraggiungono
da ogni lato, ti sorprendono di tinte,
ti accerchiano di odore dell’aria.
Non vuoi aver scampo al giallo, agli amenti,
alla doppia magnolia. Vuoi essere
trovata in ogni anfratto che imbocchi
per restare sola, per essere,
per riposare dai sensi nei pensieri.

***

Da L’ACERO ROSSO (Crocetti, 2002)

Al buio

Sono nata
in altro posto,
dove batte l’ombra fresca
dell’acero rosso
di cui ti ricordi,
forse.
La scorsa vita
rimane, incolume.
Ti benedico
ancora, ma
senz’occhi
e senza mani.

*

Il disgelo

Appariva
il nocciolo delle streghe
in fiore. Era giallo
nell’aria di vetro.
L’odore asciutto
di un freddo che punge
appena increspa ancora
la pelle,
custode di una tenera
materia.
Prese a scorrere
un nastro inquietante
di troppe profondità
di grigio, rigato
di esilarate canoe.
Danzavano le otarie
nell’acquario, insieme a passi
alleggeriti da una luce
appena nata. Bevevano i bambini
solamente, a bocca aperta,
il segreto ridente
di un liscio trascorrere
rotondo. Ci avvolse
e strinse
il tumido calore
di fiori tropicali
del colore corallo
di cui vestivo
quel giorno.

***

Da ADDIO AL DECORO (Lietocolle, 2006)

Profilo serale
(col Portula e il Reseda)

Come faccio
a andar via
se mi tieni?
Un tiro di polvere
ammanta il punto
che la nuvola è uguale
al monte. Hai infossi
di bianco nel collo
dove incrocia il declivio
che porta alla spalla.
Perché sei così
pulito? Non posso
guardare senza vederti.
S’asconde il nuovo passo
ma so trovarlo
se voglio.

*

Marina di Avola

Vorrei averti ancora
come facevamo ad Avola,
nel mare. Brune le dita
tra l’acqua, le membra
leggere e lucido
l’oro della nonna.
Ti ricordi? Un giorno
ci levammo anche il costume
per la carezza dell’onda.
L’ilarità ci prese
al nuovo gioco,
mai incontrato.
Durò poco, ma mi basta
la possibilità di allora,
la fame che avevamo
della pelle, liscia.

***

Da LA MEMORIA DEL CORPO (Crocetti, 2007)

Disincanto

Non mi manchi tu: mi manca un bacio.
Il gesto di una mano intenta a dire
le cose, le sue dita intirizzite, dritte.
Una voce sonora, che riempie
la stanza dov’è e quella accanto.
Una mano fresca sulla pancia,
qualcuno che mi afferri il grembo
e me lo tenga stretto.
Due labbra sulla tempia,
un fiato caldo sulla palpebra,
un ragno che corre
per la schiena, tra le scapole
e lungo la spina dorsale.

*

Vicino al cielo

Provo a sentire il sapore
di una fetta di mela cotta
con la buccia sulla torta
soffice di Lyn, al mattino,
quando il sole si alza labile
oltre il Picco del Bisonte
e mi tocca tangibile
sul ponte di legno del rifugio
della Valle degli Indugi.
Il senso repentino
del non cedere di un film
che serra la polpa sfatta
profuma di cannella.
Mi scotto col caffé appena
fatto (Dave ha detto di
andarne fiero) con regolare
affetto. Si sgretola friabile
sotto la mela il morso perché
è nato così: per darmi gioia
finendo di esistere perfetto.
Una voce mi salta nel cuore,
poi un’altra. È quasi giorno.

***

Nota

Paola Loreto
È nata a Bergamo e insegna Letteratura Angloamericana all’Università di Milano. La sua prima raccolta di poesie, L’acero rosso, è stata pubblicata dall’editore Crocetti (Milano) nel 2002. Nel 2006, per i tipi della LietoColle (Faloppio, Como), è uscita la plaquette Addio al decoro, e nel 2007, di nuovo presso l’editore Nicola Crocetti, La memoria del corpo. Una silloge di poesie sulla montagna è invece apparsa nella pubblicazione del Premio Benedetto Croce, della Comunità Montana dell’Alto Sangro e dell’Altopiano delle Cinquemiglia (2003).

*

5 pensieri riguardo “Quaderno di primavera – Paola LORETO”

  1. Paola Loreto ha dedicato un saggio alla possibile influenza del trascendentalismo americano sull’opera di Anna Maria Ortese, nel n. 7-8 della rivista “Il Giannone”, semestrale di cultura e letteratura, pp. 245-264.

  2. grazie Stefano, e grazie Giorgio: sì, in effetti mi hanno chiesto di meditare su Emerson e la Ortese e quelli sono i miei pensieri
    buona poesia a tutti, e gratitudine soprattutto a Francesco, che tanto lavoro ed energia le dedica
    Paola

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