La parola della notte – Ferruccio MASINI

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(Ferruccio Masini, Dai notturni, 1984)

(I testi sono tratti da Ferruccio Masini, La mano tronca, Bari, Dedalo Libri, “Collana Bianca”, I ed., 1975)

                                             (Qui altri testi di Ferruccio Masini)

    

Che significa essere trascinati all’improvviso nel fondo dell’evento, nel cuore dell’avventura che è il cuore stesso dell’enigma? Significa che lo sguardo può essere già nel movimento di quel che ti viene incontro. Ma non è neppure questo. E’ lasciarti circoscrivere da quel movimento attrattivo. Neppure.
     So che basta questo principio per essere nel suo sì.
     Come altrimenti sarebbe possibile che l’avventura contenga già nel suo inizio anche l’inizio stesso del significato. L’ulteriorità del mondo in questa soglia-cominciamento del mondo? Il significato è dunque vivere il tema di tutte le tue nascite nella grande carta siderale dell’avventura, come se tutti gli eventi ancora non dati fossero già vissuti, compresenti e come adunati nella musica del principio.  
(XVI, pag. 43)

***

Mio giorno
che ti disseti nell’ombra tagliente del pietrisco
nella vertigine delle più alte torri
sei quel poco che mi fu concesso
per elevarmi fino alla mia statura
e scavare la terra e far crescere il grano
Gli anni che si distillano nei tuoi silenzi
sono un filo impalpabile a cui si sostiene il mare
la forma del vento la conchiglia sonora della tua piccola
eternità
finché un gesto imperioso tronca il grido e il lamento
la maledizione e il riso
Così tu mio giorno così inesistente e fugace
ti ricapitoli nello sguardo lungo del congedo
perché già Cloto porse lo stame
e Lachesi lo filò
e io devo percorrerti ancora una volta senza paura
come chi comincia un gioco
che lo vedrà perdente
e già si mette a parlare con la voce del suo nemico
Per questo mi lascio stringere dalle tue canzoni
ingannare dal crocicchio d’ombra delle favole
allentando le briglie del mio cavallo
che va a piacer suo nella notte

(pag. 15)

***

Nei venti aridi del mattino la parola fiorisce
che ancora non conosci mentre cammini
per breve tempo ancora nella luce
con le tue crudeltà e i tuoi misteri
con i tuoi ozii e la tua febbre
sazio come coloro che vivono
non mai sazio come le cime dei più alti rami
Quella parola non fu neppure taciuta
solo il ginepro ardente si consuma
per volontà di dire la vertigine lunga del mare
nei perdimenti dei voli sul filo dell’arenile
Vanamente tu credi di averla udita una volta
dalle labbra di quelle fanciulle
che al cuore cupo dell’alloro s’avvicinano dolci
come le piogge notturne al limite della pineta
Vanamente tu credi di averla perduta una volta
nel brusio di una lenta estate
quando ondeggia la conca del cielo
nel grano delle costellazioni

(pag. 26)

***

Respirare, tu invisibile poesia!
Perpetuamente per l’essere suo
d’uno spazio di mondi puro scambio. Contrappeso
ove ritmicamente accado.

Unica onda, di te
crescente mare io sono:
tu di tutti i possibili mari il più misurato –
incremento di spazio.

Di queste regioni di spazio quante
già erano dentro di me. Non pochi venti
son come figli miei.

Aria, mi riconosci tu, una volta colma ancora di mie contrade?

Tu, una volta levigata buccia,
rotondità e foglia di mie parole. (*)

(pag. 29)

(*) Rainer Maria Rilke, Atmen, du unsichtbares Gedicht (Die Sonette an Orpheus, II, 1)

***

Ogni parola sarà cancellata ma non quella della notte
Cresci amore nel tuo spasimo fino a raggiungermi
Io cresco fino a te e sono un antico spasimo
Ogni parola sarà cancellata ma non quella
della notte. Non quella che mi hai bisbigliato
tra le labbra che non erano labbra
ma solo foglie che mordevano altre foglie
e rami e radici e voragini senza stelle
non quella che annienta il carcere della separazione
Perché nulla di noi era più separato Io ero tu e tu
eri me e nulla era separato. E la carne non era
separata dalla carne né il sangue dal sangue
né il tormento dal tormento
né l’agonia dell’erba dalla sete nera della falce
Con quel grido terribile ci siamo chiamati
quel grido della mescolanza
quando il nostro respiro non duplice ma uno
era il muggito del mare
che scrolla le mura del mondo
Ogni parola sarà condannata e riarsa ma non quella della notte
Non chiedermi chi sono – Io ero prima che la terra
si dividesse dal mare ero l’onda che ti esprime sul declivio
dell’autunno come il presagio della vertigine
Ho modellato il tuo fianco ho riempito fino al silenzio della morte
la musica del tuo corpo
Ogni parola sarà cancellata ma non quella della notte

(pag. 31)

***

Le stelle vogliono essere stelle
e dicono venite grandi testuggini d’oro sulle spalle del mare
le tuberose vogliono essere tuberose
trascinarti nei lenti meriggi fino agli archetti neri delle torri
dove ti curvi sul vuoto col peso delle nuvole.
Le mani vogliono essere mani
per l’aratro che spacca ossa di muli e tendini del demonio
e radici riarse nel ventre della terra.
Ma cosa vuoi essere tu
dice la banderuola alla fame dei comignoli.

I morti vogliono essere morti
per darti questo grano questo bacino verde di costellazioni
posso toccare le labbra del vento senza trovarne le voci
posso stringerli nella cenere senza toccarne le dita.
I giorni vogliono essere giorni
comete narrate dai pastori alle mandrie del tempo
vogliono esitare un poco sul precipizio delle stagioni
perché prima di darmi a loro chiuda gli occhi
come fai tu quando m’ascolti crescere
nel vento degli abbaini alla fame delle banderuole.

Il regno di un fanciullo vuol essere cembali d’estate
ingannevole argento del pietrisco che s’addormenta
ulivo gemente dolcezza che muore perché non muore
ma cosa vuoi essere tu
se non forma di bocca mescolata alla lingua degli spasimi
contro l’immacolato fuoco del peccato.
Prima che questa luce sfinisca
getto su te gli stormi radenti a volo sull’ultime case
che vogliono essere lance di sere abbattute
sulla bianca carne della notte.

(pag. 52-53)

***

morire mentre tocchi la rosa del vento
guardando scendere l’arco esile della luna
come una biscia argentea nella melma verde della notte
mentre la maschera d’aria trema appena e si torce
e l’isola addormentata risveglia gemme d’acqua
e qualcuno resta in attesa sollevando i remi
che il fruscio delle stelle s’ottenebri
e stilli il miele dai bugni

(pag. 57)

***

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29 pensieri riguardo “La parola della notte – Ferruccio MASINI”

  1. Grazie, caro Francesco. Tra poco (a luglio) saranno già vent’anni che abbiamo perso Ferruccio Masini. Da appassionato di Benjamin conoscevo i suoi saggi e interpretazioni, le traduzioni da Nietzsche o Benn, Brecht, Kafka, Musil, Peter Weiss…
    Conservo i suoi libri, primo fra tutti, “Gli schiavi di Efesto” (Editori Riuniti, 1981) ma non avevo mai letto i suoi testi poetici.
    Oggi l’uomo è nelle condizioni descritte in una lettera di Walter Benjamin al suo “amico” Gershom Scholem: “Un naufrago alla deriva su un relitto che si arrampica sulla cima dell’albero ormai fradicio. Ma di lassù egli ha la possibilità di dare un segnale che lo può salvare”.
    Grazie a Ferruccio Masini ho scoperto che in Germania hanno tentato di “depurare” il pensiero di Benjamin: manca nell’epistolario benjaminiano il carteggio con Bloch, Brecht, Asja Lacis. E già si sarà capito quale versante, quale parte si è voluto amputare, censurare, nascondere… Lo stesso Scholem scrisse di aver compiuto una scelta su circa 600 lettere, sulla base di un criterio opinabile, quello della loro integrazione reciproca. Quindi in Italia abbiamo letto un’antologia dell’antologia…
    In una lettera scritta da Capri, il 16 settembre 1924 e indirizzata a Scholem, Benjamin accenna alla conoscenza fatta sull’isola con il grande amore (sfortunato) della sua vita, “una donna notevole, una comunista che lavora nel partito dalla rivoluzione della Duma”, all’invasione “di rumorosi napoletani, con bambini e le mogli vestite con abiti incredibilmente variopinti” e “Come puoi pensare, qui in tutto questo tempo ho visto molte cose, e se domani riuscirò a fare una visita a Positano, a sud di Sorrento (ma la cosa è ancora indecisa), avrò conosciuto le località famose della regione, fino a Ischia…” . Poi descrivere Paestum, accenna a Pompei, Pozzuoli, Ravello, Napoli (vista per la ventesima volta “su cui ho raccolto molto materiale”). Sempre a proposito di Asja Lacis, aveva scritto all'”amico” Scholem, a proposito degli incontri capresi, il 13 giugno 1924: “… La persona più notevole è una lettone bolscevica di Riga, che recita in teatro e fa lavoro di regia, una cristiana…”. Due anni dopo (6 dicembre 1926 – fine gennaio 1927) Benjamin è a Mosca (cfr “Diario moscovita”) per reincontrare la sua “passione” sfortunata (“Qui per la prima volta restammo soli sotto lo stesso tetto per alcuni minuti…”). Lancio un appello (posso?) ai lettori: cerco “Professione rivoluzionaria” pubblicato da Feltrinelli. Sono le memorie di Asja Lacis. Non l’ho mai letto. Ho solo questo frammento del loro incontro a Capri: “Volevo comprar delle mandorle, ma non sapevo come si chiamassero in italiano e il venditore non capiva cosa volessi da lui. Si fermò accanto a me un uomo che disse: ‘Posso aiutarla, signora?’. ‘Con piacere’, risposi. Ebbi le mandorle e me ne andai col mio pacchetto attraverso la piazza. Il signore mi seguì e chiese: ‘Posso accompagnarla e portarle il pacchetto?’. Lo guardai attentamente. Continuò: ‘Permetta che mi presenti. Dottor Walter Benjamin’. Gli dissi il mio nome. La mia prima impressione: occhiali che mandavano bagliori come due piccoli fari, folti capelli scuri, naso sottile, mani maldestre – il pacchetto gli cadde di mano. In complesso un solido intellettuale, un benestante. Mi accompagnò a casa, si congedò e chiese il permesso di venirmi a trovare. Venne già il giorno seguente…”.
    Scusa l’invasione, Francesco. Da Masini a Benjamin, Asja Lacis, Capri…

  2. Grazie per questa bellissima testimonianza, Giorgio: il “revisionismo”, sempre, in qualsiasi campo e forma si manifesti, sta alla cultura, alla critica e all’intelligenza come la peste a un corpo sano: è devastante.

    Per quanto riguarda Masini, ti assicuro che, come poeta, non è meno grande di quello che è stato come filosofo, studioso e traduttore. Il libro da cui ho tratto questi testi (ti consiglio di procurartelo se non ce l’hai, pur immaginando, purtroppo e facilmente, che non sia mai stato ripubblicato), infatti, è, secondo me, un autentico capolavoro.

    Mi risulta, comunque, che, per iniziativa di suoi amici, si stia approntando un’edizione critica integrale di tutta la sua produzione in versi: sarebbe veramente un “avvenimento”.

    Un caro saluto e un abbraccio.

    Un saluto e un grazie anche a virus: ricambio con piacere i complimenti.

    fm

  3. Caro Francesco Marotta,
    siamo Costanza e Sabina Masini, le figlie di Ferrucio Masini. Scriviamo per
    esprimere la nostra profonda commozione nel vedere con quanto affetto e stima è ricordato nostro padre a vent’anni dalla sua morte. Soprattutto i commenti entusiastici al post sul blog “La Poesia e lo Spirito”, quello di Gianluca Pulsoni ma anche gli altri, ci fanno capire quanto gli scritti e l’opera di nostro padre siano materia “viva” per molti. Confermiamo che dopo la ristampa de La Filosofia dell’Avventura c’è stato un contatto con una casa editrice per far uscire l’opera poetica e che abbiamo anche contatti per una eventuale ripubblicazone per gli aforismi e “Gli Schiavi di Efesto”. Vedremo. Inoltre volevamo far sapere che presso l’Archivio Contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze(www.vieusseux.fi.it) si trovano i carteggi e tutta la documentazione privata di nostro padre consultabile da studiosi e studenti (fondo Ferruccio Masini, la lista è disponibile on-line).
    Le saremo molto grate se diffondesse queste notizie (e questa mail anche con il contatto di posta elettronica) a tutti coloro che pensa siano interessati. Infine ci farebbe immensamente piacere se un eventuale prossimo post su nostro padre fosse accompagnato dalla riproduzione di un suo quadro, che come forse saprà firmava a nome Salins (possiamo inviarle un catalogo se ci comunica un recapito).

    Costanza e Sabina Masini

  4. Gentilissime Costanza e Sabina,

    grazie per il vostro intervento, per la testimonianza, la disponibilità e le belle notizie di natura editoriale che ci portate.

    Ricambio stima, affetto e commozione nel ricordo di un grande maestro.
    E di un grande, immenso poeta ancora tutto da scoprire: obliato da una cultura ufficiale che, a mio modo di vedere, non lo merita, indaffarata com’è ad autocelebrarsi nelle miserie figurine che la rappresentano e in cui si identifica.

    Un fraterno abbraccio.

    fm

  5. Notizie Radicali
    il giornale telematico di Radicali Italiani radicali.it

    lunedì 20 ottobre 2008

    Ferruccio Masini, filosofo vergognosamente occultato

    di Francesco Pullia

    “In ogni tempo”, ha scritto Roger Caillois, “l’uomo ha cercato non solo le pietre preziose, ma anche le pietre insolite, strane, quelle che attirano l’attenzione per qualche irregolarità della forma o per una certa significativa bizzarria di disegno o di colore”.

    Ecco, Ferruccio Masini nel corso dell’intensissima, vertiginosa, vita intellettuale ha cercato, scovato queste pietre e non per tenersele egoisticamente ma per renderle a noi visibili.

    “I classici”, confessò, “mi hanno sempre lasciato un po’ estraneo; gli autori non più classici, anche gli autori umanistici nel senso dell’austerità della humanitas, mi hanno sempre affascinato”.

    Lo dico con molta franchezza. E’ vergognoso che in questo paese ormai culturalmente regredito, involuto, nessuno, proprio nessuno, si sia ricordato della ricorrenza della sua scomparsa.

    Quando nel 1988 si spense, Sergio Givone scrisse: “Poco prima di morire, a 60 anni, ha chiesto una penna e un foglio di carta. Ormai allo stremo delle forze, ha tracciato alcuni segni praticamente impossibili da leggere:tali forse di proposito, o forse no.”

    Proprio grazie a Givone, nei cui confronti nutrirò sempre infinito affetto e profonda riconoscenza per le feconde inquietudini che, tramite le sue ineguagliabili lezioni di estetica, ha saputo trasmettermi, ebbi modo di entrare con lui in contatto epistolare e di conoscerlo personalmente.

    Faceva pensare, per via dei baffoni, a Günther Grass o a un messicano. Almeno a me dava quella impressione. Gentile, pacato, sensibile, sornione, aveva una capacità tutta sua d’immedesimarsi repentinamente nel dolore, nel disagio degli altri.

    Lo dimostrò quando nell’82 scomparve mio padre. Oltre ad inviarmi lettere sentite e toccanti, in cui tra l’altro mi confidava quanto fosse stato segnato dalla morte della madre, non esitò a introdurre, con grande generosità, una mia raccolta di liriche, Le farfalle del Golgota, incentrata sul rapporto tra presenza e assenza.

    Confesso che ogni volta che parlavo con lui o gli mandavo qualcosa provavo una certa emozione. E non poteva essere diversamente, considerata la statura dell’interlocutore.

    E’ grazie a lui se in Italia abbiamo potuto leggere bellissime traduzioni e indimenticabili pagine su autori cruciali quali Nietzsche, Gottfried Benn, Jean Paul (Johann Paul Friedrich Richter), Novalis, Clemens Brentano, Heinrich von kleist, Georg Trakl, Friedrich Schlegel, Franz Kafka, Karl Jaspers, Paul Celan, Ernst Jünger, E.T.A. Hoffman, Walter Benjamin, Hermann Hesse.

    Nato nel 1928 a Firenze, Ferruccio Masini non è stato solo uno dei maggiori germanisti ma un intellettuale europeo raffinatissimo, acuto, curioso, un filosofo fuori dalla norma e dalla facile etichette.

    Non esitava ad esplorare percorsi intentati sia nella scrittura (saggista, scrittore, poeta) che nell’arte (drammaturgo e pittore con lo pseudonimo di Salins). In uno scenario come il nostro corroso, infestato da retorica e faziosità ideologica, fece la scelta più ardua, quella cioè di travalicare liberamente ambiti,confini, cesure e rapportarsi senza remora con temi e autori ritenuti “difficili” o “pericolosi”.

    E lo fece da par suo, spiazzando e anticipando tutti, mostrando l’insufficienza e le incongruenze del soggettivismo umanistico, oltrepassando nietzscheanamente il risibile umanesimo della metafisica tradizionale verso un pensiero capace di sopportare il peso del baratro, di confrontarsi serratamente con il nichilismo, senza preclusioni di sorta o atteggiamenti scontati. Inevitabile il suo avvicinarsi al buddhismo zen, in cui ravvisava una salvezza non posta in termini teoretici ma esperita, vissuta, nello “spogliarsi di tutto ciò che appartiene alla caducità”.

    I suoi libri risultano introvabili. Il che la dice lunga sullo stato pietoso in cui versa la nostra cultura. Sembra che Costanza e Sabina, le amatissime figlie, abbiano adesso trovato chi pubblicherà la sua opera poetica e ristamperà gli aforismi. Chi vuole, può inoltre consultare i suoi carteggi e la documentazione privata all’Archivio Contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze(www.vieusseux.fi.it).

    Dai titoli è, comunque, possibile farsi un’idea del suo straordinario, intensissimo, itinerario: Gottfried Benn e il mito del nichilismo, Marsilio, 1968, Dialettica dell’avanguardia. Ideologia e utopia nella letteratura tedesca del Novecento, De Donato, 1973, Lo sguardo della Medusa. Prospettive critiche sul Novecento tedesco, Cappelli, 1977, Lo scriba del caos. Interpretazioni di Nietzsche, Il Mulino, 1978, Il sale dell’avventura, Nuovedizioni Enrico Vallecchi, 1979, Gli schiavi Efesto. L’avventura degli scrittori tedeschi del Novecento, Editori Riuniti, 1981, Il suono di una sola mano. Lemmi critici e metacritici, Guida, 1982, Il travaglio del disumano. Per una fenomenologia del nichilismo, Bibliopolis, 1982, Gli aforismi di Marburgo, Spirali, 1983, La vita estrema. Palinsesto, Spirali, 1985, La via eccentrica. Figure e miti dell’anima tedesca da Kleist a Kafka, Marietti, 1986, Pensare il Buddha, Edizioni dello Zibaldone, 1988, Le stanze del labirinto, Ponte alle Grazie, 1990, uscito postumo a cura di Ubaldo Fadini e con una illuminante prefazione di Sergio Givone.

    Dobbiamo “tuffarci nella lontananza”, annotò nel 1983, “tenendo bilanciate le ali, rilassati e tuttavia tesi, ma senza più fatica. E’ l’aria stessa che ci sostiene, in quei felici momenti, quasi fosse proprio lei la nostra madre amorosa”.

  6. Caro Francesco, ti ringrazio di questo tuo preziosissimo intervento.

    Io non mi ero dimenticato della ricorrenza e proprio nei prossimi giorni cercherò di onorare la memoria di questo autentico “maestro” con due post sulla sua eccezionale produzione pittorica. L’avrei fatto già oggi, ma sono in attesa di una autorizzazione a pubblicare riproduzioni dei suoi dipinti, che sarebbero visibili in rete, in assoluto, per la prima volta.

    Spero, con questo e con altri scritti, oltre a quelli già postati, di contribuire, anche in minima misura, a smuovere le acque, affinché qualcuno si accorga che tenere ancora “occultato” uno dei più grandi lasciti della cultura italiana del Novecento è un autentico crimine.

    Ma in un “paese culturalmente regredito”, come giustamente dici tu, dove si pubblicano quintalate di cazzate e si spacciano per capolavori, questi “crimini” sono praticamente all’ordine del giorno.

    Grazie di nuovo, spero di fare a breve un gradito dono a tutti coloro che passeranno da queste parti.

    fm

  7. Chiedo scusa, non ho purtroppo le email di Sergio Givone e delle figlie del prof. Masini. Potresti in qualche modo fare recapitare loro il mio ricordo del filosofo? Tra l’altro sarei molto grato alle figlie se potessero farmi avere una copia del catalogo della mostra dei dipinti del padre. Sarebbe per me un dono prezioso. Grazie di cuore

  8. Sono felice di aver letto le poesie di Francesco Masini.

    “getto su te gli stormi radenti a volo sull’ultime case…”

    “Ogni parola sarà cancellata ma non quella della notte”

  9. Grazie a tutti per le parole, commosse e delicate, su Ferruccio. Ricordo soltanto che lui e i suoi cari (Elsa, Sabina, Costanza) mi lasciarono, in una estate indimenticabile, la loro casa per poter tradurre, con l’aiuto incredibile della libreria di Ferruccio, un libro di Guilead, per Spirali. Tanti altri ricordi mi danno gioia, dell’incontro con un maestro generoso e attento.

  10. Caro Francesco

    se non lo sapessi, ti segnalo nell’attesa di fare altro e progettare altro su FM, come una auspicabile galleria virtuale etc. (a breve credo ci saranno importanti uscite editoriali)… questo:

    http://tysm.org/?p=3634

    Così su FM se ne sa di più, con la parola alle figlie…

    Un saluto
    E mi spiace non fermarmi come vorrei su questo spazio…
    Prometto che appena posso, dedicherò più tempo (questo maledetto tempo…)

    Gianluca

  11. Vorrei qui ringraziare Gianluca Pulsoni per la bella intervista alle figlie del prof. Masini uscita su TYSM (dove non c’è la possibilità di lasciare commenti). Si riesce a percepire veramente la vera essenza dell’uomo Masini. Che nostalgia, che perdita prematura…..

  12. Caro Francesco, ma anche a tutti gli altri postatori, sono un “lurker” di questo bellissimo luogo (fino ad ora) e vorrei segnalarvi su Radio Radicale un rarissima traccia audio di Ferrucio Masini che durante un convegno di Spirali (1987) sull’affaire Verdiglione intervenne a suo modo con una sorta di monologo dal titolo l’Inquisitore, anzi no, il titolo è un’altro ma parla di un inquisitore. E’ un pò difficile da scovare, ma la pazienza verrà ripagata ampiamente (@ Gianluca Pulsoni, devi assolutamente provarci).

  13. (potresti fornirci il link?) Devi andare su radioradicale.it poi su cerca digitare ferruccio masini ed appare il file audio del convegno “La liberta di parola” del 1987 org dalla cooperativa Spirali con Cristina Frua De Angeli Emilioycristina Fontela Vittorio Vettori Peters Uwe Sergio Dalla Val Michel Maffessoli Antonio Saccà Georges Mathè Massimo Meschini Jean Toussaint Desanti Umberto Giovine Ferruccio Masini Scappetta Guy Silvano Zoi Ruggero Chinaglia Sonia Ferro Guy Scarpetta Maddalena Raimondi Capasso. Purtroppo anche se suddivisi gli interventi non è possibile ascoltarli selezionati e quindi se non vuoi ascoltare tutto il convegno (alcuni interventi tipo il primo assolutamente da evitare) devi provare a cercarlo manualmente.
    Sarei curioso di sapere se quel piccolo gioiello è stato trascritto da quualche parte.

    p.s:…. fino ad ora era riferito a “lurker”

  14. Piero, avevo capito benissimo il riferimento del “fino ad ora”. Sono veramente contento di averti qui.

    fm

    p.s.

    Non sono ancora riuscito a recuperare l’intervento di Masini.

  15. @ file audio masini
    è davvero una caccia al tesoro quella proposta da Piero. Io ci sono riuscito ad arrivare alla meta e posso dare qualche indicazione. Innanzitutto è necessario scaricare “real player”,anche free va bene, e dopo aver aperto il file (seguendo le indicazioni di Piero) io ho fatto scorrere manualmente il cursore per circa 9 volte e mezzo (non sono però riuscito a registrarlo, forse non ho capito bene come fare). Ed ecco che inizia l’intervento di Ferrucci Masini con il pezzo dal titolo “Dell’inattendibilità” che parla del rapporto tra potere e media. Se non sapessi che è stato scritto più di 20 anni fa direi che è attualissimo con fatti e cronache dei giorni nostri. Potrebbe essere preso pari pari e riproposto risultando clamoroso. Davvero avanti il Masini o niente è cambiato sotto questo cielo?
    Vorrei anch’io sapere se questo e altri pezzi simili sono su cartaceo.

    Saluti.

  16. Non sono daccordo con chi sostiene positivamente “l’affaire” verdiglione. Sono passati molti anni dai fatti ma ricordo che comunque “patteggiò” ammettendo forse un pò di colpa. Comunque massima stima per Ferruccio.
    Ad maiora.

  17. Cara Clelia, personalmente non sostengo “positivamente” nessun “affaire”, anzi, mi basta ricordare come la pensassi all’epoca dei fatti. Il mio unico desiderio era quello di ascoltare/leggere l’intervento di Masini.

    Ciao.

    fm

  18. Mannaggia, non ci riesco proprio, sono dell’altro secolo e le nuove tecnologie mi sono avverse….indicazioni più dettagliate per aprire il file audio, please!!!!

    Sonia

  19. Vi faccio un regalo (in ritardo) di Natale. Vi spiego passo-passo come arrivare al file audio.
    1) digitare radioradicale.it
    2) sulla finestra “cerca” digitare Ferruccio Masini
    3) appare il file “La Libertà di Parola”
    4) una volta aperto il file per andare direttamente all’intervento di Masini fare scorrere manualmente il cursore per 9 volte e mezzo, diciamo che a metà dellla 10ma volta c’è la presentazione ( ….ed ora è la volta dell’atteso, attesissimo ferruccio masini …….) il quale fa una specie di “atto” teatrale dal titolo “Dell’Inattendibile”.

    Al mio computer è stato richiesto di istallare “real player” gratuito.

    E questo è tutto.

    Piero

  20. La mia più grande gioia è aver trovato la TRACCIA del mio grande Professore Masini.Ho studiato a Parma e la sua Guida è stato tutto per me.Ho tutti i suoi libri e la profonda ammirazione di sempre.Per me è stato il Dono più importante della vita.Un solo rimpianto:avevo scelto la tesi con Lui e poi l’ho discussa con le professoresse Oberti e D’agostini(che ammiro tanto).Mi si è spezzato il cuore quando ho letto della sua morte sul Corriere.Ma i grandi,quelli che ti Insegnano veramente,sono sempre presenti nel cuore e nella mente.Ai miei studenti di scuola superiore parlo spesso del mio Professore,con infinita stima.

  21. Io, come altri mi sembra di capire, non sono riuscito ad arrivare alla traccia audio citata. Qualcuno che ci riesce potrebbe trascriverla e magari postarla? (credo che anche a francesco farà piacere).

    giovanni

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