Le streghe s’arrotano le dentiere – Luigi DI RUSCIO

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Da: Luigi Di Ruscio, Le streghe s’arrotano le dentiere, introduzione di Salvatore Quasimodo, Marotta Editori, 1966 (integralmente ristampato in Poesia Italiana E-book, Biagio Cepollaro E-dizioni, Milano)

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Vicino alle nubi sulla montagna crollata

(Dalla prefazione di Luca Ariano e Enrico Cerquiglini)

Il mondo è non è più lo stesso che i nostri antenati hanno conosciuto. Un secolo di tecnologia ha cambiato il volto di ogni cosa: lavoro, cultura, economia, città, campagne. Questo cambiamento, così repentino e spietato, sta rimuovendo il Passato. Ne cancella con cura certosina ogni traccia che non può essere tradotta in denaro. Si salva solo ciò che può essere utilizzato per creare business e quindi nientificato nel suo essere. […]

(Continua a leggere qui, insieme a notizie sugli autori e le ragioni dell’opera.)

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Leggere variazioni di rotta

E dove altro credi possibile la mia presenza
se anche la mia terra è contro? Non rimane niente altro
che la cancellazione ripeteva un dirsi presenti

anche senza il luogo. Adesso conta diceva
fai la somma dei rimasti. Sottratti gli urti i lampi
i sacchi senza nome o le cataste di arti e bocche colme
di vuoto avrai la misura del rimanere, l’innominata ampiezza.

(Fabiano Alborghetti)

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Ogni ulteriore notizia sull’opera, sui curatori e gli autori, si può leggere su Liberinversi e su Blanc de ta nuque.

Un grazie riconoscente a FABRIZIO BIANCHI.

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Nei giorni che mi condussero al confine – Antonella PIZZO

STRATI

La mia prima poesia
21-01-2003

Ragusa. L’intervento di una madre che ha perduto la giovanissima figlia a causa di un incidente.
«Tanti ”fiori di maggio” lungo quella strada».

Ragusa. «A due anni di distanza dalla morte di mia figlia Martina, a seguito di un incidente avvenuto lungo la strada per Marina di Ragusa, colpita profondamente dagli ultimi avvenimenti che hanno per l’ennesima volta insanguinato le nostre strade, e mi riferisco alla morte di Angelo Pannuzzo e delle due ragazze: Tiziana e Rosalba, ho deciso di scrivere alcune ”righe”, che non vogliono essere uno sfogo personale, ma semplicemente un mio piccolo contributo, un tentativo, per quanto misero, di risvegliare le coscienze di noi tutti….».

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Album Feriale di M.P. Quintavalla – di Luigi Metropoli

[…]

Un libro tormentato, dolente, prima di tutto. Il tormento non è un’esperienza astratta, ma nasce dal vissuto personale di un essere umano, è qualcosa che afferisce ad una vicenda privata, ad un viluppo di memorie e ad un percorso di vita.
Del resto, partendo dal titolo, si chiarisce immediatamente su quale clivaggio sta lavorando Maria Pia, con questo libro, o almeno sappiamo qual è il punto di partenza.
La parola “album”, nell’immaginario comune, si accosta ad una raccolta di fotografie e il confronto con le nostre foto e le foto dei nostri cari, dei luoghi della memoria, dell’infanzia, fa erigere puntualmente un singolare schermo di pudore, come a proteggere quanto di più intimo si ha e, nello stesso tempo, dispone a proteggersi dall’altro-da-sé che intuiamo come un “se stesso diverso”. È il confronto con il nostro mondo privato che ci attrae e che in parte, non riconoscendolo come veramente nostro, respingiamo. Questo, se vogliamo, è il primo azzardo di Maria Pia in questo libro: attrazione-repulsione della sfera privata in una lotta serrata con ciò che ha prodotto la storia della sua vicenda personale.

[Continua a leggere qui la prima e qui la seconda delle tre parti di questa nota critica.]

Horcynus Orca di Stefano D’ARRIGO nella lettura di Giorgio MORALE (III)

Da: Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Milano, Mondadori, 1975.

[…] “Oooh…oh… Oooh…oh…” gridava ‘Ndrja, spronando gli sbarbatelli e a Masino, lì davanti, gli gettava il fiato acceso sulla nuca.
Fu come se in tre, quattro vogate si mangiassero tutto il mare disponibile fra la banchina e la portaerei. Avevano pigliato una tale vogata, quei vogatori di mucco, una vogata d’una potenza tale, che aveva del misterioso, come se abbuiando alla lancia fosse spuntata un’anima, come una spina dorsale fra poppa e prua, un’anima, in forma di coda d’orcaferone, e spinta da questa, corresse sulle acque, via via che queste s’ottenebravano.
“Oooh…oh…” Continua a leggere Horcynus Orca di Stefano D’ARRIGO nella lettura di Giorgio MORALE (III)

Paolo RUFFILLI nella lettura di Mirko SERVETTI

Le stanze del cielo – Paolo Ruffilli
di Mirko Servetti

Paolo Ruffilli torna, dopo l’alto esito de “La gioia e il lutto” e a sette anni da quell’evento, con “Le stanze del cielo”.

La nuova raccolta persegue e riplasma la struttura poematica che caratterizzò il libro precedente in una consonanza tematica bene evidenziata da Alfredo Giuliani in prefazione: “Quella stessa inclinazione a oggettivare i dati soggettivi… rende capace Ruffilli di calarsi nella soggettività degli altri, da poeta che è anche narratore. Quello che accade con le molteplici voci di La gioia e il lutto, accade anche con la mutevole voce recitante di Le stanze del cielo e con quella esaltata e sconfitta di La sete, il desiderio, l’altra sezione del nuovo libro che conduce il lettore in due territori a dir poco inconsueti per la poesia: lo spazio concentrazionario “esterno” della prigione e quello “interno” della tossicodipendenza, in entrambi i casi dietro all’ossessione della perdita della libertà.

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Di ogni più piccolo corpo – Paola RENZETTI

Paola Renzetti
Testi inediti

Dall’Africa

Ragazzo hai fatto
della strada un tavolo.
Seduto con quel cibo
tra le gambe, sulla tua fame
oggi, quasi s’inciampava.
Il tempo di una pizza e tu
re dell’asfalto, ti prendi
Milano a Primavera!
Prima che si passasse noi
ombre di pensieri, su quel sole.
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