Viaggio alle sorgenti della ferita – Antonio MORESCO

Antonio Moresco, Zingari di merda, Fotografie di Giovanni Giovannetti, Milano, Effigie Edizioni, 2008.

Già apparso in una edizione disponibile per tutti sul sito Il Primo Amore, è finalmente un libro l’intensissimo, drammatico reportage di Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti “oltre la soglia del silenzio e della morte”, fino alle sorgenti dove si origina la “ferita”.
Di seguito, l’inizio del viaggio.

«Partiamo per la Romania con una vecchia Bmw dalla fiancata sfondata, di uno degli zingari sgomberati dalla Snia, di nome Dumitru, che ci farà da guida e da interprete. Vogliamo andare a vedere coi nostri occhi da dove si mette in movimento tutta questa disperazione, l’origine di questa ferita.
     Il bagagliaio è già pieno. Butto lo zaino sul sedile di dietro, ingombro di nolte altre cose. Mi siedo nello spazio libero che c’è a fianco. Giovanni è seduto davanti. Dumitru è al posto di guida.
     “Si balla!” dice, ingranando la marcia.»
     Ieri c’è stato il blocco dei camion e non si trova benzina ai distributori. La macchina è in riserva e per di più non sappiamo con precisione quanta ne resta, perché la lancetta è rotta. Passiamo davanti a diversi distributori chiusi, con i cartelli di “Esaurito”. Continuiamo ad andare avanti, a costo di rimanere bloccati all’inizio del viaggio. Anche sulla tangenziale i distributori sono a secco. Finalmente, quando non ci speriamo più, ne troviamo uno aperto. Una fila interminabile di macchine, che comincia prima dell’area di servizio. C’è il rischio che prima ancora di arrivare al distributore la benzina finisca, e che anche il nostro viaggio finisca. Invece, dopo mezz’ora di fila, riusciamo a riempire di gasolio il serbatoio.
     Ripartiamo. Abbiamo carburante sufficiente per uscire dall’Italia. Adesso siamo proprio partiti, siamo davvero in viaggio. Dumitru guida bene, con sicurezza. È uno abituato ai lunghi viaggi attraverso l’Europa, gli spostamenti enormi, erede degli antichi zingari migratori che si sono spostati per secoli attraverso l’Asia e l’Europa, a piedi, sui carri trainati dagli animali, adesso con questi nuovi mezzi meccanici semoventi che sono stati chiamati automobili. Dopo lo sgombero della Snia, è finito alla cascina Gandina, stretta d’assedio dagli abitanti del paese vicino, con alla testa il loro sindaco. Per giorni e giorni slogan da Ku Klux Klan, mattoni tirati dentro le finestre, gomme delle auto tagliate. È un uomo robusto, tarchiato, di trentasei anni, padre di sei figli, con una bella faccia indoeuropea, intelligente, ma anche cupa, selvaggia. La macchina su cui stiamo viaggiando ha una storia. Quando Dumitru era accampato con la famiglia dentro la Snia, in una baracchina di cartone in mezzo alle macerie, agli escrementi e ai topi, su alcuni giornali locali avevano preso a pretesto proprio questa macchina per dire che gli zingari sono ricchi, girano in Bmw. In realtà è una vecchia carriola comperata da Dumitru per 750 euro, quando aveva già fatto 350.000 chilometri.
[…]

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8 pensieri riguardo “Viaggio alle sorgenti della ferita – Antonio MORESCO”

  1. Le persecuzioni contro gli zingari non sono una novità dei nostri giorni, ma a partire dal medioevo hanno caratterizzato la loro storia e purtroppo quella degli stati europei, fino all’apice del nazismo. Questi ultimi fatti non fanno che confermare una tendenza, che ogni tanto si afferma con recrudescenze. Quindi non è mai troppa l’attenzione e la vigilanza. Un testo come questo, aiuta ad aprire meglio gli occhi.

  2. Penso che l’Italia – molti italiani – abbiamo deciso di sfogare così i loro problemi, le loro frustrazioni, questa epoca di crisi sotto vari aspetti.
    Sarebbe bellissimo se i campani – ma non solo – scendessero in piazza per Manifestare contro la Camorra, contro mafie, ingiustizie, azioni anticostituzionali, problemi legati al lavoro, inquinamento, ecc. invece li vediamo solo agire così in questo caso.
    E’ innegabile che l’integrazione con gli Zingari non sia facile ma questo non è il modo migliore per farlo e per risolvere un problema secolare…

    Un caro saluto

  3. E’ un e-book da tenere presente e in bella vista, per cui lo linkeremo anche dal nostro sito, sia come ammiratori della scrittura di Moresco (sebbene qui si faccia molto documentale) che come modesto contributo all’ *attenzione* riguardo queste dinamiche italiane.

    Probabilmente non esiste una soluzione calabile dall’alto, ma zone nelle quali e’ piu’ possibile un’integrazione e zone nelle quali non lo e’. Mi sembra abbastanza autoregolata, la dinamica, e ben oltre le possibilita’ decisionali della classe politica.

    Ma che italiani -in Italia- si trovino a soffrire gli stessi problemi di poverta’ ed emarginazione di chi viene come clandestino, per di piu’ vedendosi scavalcato nei diritti (di casa e lavoro) dai legittimi e umani tentativi di “buonismo” di gente alla Giovanni (il personaggio ponte del libro di Moresco), e’ forse il piu’ potente istigatore di ostilita’. La maschera del razzismo, cela una guerra tra poveri per le briciole, guerra tra indigeni e neoarrivati. A me pare che gli indigeni, gli Italiani poveri in Italia, debbano per forza di storia essere privilegiati rispetto ai neoarrivati altrettanto poveri.

  4. Il diritto all’emigrazione è anche diritto alla “vita”, per alcune persone o etnie, per cui” inalienabile”. L’appartenenza a un luogo, non significa negare il diritto ad altri di accedervi per vivere con dignità. Io credo che sia un fatto di educazione e di cultura che in questi anni non è stata abbastanza coltivata dalle istituzioni. Non ci sono cittadini con precedenze da accampare, ma sensibilità da educare e senso della giustizia, che non può essere: “deve star meglio chi è arrivato prima”.
    E’ vero la “Terra” è costata fatica e sudore, ma se questo è” valore” non ci deve far diventare gretti verso chi emigra.
    Giovanni fa da ponte: è un costruttore di pace. Se vogliamo avere un futuro, persone come lui sono fondamentali.

  5. La guerra tra poveri è conseguenza della povertà culturale e di scelte dettate solo dall’opportunismo e dalla cecità di chi ha governato, di chi ha in mano la possibilità di creare “ricchezza”, attraverso il lavoro.
    Le risorse sono concentrate in poche mani, che vogliono dettare regole solo a proprio vantaggio. Niente stato sociale, tagliare rami secchi, non si riconosce un “bene comune” , si moltiplicano le connivenze di comodo con la criminalità organizzata. Scusate, ma per me il nodo è qui.

  6. Grazie per i commenti.

    La “guerra tra poveri”, oggi come ieri, come sempre, è funzionale al mantenimento delle logiche di potere, al consolidamento dei privilegi di chi nell’ombra (e nemmeno tanto) la fomenta e la alimenta: trasformando la xenofobia in classe dirigente e trasferendola alla guida del paese; oppure con il silenzio (complice) di chi, perso tra teoremi e parole (inutili) malamente spese nei salotti mediatici, è ormai incapace di aprocciare e leggere i problemi senza accodarsi alle soluzioni emergenziali (stato di polizia o far west a conduzione condominiale fa lo stesso) del vincitore (di turno).

    fm

  7. Walter, non ho ben capito se si tratta di una manifestazione di gioia o di una presa per il culo.
    Ma va bene, comunque, in entrambe le versioni: la grandezza di Moresco scrittore rimane intatta in ogni caso.

    Ti saluto.

    fm

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