Luce da ognuno a tutti (II) – Annamaria FERRAMOSCA

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[Emilio Merlina, Coming out of darkness, 2008]

Annamaria Ferramosca & Anamaría Crowe Serrano
Da: Paso Doble, Roma, Empiria, 2006

Due voci

Ferme sulla collina
respirando l’aria sottile
la stessa delle piante giapponesi

there are stirrings within us both
the desire to breath more than air

emergono le nostre voci da un sogno
squillando contro i muri del potere
(in Powerscourt i buoni hanno sepolto i cani)
and what have we interred?

With all-seeing eyes the mountain moves us
through ferns, our pain, a clearing in the sky

le due storie come navi gemelle
solcano il mare lungo una brillante
linea di costa, sud-nord latitudine fusa,
following the umbilical cord
that leads to where we’re at – destiny
and destination –
in the end, who we are.

 

Stopped on the hill
breathing the same delicate air
the Japanese plants breathe

qualcosa freme dentro di noi
voglia di respirare oltre l’aria

our voices emerge from a dream
ringing out against the walls of power
(in Powerscourt good folk have buried their dogs)

ma noi cosa abbiamo sepolto?

Con sguardo largo la montagna ci muove
attraverso le felci, il dolore, uno slargo nel cielo

the two stories like twin ships
ploughing the sea along a dazzling
coastline, south-north fused latitude,
seguendo il cordone ombelicale
che porta là dove siamo – destino
e destinazione –
alla fine, a chi siamo.

 

La mia è una casa mobile

La mia è una casa mobile, ora
guscio di chiocciol@ at
La mia è una porta di vetro
uscio di respiro che tu
puoi aprire con parole-chiave
o sprangare
lasciando che s’accumuli neve, di fuori

the kind of flakes that relieve the pressure
of unpainted patterns
in the skull. It is possible
to simmer inside this bone pot
ferment or rot the circuitry to a delicate dream-brew
through shells or glass
looking

E’ possibile dipingere, allora
con le gocce di sogno un sentiero
una rotta sia pure imprecisa
chiedere luci a qualche angelo
-farsi luce da soli è improbabile-
e non basta neppure una port@ at
spalancata sul cuore del mondo

 

             Mine is a mobile home

             Mine is a mobile home, now
            the shellof a snail@t
           mine is a glass door
         a door of a breath you can
        open with keywords
       or a bar shut
     letting snow pile up, outside

             fiocchi che allentano la pressione
           delle forme non dipinte
          dentro il cranio. E’ possibile
         sobbollire in questa pentola ossea
        far fermentare o marcire I circuiti
       in delicata pozione di sogno
      attraverso gusci o vetri

             It is possibile, so, to paint
            a path with dream droplets
           even an ill-defined course
          to ask some angel to shine its light
         – shining our own would be unlikely –
        and not even a g@te wide open
       onto the hearth of the world is enough

 

Forse aspettiamo sempre

Forse aspettiamo sempre un ponte anomalo
un’arcata instabile, ribelle
che ci traghetti barcollanti dove
la terra è pronta alle carezze, incline
alle confidenze

without realising that we
are the bridge
the raw material and the engineers
all in one
its structure as strong or as weak
as the power of our imagination

il divertente è abbattere le statue
coi riccioli e le vesti barocche
e tutto il resto. Un tuffo e una
risalita, un tuffo e un’attesa
al sole ad asciugarsi: fare del ponte
una terrazza mediterranea

a flight of unexpected fancy
all the better to hone the senses with
heighten the flavour
of earth, skin, cement – fix it
on the palate as a reference point
when our wings won’t lift us off the ground

 

Maybe we’re always waiting

Maybe we’re always waiting for a quirky bridge
an unstable, rebel arch
to ferry us, staggering across, where
the earth is ready to be caressed, prone
to sharing secrets

senza renderci conto che siamo noi
quel ponte
allo stesso tempo
la materia prima e i progettisti
dalla struttura tanto forte o debole
quanto la nostra immaginazione

the fun thing is to topple the statues
with their curls and baroque robes
and all the rest, dive down and then
come up, dive down and wait
in the sun to dry off: to make the bridge
a Mediterranean terrace

un volo inatteso di fantasia
per meglio affinare i sensi
esaltare il sapore
della terra, della pelle, del cemento – fissarlo
al palato come punto di riferimento
per quando le nostre ali non ce la faranno più
a decollare

 

***

 

Da Curve di livello, Marsilio, 2006

curve_di_livello.jpg

Mediterraneo

Marina Serra.* Assalto
di un’alba nitida, capace
di spingere i monti d’Albania
fin qui, sotto il balcone
Posso toccarli quasi
fianchi verdi e radici
intrecciate alle mie
Da costa a costa
scintillano di senso le correnti
lu rusciu de lu mare **
canta in mediterraneo

Potevo essere nata su quei monti
e mia madre avermi lavata nel canale d’Otranto
nutrita con zuppa d’alghe e filastrocche di Lushnje
potevo trovarmi in quella barca
così traboccante di speranza
che i fianchi non reggevano al rimorso

Mi trovo in quella barca, sono
albanese, pure
messapicagrecaegizialibica
il mio sangue è incontro d’onde
paziente e antico
( continua a mescolare
questo inascoltato mare )

[* località sulla costa adriatica del Salento]
[** sciabordìo del mare (dialetto salentino)]

 

Forse con una donna

Lasciarla far luce
con le sue lanterne, vigile
sulle alte mura trasparenti
lasciarla apparire e sparire
come lei vuole
dosare i richiami
perché possa appartarsi
in qualche sua giungla di luna

Forse con una donna
disperata di te, del tuo mondo
non serve dividere corone
meglio farsi esuli insieme
navigare con lei navicella lunare
approdare su placide ginecosfere
dove lei è dispensiera
di pane e parole

Forse con una donna
sentire più spesso stupore
che istupidimento, soprattutto
quando dalle macerie risorgono
lentamente i villaggi
illimpiditi dal pianto e lei
ricomincia a parlare alle rose

Forse con una donna
ridere insieme
della tua enfasi e imperfezione
lei complice custode
di pienezza e inquietudine
del riso e del pathos
che non debordi
nel suo patimento

Ti immerge
nella morbida offerta
tu colmo di lei le correnti
inverti al tuo mare, dissenti
dal banditore che eri
( ora più aperte sul mondo le porte )

 

8 Marzo 2003
                            a chi mi chiede se ci sarà guerra

Accolgo la tua pena, la stratifico
sulla mia luna stupefatta
su questi piccoli soli di mimosa in eclisse
anch’io coperta d’ombra, incredula
per questo terrore antico
per questa balbuzie di preliminari
Il gioco non ha regole – non si gioca col fuoco –
è gioco che traccia la storia – come dicono –
ineluttabile
( Forse. Le tracce insondabili, scarlatte )

Resto nella caverna dove mi sospingono
tigre accucciata, strega carezzevole
Tra le gambe stringo il mistero traslucido
el amor brujo, l’uovo da proteggere
Non smetto
il mio canto sommesso che dissuade
paziente, sotto
                    l’impazienza del cielo

 

Curve di livello

Sebbene la mia carta sia disposta
col margine superiore volto a nord
non ritrovo né oriente né occidente
La carta sembra ormai dis-orientata

Nulla, della fissità cartografica, tranne
un’attitudine incerta, tremula
resistenza alla deriva
Ondeggiano le isoipse – eppure sono sobria –
scosse, come su di una faglia in atto
si slacciano i punti dalle linee
non più obbedienti all’ordine
– tutti in riga, allo stesso livello sul mare –

Una nuova linea si ricompone, lucida
s’allunga, veloce
saetta sulla carta, la perfora
transfuga scia di luce vola
sul nostro cerchio, lieve
ci tocca in fronte, in petto
Allineati, ci stringiamo le mani
bruciamo di limpida invasione
Fugge, caricata di luce, pellegrina
dei continenti. Si ricercano
punti – allo stesso – livello – d’amore

 

Ancora siano i segni

Ancora siano i segni sulle rocce
a dischiudere il tempo
profili di guerrieri e bisonti
in corsa, sotto un piccolo sole
in forma di stella

ansanti
per chilometri brillanti di pioggia
profili di automobilisti e tir
sommersi da onde radio

vibra
un dolmen poco lontano
con forza immobile
convoca mani e rami
Tre pietre
– minima famiglia sfuggita al diluvio –
in silenzio guardarle nella notte
accostando l’orecchio al tronco dell’ulivo
sentirsi roccia linfa voce
arca approdata e fusa in terra

Ancora siano i segni sulle pagine
a traghettare il tempo: lontanissimi
lembi di cielo pulsanti sulle onde
inondano lo schermo, si raggiungono

Dammi parole dunque, e segni
piangi sulla mia spalla, o ridi
offrimi le scene della gioia
incontrami

prima che si diradi la foresta
prima che accada il nero errore
prima dell’ultima risata
( la ruota della terra
è il suo continuo ridere, convulso )

 

Sull’ottava elegia di Rilke

La casa ha finestre sul mare
per ricordare l’origine
il vortice la calma le vele millenarie
i ritorni che volgono in commiati
partenze per altri oceani

Il giardino ha pini d’aleppo e olivi
per ospitare chi non sa della morte:
insetti e uccelli, volpi
notturne, a volte – immobili-
guardano anch’esse il mare
come per un abbaglio misterioso
– gli animali mai fissano
la morte negli occhi –
noi l’abbiamo a fianco e miopi
vediamo il cielo accendersi di fuochi
e i luoghi dove
lei ciecamente piove

La rosa veloce sfoglia
in silenzio le spine si preparano
a penetrarci le carni
il mare a sommergere il disordine
gli abbracci misti a spari nonostante
l’angoscia suonata a stormo
dalle cicale sui rami

Dai pini volano
rondini al sud, imperturbate

 

(Lost, lost)

Lost, lost – mi sveglio
col verbo che pulsa sulle tempie
il bite rimorso che addolora le guance
– lost, lost – che cosa
rimane della notte se non
precipitarsi dietro
la porta appena chiusa
col suo sentore di foglie, fuori, e d’aria

– lost, lost – dal sogno
barbagli del miraggio:
dalla miniera carrelli luminosi
traboccano di metallo
( acciaio per incidere
ogni parola-nascita, ogni nome-sussulto?)
Altrimenti
solo resti di armi
tralicci, rottami
d’auto, schermi
schemi dell’ homo velox ferox

– lost, lost – perduti
il canto dell’errante pastore
la veste di Gongila
le incessanti lanterne
l’inchiostro vitale
il nostro pianto utopico ?

 

***

 

Testi inediti

Avessi avuto figlie

le avrei chiamate con nomi di fiori
Amarilli Artemisia Ninfea risvegliate dal mito
Salvia Veronica Eufrasia benedictae

Nel giardino dei giorni, un fiore quotidiano
con cui ridere del mondo e cantare riordinando la casa
– ragnatele smagliate dall’urto del canto –
mi sarebbe bastato, anche se
i fiori mai rivelano il loro breve segreto
solo a sera raccontano
aromistupori del giorno
e il più giovane in boccio può interrogarti
sul senso ambiguo del fuoco
e tu non puoi che rispondere
serve alla civiltà

Petali fuori posto avrei sistemato
aerei ikebana avrei insegnato
ceduto a nuove geometrie-autonomie
sofferto pure dello sconfinare
di profumi ribelli
Fior di progetti avremmo ideato
perché i fiori sanno di simmetrie e fantasticano
di volatile rugiada e foreste imbattibili
le nostre asimmetrie e dismisure
trasferite sui rami, ingoiate dai venti
I fiori accettano
la brevità del colore, lo spegnersi
del fruscio vitale al tramonto

Lasciarmi sfiorire
appoggiata a uno stelo filiale
attendere
sull’orlo dei calici la fioritura

 

(un labirinto inciso in lineare B)

un labirinto inciso in lineare B
sigillo interno
da sempre nasce con noi
ci segue ci segna

come nel gioco a quadri quando
disegnavamo in terra una campana-vita
percorsa a balzi, intrico che dipana
bambine Ariadni attente
a non calpestare il limite
mentre ostinati i piedi battevano
sulle sbarre del mondo
i voli, gli arresti smarriti

un labirinto in sinuosa traccia danzante
che di continuo inverte il moto
in ricordo dello sperdimento scuro
della biforme vinta creatura
oggi sfida ogm-chimera

il dedalo era visibile dall’alto?
tradimento infinito a cielo aperto
se verso il cielo ancora
sul mare d’Icaro si levano
le nostre incerte ali

ci salva la donna dei gomitoli
signora del labirinto
con le sette stanze dello stupore
nella sua cavità delle nascite
offrirle un vaso ebbro di miele
un grazie danzato tutti legati a un filo
nel buio dei meandri chiaro s’avvolge
si svolge irresistibile
scialle s’agita nella danza del ragno
Aracne annoda e snoda la sua tela d’incontri

*

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15 pensieri riguardo “Luce da ognuno a tutti (II) – Annamaria FERRAMOSCA”

  1. mi soffermo sull’emozione e la memoria che hai smosso nel tuo primissimo testo, in cui italiano e inglese si intersecano e si intrecciano, si versano l’uno nell’altro, nello stesso rigo. Non so se hai visto ” Un film parlato” di Manuel De Oliveira, Ci sono tre donne e il capitano di una nave che si parlano,seduti al tavolo da pranzo, giorno dopo giorno, nel tempo del viaggio, ciascuno nella propria lingua e tutti si capiscono, anche se ogni idioma non ha connessioni con quello dell’altro. Forse tutto trova, anche se inspiegabilmente, una chiave di interpretazione nelle ultime tue righe:

    ci salva la donna dei gomitoli
    signora del labirinto
    con le sette stanze dello stupore
    nella sua cavità delle nascite
    offrirle un vaso ebbro di miele
    un grazie danzato tutti legati a un filo
    nel buio dei meandri chiaro s’avvolge
    si svolge irresistibile
    scialle s’agita nella danza del ragno
    Aracne annoda e snoda la sua tela d’incontri

    Grazie, davvero di grande pregio questo tuo lavoro, ferni

  2. a ferni.
    Certo che l’ho visto, quell’indimenticabile film che mostrava l’ incontro “oltre ogni barriera”, che è il mio tema centrale .Ricordo anche d’essermi sorpresa per il ballottaggio che ci fu nella scelta tra inglese e greco come lingua ufficiale americana-vinse l’inglese, per un soffio –
    Mi resta inciso in petto l’incanto delle lingue che si parlano -con le note cardiache della vera empatia- evidentemente. Spero di poterci scambiare i nostri libri, l’interesse è davvero reciproco, ferni
    annamaria

  3. cara Annamaria,
    le tue poesie mi hanno trascinato via “oltre ogni barriera”…
    Mi piacciono sia la tua visionarietà appassionata , sia il tuo rigore formale, la tua classicità “rivisitata” e l’impasto linguistico per il quale devo complimentarmi anche con la Serrano.
    Non so dirti altro. Ti avevo promesso solo una firma, come segno di passaggio e di approvazione ( e di complimento) ma qualcosa mi è sfuggito, seppure nei suoi limiti. E ben altro ci sarebbe da dire.
    Avverto molte consonanze e sintonie…
    un abbraccio
    lucetta

  4. Quasi si nuota su queste poesie così mosse, polifoniche, aperte al mondo.
    Avevo già avuto modo di apprezzare in altre sedi alcuni testi, ma qui l’ampia scelta e la lettura e rilettura mi hanno rivelato a pieno la poetica di Annamaria. Grande l’anelito di ‘sentirsi roccia linfa voce’, ma anche l’umiltà (‘attendere/ sull’orlo dei calici, la fioritura’) e la consapevolezza, ‘prima che accada il nero errore’.
    Poesia piacevolmente contaminata d’altre lingue (sorprendente, per inciso, la somiglianza con la variante gallurese del sardo del verso ‘lu rusciu de lu mare’), dinamica, sempre pronta al canto.

    Antonio

  5. d’accordo, cara Lucetta, niente commento muto (sono i miei preferiti).
    sono felice della tua lettura che so attentissima anche alle nuances.
    e della sintonia che avverti. hai tutta la mia amicizia
    annamaria

    e all’onnipresente in rete e acutissimo antonio dico che mi farebbe piacere davvero incontrarlo per uno scambio più diretto, in libris, intendo. grazie intanto per il suo riscontro sapiente, in cui mi riconosco, in questi che chiamo morsi virtuali di lettura, pure necessari
    annamaria

  6. p€r dirlo com€ dic€ Anna:
    ho molto apr€zzato “qu€sti morsi virtuali di l€ttura”
    mi scuso p€r la br€vità € p€r p€r i probl€mi di tasti€ra…
    ci si s€nt€ pr€sto Anna Maria, com€ prom€sso…
    r.

  7. Ciao Annamaria,
    ritrovo e rileggo con piacere alcune poesie gia’ conosciute (Curve di Livello, e credo, uno degli inediti che ho riconosciuto dal Premio Il Lago Verde…) Ottime le poesie bilingue. L’intercalare di italiano e inglese funziona molto bene e il risultato e’ sciolto e musicale.
    Ti ho letta anche ieri su Le Voci della Luna, nelle bellissime traduzioni di Mary O’Donnell. Bravissima tu, e bravissima lei.
    Grazie a Francesco Marotta per questa bella vetrina.
    Un caro saluto,
    Daniela

  8. La nostra sintonia è ormai consolidata, cara Daniela. Anch’io ho grande empatia per la tua scrittura e da te, sicuramente perfetta anglofona, ormai, accetto con piacere l’apprezzamento dell’efficacia anche estetica dei “dual poems”. E’stata, questa a più mani, una densa esperienza che consiglio, anche nella stessa lingua, a tutti coloro che scrivono sia poesia che narrativa, come mezzo per superare il rischio di deriva egocentrica e per vedere sorprendentemente dilatarsi la visionarietà nello scambio.
    Il mio abbraccio.
    annamaria

  9. cara annamaria se ti piacciono i commenti muti eccote uno :-) ok scherzo. molto particolare l’invenzione della poesia casa mobile chiocciolina at. molto divertente il commento di red e la sua tasti€ra. avessi avuto figlie mi colpisce perchè scrissi anch’io tempo fa una poesia con nomi di fiori. la tua poesia è anche poesia di luoghi e geometrie, vedi curve di livello,

    Sebbene la mia carta sia disposta
    col margine superiore volto a nord
    non ritrovo né oriente né occidente
    La carta sembra ormai dis-orientata

    il labirinto, il foglio dis-orientato. hai una bella scrittura. un caro saluto antonella

  10. sai che ti sento sorella, ormai, cara antonella, in scelte e predilezioni.
    anche tu mi muovi per la tua parola così intensa. e per l’apertura generosa all’altrui parola. grazie,
    annamaria

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