Poesie inedite di Francesca GENTI

ILLUMINAZIONE DAVANTI AL BANCO DEI SURGELATI

anche la sofferenza
ha la sua data di scadenza.

 

SE GLI INSETTI SI RIBELLANO ALLE PIANTE

e le piante si ribellano alle case
poi le case si ribellano alle stanze
e le stanze si ribellano a mia madre.

e se mischio il sole e il tuorlo d’uovo
e il pompelmo e li bevo alla mattina
cresco bella come una mimosa
gialla e grandissima come la Cina.

poi se imparo davvero a riordinare
dati e abiti negli armadi e nel cervello
penso nulla mi potrà mai più frenare
a capire cosa è vita e cosa è bello.

allora l’amore crescerà da solo
come un timido geco ipocondriaco
o un diamante talmente plateale
da sconfiggere persino lo zodiaco.

 

SPERO DI MORIRE IN PRIMAVERA

con un sole che ferisce e che fa male
spero di essere giovane e vitale
e morire con un gesto plateale.
di uno schianto pazzesco in kawasaky.

spero che quel giorno dello schianto
tu mi abbia detto delle cose amare
senza avere il tempo di farmi le tue scuse.
spero che tu viva nel rimpianto.

spero che l’azzurro di quel cielo
sia per te qualcosa di bestiale
un azzurro del tutto insostenibile
ancora peggio di venire al funerale:

quell’azzurro-cielo deve rimanere
un colore senza niente di colore
che il nero in confronto è come il sole
che riverbera sopra il sangue e le lamiere.

 

IO, OGGI, CON LA MIA DISPERAZIONE

sto qui. completamente costernata.

l’hai fatta grossa in questa situazione:
hai fatto veramente la cazzata.

parlo così, io:
alla mia tigre
alla mia maleducazione
alla malora di questa mia giornata.

vorrei passare un brutto quarto d’ora:
io e la mia tigre
essere sbranata.

vorrei andarmene dritta giù. in prigione.

sto qui. completamente frastornata.

a dire alla mia tigre cosa non deve fare
a dire alla mia tigre di comportarsi bene
io alla mia tigre a cui voglio tanto bene
ma che non riesco ad addomesticare.

 

CIAO, NON SONO UN PANDA

non vivo allo zoo dentro una gabbia
non ho bisogno della tua protezione
non voglio che mi nutri coi germogli
che mi consideri una specie da salvare.

preferisco che mi baci e che mi spogli
pattinare con te per la via lattea
pitturare color luna le pareti
delle stanze del mio bunker personale:

questo è quello che vogliamo noi poeti.

 

MILANO DI NOTTE

vorrei essere la slava del metrò
che combatte gli albanesi attaccabrighe.
la ragazza kamikaze poesia
che ti uccide e si sfracella in quattro righe.

 

STAI PARLANDO CON UNA

che oggi ha modellato cento funghi con il das.

che ha passato un pomeriggio a scrivere una poesia con la pastina al farro]
su una tela dipinta di azzurro chiaro.

che una volta era così felice di avere passato indenne un capodanno]
che si è messa a ballare per la stanza
è scivolata e si è rotta un piede
e la sua felicità -anche al pronto soccorso- non è scemata minimamente.]

che tiene una lavagna sotto il letto
dove scrive tutte le bugie che dice
a chi le dice e la data
e ogni mattina si ripassa lo schema generale.

che cerca di salvare i cuccioli di scarafaggio.

che mantiene sempre il patto narrativo
e così non può guardare i film dell’orrore
e neanche andare al luna park nel castello della paura.

che si è colorata un paio di paperine con lo spray argento
poi le ha indossate ed è uscita
e la sera a casa aveva i piedi completamente luccicanti
due stelle brillanti nella via lattea
e la notte non ha dormito
per paura di morire intossicata dalla vernice.

che (molto tempo fa) ha ucciso alcuni pulcini stringendoli troppo forte]
e ha fatto saltare la dentiera a sua nonna materna
con un “bacio con rincorsa”.

che se le racconti qualcosa di vagamente ripugnante
o se sente un odore troppo forte
è capace di vomitare all’istante.

che -grappa&vinci grappa&vinci grappa&vinci-
da sempre le piace ubriacarsi
e farsi invitare a cena
da chiunque
ad ogni latitudine
in qualsiasi tipo di ristorante.

che la cosa di cui ha più bisogno
è l’abbraccio
la comprensione
il “sì” del mondo.

quindi, perfavore:
sciacquati la bocca prima di parlare.
e fammi volare. se ci riesci.

 

È ETERNO SOLAMENTE IL DESIDERIO

quindi non riesco a prendere sul serio:

gli anelli di famiglia i matrimoni la festa
di natale pasqua e le altre tradizioni.

(sono una nuvola rigonfia di tempesta
un vecchio frocio senza più illusioni).

 

MI MANCHI

è un sentimento.

va al di là della letteratura rosa.

è un dato di fatto.
ed è ingombrante:

una poltiglia emozionale disgustosa.

è struggimento.

è piuttosto imbarazzante:

una cicciona
che sculetta
in tuta rosa.

 

MI PROVO I TRUCCHI ALLA RINASCENTE

ammiro imbambolata i manichini
faccio pensieri suicidi al quinto piano:

mi chiama forte la vertigine del niente
verso l’abisso-primavera di milano.

 

LE FOGLIE D’EDERA DEL CASTELLO SFORZESCO

le guardo frusciare nel vento
dialogare con il sole ed il prato.

sono molto felice in questo momento
saldata con il creato.

(tutto il resto per me non conta niente
tutto il resto è un merdoso ipermercato).

 

OGGI IL MIO UMORE

è il bar dell’idroscalo nel mese di novembre
è una gita in torpedone con vendita di pentole
è un controviale buio invaso da rumene.

è una cosa da assoluto marciapiede.

oggi, non mi sento tanto bene.

 

È PASSATA TANTA FANTA SOTTO I PONTI

e poi birra cynar liquore strega
sambuca rosolio fernet branca
tamarindo chinotto martini
sansimone tavernello grappa.

negroni bloody mary margarita
daiquiri black russian bellini
mojito alexander caipirinha
centoerbe anisetta vodkatini.

fiumi di gin tonic e fiumi di sakè
anice vin brulè assenzio cocacola
ma per vuotare questo amaro calice
stanne sicura: dovrai berne ancora.

 

HO PARLATO CON IL GLICINE

mi ha detto
le dieci cose che non devo fare:

1. fidanzarmi coi picasso
2. chiacchierare con le fate
3. spendere tutto in regali di natale.
4. mendicare affetto al brico center.
5. attaccare menzogne sopra i muri.
6. sognare la clausura in un convento.
7. farmi limonare a tradimento.
8. sfasciare soprammobili e credenze.
9. credere a chi ti giura che ti ama
  (e che per te muterà temperamento).
10. sanguinare sulla metropolitana.

 

CANE UNGHERESE

di notte mi sveglio
di soprassalto per un incubo.

vedo la mia anima in giro per la stanza:
faceva una passeggiata
e non ha fatto in tempo a rientrare dentro di me.

è un piccolo cane ungherese
dal manto color baio.

mi corre incontro:
apro le ossa
la faccio entrare.

nella notte
la mia anima a cuccia
dentro l’armadio del corpo.

sogno:

un albero davanti al ristorante cinese
con fiori rosa e strisce di alluminio
tu che ordini un piatto piccante
vento che sposta polvere in modo affascinante.

sogno:

una canzone
che forma una scala
che mi porta lontano.

e tanto polline
e un arcobaleno appiccicato al muro.

 

SGUARDO MALINCONICO

da luna park in disarmo.

talmente disperato
da iscriversi a un torneo mondiale di hula hop.

luminoso e intermittente
una scritta al neon con solo qualche lettera che funziona.

c’è scritto CINODROMO in rosa.

e il vento canta.

e tutto intorno c’è il buio della notte
e tutta la pazzesca libertà della vita.

 

PANINO DEPRESSIVO

mangiato sulle scale
ripieno di tacchino
+ maionese industriale.

tutto devastato
dalle dentate ansiose.

per panorama:

i cani in tangenziale
le macchine dei ricchi
il dolore delle cose.

 

SPERMA PSICHICO CHE SCENDE DALLE STELLE

dentro la notte ultrasilenziosa
sopra le case e sulla ferrovia:
dalla via lattea fino in tangenziale
cade pazzesca la nevepoesia.

 

AVE MARIA

piena di grazia
di casini
di birra
di kebab

nascosta nella metro
esausta sotto il cielo
esausto sotto il velo
il tuo corpo-baobab.

Ave Maria

bellissimi dentini
tutti d’oro
gli anelli tutti d’oro

a fiori la tua gonna
a fiori il tuo bracciale
e dentro la tua pancia
il peccato originale.

Ave Maria

piena di poesia
ogni perla un verso
ogni verso vero
un boccone di traverso.

Ave Maria

bella madonnina
con i capelli rasta
e il viso bello e dolce
e i cani che ti amano

vicino al cassonetto
il vino rovesciato
il cuore rovesciato
dice “basta”.

Ave Maria

nel tuo carrello-casa
di lumaca saggia
vicino alla stazione

ogni ora che passa
ogni fiocco di neve
più breve fa la strada
che porta all’ascensione.

Ave Maria

piena di poesia
ogni perla un verso
ogni verso vero
un dolore di traverso.

 

IPERMARATONA DEL VUOTO

sogno sui pianeti appesi al cielo
fuori-dentro le stagioni impazzite
guardo le moto alla televisione
nelle domeniche che ronzano partite.

mi addentro nelle luci delle offerte
pago alla cassa senza disperazione
in auto verso casa guido piano
poi vado a letto e sotto le coperte:

sogno di essere l’ipercampione
mentre taglia il traguardo del vuoto
sopra l’assurdo lungomare di milano.

 

POMERIGGIO SPIRITUALE

eccetto il mio castoro di peluche
non ho altro interlocutore.

nessuna pastiglia in cui confidare.

nessun saggio oracolo mi può rivelare:
il quando il perché e l’esatta dinamica
di come è finito un mio sacco d’amore
nel sacco adibito alla spazzatura organica.

 

È STATO BELLISSIMO

ora cammino
in un serenissimo paesaggio postatomico.

cadono pezzi di cielo tagliente
cala l’azzurro.

io non sento niente
(tranne te vicino).

è stato stupendo.
sola cammino.
in un serenissimo presente catatonico.

 

È STATO BELLISSIMO NON BACIARTI

in fondo alla panchina desolata.
con il viale in prospettiva sullo sfondo.

con te io mi isolo dal mondo.

abbiamo inventato un’assurda giornata:
malinconica implosiva musicale
enigmatica sommessa smisurata.

sento il dolore al plesso solare
sento la testa piena ma svuotata.
esattamente come in terza elementare
la prima volta che mi sono innamorata.

 

VITE PRECEDENTI

amo i cani.
amo i barboni.

forse ero un barboncino.

 

QUESTA POESIA SI INTITOLA

l’azzurro punkabbestia.

è per te.
e si comporta male.

ha delle crisi isteriche
combina danni in giro
fa domande che non deve fare.

ti chiede con gli occhioni da cerbiatto:

come mai?
perché l’hai fatto?

non potevi proprio farne a meno?

è una maledizione
è il tuo veleno.

(ho fatto uno striscione contro di te).

*

Nota

Francesca Genti è nata a Torino il 27 giugno 1975. Vive a Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia Bimba Urbana (2001, Emilio Mazzoli Editore, Modena) e Il vero amore non ha le nocciole (2004, Meridiano Zero, Padova). Suoi racconti sono presenti in varie antologie. Le sue poesie sono state tradotte in inglese e arabo.

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29 pensieri su “Poesie inedite di Francesca GENTI”

  1. Grazie, Liliana: Francesca è “unica”, e bisognerebbe anche sentirla leggere per apprezzarne ancora di più le qualità della scrittura.

    fm

  2. mi piace molto il tuo modo di scrivere disincantato, profondamente ironico nella sua essenzialità e sofferenza.. un poeta di abbiategrasso

  3. ho lasciato lam poetessa uscita dal lager liceale e la ritrovo a camminare sulla via dell’arte quella con la A maiuscola. Se tu poetessa leggi questa lapide tombale, mettiti in contatto mediumologico con me per sentirti raccontare gli ultimi istanti di un internato Cavour.
    gianluca

  4. Come commentare? Solo testimoniare …
    tra le mie preferite

    ( E intanto saluto Francesco Marotta che ho visto / sentito a Sasso Marconi sabato )

    1. Be’ in effetti se vogliamo saltare il ‘900 e rifarci agli schemi ottocenteschi allora frose no, non sono poesie. Ma dovremmo allora da quegli schemi anche togliere tutta la capicità di innovazione che per i tempi le stesse poesie dell’800 ebbero.
      Quindi dovremmo rifarci a qualcosa d’altro che venga ancora prima, non so, allo sturm und drang, e certo, se la poesia è quella, allora no, questa non è poesia, sempre che si cancelli dallo sturm und drang tutta la sua potenza innovatrice, ma non ha senso. Quindi dovremmo andare indietro ancora a cercare un qualche movimento poetico, letterario o culturale che abbia imposto regole nuove senza innovare nulla rispetto a ciò che c’era prima … Be’ allora neanche Dante è poesia, visto che scriveva in volgare, cosa alquanto rivoluzionaria, per il tempo … e sicuramente non poetico…

  5. davvero davvero belle! hanno un piglio molto moderno, ironico, antiretorico ma la scrittura è sempre misurata, mai banale. mi ricorda la prima patrizia cavalli però come spirito, mi sembra un’autrice con uno stile molto forte e che descrive un mondo assai personale in cui per certi versi è ancora possibile il romanticismo. scoperta qui, ieri. grazie :)

  6. Belle belle belle
    sottese da un materialismo ironico
    da un realismo in apparenza frivolo
    ma, a leggerle bene,quasi stoico.
    Certo che è poesia, basta con il triste
    indicare un’ altrove che non esiste

  7. Folgorazione o spavento, questi son testi con una sapienza biblica dentro e tutta la contemporaneita’ che e’ necessaria perche’ la poesia sopravviva. Smontano il pregiudizio e lo riassemblano come stereotipo, sotto gli occhi di chi legge. Un po’ come fece Rimbaud, ma senza la retorica bolsa del giovanotto un po’ psicopatico che sa quanto e’ bravo e te lo fa pesare. Anche se qui e’ li’ la tentazione del poeta maledetto in qualcuno di questi testi si fa sentire e appesantisce sotto la trama ispirata della leggerezza+sfrontatezza. Attenzione allora che solo da giovani si puo’ essere rockstars, poi agli uomini cresce la pancetta, alle donne cresce la rabbia per l’eta’ e addio ispirazione. Pero’ io sulla continuazione di questa poesia ci scommetto. Solo non so indovinare che direzione prendera’. Staremo a vedere, intanto applausi.

  8. Sono passato da qui arrivandoci totalmente per caso perchè, cercando tutt’altro, nei risultati del motore di ricerca sono apparse le prime righie di “Spero di morire in primavera”. Ho sempre amato la prosa, ho sempre detto che la poesia non era nelle mie corde. Questa lo rera. L’ho letta e riletta e stavolta le corde hanno suonato. Complimenti

  9. la poesia di francesca genti lascia in bocca il sapore del vuoto/pieno dell’adolescenza. È freschezza anche quando, a tratti, diventa caustica. mi piace davvero tanto

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