Peppino IMPASTATO – Una vita contro la mafia


[9 maggio 1978 – 9 maggio 2008]

Ricordati di ricordare
i nomi delle vittime
e i nomi dei carnefici
(i notissimi ignoti
di ieri e di oggi)
perché tutte le vittime
siano strappate alla morte
per dimenticanza
e i carnefici sappiano
che non finiremo mai
di condannarli
anche se hanno avuto
mille assoluzioni

(Umberto Santino)

***

Due poesie di Umberto Santino
(in memoria di Peppino Impastato)

Sarai meno solo

Avremmo potuto pensare
il silenzio ritorna
e noi stretti intorno ai frammenti
del tuo corpo
schiacciati da troppe morti
prima che dagli altri
vinti da noi stessi
(dov’erano i compagni più amati
di cui più ti fidavi?
Come nei presepi dell’infanzia
le rocce si sono rivelate
sugheri dipinti
leggere come il fumo
e più delle parole rubate
da chi ti vuole suicida
la tua morte ci giudica
la tua solitudine ci misura)
gridare per l’ultima volta
per sentirci meno soli
per darci coraggio.
Ma c’erano i vecchi
che stringevano la mano
dopo il comizio,
c’erano le mani che chiedevano
il volantino,
c’erano le porte aperte
dopo la prima paura
(Mafiopoli prendeva respiro)
c’era il tuo nome
segnato sulla scheda
per rispondere
a chi l’aveva cancellato
sui manifesti:
piccole crepe, certo,
in un muro che restava muro.
E c’era l’ira dei cortei
anche se i gesti erano
troppo piccoli
(un sasso scagliato
contro la bottega del potere)
e le parole troppo grandi
(come possiamo dire
nulla resterà impunito
se non possiamo neppure impedire
che il tuo volto distrutto
venga infangato sui giornali?).
La tua vendetta
sarà allargare la breccia
spalancare le porte.
Così sarai meno solo
dietro il muro dei morti.

(1978)

***

La matri di Pippinu

Chistu unn’è me figghiu.
Chisti un su li so manu
chista unn’è la so facci.
Sti quattro pizzudda di carni
un li fici iu.

Me fighhiu era la vuci
chi gridava ’nta chiazza
eru lu rasolu ammulatu
di lo so paroli
era la rabbia
era l’amuri
chi vulia nasciri
chi vulia crisciri.

Chistu era me figghiu
quannu era vivu,
quannu luttava cu tutti:
mafiusi, fascisti,
omini di panza
ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi
lupi senza pietà.

Parru cu iddu vivu
un sacciu parrari
cu li morti.
L’aspettu iornu e notti,
ora si grapi la porta
trasi, m’abbrazza,
lu chiamu, è nna so stanza
chi studìa, ora nesci,
ora torna, la facci
niura come la notti,
ma si ridi è lu suli
chi spunta pi la prima vota,
lu suli picciriddu.

Chistu unn’è me figghiu.
Stu tabbutu chinu
di pizzudda di carni
unn’è di Pippinu.

Cca dintra ci sunnu
tutti li figghi
chi un puottiru nasciri
di n’autra Sicilia

(1979)

*

La madre di Peppino

Questo non è mio figlio.
Queste non sono le sue mani
questo non è il suo volto.
Questi brandelli di carne
non li ho fatti io.

Mio figlio era la voce
che gridava nella piazza
era il rasoio affilato
delle sue parole
era la rabbia
era l’amore
che voleva nascere
che voleva crescere.

Questo era mio figlio
quand’era vivo,
quando lottava contro tutti:
mafiosi, fascisti,
uomini di panza
che non valgono neppure un soldo
padri senza figli
lupi senza pietà.

Parlo con lui vivo
non so parlare
con i morti.
L’aspetto giorno e notte,
ora si apre la porta
entra, mi abbraccia,
lo chiamo, è nella sua stanza
a studiare, ora esce,
ora torna, il viso
buio come la notte,
ma se ride è il sole
che spunta per la prima volta,
il sole bambino.

Questo non è mio figlio.
Questa bara piena
di brandelli di carne
non è di Peppino.

Qui dentro ci sono
tutti i figli
non nati
di un’altra Sicilia.

***

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41 pensieri su “Peppino IMPASTATO – Una vita contro la mafia”

  1. Chistu unn’è me figghiu.. toccante verità; la poesia tutta è scritta come lei, so matri, si esprimeva.
    Chissà perché me la immagino in quella sua casa, che persiane amiche mantenevano fresca ..e che un giorno il dolore ha devastato.

    Mi piace molto il siciliano di Umberto Santino, lo sento affine al mio. Non lo conosco personalmente, ma i miei complimenti vorrei risuonassero diretti.

    UN ABBRACCIO GRANDE a Francesco, che ritrovo con gioia seppur la denuncia qui è presente e triste, ma io la condivido nel ricordo dovuto a questo ragazzo che aveva solo una radio per far sentire la sua voce pulita, di un coraggio alfine punito.

    Rina

  2. Ritorno di gran cassa!!!
    Ottimo post Francesco anche se temo nubi all’orizzonte molto dense…
    Per questo Paese non c’è futuro, non c’è speranza!

    Un caro saluto

  3. Che bello!! Che sorpresa!
    Una piazza del paese dove vivo è dedicata a Peppino Impastato. Da quando l’amministrazione è cambiata, dopo le ultime elezioni amministrative, è stata rimossa una targa dell’intitolazione, con la scusa che era posta su un edificio privato.
    ciao Francesco e grazie!

  4. Grazie per questo post,Francesco. Peppino Impastato dovrebbe essere ricordato più spesso,la sua storia,vera,coraggiosa,dolorosa e tragica,scritta a caratteri cubitali sopra la vigliaccheria imperante. il suo volto come esempio dentro una società che si ostina ancora a chiudere gli occhi difronte al male,e gente onesta,perchè ancora ce n’è,con mani e piedi legati lungo il cammino.

    Grazie Peppino per tutto ciò che hai rappresentato,per ciò che sei stato,che sei.
    jolanda

  5. Mi mancavano i tuoi post, sono contenta che hai riaperto la porta, e come al solito dentro ci stanno le cose migliori di questo oscuro presente: ci vorrebbero tanti Peppino, tante voci, tante madri coraggiose, tante voci e un unico grido contro la mafia, contro l’orrore. Le poesie di Umberto Santino permettono a Peppino di continuare a far sentire la sua voce.
    Grazie Francesco. Ciao Lucia

  6. Francesco, è una gioia ritrovarti, una gioia immensa! Con questo post, tu risvegli memorie vergognosamente sopite, se non obnubilate. Mai come all’oggi, la coscienza collettiva e civica aveva così toccato il fondo. Vi è un bisogno incessante di persone come te…

    mirko servetti

  7. bentornato, necessario Francesco. l’abbraccio che ci dai con Peppino, gigante che resta e dilaga, ci attraversa di grande speranza e volontà di resistere
    annamaria ferramosca

  8. Grazie infinite a tutti.

    Succede, nella vita, che tante cose che crediamo di poter indirizzare e guidare a nostro piacimento, perché le riteniamo profondamente “nostre”, sfuggano invece a ogni possibilità di controllo, ritagliandosi un’esistenza le cui ragioni finiscono per non appartenerci (più). E, forse, è veramente giusto così… Perché tutto ha un posto, ha un senso.

    Da qualche parte, infatti, era scritto che questo blog non dovesse (ancora) morire. E sia.

    Appena possibile, cercherò di essere più presente e di rispondere alle mail ricevute.

    Un carissimo saluto a tutti.

    fm

  9. il grido disperato di queste poesie; risvegliano l’eroe PEPPINO!!!!
    per farlo continuare a vivere nei nostri cuori. grazie!!

  10. Caro francesco, mia figlia mi faceva notare questa sera una notizia che mi era sfuggita.

    La giunta comunale di Ponteranica BG ha rimosso l’intitolazione della bibblioteca comunale già dedicata a Peppino Impastato.

    Mi chiedo quante volte ancora si deve uccidere un ragazzo come lui, quanta cialtroneria e marciume in chi l’ha fatto.

    Io ti saluto, Peppino, mi inchino al tuo sacrificio, non sarà la rimozione di una targa a farti dimenticare, anzi!

    jolanda

  11. Che orrore! Anche io, che ti ringrazio per la segnalazione, Jolanda cara, mi inchino e rendo Omaggio a Peppino Impastato ed al suo eroico coraggio.
    INDIMENTICABILE.
    Che rimuovano le lastre, che distruggano le prove della sua esistenza.
    Nulla potranno contro l’ ETERNITA’ del RICORDO. Marlene

  12. Caro Francesco,
    non sono leghista, benché settentrionale. Rifuggo da certi atteggiamenti “trogloditici” di questa gente che vuole cancellare la memoria degli eroi come Peppino Impastato solo perché non erano “del posto”. Vergogna!!!!!

    Sia gloria eterna a Peppino Impastato

    Giorgina Busca Gernetti, nata a Piacenza e residente a Gallarate (Varese), culla della Lega, ma fieramente avversa agli ideali leghisti

  13. Cara Giorgina, il “trogloditismo” è l’essenza più “pura” del fascioleghismo: una malattia mortale che si alimenta della rimozione di ogni memoria antagonista.

    Gli anticorpi sono nella nostra capacità di resistenza, con ogni energia.

    fm

  14. Caro Francesco,
    io resisto con ogni mia forza, pur vivendo in una zona che è stata la culla di questo pensiero “trogloditico” e continua ad esserne il “terreno di coltura”. Le idee balzane (eufemismo) della bandiera locale invece del Tricolore italiano e del telegiornale in dialetto dimostrano anche scarso realismo. Da queste parti il dialetto è diverso non solo da città a città, ma anche a pochi chilometri di distanza. Inoltre solo le persone molto anziane parlano in dialetto e solo nei paesini. Gli altri parlano in italiano, più o meno corretto secondo il grado di cultura. Chi capirebbe il telegiornale?
    Un caro saluto
    Giorgina

  15. Non si costruisce nessun futuro recidendo radici e cancellando la memoria di chi è morto combattendo contro la mafia.

    Contro il fascioleghismo di ieri e di oggi:

    ANCORA CENTO PASSI
    ORA E SEMPRE RESISTENZA

    fm

  16. Resistenza fino alla fine e credendoci sempre
    è vero, Andrea, appare come un Paese senza speranza, ma se smettiamo di crederci daremo solo loro campo libero e non ne ho alcuna intenzione e neanche tu e lo so.

    grazie Francesco.
    n.

  17. Sì, Francesco, ancora 100 passi e poi 1000 e poi…

    Resistere perchè Peppino possa avere ancora più voce, perchè non saranno un paio di cialtroni a spegnerla di nuovo.

    sempre grazie
    jolanda

  18. “Mio figlio era la voce
    che gridava nella piazza
    era il rasoio affilato
    delle sue parole
    era la rabbia
    era l’amore
    che voleva nascere
    che voleva crescere.”

    Ecco, per chi ha lottato per qualcosa e crede ancora ci dovrà essere giustizia, queste parole gridano.

    Grazie

  19. Fin quando si continuerà a uccidere per strada come nell’ombra, a derubare negozianti ed imprenditori, a sterminare generazioni di giovani con la droga pesante, il nostro non può dirsi un paese civile. Girano soldi, sì, più di quanti ne girano mettendo insieme decine di stati dell’Africa e dell’Asia. Ma non siamo un paese civile. Siamo un paese che convive e tollera la mafia: un paese di collaboratori della peggior specie di delinquenti che abitano su questa terra. Questo siamo. E gente come Impastato, pur morti, sono lì a ricordarci che le nostre vesti eleganti, alla moda sono macchiate di sangue e i sangue rimarranno macchiate finché non decideremo di liberarci da questa sporcizia, fuori e dentro di noi.

  20. Scurdari é na pocu comu muriri
    è dìciri chi nun semu chiù ommini
    chì nun n’avi ‘mpurtanza
    essiri masculi o fimmini
    ma ricanusciri u veru du fausu
    u beni cuntr’ u mali
    quann’ u fangu chiovi tutt’a so vergogna
    pì cancellari u passaggiu – teneru – di nu ciuri

    un abbraccio Francesco. volevo lasciare un fiore anche qui, anche quest’anno.
    (non so se riesco ad inserire l’immagine, ci provo)

  21. Commenti di anni passati accompagnano una Memoria mai distante;
    viva più che mai. E’ nella Memoria e non nel ricordo che tengo vivo quest’uomo. Grazie.

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