Questa radice non urla nei sensi – Massimo SANNELLI

giotto

(Da: Massimo Sannelli, Monologo, con un’opera originale di Mario Fresa, ed. lim. e num., Salerno, Edizioni L’Arca Felice, 2008)

Monologo, dallo Pseudo-Dionigi

1.

Questa radice non urla nei sensi.

Non ha figura e forma,
né qualità né quantità né peso;
non sta in un luogo. Sfugge
ai sensi; non si sente
e non sente; non soffre
il peso appassionato
del corpo: non la illude
la vita della mente.
Non è mai senza luce:
non vede mutazione, distruzione
e contrasto, miseria o privazione
e rinuncia.

Ecco l’inizio alto
e pienamente nudo,
che non nega e non lotta.

2.

La causa non è anima e giudizio;
non ha anima e giudizio;
non ha immaginazione né opinione,
né numero né ordine e statura,
né uguaglianza né disuguaglianza,
né somiglianza né diversità;
è immobile e non mossa.
Non è attiva né fragile.

Né è potenza né è luce;
non vive e non è vita;
non è tempo. La mente
non la tocca; non è

né verità né scienza,
né dominio di re,
né sapienza né uno:
né unità né Dio.

[2005-2008]

***

(Da: Emily Dickinson, Su un io colonna, traduzione di Massimo Sannelli, con uno scritto di Mario Fresa, Genova, Cantarena, 2006)

*

Di’ tutto il vero, dillo obliquo –
Il trionfo è nel cerchio –
Troppo splendore per la nostra
Gioia – fioca –
La sorpresa superba
Del vero – è come il fulmine
E’ ai bambini

Facilitato da parole umane:
O il vero abbaglia, piano,
O acceca il mondo –

*

Ecco la fine muta
Di tutta la Speranza:
A me veniva l’Alba
Colorata: oggi vola
Ad una morte aspra.

Non si apriva Germoglio
Più ardito sullo Stelo;
Né Verme fu più atroce
Nel ferire Radice,
Che era tanto solida.

*

Tra le Vite create
Ne ho eletto Una.
Quando il Senso dal Cuore
Si scioglierà, bruciato il Sotterfugio –
Ed è e fu appariranno nomi
Nudi, ed anche il corto Teatro nel Corpo
Volerà – la Sabbia vola – e l’Uomo
Esibirà la sua Fronte di Re,
Finita la Nebbia ora –

Guardate l’Atomo,
Che Io eleggo
Sopra ogni Creta!

*

Ci incontrammo Scintille – Divergenti
Selci scagliate in direzioni varie –
Ci separammo e il Cuore della Selce
Sembrò diviso a filo dalla Scure –

La luce che portammo ci sostenne
Prima che Noi soffrissimo la notte –
Forse la Selce arriva fino ad Oggi –
Per la nostra Scintilla.

*

Ecco il mio testo al Mondo
Che a me non ha mai scritto –
Le notizie normali
Che la Natura dice
Con la Maestà tenera.

Questo Messaggio vola
A Mani che non vedo –
Per il Suo amore – dolci
Fratelli – giudicateMi –
Voi con indulgenza.

*

Molta Follia è il Senno più divino –
A un Occhio che comprende –
Molto Senno – è la Follia più chiara –
Così la Maggioranza
Vince anche qui, e in tutto –
Se dici sì – sei savio –
Se dici no – tu sei –
L’avversario legato con Catena –

*

Nessuna vita è tonda,
Tranne le vite piccole –
Che – tendono a una sfera
E brillano e sfioriscono –
Il frutto delle grandi
Matura tardi – Durano
Le Estati delle Esperidi.

*

Accecarsi. Intorno al tradurre poetico
(Mario Fresa)

1.

Se leggere è attraversare, ansiosi, tutta l’ampiezza di una vertigine, tradurre è vivere con ulteriore affanno la grandiosa, dolce insostenibilità di questa stessa vertigine: è rendere più alto, più leggero, più trasparente il sogno luminoso cui ci conduce sempre la tenerezza scura di un’aurora (la sua nascita ci mostra, di lontano, la sospesa apparizione delle Idee).
Come ogni risveglio, la traduzione poetica non asserisce né chiarisce; non illumina né dichiara; non trova, né definisce; piuttosto, essa contempla, medita, indovina, donando nervosamente squarci che può capire e scorgere (ombra, sospetto, chiarissima esplosione) soltanto il cuore innamorato di un sonnambulo: e solo possono comprenderlo la sua morente carne viva, e il suo indicibile, costante desiderare.

2.

La parola trasformata dal traduttore vive tale attraversamento come un dono limpidissimo, come un atto d’amore e di abbandono (si possono mai scindere, d’altronde, la scienza d’amore dalla felicità che porta una caduta incontenibile?).

3.

Leggere è, dunque, dire l’Altro: soffiare nell’immensa, vorace risonanza di chi cerca, nel silenzio, il suo sogno già smarrito.
Noi leggiamo e intravediamo sempre la chiarità di un dolce, terribile segreto.
Questo segreto è bianco e ci sorprende; e ogni lettura, infine, cancella tutta la volontà di chi si accosta alla parola: ed essa si fa, teneramente, gesto infinito: si fa Salita; si fa non luogo, e perdizione e acquisto: si fa Parola.

6.

E’ per questo che “tradurre” poesia non significa, di certo, rifare il verso: o ricalcarlo; o “imitarlo”.
Tradurre è solo – semplicemente; difficilmente – donarsi a quella luce primitiva, naturale, che ha fatto sorgere il verso: e il primo imperativo è sciogliersi, con uno sfinimento senza fondo, in quella pace larga che quella luce ha fatto rifiorire intorno agli occhi splendidamente innamorati e fusi: bisogna essere còlti da quella fresca interdizione di tutti i sensi per essere una poesia (poiché essa non si fa; non si scrive; né, pertanto, si traduce).

*

3 pensieri riguardo “Questa radice non urla nei sensi – Massimo SANNELLI”

  1. ottimi testi, compreso quello di Fresa sulla traduzione, la cui problematica mi ha sempre molto coinvolto.
    ma è anche occasione per chiederti come stai, Francesco…
    un caro saluto
    Giacomo

  2. Francesco… non sapevo, ho letto ora. e tutto accade al momento giusto – quando Paola se ne va, quando massimo dubita e crede nello stesso tempo, e un’altra bambina-figlia diventa grande, e il rame viene piegato e “lo spirito torna a Dio, che l’ha dato”. lo pseudo-D. dice che nemmeno la parola “Dio” conviene a Dio. e questo soprattutto mi toccava: che esistono testi (continuiamo a chiamarli testi – non lo sono) che ci ricordano: qui non arrivi, qui non puoi arrivarci, la bocca è blesa, taci, è meglio. grazie, con tutto il cuore, a te, e a Mario che l’ha permesso
    massimo

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