La forma perfetta è la faccia dei poveri – Fabrizio CENTOFANTI

f. centofanti

Lettera di Giorgio Morale a Fabrizio Centofanti su Guida pratica all’eternità.

Caro Fabrizio,
ho appena finito di leggere il tuo Guida pratica all’eternità. Non vorrei al momento analizzare l’opera dal punto di vista estetico-stilistico, e non perché il libro manchi di una tale cura: essa c’è, fa parte dell’educazione e della sensibilità del Narratore che nel libro dice “io”; ma sintetizzo quello che potrei dirne con le parole di Giovanni Nuscis: “L’esattezza, la leggerezza e la rapidità calviniane nel descrivere sono qualità evidenti di questa scrittura”.
Hai scritto un libro di racconti brevi, ma, non so quanto volontario o meno ciò sia, a me il tuo libro pare avere una struttura salda e ben costruita. In apertura hai posto un preambolo, il racconto L’editore, una sorta di protasi in cui dichiari la tua fiducia nei racconti “leggeri e discreti”, che “passano quasi inosservati, ma gettano semi di storie che qualcuno raccoglie e fa fruttare altrove”. Cominci quindi con Scacchiere, in cui presenti il te stesso di anni fa a un bivio, alle prese con la scelta tra l’accademia letteraria e la vocazione religiosa.

Poi prosegui con racconti disposti secondo una progressione romanzesca, che io assimilerei alla tipologia del viaggio iniziatico. Poco importa se a muoversi non è il protagonista, ma le varie figure che vanno a lui: l’io viaggia trasferendosi in loro. È l’io di Fabrizio Centofanti attore e narratore che fa da filo d’unione, ritraendosi dietro le quinte nei vari incontri, per venire in primo piano alla fine.

Naturalmente per noi occidentali il viaggio iniziatico per eccellenza è la Commedia dantesca, il cui modello mi pare di vedere in filigrana anche in questo libro. Infatti cominci l’opera con incontri da Inferno contemporaneo: disoccupati, ladri, barboni, prostitute, drogati, ubriaconi, con don Mario come un novello Virgilio a farti da guida. Poi c’è il Purgatorio di figure troppo prodighe, supponenti, inflessibili, dogmatiche. E infine il tuo Paradiso: la tua fede, la messa, la celebrazione eucaristica. Proprio queste ultime sono tra le pagine più coinvolte e coinvolgenti, in cui tu pellegrino lasci anche la guida di don Mario per affrontare da solo il tuo compito, e diventare uno dei personaggi, accomunato agli altri dalle tue povertà, i tuoi dubbi, le tue paure.

Come spesso avviene alla fine di una recherche, la rivelazione cercata è la più semplice che si possa immaginare: al fondo di tutto si trova se stessi, la propria immagine, la propria vocazione: “la vocazione, è nata da una luce improvvisa, mentre prima sembrava tutto grigio” (nel racconto Il canto del gallo). Così si chiude il cerchio aperto con Scacchiere.

Insomma, non voglio fare un’analisi del libro, Fabrizio, quello che mi preme dirti, a libro appena concluso, è che hai sortito l’effetto che alcune buone opere sortiscono: fare desiderare la condizione del personaggio-Narratore: sì, in alcuni momenti ho desiderato essere te, per poter avere un’esperienza grande come la tua delle sofferenze umane.

L’attenzione per i poveri e la sofferenza presente nei tuoi racconti mi fa venire in mente alcune parole di Flannery O’Connor: “Se vuoi scrivere racconti, non scacciare i poveri dalla soglia di casa… i poveri hanno meno bambagia a proteggerli dalla brutalità della vita… il romanziere li avrà sempre con sé, perché riesce a trovarli ovunque… agli occhi del romanziere siamo tutti poveri, e il povero soltanto simbolo della condizione di tutti gli uomini… Il mistero dell’esistenza traspare sempre dal tessuto delle loro vite ordinarie” (da Nel territorio del diavolo).

Tu protesti perché “Vogliono un prete senza errori. Una macchina infallibile”. E racconti di una signora che viene in sacrestia a dirti: “Don Fabrizio, devo dirle una cosa, anche se so”. Che cosa? “So che è comunista”. Forse perché dici sempre che “sui pani hanno sbagliato operazione: condividere, non moltiplicare”. Perché dici che “La forma perfetta è la faccia dei poveri. Ossimoro vivente: la mancanza di tutto e la pienezza” (nel racconto La forma perfetta).

Ma non vedo che errore ci sia in questo. Tutto questo è strettamente legato alla tua fede, credo infatti sia vero quanto dice ancora Flannery O’Connor: “Più intensa è la luce della fede, più evidenti saranno le storture che lo scrittore vede nella vita attorno a sé”. E inoltre: è necessario, queste storture, “farle apparire come storture a un pubblico abituato a considerarle naturali”.

E questa è anche la mia esigenza. Pertanto ti ringrazio di questo libro e ti abbraccio.

Giorgio

***

Pugili allo specchio

(Da: Fabrizio Centofanti, Guida pratica all’eternità. Racconti fra cielo e terra, prefazione di Remo Bassini, postfazione di Riccardo Ferrazzi, Torino, Effatà Editrice, 2008)

     Filippo aveva gli occhi spenti e un ciuffo di capelli neri sulla fronte, la testa reclinata verso il basso, come fosse sospesa a metà strada tra il mondo e il bicchiere di birra che aveva davanti, quasi sempre. Una sera c’ero anch’io al tavolo con lui, parlavamo dei desideri opposti che sentiva combattersi dentro come due pugili indomabili. Il pub, di quelli in legno, con il grande bancone da far west e le pubblicità incorniciate in quadri di diverse fatture, era invaso dal fumo e dalle voci.
     Filippo parlava e io, pensando a tutte le cose che m’avevano detto su di lui, cercavo di combinare le immagini suggerite dai racconti, come in un puzzle in cui non sei mai sicuro di avere indovinato il pezzo giusto. In fondo, ogni dialogo umano è questo gioco di forme da far combaciare al di là delle parole: e i vuoti, nel racconto di Filippo, ricordavano le falle che si aprivano nel mio, in quel periodo di crisi in cui tutto era possibile.
     Quella birra mi ricordava un’altra birra, che scorreva a fiumi, e faceva perdere i contorni ai traumi che mi portavo dentro e reclamavano un ascolto. Le corse in macchina sul litorale, i fari che s’incrociavano miracolosamente paralleli e in un attimo avrebbero potuto convergere e annientarsi. Le pareti del pub diventavano angoli di un cielo stellatissimo, eppure sprofondato in un nero innaturale, tutti i pensieri scivolavano in una specie di imbuto, di vortice. I quadri alle pareti erano auto che ci sfrecciavano accanto, propaggini visive della musica che invadeva gli orecchi come un’alta marea che finisce col togliere il respiro, la vista, la vita. Vivevo in apnea, aspettando che la notte tornasse col suo menu fisso di sogni e di deliri.
     Filippo parlava della droga, della sua voglia di uscirne, e non sapevo se credergli, se dirgli che sapevo benissimo che la sera stessa sarebbe andato a cercarla, al solito posto, dalle solite persone. Lo guardavo negli occhi e vedevo, come in uno specchio, la mia immagine bianca sotto il cielo nero che incombeva sulla spiaggia, quella volta che con lei rimanemmo insabbiati e pensavamo di restare lì tutta la notte. Le gomme fischiavano alzando granelli di paura. Quando l’auto si mosse, fu come se le stelle si accendessero a un tratto tutte insieme.
     Filippo mi guardava: le nostre storie s’incrociavano come i fari sfreccianti sulla strada, sarebbe bastato un niente per lo scontro frontale, per sbalzarci fuori dal nostro album personale, figurine cadute sul tavolo, in mezzo alle birre e ai semi di pistacchio.
     Cominciò a raccontarmi della ragazza con cui era stato ultimamente; lei credeva in lui, nonostante tutto, e Filippo mi parlava del rimorso che lo prendeva alla gola, quando l’immagine gli tornava davanti, e lo costringeva a bere un’altra birra, o a farsi un’altra dose. Pensavo alle mie immagini, ai rimorsi che inondavano la notte e toglievano il respiro, la vista, la vita. Mi parlava di Serenella, che, per lui, aveva litigato con tutta la famiglia.
     Filippo le era grato, ma al suo modo di figurina senza approdo, perché il suo destino non combaciava con quello degli altri, come le ceres che bevevo una dopo l’altra e mi annebbiavano la vista, mentre la striscia bianca sulla strada diventava un serpente che m’inseguiva col suo veleno di vernice fresca, e lei mi diceva ridendo di frenare, ingoiando un altro sorso, coi capelli che seguivano la corsa del vento e del motore.
     Il pub si riempiva di musica e di fumo. Il ragazzo, con la sua testa reclinata, mi parlava delle volte che aveva provato a uscirne, della disciplina di giorni tutti uguali, della preghiera che tutto finisse, al più presto, perché si sentiva dentro un grido, il grido di battaglia dell’altro pugile che lo chiamava sul ring. No, non riusciva a camminare come gli altri, a incolonnarsi con pazienza aspettando rassegnato di arrivare alla meta.
     C’era qualcosa che lo spingeva a scartare, a prendere la bottiglia dal sedile accanto e a tracannarne il più possibile tutto in una volta, come in quella notte più nera delle altre, col serpente di vernice che mi indicava la strada e all’improvviso doveva aver deviato, per uno scherzo del destino, per uno di quei tanti dettagli che nella vita non combaciano, e i fari, dalla parte opposta, li vedevo all’improvviso più vicini, proprio sulla stessa linea della mia auto lanciata, dei suoi capelli che volavano, del grande carro che per l’ultima volta sfrecciava nel nero di bitume di un cielo vicinissimo, tanto da non distinguere più fra le stelle e e i frammenti di vetro e ferro e latta delle due auto che sembravano volersi abbracciare come due pugili sul ring, arrivati all’ultima ripresa, quella dove devi vincere o perdere, nell’alta marea delle emozioni che finiscono col toglierti il respiro, la vista, la vita.
     Filippo era in apnea, con gli occhi spenti e un ciuffo di capelli neri sulla fronte, la testa reclinata verso il basso, a metà strada tra il mondo e la birra, in cui vedeva specchiarsi un solo pugile, un povero pugile suonato, alla fine dell’ultimo incontro, quando finalmente sei costretto a cambiare, a capire che quello che avevi davanti, al tavolo del pub pieno di fumo, era l’altro te stesso che ti segue, ti ascolta, condivide la tua ultima corsa e diventa, nella notte, un frammento di vetro, di latta, di ferro, mentre il Carro svanisce, come un lampo, dalla parte opposta del cielo.

(pag. 45-48)

*

105 pensieri riguardo “La forma perfetta è la faccia dei poveri – Fabrizio CENTOFANTI”

  1. ciao

    La lettera/recensione di Giorgio è proprio bella. Si percepisce il rigore e l’onestà del recensore. Quindi, vien voglia di leggere il testo di Fabrizio.

    un saluto a Francesco.

    f.s.

  2. grazie di questo bellissimo dono, Francesco.
    e grazie a Giorgio, che ha saputo entrare con profondità e onestà – come scrive Franceschiello Sasso, che abbraccio – nel mio libro.
    se posso dire la mia, la Guida mi ricorda certi vangeli apocrifi, dove scopri cose che nelle opere canoniche non potresti mai trovare.
    grazie, Giorgio, per aver scoperto il filo rosso che orienta la scrittura: sono partito dai personaggi maledetti, secondo il senso comune, per approdare a quelli ortodossi, sempre secondo il senso comune: sostanzialmente, per affermare che il senso comune non coglie mai nel segno. alla fine ho aperto il cuore su come vedo e sento io le cose.
    insomma, non so se regalerò mai questo libro al vescovo.
    vi abbraccio
    fabrizio

  3. un bel giro di racconto, un altro, ma a me pare un po’ sospeso, irreale forse, e forse non a caso, come il sottotitolo della raccolta suggerisce, per essere i soli testimoni dello svanire di una nuova alba

  4. Fabrizio, tu dici: “grazie per il bellissimo dono”. Ma il vero dono è già annunciato dalle parole di Giorgio, e si rivela, nella sua umanissima e compiuta bellezza, nelle pagine che racchiudono, come uno scrigno senza chiave, i racconti di fraterna, dolente umanità che compongono il libro.
    La sostanza etica da cui scaturisce ogni parola di Giorgio, infatti, non è altro che la risposta, l’unica possibile, a chi ti avvicina reggendo in mano un dire impastato nella stessa materia, animato dallo stesso respiro, dalla necessità, che si fa spasimo e dolore fisico e paura e speranza, di provare ogni giorno, in ogni momento, le proprie certezze, piccole o grandi che siano, al fuoco dell’esistenza concreta e non della sua immagine idealizzata: senza mai dimenticare che il fuoco che riscalda e genera è lo stesso che consuma, che brucia e incenerisce: l’alito materno che dà vita o la ripugnante fiamma della storia che si accanisce contro un corpo già provato da ogni rinuncia.

    Il tuo libro è di una “humilitas” sconcertante, “scandalosa”, che attanaglia: come una “pietra” lanciata con forza, anche quando assume vesti e forme di piuma, contro la finzione, il perbenismo, le convenzioni, le maschere quotidiane, il falso ossequio e gli ancora più falsi rituali di una carità e di una pietà ridotte al rango di stanche abitudini: capace di mettere da parte dogmi e dottrina e di fotografare, in alcuni racconti in modo indelebile, lo spazio esatto di volti che si cercano, che si scambiano respiro e pelle pur senza mai sfiorarsi, che si rincorrono per condividere l’attimo in cui la vita gli si è rivelata, o gli si rivela, nella sua estrema, assoluta nudità: come se questo fosse l’ultimo, o l’unico, scopo da realizzare nei propri giorni. E la vita che ne emerge è il cammino esatto di chi continua a cercare, anche quando il terreno sembra dileguare o scompare del tutto sotto i piedi; anche quando l’unica certezza che si ritrova non è altro che il nulla di orizzonte di chi annaspa nel vuoto: ma, nonostante ciò, ha ancora la forza per rimirarsi nello specchio della sua memoria, quella dei propri passi, quella di un’eco superstite: l’immagine precisa, netta, incancellabile, di chi parte alla ricerca di un uomo di cui conosce appena il nome, e in un paese straniero continua a sussurrarlo alla gente incredula, stupita, intimorita.

    E’ un libro della “condivisione”, la condizione ormai rimossa, perché inservibile e inutilizzabile dalle logiche del dominio e dell’egoismo, di chi scopre l’universo al suo primo apparire nei disegni di un bambino, e sa, in cuor suo, che non gli resta altro che contemplare, davanti a quel fluire di segni incerti, tutte le sue teorie, la sintassi, le proporzioni, le regole, il dettato, l’ordine, l’agire, mentre si riducono in fumo e svaniscono come nebbia cancellata dalla luce irriducibile di quei tratti sghembi, elementari. Ed è esattamente quello che avviene in questo piccolo, grande libro dove l’unico miracolo possibile, a misura umana, è propria l’umana misura, quel “condividere” che ha l’ardire di cancellare l’accumulo, il “moltiplicare” su cui si fonda la sua stessa storia: un intero oceano ridotto a un minuscolo graffio di colore blu su un foglio. E’ così: la mano che ricostruisce l’alfabeto delle vite narrate ha dita infantili: lo scrittore, l’intellettuale, l’uomo colto gli mette a disposizione lo strumento di una struttura armoniosa, essenziale, luminosa nella disposizione e nei procedimenti che ne incanalano il flusso: ma lo sguardo, la percezione e la trasposizione dell’esistente in “quei” colori sono attimi di una pupilla vergine che cresce, e ingigantisce, insieme alle “cose”, che si immerge nella corrente del mondo, ne diventa parte, non giudica, ne legge i segni, la sofferenza: scoprendovi per la prima e l’ultima volta la radice profonda del proprio volto.

    Molti anni fa ebbi la fortuna di conoscere padre Turoldo. Mi fu presentato da un compagno di lavoro che era stato un suo allievo. L’avrò visto in una decina di occasioni, e ogni volta erano lunghe chiacchierate, discussioni accese e febbrili su libri, sulle vicende di quei giorni straziati, memorie e racconti degli anni di guerra che non avevo mai vissuto. Ricordo che una volta stetti ad ascoltarlo per molti minuti senza dire una parola. Lui mi guardò con occhi ancora più profondi e mi disse: “Io so cosa vorresti chiedermi: perché ti parlo tanto, di tutto, tranne degli abiti che indosso; tu aspetti solo di sentirmi dire chi è nel giusto, anzi, che io sono nel giusto. Tu aspetti dalle mie parole la conferma a una tua verità, da contrapporre alla mia”. Non risposi. “Ricordati che non è quello l’essenziale. La strada è una, e la si percorre in mille modi diversi, con passi più o meno franti o sicuri. Tu pensa solo a percorrere la tua, quale che sia, e a rimanere te stesso nel cammino. E a chi ti dice che non lasci impronte, regala un pugno di sabbia: il ricordo del deserto che hai attraversato.”

    Non l’ho mai dimenticato.

    Ecco, ho voluto condividere con te questo ricordo: per ringraziarti del libro, in cui parli della mia gente, del mondo ai margini del mondo in cui sono nato e dal quale non sono mai uscito; perché mi piace pensarti, con abiti e passi diversi dai miei, mentre ogni giorno attraversi quel deserto: perché io saprei riconoscere, in ogni momento, la voce della sabbia che porti stretta alle dita.

    fm

  5. Ringrazio ancora Fabrizio per la sua “Guida” e della “condivisione”, e, Francesco, sottoscrivo parola per parola ciò che dici, di cui, oltre che per l’ospitalità, ti ringrazio. Illumini tra l’altro le ragioni di quell’impulso che ci spinge ad aprire le pagine di un libro e ad attraversare il deserto con una manciata di parole come viatico.

    Ringrazio Francesco (Sasso) e wordinprogress per la loro lettura e mi unisco all’abbraccio.

  6. Caro Fabrizio,
    perché hai scritto: “insomma, non so se regalerò mai questo libro al vescovo.” ? Confesso che, come cattolico, sono rimasto perplesso. Non ho letto il libro, ma non credo che il suo contenuto sia blasfemo al punto di attirare i fulmini di un vescovo. Così lo si offende, in qualche modo, ponendolo su di un piano di sensibilità inferiore al tuo: insomma giudicandolo. Non mi piacciono queste posizioni, pur essendo consapevole che un vescovo significa gerarchia, con tutto il peso negativo che può assumere questa parola. Ma il vescovo – pur avendo responsabilità diverse e più complesse delle tue – è un sacerdote come te, legati entrambi da una fede comune, con le differenze che ci sono, e ci sono state sempre, tra i sacerdoti sull’agire nel mondo.
    San Francesco, se non ricordo male, la cui forte fede lo portò a rivoluzionare la Chiesa, non si sottrasse al rispetto di chi stava gerarchicamente sopra di lui, e alla solidarietà e condivisione nella stessa fede.
    Secondo me il tuo libro dovresti darlo al vescovo, in questo modo responsabilizzandoti in ciò che fai e scrivi.
    Perché nascondersi, perché temere, perché seminare il dubbio che un confronto nella Chiesa sia impossibile?
    Con stima e affetto.
    Bart

  7. Ciao, Bart.
    La mia impressione è che si trattasse di una “battuta”, anche simpatica, utilizzando una piccola forzatura in chiave retorica rispetto alle affermazioni precedenti.

    Un caro saluto e una buona giornata a tutti.

    fm

  8. Riassumo da una mail inviata a Fafrizio.

    Dentro una scrittura sapiente, senza orpelli, esplode un’umanità dalle mille sfaccettature dove il dolore, motivo dominante, si fa pietas, nella dimensione purgatoriale del male. Questa scritura viene anche dall’attraversamento di sentieri impervi e insanguinati, dalla sensibilità e dalla volontà di dare voce al dolore più sordo e crudele, a persone di cui, spesso, non si vuole notare l’esistenza per una sorta di paura di specchiarsi in esse e ,quindi, fuggire dal dolore.
    In questi racconti dimensione spirituale e umana vanno di pari passo. Si apprezza in modo particolare la pacatezza del dire perchè, per comunicare la vita, non sempre è necessario urlare.

    Un forte abbraccio a Fabrizio, a Giorgio, a Francesco per la sua squisita ospitalità.
    jolanda

  9. Bartolomeo, noi poveri curati di campagna stiamo in trincee dove fischiano ogni giorno proiettili di ogni tipo. il mio vescovo lo sa bene, ogni volta che viene qui gli faccio un rapido resoconto del bollettino di guerra. dire “non so se regalerò mai questo libro al vescovo” sarebbe come dire: qui si parla più drammaticamente di vita che di teologia. il vescovo, a volte, è sinonimo di palazzo, di stanze dagli alti soffitti e dagli splendidi lampadari antichi. il mio vescovo è stato parroco come me, mi capisce bene, quindi il libro glielo regalo senz’altro.
    grazie ancora a Francesco e alla carissima Jolanda.
    un abbraccio
    fabrizio

  10. Bene Fabry, sono contento del regalo che gli farai. Sono sicuro, da quel che capisco, che lo apprezzerà.

    Francesco, anch’io ho pensato subito ad una battura; però non mi piace lo stesso. Il motivo? Sono in troppi a sparare sulla Chiesa (che fa i suoi errori, diamine, e talvolta grossi e irrimediabili), ma a me piace che i sacerdoti, pur nella loro diversità (che però non può mai essere sostanziale, secondo me) non diano l’occasione di sputare maldicenze, se non addirittura veleno. Sono convinto che le parrocchie di un tempo (quando mancavano la tv ed altre cose di oggi), e l’Azione cattolica, ad esempio, in cui ho militato come chi sa quanti di voi, abbiano aiutato a formare bravi giovani. Oggi, che quasi non esistono più, i giovani – con una vita diventata ancora più difficile – sono lasciati un po’ troppo soli, e senza valori da apprendere e perseguire.

    Bart

  11. se oggi la gente crede ancora, Bartolomeo, è forse per i sacerdoti che sputano sangue, non veleno. ma forse è tutto il mondo che va avanti grazie agli invisibili, al lievito che nessuno considera, ma alla fine è decisivo. sono altri quelli che sputano veleno. poi si sa, come diceva il famoso curato, che tutto è grazia.
    ciao
    fabrizio

  12. Lo sputare veleno non era riferito a te, Fabry, ma a coloro che possono e sono pronti ad approfittare malevolmente delle tue parole. Piccole incrinature, diventano davanti ai loro occhi delle profonde voragini su cui fare di ogni erba un fascio. In questo, occorre attenzione. Tutto qui.

    Bart

  13. Dimenticavo.

    Non sono mai riuscito a convincermi che il comunismo (ateo) possa mai conciliarsi con il cattolicesimo. Non capirò mai quindi quei cattolini (nel passato La Valle, Grazzini, e così via) che fecero parlare di sé (vanagloria?) passando al cattocomunismo. Per me si tratta di fedi molto diverse, anche se sembrano vicine (Si dice: Gesù fu il primo socialista o il primo comunista. Ma che ci azzecca? Cristo fu il primo cristiano, questo sì)
    Bart

  14. Fabrizio, io vedo 19 commenti (20 con questo).

    E, comunque, è da stamatina che wordpress dà i numeri.

    A Bartolomeo, a titolo di pura curiosità: fermo restando il rispetto per le posizioni di ognuno (atei o credenti che siano), mi chiedo in quale punto di questo thread tu abbia visto/letto espressioni di “comunismo ateo”.

    Quanto al tuo “che ci azzecca”, una risposta, mia, ce l’avrei: ci azzecca nella misura in cui ci azzeccava, ieri, con la dc e, oggi, con forza italia e la lega.

    Buona giornata a tutti.

    fm

  15. Ma no, Francesco, è soprattutto,dalle mie parti, il nostro indicare proprio “questa mattina”. Es. questa mattina l’alba si è levata tardi : stamatina briscìu tardu.

    un abbraccio di simpatia
    jolanda

  16. La donna richiamata alla memoria da Giorgio (“Don Fabrizio, devo dirle una cosa, anche se so”. Che cosa? “So che è comunista”. ) si riferisce non ad una parola astratta, ma al comunismo conosciuto anche in Italia, quello ateo legato ombelicamente a Mosca.
    Non vorrei perdermi in sofismi e disquisizioni che girano tutte intorno alla questione.
    Il comunismo di cui si parla è il comunismo ateo. Libero ciascuno di fare le sue scelte, come le fecero La Valle e Grazzini, ma personalmente (posso sbagliare, diamine, ma sarà difficile farmi cambiare idea) un cattolico che sceglie il comunismo come si è materializzato finora (l’unico che si è potuto conoscere) è una contraddizione belle e buona.

    Infine, la Lega non l’ho in simpatia e ho sempre dato la colpa a Scalfaro e al governo Dini di averla fatta prosperare, lasciandole dire e fare ciò che voleva. Faceva comodo perché sosteneva Dini, e Scalfaro non disse mai una parola contro il parlamento padano che si riuniva contrapposto a quello romano.
    Ma la DC prima e Forza Italia oggi sono il male minore, o sono già così lontani i disastri compiuti dai due governi Prodi? La Lega è prosperata al Nord anche grazie a Prodi, non dimentichiamolo.
    Ma il discorso mi porterebbe lontano e purtroppo devo tagliare.

    Bart

  17. @ Bartolomeo
    E meno male che deve tagliare! Quando ho visto il suo primo commento credevo che volesse complimentarsi con Fabrizio e, a modo suo lo ha fatto. Poi però, mi scusi, e mi scusino Fabrizio e Francesco, personalmente l’ho trovata un po’ pesante nei successivi interventi,fino a questo ultimo.

    Mio padre,classe 1913, era comunista, credeva in Dio e ci ha insegnato la speranza della Divina Provvidenza in modo egregio.
    jolanda

  18. Per restare ai fatti: da quello che ho letto posso dire che ciò che dice la donna anziana:

    “Don Fabrizio, devo dirle una cosa, anche se so”. Che cosa? “So che è comunista”

    mi pare sia un esempio di un pregiudizio alla cui costruzione hanno cooperato certamente storia interessi e cultura, uno di quelli che vediamo operanti tutti i giorni e che costituiscono le “voci” che girano insomma: secondo cui chi sta con i poveri è un comunista o chi non esibisce mascolinità è sessualmente ambiguo o una ragazza estroversa è per forza una puttana o in altri tempi chi non era per la guerra era un disfattista e un traditore.

    Ma a quanto leggo il pregiudizio non impedisce alla donna di avere fiducia in Fabrizio, a prescindere, e questo mostra quanto il pregiudizio sia di poco respiro alla prova dei fatti.

  19. grazie a Giorgio e Jolanda.
    sì, il pregiudizio è duro a morire.
    faccio notare: è la Signora a dire: “So che è comunista”. io rispondo, nel racconto, che ho sempre pensato che non si tratti di moltiplicazione dei pani, ma di divisione. cioè: si moltiplica se si condivide. questo significa essere comunisti? allora sono comunista. ma per me condividere vuol dire essere cristiani, senza altre etichette. dirò di più: per me condividere vuol dire essere uomini.
    buona serata
    fabrizio

  20. Mi ci tirate dentro fino al collo.

    – Jolanda, solo per dirti che non ci sono tanti comunismi nel mondo. Il comunismo che abbiamo conosciuto è il marxismo-leninismo, che è ateo. Quello praticato da Gesù ne è ben lontano. Tuo padre, se credeva in Dio, non era comunista, o meglio non sapeva fino in fondo che il comunismo avrebbe umiliato l’uomo. Il comunismo considera l’uomo meno che niente, come il nazifascismo.

    – Giorgio, ci sono comunisti che sono brave persone (ne conosco), come dimostra l’episodio della donna, che crede nell’uomo che conosce e non nella sua ideologia. Ma se il sacerdote avesse contribuito con le sue scelte ad edificare in Italia il comunismo di oltre cortina (ossia avesse toccato con mano le conseguenze di quell’ideologia) forse si sarebbe meravigliata di come un uomo buono avesse potuto contribuire ad edificare uno Stato disumano, forse avrebbe perfino smarrito la fede.

    Se oggi, poi, mi dite che con il pd il comunismo si sta allontanando, beh questo è un altro discorso. Ma quando si parla di comunismo, bisogna sapere di che cosa si parla e guardarci intorno e negli occhi, e guardare alla storia. Dopo l’errore del fascismo, ci mancherebbe che commettessimo anche quello di esaltare, o lisciare il pelo del comunismo. Facile discuterne intorno ad un tavolo, ma difficile viverlo, il comunismo, come possono testimoniare milioni di persone che sono state ingannate e intrappolate da un’ideologia totalizzante e disumana. Noi non l’abbiamo vissuto il comunismo, e possiamo cullarci ottusamente nell’illusione che sia una cosa buona. Ma se lo avessimo vissuto, ne oggi ne parleremmo come parliamo del nazismo e del fascimo: con orrore.

    – Fabrizio, no, non significa essere comunisti, ma essere cristiani. Tutta un’altra cosa. Io non so se hai simpatie per il comunismo (non posso dire nel tuo caso: sono affari tuoi, giacché, essendo un sacerdote, in qualche modo coinvolgi anche la mia fede, le potresti dare un motivo di incredulità e di smarrimento). A me piacerebbe che, come sacerdote, tu fossi semplicemente cristiano. E’ più che bastevole. Tu lo sai benissimo che ci sono, nella Chiesa, certi preti che si fanno in quattro per farsi notare ed essere controcorrente, mentre è l’umiltà e la dedizione agli altri che vanno perseguite. Ho letto che tu le persegui, e sono felice per te e anche per me, che condivido la tua stessa fede. Nella mia città ho avuto due preti esemplari: don Sirio Valoriani, morto precocemente, e Arturo Paoli, missionario per quasi tutta la vita, ed ora, novantenne, parroco di una chiesetta in Lucchesia, San Martino in Vignale.

    Inoltre, tu scrivi: “io rispondo, nel racconto, che ho sempre pensato che non si tratti di moltiplicazione dei pani, ma di divisione. cioè: si moltiplica se si condivide.” Non ho letto il libro e posso sbagliarmi. Ma mi pare una frase ad effetto. Nel vangelo infatti si parla di moltiplicazione dei pani e dei pesci proprio perché è in questo modo (con la moltiplicazione) che può avvenire, ed avviene, la condivisione. Esaminiamo la tua frase con una prima domanda: Che senso avrebbe prendere i cinque o sette pani e, dividendoli, farne delle briciole per sfamare una “moltitudine”? Non sarebbero serviti a niente. Sarebbe una condivisione in qualche modo frustrata, resa inutile. Gesù moltiplica, invece, e lo fa proprio per condividere: non divide per condividere, bensì moltiplica per condividere. Se vuoi sfamare un povero, non puoi limitarti a dargli una briciola di pane, ma devi adoperarti per offrirgli almeno un pezzo tangibile di pane. Sarebbe troppo facile, altrimenti, aiutare i poveri lasciandoli nella fame. Gesù ha moltiplicato con il miracolo, l’uomo non può farlo allo stesso modo – salvo i santi – e la sua moltiplicazione (e non divisione) la ottiene con il proprio impegno. Insomma: chi divide fa assai poco per dare un senso alla condivisione; chi si adopera per moltiplicare, si avvicina assai di più all’insegnamento di Cristo. Ma può essere che abbia capito male.

    Per me la discussione può anche terminare qui. Comunque se c’è da chiarire, resto a disposizione e mi affaccerò ogni tanto.

    Bart

  21. Sì, Bart, hai ragione, meglio chiuderla qui: la tua analisi storica non fa una piega. Permettimi solo di aggiungere una cosa: molti credono sia una leggenda, ma io ho le prove che mangiano davvero i bambini, hanno i piedi che finiscono in uno zoccolo, la coda, e puzzano di zolfo. E infatti, ne hai mai visto qualcuno scalzo o in costume da bagno? Io no.

    Ma per fortuna siamo salvi: la provvidfenza ci ha mandato l’uomo giusto per liberarci da questa “umiliazione”.

    Ciao, prenditi una bella tisana e rilassati: è il giusto premio per gli uomini giusti che viaggiano in compagnia del vero.

    fm

  22. io penso che sia meglio concludere qui, Bart: intelligenti pauca.
    per quanto riguarda l’interpretazione della moltiplicazione come condivisione, la derivo dall’eucaristia, cioè dalla fractio panis: è il centro della nostra fede, la divisione del pane. e la scena della moltiplicazione va intesa chiaramente, almeno in seconda battuta, in riferimento all’eucaristia. è la logica dell’amore, che pemette anche al povero di condividere, non solo all’imprenditore che moltiplica il capitale.
    saluti
    fabry

  23. la provvidfenza che tu citi, caro fm, supera la normale provvidenza divina, immagino. è qualcosa di straordfinario per quesi tempi cupi.

    e volevo, da ateo, lasciare un caro saluto ed un sincero complfimento a fabrizio. ed un segno del mio passaggio qui.

    ft

  24. condivido perfino la punteggiatura di francesco marotta e mi fa molto bene con dividere il pensiero del “comunista” fabrizio.
    la “condivisone” è di per sè guida pratica all’eternità.
    facile e a portata di uomo, di qualsiasi uomo di buona volontà.
    baci, sempre comunisti
    la funambola

  25. caro fabrizio,
    come non specchiarsi in te, come non riconoscerti.
    solo chi dubita della propria “fede” o non ha “fede” , crede che certi conti non tornino.
    io la penso proprio come te, di più, io mi fido di te.
    tanti baci, quasi santi :)
    la funambola

  26. interessante, a causa dei miei guai informatici mi ero persa la cosa, ora mi leggo tutto con attenzione, un grazie a francesco e a giorgio per avermi incuriosito
    geo

  27. Fabrizio, no, non significa essere comunisti, ma essere cristiani. Tutta un’altra cosa. Io non so se hai simpatie per il comunismo (non posso dire nel tuo caso: sono affari tuoi, giacché, essendo un sacerdote, in qualche modo coinvolgi anche la mia fede, le potresti dare un motivo di incredulità e di smarrimento). A me piacerebbe che, come sacerdote, tu fossi semplicemente cristiano

    GEO
    Bart ma che dici? … se ti sentisse gesù cristo ti farebbe una bella strapazzata :-).
    Se qualche incosciente oggi (come ieri don milani, don rosadoni, don zeno, padre balducci, molti della teologia della liberazione e in parte anche dossetti) decidesse di essere semplicemente cristiano e di seguire il vangelo alla lettera … beh forse, se gli va bene, gli darebbero di comunista, ma … temo addirittura lo accuserebbero di terrorismo ;-)
    Bart bart … non confondere cristiani con cristianisti e teocon;-)

  28. Ho letto tutti gli interventi. Credo che Bart abbia ragione e quindi lascio dio volentieri alla destra, a Hitler e Mussolini, a Fini e ad Almirante, a Francisco Franco, a Salazar e a Pinochet, ai crociati e agli inquisitori, agli italiani (cattolicissimissimissimi!) che promuovono la caccia al diverso e allo “straniero”, agli italianissimi cattolicissimissimi che tentano di bruciare vivi i rom e che si rinchiudono nel loro egoismo, ai preti che predicano male e razzolano peggio; a Berlusconi e al prof. Ratzinger, alla Binetti e ai “miliziani di Cristo”, a Formigoni e alla Compagnia delle Opere, ai neocatecumenali e ai paolini di Famiglia Cristiana, ai benedettini e ai francescani (quelli che scacciano i mendicanti da Assisi), a Borghezio e ai leghisti celoduristi! Se lo tengano stretto stretto (non se lo lascino scappare il loro dio) ma la smettano di romperci i coglioni con dio!!!

  29. Giorgio, a me, invece, pur avendo riletto tutti gli interventi, sfugge esattamente “l’argomento” sul quale Bart avrebbe “ragione”. Perché uno abbia torto o ragione, c’è bisogno, conditio sine qua non, di un oggetto del contendere. L’oggetto, qui, in verità, c’era: un libro, molto bello tra l’altro, che Bart, parole sue, non ha letto (e ve lo consiglio, vale veramente la pena leggerlo). Lui è entrato – con discrezione, per carità – è ha approfittato di una frase, assolutamente decontestualizzata, per imbastire la solita, pacatissima (per carità!) tirata da “libro nero del comunismo”: che, con le considerazioni che si facevano sul contenuto del libro, “ci azzecca” come le vongole con un bicchiere di latte a colazione.

    Si dà il caso poi, in risposta alle tue considerazioni, che l’autore del libro, con la sua “opera” quotidiana, è lì a testimoniare di un “fare” concreto che sta al tuo “elenco” nella stessa misura in cui io e te stiamo alla “santità”. E te lo dice uno che di dèi e divinità non ne ha mai avuti e tanto meno ne vuole. Mi interessano gli uomini che sanno tendere la mano agli altri: in questo caso, esattamente, ai “diversi”: quegli stessi che tre quarti dei “figuri” da te citati farebbero a pezzi e brucerebbero vivi in ogni istante. Ma, se vuoi avere notizie di “quei” figuri, mi sa che devi rivolgerti altrove: magari proprio a quella buona borghesia che al solo sentire certi termini (uno a caso: comunismo) tira subito fuori il meglio (cioè il peggio) del suo antico, ossequioso e stantio repertorio.

    Ben venga la difesa di un amico, Giorgio, ma si difende chi viene ingiustamente attaccato: qui, nessuno stava attaccando nessuno, tanto meno il buon Bart. E, a proposito, se ti capita, chiedigli notizie del “suo” dio: coi tempi che corrono, non si sa mai…

    Ciao, buona notte.

    fm

  30. anch’io ho simpatia per bart, come giorgio, ma ha ragione francesco, nessuno è stato attaccato … tantomeno bart, però non posso accettare che vengano riproposti acriticamente (come fanno i cristianisti e i teocon)tutti i pregiudizi, a un tanto al chilo, sui comunisti. Io ad esempio so che in italia sono stati sperimentati i fascisti (per venti anni e più) e che, nonostante questo, molti cristianisti hanno, senza problemi, votato oggi alemanno, berlusconi, fini la russa, gasparri e tutti i razzisti vari che ci stanno oggi inquinando.
    Mentre in italia non abbiamo mai provato il comunismo che ci descrive bart, abbiamo invece avuto un partito comunista che bene o male ci ha difeso per parecchi anni dal ritorno della destra fascista (si diciamolo fascista, che quella la conosciamo benissimo dai nostri libri di scuola, ma non solo) e dalle piazze intestate ad almirante. Abbiamo avuto ottimi amministratori locali, e abbiamo avuto anche un cristianesimo politico dossettiano (e mille altri) che bart dimostra di odiare molto di più degli stalinisti (che sono sempre stati una piccolissima percentuale in italia), e infatti bart, per mettere in riga, il sacerdote scrittore, ha fatto nomi di cattolici, cattocomunisti, che a destra vedono come il diavolo, e non ha fatto nessun nome di comunisti italiani ;-).
    Essere comunisti in italia non ha mai voluto dire essere necessariamente atei, anzi, mentre nella destra il fatto che credano, e facciano riti al dio Po, o meno, è del tutto indifferente, visto che non solo non dividono nulla (visto che non vogliono neppure pagare le tasse, e vogliono levarsi da sotto gli occhi i poveri del mondo, nostrani o stranieri che siano) ma che se moltiplicano lo fanno solo a favore di pochi mandarini arricchitisi a spese dello stato (come è successo a berlusconi e ad altri che oggi comandano).
    Ha torto anche giorgio, stavolta, perchè anche lui si lascia andare ai mille luoghi comuni e pregiudizi nei confronti della religione, proprio come fa bart nei confronti dei comunisti. La nostra costituzione permette, anzi impone, il rispetto delle religioni. Nessun credente deve essere deriso, come non lo deve essere un ateo. Se il papa odierno è un golpista di destra, e se molti cattolici sono berlusconiani, perchè mai prendersela, con sfogo criticabile, da destra (bart) e da sinistra (giorgio) con un prete che, con molte sfumature, dice di poter essere definito comunista? Ma scherziamo? siamo tutti impazziti?
    Anch’io vorrei uno stato laico al 100%, ma vista l’impossibilità preferisco sempre i dossetti, gli scalfaro, i prodi, le bindi, i rodano, i la valle, i la pira, a tutti mascalzoni mascalzati con le croci celtiche, e a quelli che, grazie alle loro televisioni (porno e consumisticamente deliranti), hanno invaso il nostro paese (e i nostri cervelli) e che di cristiano ormai, sinceramente, non ha neppure più il papa :-)
    geo

  31. Cari amici, non sono mica impazzito! Lo so che l’intervento anticomunista di Bart era fuori luogo e immotivato. Ho voluto soltanto ribadire una mia intima convinzione: dio sta a destra, col potere, coi dittatori, con i carnefici nei lager, con gli eserciti invasori, con i dittatori che affamano il mondo, con coloro che perseguitano i “diversi”, scacciano i senzapatria e i bisognosi e quei pochi preti “buoni”, “gentili” e “disponibili” creano soltanto confusione e ambiguità. I cosiddetti francescani di Assisi che scacciano i mendicanti (dio è con loro!), Hitler (dio era con lui) etc. Non fatemi ripetere la tiritera. Ricordate la comunione ricevuta da Pinochet dalle mani del signor Woytila (come diavolo si scrive?) e negata a Ernesto Cardenal? (dio è con Pinochet!)…
    Proprio ieri ho ricevuto un chiaro invito, una proposta a carattere sessuale da un prete che esercita il suo mestiere, la professione, si guadagna da vivere (vendendo dio) in una parrocchia a pochissimi chilometri da casa. Lo stesso che, tanti anni fa e per un breve periodo, portava la comunione a domicilio a Mamma. Io ho un contenzioso aperto con i preti, dal maggio 1974…

  32. Giorgio, non sono d’accordo: il Cristo di Turoldo, di Zanotelli e di mille e mille come loro, il Cristo di tua madre e di mia madre, la loro “chiesa”, non ha niente a che vedere con tutto questo, tanto meno con l’esercizio miserabile del potere e con le convenienze politiche di comodo: ed è lo stesso Cristo di Centofanti. Se esiste, ma non è un mio problema, sta nella “corsia dei servi”, sta in mia madre che si attacca al seno me e un bambino la cui madre non ha latte; sta in Fabrizio che si carica sulle spalle un uomo a cui hanno dato fuoco; sta in… e poi in… e poi ancora in…

    Buona giornata a tutti.

    fm

  33. Francesco, Georgia, Giorgio, grazie.
    Di Costanzo, le tue generalizzazioni, naturalmente, mi fanno senso, ma putroppo, per certi versi, sono comprensibili. comunque sia, per me, un uomo che fa di tutta l’erba un fascio non ha capito niente della vita.
    ciao
    fabrizio

  34. L’ho conosciuto personalmente, Ernesto Cardenal. Pensa un po’, dove? A Napoli, nei primi anni Ottanta, a un Congresso del Sindacato Scrittori. Ci presentò Gianni Toti o Mario Lunetta, non ricordo bene. Conobbi anche Anna Malfaiera, Antonio Debenedetti, etc.

    Ma Centofanti è un prete?

    Cardenal, Tonino Bello, Lorenzo Milani, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo e cito anche un prete africano, Costantino: veniva tutte le domeniche a casa, da Mamma. Lo accoglievo con gentilezza e simpatia. E con grande onestà gli dissi dei miei problemi con la chiesa. Venne per amministrare l’estrema unzione prima a Papà e poi a Mamma, nel giro di poche settimane. E poi per le cerimonie finali. Lesse molti Salmi, con trasporto e calma. Si intrattenne con me e con i miei familiari con grande umanità. Fece dei sermoni personalizzati e coinvolgenti. Lo ritrovai per i Trigesimi e mi accorsi, stupito, che piangeva con me e poi ancora per altre messe in memoriam. Ho partecipato (e partecipo) a tutte le messe fatte celebrate dai miei familiari in memoria di Mamma e Papà. Lo faccio anche ora. Diciamo che sono presente, più che partecipare. Ora è subentrato un giovane, perfetto funzionario napoletano. Un ragazzo ordinato sacerdote di fresco: sbriga tutta la faccenda in 12 minuti 12. Inserisce il pilota automatico e via. L’anno scorso si presentò alle esequie della sorella di Papà, Agata, con un jeans e una maglietta da spiaggia e sopra la tshirt una stola, con occhiali da sole e uno sguardo indifferente e seccato. Afasico, incolto, freddo e distante. Sto preparando la raccomandata da spedirgli per lo “sbattezzo”. Soltanto perché quando sarà il momento desidero essere coerente con me stesso, senza ipocrisie. Tutto questo in un paesino dove tutti conoscono i minimi spostamenti di ognuno.

    A propsito di preti. Penso che Spadaro sia un prete. Studia l’opera di Tondelli. A modo suo. Riesce perfino a “rimuovere” l’omosessualità di PierVittorio. Mi chiedo e vi chiedo: è stato fortunato Tondelli a trovare Spadaro come critico oppure è stata una botta di karma negativo? Un giorno d’estate del 1995 sono stato a Cànolo, nel cimitero dove è sepolto Tondelli. Allora facevo queste “cose”: Casarsa, Bologna, Cimitero degli Inglesi etc. Poi ho letto i testi di Spadaro (credo si chiami così) e non mi sono più occupato di Tondelli. En passant: Tondelli, 36 anni: una bibliografia sterminata! Anna Maria Ortese: 84 anni: la metà della metà della metà della metà…
    Ciao, Giorgio. Ciao, Francesco.

  35. giorgio, me non mi saluti?;-)
    Buffo che tu dica che dio sta a destra. Buffo perchè se non ci credi … è chiaro che non può stare ne a destra ne a sinistra :-), se invece ci credi lo metti dove sei tu. Diciamo che il potere (credente o non credente che sia il potente, e io credo che NON sia mai credente) 99 volte su cento sta a destra.
    Ad ogni modo io su dio sono kantiana: se esiste o meno non è nelle mie possibilità deciderlo o saperlo, non possiedo categorie atemporali e aspaziali dove ingabbiarlo per saperlo razionalmente e quindi la cosa non mi riguarda.
    Sono battezzata e non mi prenderei mai la briga militante di sbattezzarmi, ma non giudico mai nessuno sulla religione, o non religione, che si è scelto (volontariamente o per tradizione) e cerco di comportarmi come se dio esistesse (il mio ipotetico dio naturalmente, per dio!, sta a sinistra ;-).
    Culturalmente adoro tutte le religioni e leggo i testi sacri che mi capitano fra le mani, li considero dei capolavori del pensiero umano, al pari della filosofia, della letteratura, della storia, della geografia e di tutto quello che viene scritto e mappato. Naturalmente detesto chi usa la propria idea di dio (o di non-dio) per umiliare e sottomettere un essere umano.
    Non credo che essere di sinistra voglia necessariamente voler dire essere atei, ma naturalmente vuol dire SEMPRE avere una concezione laica dell’amministrazione dello stato.
    geo

  36. sì, giorgio, fabrizio centofanti è un prete, non lo sapevi?
    Concorderai che se e è un prete non è che può porsi il problema se il suo essere “comunista” possa confondere le cose, o mettere in crisi bart, vivrà il suo essere prete con la sua coscienza come noi viviamo il nostro non esserlo … o no? :-))))
    geo

  37. Grazie per i tuoi contributi, Georgia.

    Mio nonno diceva che gli uomini si riconoscono da quello che fanno, non da quello che dicono o pensano o, peggio, da quello in cui fingono di riconoscersi. E credo avesse sostanzialmente ragione, soprattutto se applico la sua riflessione al “tema” che si sta dibattendo.

    Cosa me ne faccio (e parlo per me) di tanti che elucubrano e sproloquiano dei problemi, della loro gravità, della vicinanza anche ideologica che sentono verso i reietti del pianeta, quando poi non muovono un dito, quando la loro “solidarietà” si consuma in poltrona, nel salotto di casa, di fronte al tribuno di turno, quando in certe periferie, tra i senza voce e i diseredati, non ci andrebbero nemmeno con la scorta armata?

    Preferisco chi si spende nel fuoco delle contraddizioni e le vive giorno per giorno sulla sua pelle, chi non si piega all’abito e alle convenienze e guarda all’altro, al diverso, come a un interlocutore, a una fonte di crescita e di ricchezza, non come a un nemico da abbattere o da indottrinare.

    Costoro, per me, hanno già scelto da che parte stare, e lo sanno in ogni momento; e la loro “parte” è la mia: indipendentemente dai panni che indossano. Credo che, mai come oggi, le parole servono solo se sono precedute e seguono l’agire concreto, giorno per giorno, con gli strumenti che uno ha a disposizione. E quando quegli strumenti non ci sono, ebbene, se ne inventano di nuovi.

    E in quanto al “tema”: penso che tra “dirsi” qualcosa (ad esempio, “cristiani”, ma vale per ogni scelta che ci impegna fin dalle radici del nostro essere) ed “esserlo” o “vivere da”, corra la stessa distanza che c’è tra la condizione di ignavia e il riconoscimento, a se stessi e agli altri, della propria irriducibile umanità.

    *

    Vi ringrazio e vi invito a leggere il bellissimo testo di Sergio Garufi che trovate a questo indirizzo:

    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/06/08/voltare-pagina/

    Non so se c’entra con quello di cui stiamo parlando, ma non mi interessa: la cosa importante è che parla la lingua delle cose che valgono davvero.

    fm

  38. Sono tornato qui per l’amicizia profonda che ho con Giorgio Di Costanzo e Georgia. Forse con più calma tornerò a trattare la materia sul mio Blog aperto su http://www.rivistaparliamone.it. Ora sto attendendo mio genero che verrà a prendermi alle 19 per protarmi a veder giocare il mio nipotino Lorenzo, portiere in una squadra che disputerà una finale stasera alle 20. Spero di riuscire a dere le cose con chiarezza.

    Non rispondo a Marotta perché – mentre condivido il suo intervento su Davide Turoldo eccetera, ha usato nei miei confronti dei luoghi comuni (i comunisti mangiano i bambini, eccetera) che non posso che rispedire al mittente.

    Invece devo spiegazioni agli amici Giorgio e georgia.
    Io rispetto tutte le fedi politiche e tutte le religioni. La mia fede politica non è quella comunista, la mia religione è la cattolica.
    Giorgio, per esempio, credo sia di rifondazione c omuinista, georgia forse del opds prima e oggi del pd. Sono persone che rispetto moltissimo. Ad essi riconosco la serietà dell’impegno e la coerenza. Al mio rispetto per le loro fedi, si aggiunge il rispetto per le loro persone.

    Quindi sbaglia chi dice che io ce l’ho coi comunisti. E’ vero invece che io non sono comunista (né di destra, ovviamente).
    Ora, ritengo che il comunismo, almeno quello che si è realizzato nel mondo, non riconosce dio: meglio è ateo. Una persona che vota comunista, secondo me, vota per una società che non riconoscerà Dio. Tutto il resto che volete e potete dirmi non ha niente a che vedere con il comunismo. Si tratta di aggiustamenti di comodo. La vertà è che il comunismo è ateo. Giorgio non crede in Dio e vota rifondazione comunista. E’ coerente con se stesso e ha tutta la mia ammirazione. La sua coerenza è assoluta, non fa una grinza. La fanno invece coloro che, comunisti, si mescolano ai cattolici (l’attuale pd, ad esempio). Probabilmente lo fanno strumentalmente, ma anche questo non mi piace. Se si è comunisti si devono combattere coloro che lavorano per Dio.

    Così, per le stesse ragioni, un cattolico, non può allearsi con i comunisti, giacché perseguonmo due obiettivi (due società) diversi e inconciliabili.

    Un cattolico che vota rifondazione comunista (i ds non esistono più, ormai) vota in realtà per l’edificazione di una società senza Dio. Non credo che mi si possa obiettare qualcosa di ragionevole.

    Veniamo ad un prete. Non conosco il libro di Centofanti, né Centofanti, ma la frase che ha scritto relativa al suo vescovo non mi è piaciuta, come non mi piace che un cattolico voti comunista o un comunista si allei con i cattolici. Ognuno deve essere chiaro circa la società che desidera costruire. Altrimenti si ha confusione e marasma. Soprattutto si ingannano i cittadini.
    Tornando al prete e tornando a Centofanti. La sua rase mi ha messo in allarme perchè poteva essere un segno di una ambiguità anche più grave di quella relativa alla commistione tra cattolici e comunisti. Non si può servire la Chiesa, cercando di creare disitima nei confronti di alcuni suoi membri, in questo caso si induceva il lettore cattolico a interpretare che il vescovo di Centofanti fosse un vescovo negativo (e invece Centofanti ci dice in un commento successivo, che si trova in prima linea con lui). E allora perché quella frase irriguaardosa, suscitatrice di dubbi su di un vescovo, e di un vescovo che non meritava il sospetto.
    Ho pensato che Centofanti potesse essere, pur nell’esemplarità della sua missione (che non discuto, non conoscendola peraltro), uno di quei preti che, per stare alla moda dei nostri tempi e riscuotere il consenso dei non credenti, si sentisse protagonista, anziché realizzando il vangelo (come sembra faccia), mettendo alla berlina alcuni membri della Chiesa. E’ un gioco pericoloso per la Chiesa, che può essere esercitato solo se ci sono motivi molto ma molto validi. Altrimenti si aiutano i non credenti a continuare a non credere e si fanno vacilare le coscienze dei credenti.
    Preti siffatti, leggeri nelle loro accuse, non possono godere la mia stima. Ma, da quello che ho sentito, spero e credo che Centofanti non lo sia, ma la prossima volta mi piacerebbe che non ci inducesse, con parole un po’ poco meditate a male interpretarlo.

    E’ arrivato mio genero e devo chiudere in fretta. Riprenderò, se occorre, al mio ritorno. Non rileggo il testo, sperando di non aver fatto refusi che vizino il senso del testo.

    Bart

  39. Francesco,desidero dirti che sono molto solidale col tuo concetto di solidarietà. Hai detto tutto,non aggiungo altro.
    un abbraccio
    jolanda

  40. Non c’è peggior sordo, Fabrizio, di chi non vuol capire e si mette, per giunta, a fare dell’ironia. La tua chiusa sopra significa – e non può essere altrimenti interpretabile – che tu sei il santo e noi i peccatori, da compatire se non compiangere. Tu sei occupato a farti il mazzo e noi facciamo esercizi inutili con le parole. Brutta cosa, Fabrizio.
    Stamani, nella Chiesa di san Martino in Vignale, a Lucca, il mio secondo nipotino, Fabio, di sei mesi, è stato battezzato da fratel Arturo Paoli (dovresti conoscerlo), novantacinquenne, che ha trascorso tutta la sua vita a “farsi il mazzo” con gli ultimi degli ultimi, i più poveri tra i poveri. In questi ultimi due o tre anni è tornato a casa e gli è stata assegnata, con l’aiuto di un giovane prete, una piccola parrocchia. Dirige anche un Centro Foucauld, adiacente alla chiesetta. Non ha mai detto, a quanto sappia, che si fa il mazzo coi poveri. Il cristiano non si fa il mazzo, come Cristo non si faceva il mazzo. Il cristiano non si esibisce, ma lavora in silenzio.
    Dire: ragazzi ci rinuncio, come se tu avessi la verità in tasca, e noi fossimo degli ignorantoni da commiserare, non ti fa onore. Sono franco, e forse un po’ duro, perché le tue risposte non mi piacciono, nonostante che tu mi dica che passi il tuo tempo tra i poveri. Non voglio fare a te sacerdote, una lezione sul valore gratuito della carità e dell’apostolato, perciò mi limito a concludere con una certa perentorietà: Giorgio Di Costanzo, in quanto comunista, può anche irridere al cristiano e a tutte le altre religioni, perché le considera l’oppio dei popoli, in più con una esperienza personale che ha acuito la sua repulsione per la Chiesa. Non ho nulla da eccepirgli (forse, lo ha già scritto l’attenta georgia, di avere più rispetto per chi la pensa diversamente, e non l’odio), giacchè è coerente. Potrei solo tentare di convertirlo, ma non ne sono capace. Non ho i talenti necessari, che dovresti, invece, avere tu, anziché evitarlo.
    Le finalità diverse espresse da Di Costanzo (un comunista di quelli autentici, non imbastarditi dalle alleanze cattocomuniste) possono essere un esempio di come un cattolico non può fare il suo percorso nella società alleandosi con i comunisti. Come possono intendersi sugli obiettivi da perseguire? Credo che Giorgio aborrisca , come me, una tale commistione, anche se per ragioni opposte. Suppongo che abbia sofferto molto quando nel governo Prodi si è trovato a vedere rifondazione comunista agire insieme con i cattolici. Ha ragioni da vendere, come ne ho io quando vedo un cattolico condividere gli obiettivi di un comunista.
    Si commette, infatti, l’errore di ritenere che il socialismo dei comunisti (poi chiamato socialismo reale) e il socialismo cristiano siano simili o addirittura la stessa cosa. Entrambi guardano ai poveri, agli ultimi. Ma è davvero così? Il socialismo reale (comunismo) realizzatosi nel mondo dimostra che non c’è affatto attenzione per i poveri e per i più deboli. Gli episodi di comunisti dediti ai poveri e agli ultimi (ne conosco) non significano che il comunismo si identifica con il socialismo cristiano. Il socialismo cristiano, praticato da preti esemplari come quelli citati da Marotta, pongono l’uomo (e l’uomo più debole soprattutto) al centro dell’attenzione sociale con l’obiettivo di realizzare l’insegnamento di Gesù. E’ un socialismo che non nega Dio, ma ne realizza, attraverso le parole del figlio, i fini.
    Insomma, dal mio punto di vista: i cattolici che militano nell’attuale (promiscuo e confuso) pd, si sono messi su una strada sbagliata, come ci si misero i La Valle, i Grazzini, ed altri di cui non ricordo il nome.
    Lo stesso errore – e più grave, essendo sacerdote, a mio avviso ovviamente – lo faresti tu (non voglio pensare addirittura che tu voti lo stesso partito di Di Costanzo!) nonostante che continui a farti il mazzo con i poveri. Non fate due strade uguali, ma profondamente diverse e in conflitto, anche se l’agire quotidiano può farti pensare che percorrete la stessa strada. Alla fine potresti trovarti realizzata, ossia, una società che rinnega Dio. Bello scherzo per un sacerdote!
    Più chiaro di così non posso essere, mi dispiace, e non ditemi che sono di destra. Ditemi che sono cristiano e se non vi dispiace, aggiungete anche cattolico. In questo caso, non avrei argomenti da contrapporre.
    Penso che ci siamo detti tutto, mi pare.

    Se interessa: il torneo di calcio, composto da 4 squadre, ha visto la squadra di mio nipote Lorenzo (9 anni), piazzarsi al secondo posto.

    Bart

  41. caro Bart, quando sento certi cattolici, mi sento davvero comunista, anche se non lo sono. a me interessa il povero, è l’unica cosa che interessa al vangelo (Mt 25), e quindi a me. oggi l’ho ripetuto nell’omelia: la via della salvezza passa per i pubblicani, i peccatori, le prostitute, i malati, i lebbrosi, i ciechi, gli emarginati. sì, mi sento molto comunista quando parlo con certi cattolici.
    complimenti a tuo nipote.
    fabry

  42. Signor Bartolomeo, mi scusi ma non resisto. Ho letto il suo poema e, mi creda, sto male pensando che ancora si voglia fare confusione tra religione e politica. Io non conosco la sua età, da quello che dice alla fine comprendo che è già nonno. E dunque si goda questa sua condizione invece di salire in cattedra e dare lezioni che non interessano.
    Non ho mai sentito tanto anticume tutto in una volta.

    Spero proprio che i suoi nipoti siano impermeabili a tanta retorica.

    La saluto cordialmente
    jolanda

  43. Sono appena tornato anch’io, Di Monaco, da una “cerimonia”, meno lieta della tua purtroppo. Ti ho letto e riletto, e faccio sempre più fatica a capire il senso della tua “crociata” in questo thread, dove si stava parlando di un libro, tra l’altro. Vedo, ad ogni modo, che fai sempre più fatica a trattenerti e il furore ideologico (ma tu non lo ammetteresti, mai: ma scherziamo!) ti fa perdere l’abituale aplomb, precipitandoti in una serie di contraddizioni palesi. Non chiedermi di indicartele, domani, a mente fredda, se ne hai tempo e voglia, rileggi le varie puntate del tuo preclaro saggio impregnato di integralismo e di oscurantismo lefebvriano, e trovale da solo: so che le capacità non ti mancano.

    Vedi, io penso che la cosa che ti dà più fastidio, la causa scatenante del tuo “fervore” (l’ultima “chicca” è quel “partito” di dio, con le indicazioni di voto: sei un grande!) è solo e unicamente il fatto che Fabrizio sia ospite “qui”, in un blog nel quale, al contrario di tutti i fighettissimi cessi virtuali sparsi in rete, il gestore non ha mai fatto mistero, nemmeno altrove per la verità, di dove “sta di casa”: eticamente, politicamente, spiritualmente (e tutti gli -emente e -amente che vuoi).

    Vedi, oggi pomeriggio, prima di uscire, avevo riflettuto a lungo su quanto emerso dai commenti e avevo scritto delle considerazioni. Poi, avevo deciso di non pubblicarle: il tuo ultimo delirante commento, invece, mi costringe a farlo. Che tu replichi o meno, non mi interessa, in ogni caso non ti risponderò: fai finta che nel prossimo commento, quello che apparirà tra poco, io stia parlando con me stesso e con l’unica persona di cui faccio il nome in tutto lo scritto.

    Ti saluto cordialmente e, che tu ci creda o meno, ho grande rispetto di te come persona: fa parte del mio essere. Quando leggo il cumulo di “robe” che lasci in giro, e il livore che ne trasuda, devo costringermi a far finta che si tratti di un troll in cerca di nutrimento… e non ho nessuna intenzione di continuare a “nutrirti”, devo pensare a nutrire me stesso e non sempre ci riesco.

    Statt’ bbuòn’ overamènt, Bartolomè.

    fm

  44. (Scritto tra le 17.00 e le 18.00 del 8 giugno)

    Io invece…

    … oggi pensavo a mio nonno e a mio padre. Alle mie radici. E alle migliaia e migliaia di esseri umani che, in questo paese, hanno dato la vita per costruire una società più democratica, più giusta e più equa, garante dei diritti di tutti e delle diversità, di ogni diversità. Pensavo alle migliaia e migliaia di morti sul lavoro, sul cui si sangue si sono edificate, e si edificano, fortune e carriere, il profitto di pochi e la miseria più nera di moltitudini di senza storia.

    In rispetto alla loro memoria, non replicherò oltre. Anche se è difficile. Soprattutto quando “quegli” uomini e “quegli” ideali sono definiti “abominevoli”. Dalla più bieca e subdola propaganda. Con lo spadone sguainato o in punta di pantofole fa lo stesso, il fine è unico, sempre lo stesso. La “lectio mirabilis” arcoriana ha fatto scuola, ma solo perché ha incontrato, e saputo intercettare, le pulsioni più profonde e putridamente sostanziali della gente alla quale si rivolge: garantendone i privilegi di classe, da una parte, e vigilando sulle loro coscienze, dall’altro, tenendone sotto controllo eventuali “ritorni” con lo scudo di una fede farisaica che col dettato evangelico non ha e non ha mai avuto niente a che spartire, fatta com’è di vuote, ignobili ritualità prive di essere: l’ostentazione planetaria di un corpo senza vita; gli applausi ai funerali; le telecamere che riprendono bambini che indossano vestiti da migliaia di euro alle prime comunioni e cresime, trasformate in squallidissime passerelle e anticamere d’avanspettacolo, tra lo squillare di “angelici” telefonini e il lampo dei flash; il mercato di immagini e suppellettili “miracolose”; la carità in diretta televisiva sulle reti del padrone; il “barbone” (sic!) portato in casa a pranzo a Natale (a Pasqua no, perché se il tempo è bello facciamo “una puntata” nella casa in campagna o al mare: se no, quando ce la godiamo?); le puttane e le troie di stato e di regime, sulle cui tette ballonzolano crocifissi d’oro da mezzo chilo, presentate come modelli di mogli e di madri, proprio mentre si preparano per il prossimo “calendario” o la prossima comparsata di gala.

    E tutto questo fa scandalo, spinge qualcuno a gridare e a indignarsi? No, nemmeno per sogno! Ciò che fa scandalo, agli occhi del fariseismo imperante, è il prete di campagna che si sbatte, si rode e si consuma tra ladri, assassini, drogati, prostitute, rom, senza casa, emarginati e diseredati di ogni genere (guarda caso, proprio quell’umanità derelitta per la quale il Cristo diceva di essere venuto): vuoi vedere che a contatto quotidiano con la sofferenza vera, e non con la sua consolatoria rappresentazione libresca, toccando con mano le piaghe vive di uomini senza speranza, “questo” mi diventa “comunista” (sic!)?

    Non sia mai! Ricordati, fratello: la scelta è sempre quella del “male minore”. Così si grida da ogni parte, ogni giorno. Ed eccola lì la frase magica, il più osceno armamentario ideologico ostentato con finta pietas da chi, a parole, si dichiara libero da ogni vincolo ideologico: eccola lì, in tutto il suo tragico “splendore”.
    E quale sarebbe il “male minore”? Un’accozzaglia di egoismi tenuti insieme da un collante fatto di collusioni criminali, di omofobia, di xenofobia, di razzismo, di fascismo: benedetto ed eletto a guida, e a luminoso esempio, del/per il paese. E’ questo il popolo della “società cristiana” di cui qualcuno “parla” in questo thread?

    Ma quand’è che “vi” sentiremo gridare altro, magari parole di denuncia, dai vostri confortevoli “pulpiti”, contro questa munnezza? Quando sentiremo un’invettiva contro la corruzione e il privilegio ostentato? Quando allontanerete dalle comunità a cui dite di richiamarvi, chiese e sacramenti compresi, chi fa affari con la mafia e poi viene a confessarsi; chi “accarezza” le bandiere razziste e naziste e poi, da capo del governo, si erge, con la vostra benedizione e il vostro voto, a difensore di valori che non ha mai praticato e che calpesta ogni giorno con le sue attività e i suoi affari?

    E, soprattutto, quand’è che avrete il coraggio di togliere la tonnellata di polvere sotto la quale avete sepolto la memoria di tutti i don Puglisi e i don Diana d’Italia e del mondo? Mai! Vivendo tra i poveri e per i poveri, gridando e denunciando collusioni e omertà, erano sicuramente “comunisti” (e magari, di tanto in tanto, dicevano cose che, sicuramente, dispiacevano al vescovo di turno).

    Caro Fabrizio, ecco cosa intendevo quando definivo “scandaloso” il tuo libro. Eccolo lo scandalo che dura da sempre e che tu, con le tue parole, fai ritornare, ecco la ferita che riprende a sanguinare: quei racconti umili e semplici, senza enfasi e senza giudizi, raccolti tra le pieghe e le piaghe di vite senza speranza, o al limite di ogni speranza, fanno “paura”, come risulta in modo evidente dal cavillare ansioso, assiomatico, dogmatico e sillogistico, intorno a una tua semplice battuta sulla copia da regalare o da non regalare al vescovo : fanno paura perché costringono tanti tuoi confratelli di fede (e qui ne hai un esempio “luminosissimo”) a ricordare che i piccoli e grandi privilegi di cui godiamo sono costruiti sulla miseria e sul dolore di generazioni senza nome: sulla pelle e l’anima di chi, oggi così come ieri, non sa che farsene di una carità a rate, a scandenze che coincidono con le feste comandate del calendario.

    Ti saluto e ti abbraccio. Io, anarchico e ateo, da sempre; io comunista; zingaro; terrone; marocchino; negro; donna; puttana; frocio; transessuale; ebreo; palestinese; pacifista; essere umano; bambino; padre, fratello, figlio, marito e amante di mia moglie; io, padre dei miei figli e figlio dei miei figli: io sono pronto, in ogni momento, a scambiare tutte le vite eterne, tutta l’eternità, di cui non so che farmene, con un piatto di minestra, mangiato insieme a te e ai tuoi esclusi, in una tenda di fortuna alla periferia di Roma. Ne sarei onorato. Ora e sempre.

    fm

  45. “Tutto può essere detto, e di conseguenza scritto, a proposito di tutto… Il discorso non può essere né verificato né refutato in modo rigoroso”: così dice George Steiner della società attuale, in cui è avvenuta la rottura del patto tra parola e mondo. E da questo spirito è difficile essere immuni, vedo, ognuno dice quel che gli pare, ognuno può dare lezioni di religione a un prete.

    E una domanda:

    “… non devono restare sempre dimenticati gli sfruttati
    La speranza dei poveri non sarà sempre avvilita…
    Fino a quando trionferanno i dittatori?
    Fino a quando parleranno le loro radio?
    Essi fanno feste tutte le notti
    e noi guardiamo le luci delle loro feste…

    Per loro Dio è una parola astratta
    la GIUSTIZIA è uno slogan
    Le loro conferenze stampa sono falsità e inganno
    Le loro parole un’arma di propaganda
    uno strumento di oppressione…”

    Chi dice questo è un cristiano o un comunista?

  46. Francesco, non partecipo alle discussioni su certi grandi blog perché non ho il tempo materiale di spiegarmi; ma se dovesse ricapitare, riporterò queste tue parole, che sanno leggere nel cuore come solo un amico può fare.
    ti abbraccio
    fabrizio

  47. Cari amici,
    discorsi come quello comparso, li abbiamo sentiti tante volte, nelle parrocchie e dintorni. Nei periodi “neri” come questi compaiono anche sui giornali e in tv. Oltre ai “cattodoc” ci sono anche i “cattolaici”. Cosa vogliamo di piu?
    E’ meglio rinunciare all’illusione, che queste posizioni, possano cambiare, adesso poi che non manca mai la legna per certi fuochi. E’ una gioia per
    questi, vedere che il vento ritorna a soffiare in una certa direzione!
    Vi ammiro per la vostra pazienza e correttezza. A me stamattina verrebbe voglia di buttare la spugna. Ciao e grazie!

  48. Davvero penoso per me e credo anche per voi, quando non si riesce a comprendere ciò che ci diciamo.
    Piovono i soliti insulti e le solite classificazioni di routine (antiquato, fascista, delirante, e chi più ne ha più ne metta) Eppure (Francesco, soprattutto) mi pareva di aver difeso i preti che operano secondo gli insegnamenti del vangelo. Mi si legge molto ma molto prevenuti, e non conoscendoci di persona, fioccono le etichette malsane.
    Se rileggete con più attenzione e meno pregiudizi vi accorgerete che la critica che io faccio a certi preti (Fabrizio potrebbe non entrarci, ci entrerebbe solo se…) è quella di chi, sacerdote, giustifica il proprio voto indirizzato ad un partito comunista. Sono questi preti che io non riesco a capire e non per integralismo (che c’entra mai?) ma perchè non riesco a capire proprio come funziona la loro logica in questa scelta che contrasta con la costruzione di una società ben diversa. E su questo nessuno vuole rispondermi, se non con un armamentario logoro. Siete voi che avete scritto Fabrizio prete comunista. Io no. Lo è solo se ha votato e vota per un partito comunista. Ci vuole tanto a capire? E se lo avesse fatto, non è possibile dialogare su questo argomento? Perché non ho il diritto di arrivare con il dialogo a capire? Mi si potrebbe perfino convincere (difficile, però). Ci se ne vergogna? Un prete si vergogna a dire che ha votato un partito comunista? Si vergogna a giustificare il suo voto? Non ho detto che Fabrizio ha votato comunista, si badi bene, lo ripeto. Se avesse votato comunista, dovrebbe aiutarmi a capire. E se non avesse votato comunista e giustificasse i preti che votano comunisti, dovrebbe ugualmente aiutarmi a capire. Io ho sempre detto per chi ho votato: in passato soprattutto per la Dc, oggi per il pdl. La questione non mi pare così complessa. Eppure sembra che lo sia. Nessuno qui mi ha risposto sul problema che ho posto, se non con argomentazioni che riguardano il socialismo cristiano, su cui non ho da appuntare nessunissima critica. Francesco Marotta dice cose che condivido, ma non ha risposto ai miei bisogni di capire il problema. Ho anche scritto che è la frase di Fabrizio ad avermi messo in sospetto, giacché un prete deve essere rispettoso delle gerarchie, a meno che non ci siano fatti eclatanti contro cui occorra mostrare il proprio dissenso. Mi sembrava, quella frase, una riserva verso un vescovo. Ce n’erano i motivi? No, a quanto ho capito. Dunque, ho scritto, attenzione a non essere troppo incauti. Anche la frase mi “faccio un mazzo” non mi è piaciuta e ho detto il perché. Un prete non la deve e non la può dire. Fretta di scrivere, da parte di don Fabrizio? Non credo. Comunque, come cattolico avrò pure il diritto di dire la mia a Fabrizio nella sua veste di sacerdote. L’ho detta. Se le mie parole sono sensate o sciocchezze vedrà lui, nella sua coscienza.
    Mi pare di aver detto tutto.
    Jolanda, Francesco, Giorgio (non Giorgio Di Costanzo), se ne avete voglia rileggetemi, liberandovi dei pregiudizi.
    Giorgio Di Costanzo e georgia, che stimo molto (sebbene lavorino su fronti opposti al mio: significherà pure qualcosa questo) mi hanno indotto a non lasciare senza risposta i loro commenti. Ora non desidero occupare più su questo argomento lo spazio di altri. Appena possibile, desidero riprendere l’argomento nel mio blog (vi scrivo raramente) all’interno della mia rivista d’arte Parliamone: http://www.rivistaparliamone.it e farò riferimento a questa discussione, linkandola.

    Un caro saluto a tutti.

    Bart

  49. Bartolomeo, chi ha detto che un sacerdote non possa dire “mi faccio il mazzo per i poveri”? se l’ha detto san Paolo (Galati 2,10), può e deve dirlo anche un sacerdote.
    quanto ai comunisti, mi sento più vicino a loro che a te: proprio perché loro si fanno il mazzo per i poveri.
    qui ti saluto, perché non vorrei togliere altro tempo a cose più importanti.
    ciao.
    e un abbraccio ancora grato a Francesco.
    fabrizio

  50. Bart però … anch’io mi domando come un cattolico vero possa votare il pdl, mio dio se c’è qualcosa di anticristiano in italia è proprio il pdl. Ma le guardi mai le loro televisioni? Certo invece di moltiplicare i pani (di cui fanno aumentare il prezzo con i giochi di finanza, mi sembra che abbiano moltiplicato l’ici (già tolta da prodi ma ai soli redditi bassi, mentre berlusconi, l’uomo dei miracoli, l’ha levata anche ai ricchi, una vera moltiplicazione degli euro altro che dei pani)
    Rispettosi delle gerarchie? sì certo ma le gerarchie se lo devono guadagnare il rispetto e … con tutto il rispetto, non mi sembra che, a parte rari casi, facciano nulla per meritarsi tale rispetto. Gesù non è stato rispettoso delle gerarchie corrotte del suo tempo. E se gesù ha parlato spesso come un comunista mica è colpa di fabrizio ;-)
    geo

  51. Bartolomeo, a me pare che tu ti sia buttato su questa frase:

    “Don Fabrizio, devo dirle una cosa, anche se so”. Che cosa? “So che è comunista”

    senza capire, malgrado io abbia già cercato di spiegartelo, che essa è, e con questa intenzione è presente nel libro, un esempio di un pregiudizio secondo cui chi sta con i poveri è un comunista. Naturalmente io e te non dovremmo cascarci, in questo pregiudizio.

    Poi, se davvero condividi, come affermi ripetutamente, quello che dice Francesco e quello che dice dice Turoldo:

    “La strada è una, e la si percorre in mille modi diversi, con passi più o meno franti o sicuri”

    che motivo ha di essere tutto il resto? Soprattutto non avrebbe motivo di essere questa affermazione:

    “Non fate due strade uguali, ma profondamente diverse e in conflitto”.

    E soprattutto hai detto una frase che è esattamente l’opposto di quello che dice Turoldo.

    Tu dici:

    “Potrei solo tentare di convertirlo, ma non ne sono capace. Non ho i talenti necessari, che dovresti, invece, avere tu, anziché evitarlo”

    Mentre Turoldo dice:

    “tu aspetti solo di sentirmi dire chi è nel giusto, anzi, che io sono nel giusto. Tu aspetti dalle mie parole la conferma a una tua verità, da contrapporre alla mia. Ricordati che non è quello l’essenziale”.

    Insomma, ci sono e ci sono state persone che hanno avuto idee diverse dalle tue.

  52. georgia, Cristo ha parlato come Cristo, prima ancora che venisse il comunismo. Il comunismo, secondo me, non ha niente a che spartire con il cristianesimo.
    Per quanto riguarda il pdl, so bene i mali che ci sono, ma preferisco scegliere una coalizione che non faccia a cazzotti con la mia fede, anche se mi troverò in presenza di contraddizioni, mai però quante ne incontrerei militando nella parte opposta.
    Sono tornato per rispondere a te. Sto scrivendo un breve pezzo sul mio blog e sono venuto qui per prendere il link di questa discussione. Non tornerò a parlarne qui, perché ho perso la speranza di trovare risposte (Fabrizio ha altro da fare, e non voglio sentirmi in colpa con lui). Perciò dialogherò a casa mia, se qualcuno mi verrà a trovare.
    Quello che è certo (anche a me manca il tempo) è che non farò mancare a nessuno la mia disponibilità al dialogo, anche se scriveremo pezzi lunghi come un poema (così dice jolanda catalano).
    Un abbraccio.

    Bart

  53. Fabrizio scrive: “quando sento certi cattolici, mi sento davvero comunista, anche se non lo sono. a me interessa il povero, è l’unica cosa che interessa al vangelo (Mt 25), e quindi a me. oggi l’ho ripetuto nell’omelia: la via della salvezza passa per i pubblicani, i peccatori, le prostitute, i malati, i lebbrosi, i ciechi, gli emarginati. sì, mi sento molto comunista quando parlo con certi cattolici”.
    Forse inizia a interessarmi Fabrizio. Dei punti di contatto ci sono. Sicuramente sono stato ingiusto (come sempre) a generalizzare. Bisogna rispettare (e molto) chi sta dalla parte degli ultimi e tenta di portare conforto, aiuto, un sorriso, una parola affettuosa, anche solo uno sguardo compassionevole. Da qualche parte ho letto (tempo fa) che la traduzione della parabola sulla cruna dell’ago e il cammello, i ricchi, etc. era inesatta. Fabrizio saprebbe dirmi qualcosa?
    Inoltre, Fabrizio scrive:
    “un uomo che fa di tutta l’erba un fascio non ha capito niente della vita”. Ma io non sono un superman e neanche aspiro ad esserlo. Sono Giorgio Di Costanzo, figlio di Paolo e Margherita (Genitori adoratissimi, che mi mancano tanto!) con tutti i miei limiti, errori di valutazione, incertezze…

  54. ….Fabrizio ha altro da fare….

    E cosa credevi, che si girasse i pollici da mattina a sera?

    Tu parli di dialogo, ma, a quanto ancora leggo, il tuo è solo un monologo,come tutti, del resto, purtroppo, quelli che la pensano come te.
    Continua a tuonare dal tuo salotto buono, continua a mischiare religione e politica,continua a non voler a s c o l t a r e ciò che ti viene detto.
    continua a scaricarti la coscienza con la messa della domenica, magari dando cinquanta centesimi di elemosina al povero di turno.
    Ma ti guardi mai intorno, conosci veramente i problemi dei poveri, degli emarginati, di tutta un’umanità che vive di briciole o di niente, ti sei mai preoccupato di capire cosa fa il tuo governo per loro?
    Facile starsene nel castello riparato e poi sputare sentenze sui soldati in prima linea. Troppo facile, e poi il voto è segreto , perchè mai uno, prete o non prete dovrevve venire a dirlo proprio a te? hai fatto già le tue generalizzazzioni, sei pieno delle tue convinzioni, tienitele per te come incubi notturni. Le vedi le mani di quei poveri cristi sofferenti? ebbene,perchè non prendi un macete per amputargliele?!

    Goditi il tuo salotto buono, io non ti scriverò più, goditi i privilegi della tua età, ma per favore, non parlare più di ciò che non conosci.

    cordialmente
    jolanda

  55. “Egli disse: Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, Ma Dio conosce i vostri cuori (Lc, 16,15)”

    il libro l’ho comprato su ibs, l’ho letto e l’ho trovato straordinario.

    credo che per chi, come fabrizio, combatte quotidianamente la fame e la sete di chi incontra sul suo cammino, sia poco o nulla importante avere fra i suoi sostenitori “fedeli” come il di monaco, anzi ritengo che questo tipo di attacchi siano la dimostrazione che fabrizio è sulla strada giusta e che proprio per questo è d’ inciampo per i benpensanti . basta ricordare che proprio ieri Gesù, nel Vangelo, ha dato scandalo ai giusti farisei sedendo a tavola con pubblici peccatori.
    che se ne fanno i giusti di Cristo? Cristo è Amore invece loro hanno già il loro bilancino di precisione con cui soppesano fino al carato i “peccati” e le mancanze altrui, in modo da non dover guardare al macigno che grava sul loro cuore sclerotico Questa gente Gesù la definiva “sepolcri imbiancati… pieni d’ipocrisia e d’iniquità”Mt,23,27. (Gesù mi è sempre piaciuto per il suo non avere peli sulla lingua! )

    bene. ciascuno di noi deve decidere da che parte stare, se sporcarsi le mani con ” la forma perfetta, la faccia del povero” ( a proposito complimenti a francesco e a giorgio per le loro letture del libro STRAORDINARIE ! ) oppure se difendere l’ermellino e la croce pettorale d’oro massiccio sulla veste candida o purpurea degli alti prelati. è il Vangelo a chiedere di scegliere, ad ogni passo, ad ogni capoverso, ogni minimo segno tracciato dagli evangelisti per annunciarci quella “Buona notizia” dice: la salvezza sta nel volto del povero, unico destinatario del nostro servizio, l’unico in cui è davvero possibile incontrare l’immagine di Dio.

    signor di monaco non si periti di rispondere, lasci perdere, con tutto il rispetto le assicuro che ha fatto e continuerebbe a fare una figura meschina!

    un caro saluto a fabrizio, francesco, jolanda, giorgio, paola, georgia (spero di non avere dimenticato nessuno )

    c’è sempre la speranza che le pietre del cuore cadano e la gente impari a vive la realtà al di là delle proprie ristrettezze mentali ( ah! già dimenticavo, quello è il paradiso! )

  56. Da qualche parte ho letto (tempo fa) che la traduzione della parabola sulla cruna dell’ago e il cammello, i ricchi, etc. era inesatta. Fabrizio saprebbe dirmi qualcosa?
    GEO
    in che senso era inesatta? io so solo che non si trattava di un cammello, come abbiamo tradotto noi, ma di una corda grossa e non so se era in aramaico o in quale altra lingua, ad ogni modo la parabola è meno surrealista … e in effetti una grossa corda è meno difficile che passi dalla cruna di un ago di cammello, è difficile ma non impossibile sempre che .. l’ago non sia finito nel pagliaio:-)

  57. ti ringrazio, Giorgio. sì, penso che dei punti di contatto ci siano.
    sulla cruna e il cammello se ne sono dette tante: la gomena di Giorgia, il cammello senz’altro o addirittura una piccola porta nelle mura di Gerusalemme. in realtà si tratta del linguaggio paradossale dei rabbini del tempo di Gesù, e quindi di Gesù stesso: un ricco che si tiene stretto il patrimonio non entra nel regno semplicemente perché il regno è condivisione, è un’altra cosa, dunque.
    un abbraccio anche a Jolanda e Claudia.
    fabrizio

  58. Mi sembra che si siano delineate meglio certe posizioni. Riguardo al fatto che un prete o un laico cattolico, non possano votare a sinistra (Partito Democratico e Sinistra Arcobalento), dove sta scritto? Un cristiano non può compromettersi con la violenza e la sopraffazione, questo no. Ma perchè non impegnarsi a sinistra, se lì, vede meglio rappresentata la possibilità di migliorare il mondo? O semplicemente raggiungere una maggiore equità sociale e di rispetto dei diritti delle minoranze e dei più deboli? Io provengo da una terra e da situazioni dove era normale militare nel sindacato e pregare, votare P.C.I. e andare a Messa. Si pensi alla Resistenza e a quanti preti hanno aiutato i partigiani, a quanti cattolici e cattoliche hanno rischiato la vita, senza starci tanto a pensare, sapendo di essere dalla parte giusta. Non c’è bisogno di giustificare e dichiarare nulla, un cristiano può essere anche di sinistra, senza tradire il Vangelo e chi lo ha vissuto. E non si parli di Stalin, di Togliatti ecc. Impegnarsi a sinistra non significa accettare tutto, ma vigilare con coscienza critica, senza venir meno ai propri valori. Chi sceglie partiti di destra lo fa in piena libertà, conosce gli orrori del passato, le posizioni del presente e si confronterà con quelle, anche come cristiano, se lo è. Essere cristiani(preti compresi credo) non significa nemmeno accettare in toto tutto quello che viene trasmesso dalle gerarchie ecclesiastiche. La libertà di coscienza vale per tutti.Ciao e chissà, magari qualcosa può sempre cambiare!

  59. anch’io mi sono posta la domanda. la frase è ambigua, il protagonista è comunista o no? neppure questa lunga discussione mi ha chiarito le idee, l’autore dichiara di non essere comunista, del protagonista del racconto non sappiamo, l’autore lo diventa solo quando incontra certi tipi di cattolici – quali tipi? quelli che affermano che il regime comunista vuole una società senza Dio? – naaaaaaaa è solo una battuta da blog :-) La religione “è l’oppio del popolo. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale” non si può essere comunisti con queste premesse neppure se la maggioranza dei cattolici sono malfattori o sepolcri imbiancati. d’altra parte anche i cattolici potrebbero dire la stessa cosa quando vedono che razza di religiosi ci sono in giro, ma se si ha fede si ha fede a prescindere, il mio parroco dice sempre: io sono un peccatore come voi, non badate a quello che faccio io ma ascolate la parola, che non è la mia ma quella di Dio. Pace e bene fratelli :-)) e che Dio vi benedica tutti!!!

  60. Scusate l’andare a spanne e il resto. Nella fretta e per le circostanze si rischia di far torto a qualcuno e di non esporre con completezza fatti importanti (riferimento a Togliatti, alla Resistenza -si impegnarono anche molti democristiani, repubblicani e persino liberali). I cristiani e la sinistra:ci sono anime diverse, che hanno una storia.
    Sui valori si discute e ci si confronta, ma le leggi devono rispondere il più possibile ad una visione pluralista della società e non rispecchiare un credo religioso (qualunque esso sia).
    Ancora ciao

  61. riprendo l’intuizione di Giorgio (Di Costanzo): trovo dei punti di contatto importanti con l’impegno di chiunque dedichi la sua vita al riscatto dei poveri. questo non significa essere comunisti: significa avere dei punti di contatto con chi dedica la sua vita al riscatto dei poveri. se potessi fondare un partito, lo chiamerei così: “Un mazzo per i poveri”. in una società che si organizza ogni giorno per fargli un mazzo così, bisogna diffondere il più possibile l’idea di farsi un mazzo così per loro.
    saluti a tutti
    fabrizio

  62. “eh ma arrivi tardi, esiste già, l’hanno annunziato duemila anni fa :-)”

    il fatto è che nemmeno duemila anni fa i poveri erano stati dichiarati fuorilegge.

  63. Fabrizio non farmi passare per uno che considera comunisti coloro che si dedicano al servizio dei poveri. Non mi citi, ma ti riferisci al dibattito avvenuto tra noi. E’ falso e non l’ho mai detto né mai pensato. Non essere scorretto.

    Jolanda devi vergognarti di ciò che hai scritto nel commento delle ore 10,41. Non mi conosci. Che ne sai della mia vita? E’ vero, io non conosco Fabrizio, ma a lui ho semplicente chiesto, in sostanza, se un prete (lui è un prete) può votare un partito comunista (e non se un prete o un cristiano può unirsi insieme con un comunista per operare in aiuto dei poveri e degli ultimi: si tratta di questioni ben distinte, spero che tu lo capisca). Nessuno ha ancora risposto, mi pare, e meno che meno Fabrizio. Eppure può bastare anche un sì e un no, a questo punto, se non se ne vuole più discutere. Ma niente. Silenzio. Le risposte che ho avuto non sono altro che la consumazione di vecchi rituali di contestazione.

    Vi prego, quando vi riferite a me, di riportare ciò che ho scritto, e non inventatevi niente, e non supponete niente.
    Vi prego, inoltre, di non darmi motivo di intervenire di nuovo per correggere vostre attribuzioni di pensieri che non mi appartengono. La cosa migliore sarebbe di ignorarmi. Le cose che ho dette sono lì. E sono lì le vostre risposte. Tutto si è consumato ed è sotto gli occhi del lettore, oggi, come domani. Grazie.

  64. sì, bart, però, se parliamo di voto, io ti chiedo: in sostanza, se un cattolico vero (e tu sei cattolico) può votare pdl (e ieri forza italia) ed essere in pace con la sua coscienza?

    Raffaele Crovi, cattolico, intellettuale anche democristiano aveva scritto in “Nerofumo”, profetico romanzo poco prima della morte: «Perché la Curia Vaticana, ai politici cattolici praticanti e osservanti dei comandamenti, preferisce i politici laici, magari puttanieri, ma osservanti». E Crovi, vaticinando la caduta del governo Prodi, fa rispondere a un monsignore: «Perché i cattolici praticanti, ritenendosi parte della Chiesa, mettono bocca nelle scelte delle autorità ecclesiastiche, mentre i laici, senza far domande, mettono mano alla borsa».

    Intanto qualcosa in europa si muove
    geo

  65. Agli occhi dell’uomo tutte le sue vie sono rette,
    ma chi pesa i cuori è il Signore (Pr. 21,2)

    “Tutto si è consumato ed è sotto gli occhi del lettore, oggi, come domani”

    vero, è per questo che possiamo dormire sonni sereni.

    vorrei anche ricordare che (per il credente) tutto si consuma sempre sotto lo sguardo di Dio: pensieri, parole , opere e omissioni e- aggiungo io- intenzioni.

    un grande abbraccio a fabrizio

  66. Bartolomeo, che i comunisti si dedicano al servizio dei poveri l’ho detto io: mi sa che stai perdendo lucidità. secondo me dovresti imparare un po’ di autoironia, e soprattutto liberarti dall’incubo di un comunismo che oggi, tra l’altro, rischia di non esistere neanche più, dopo il passaggio di Veltroni. un prete, come tutti gli uomini liberi, può votare chi ritiene più opportuno. a volte si sceglie il male minore. io non mi identifico con nessuna forza politica, ma scelgo volta per volta, guardando a chi si occupa dei più bisognosi, che, come ho detto più volte, sono per me il vero criterio di ogni azione sociale e politica. sto dalla parte dgli ultimi: un tempo erano i pubblicani e le prostitute, oggi sono i rom e gli extracomunitari.
    buonanotte a tutti
    fabrizio

  67. condivido molto il commento di claudia delle 11.16, oltre ovviamente a quelli di Fabrizio; trovo in particolare che la fede religiosa sia un fatto privato della coscienza individuale che non possa venire sbandierato e utilizzato per giustificare scelte che attengono alla vita civile, di una comunità di persone che vivono in una nazione e che non son tenute tutte ad avere le stesse motivazioni.
    Ci sono però scelte politiche più o meno coerenti con le proprie convinzioni generali, e quindi anche religiose: in questo momento storico ad esempio trovo qualsiasi posizione della destra del nostro paese del tutto inconciliabile con una autentica fede cristiana; la filosofia di fondo che da anni pervade infatti questa nostra destra è quella della sopraffazione, come un tempo si diceva, guerrafondaia, dell’uomo sull’uomo, della persecuzione del più debole, della piccola furberia arraffona e affarista del badare anzitutto al proprio privato interesse, esattamente il contrario di qualsiasi predicazione evangelica; tanto più ribrezzo fanno le sviolinate dei nostri attuali governanti nelle sedi d’oltre Tevere, che dovrebbero stare assai più attente a non farsi contaminare.

  68. Ripeto, vorrei che mi ignoraste. In più, non posso che ripetermi essendo state chiare (secondo me) le cose che ho dette)

    – georgia. Ho già ricordato che se la Lega (la vera destra oggi in Italia) è cresciuta lo si deve: 1) a Scalfaro e alla sinistra che quando muoveva i suoi primi passi non ne avvertirono il pericolo. Scalfaro li considerava dei ragazzini che stavano giocando. Alla sinistra, poiché la Lega appoggiava il governo Dini e aveva fatto cadere il primo governo Berlusconi, andava bene così e badava a non irritarla. 2) all’ultimo governo Prodi, che ha indirizzato verso la Lega anche molti operai del nord.
    Come disse Montanelli, anch’io vado a votare turandomi il naso.

    – Fabrizio. Tu arzigogoli. Io non perdo lucidità. Mettendo insieme tutti i tuoi commenti viene fuori questo: che tu badi ai poveri, agli ultimi (anche se per farlo ti “fai un mazzo”, espressione che continuo a ritenere quantomeno impropria e poco meditata). Questo ti fa onore. Non servono le laudi corali a convincermi di questo. Però, io ho posto un altro problema e mi pare che non hai capito e fai finta di non capire. Non basta tentare una giustificazione dicendo che con Veltroni è sparito il comunismo (vi avevo accennato anch’io, se ricordi)

    – Sparz (è stato un piacere conoscerti a Firenze). Tutti sono arraffoni in questo nostro Paese, sia a destra che a sinistra. Non amassi questa mia Italia (non i suoi governanti) me ne sarei andato a vivere lontano, in un’isola magari. La fede religiosa non può essere un fatto privato per un prete, per un cittadino qualsiasi potrebbe esserlo, anche se io sostengo che un cittadino deve essere trasparente con se stesso e con gli altri. Non deve ossia tenere celate le sue convinzioni. Vedi, in internet io sostengo che uno (se non ci sono motivazioni speciali) dovrebbe firmarsi con nome e cognome veri, o al massimo usare lo stesso nickname (e molti mi hanno dato addosso). Così dovrebbe essere anche per quanto riguarda le convinzioni religiose e politiche personali. Non ci si deve vergognare. Perché di questo, alla fine si tratta. Vergogna ed anche paura.
    Vedi, quando io dico che il pdl è il male minore (come lo era ieri Forza Italia) mi faccio molti nemici. Chi prima mi stimava, ora mi denigra. Eppure nelle azioni quotidiane sono seempre la stessa persona. Chi mi conosce sa come mi comporto nella vita. Non siamo ancora abituati alla chiarezza nei confronti della nostra persona e degli altri. Siamo ancora figli della notte. Per quanto riguarda l’oltretevere, non posso che confermarti che a me piace che la nostra società sia conformata ai valori cristiani; ciò non significa ammettere le ingerenze improprie.

  69. Vedi, quando io dico che il pdl è il male minore (come lo era ieri Forza Italia) mi faccio molti nemici. Chi prima mi stimava, ora mi denigra.

    non è vero, io non ti denigro ad esempio, … solo contesto, con amarezza, che un cattolico (se ci tiene ad esserlo veramente) possa votare la destra di oggi.
    Tu dici che la vera destra è la lega? non è vero, quelli sono un oggetto non ben identificato e da soli sono NIENTE, la vera destra è fini e berlusconi. La lega e casini sono solo i fiancheggiatori che si danno il turno.
    Tu odi scalfaro che è stato un formidabile presidente cattolico di uno stato laico, come odi prodi, perchè per te essere cattolici vuol dire leccare il c*** alla cei :-), abbassare le tasse ai ricchi e dare finanziamenti alle cliniche private e alle scuole private, per te essere cattolici vuol dire obbedire alle gerarchie anche quelle impresentabili, per te essere cattolici vuol dire appoggiare usa e israele quando si armano contro uno stato come l’iraq inventando (e costruendo) scuse, per te essere cattolici vuol dire pestare i pacifisti a genova, per te essere cattolici vuol dire permettere che si tirino bombe molotov dentro i campi nomadi fra piccoli bambini spaventati a morte. Perchè invece di prendertela con scalfaro non te la sei presa con il papa che non ha aperto bocca (eppure ne ha dette un sacco da quando è stato eletto) per condannare l’episodio nazista dell’attacco al campo rom? Per te essere cattolico vuol dire essere d’accordo con fini che dice chè più grave bruciare una bandiera nazionalista che uccidere un ragazzo da parte di teste rasate … no, bart questo non vuol dire essere cattolico.
    Detto questo poi … se faccio una epochè politica … continuo a volerti bene :-)
    geo

  70. ITALIANI BRAVA GENTE!
    Verona, la vittima lavorava per i suoi assassini. Narcotizzato e bruciato nella sua auto
    La donna è crollata: era lei la beneficiaria della polizza da un milione di euro
    Romeno ucciso per l’assicurazione
    Arrestata una coppia di italiani

    VERONA – Hanno ucciso un loro dipendente romeno per incassare un milione di euro dall’assicurazione. Con l’accusa di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere, è finita in cella una coppia trentenne di Verona: era lei la beneficiaria dell’assicurazione.

    Titolari di un’impresa di autotrasporto, Tancredi Valerio Volpe e Cristina Nervo hanno ucciso Adrian Joan Kosmin, 28 anni, assunto in nero presso la loro ditta da un paio d’anni. In cambio della regolarizzazione del contratto, i suoi datori di lavoro lo avevo convinto a indicare come unica beneficiaria dell’assicurazione sulla vita la titolare dell’azienda.

    Il corpo del romeno era stato trovato carbonizzato sabato scorso nella sua auto, a Cavaion Veronese, vicino al casello autostradale di Affi. Doveva sembrare un suicidio, ma l’autopsia ha dimostrato che nei suoi polmoni non c’erano tracce di fumo. L’uomo era stato narcotizzato altrove, composto sul sedile della Rover per inscenare un suicidio, e cosparso di benzina. Per rendere ancor più verosimile la messinscena, nell’auto era stata abbandonata una bomboletta di gas di quelle usate normalmente per cucinare in campeggio.

    Dopo un lungo interrogatorio in caserma, sembra che la donna sia crollata e abbia ammesso la responsabilità dell’omicidio. L’uomo arrestato, 34 anni, è detenuto in carcere, mentre alla sua convivente, 31 anni, madre di un bambino di pochi mesi, sono stati concessi gli arresti domiciliari.

    (10 giugno 2008) – “La Repubblica”

    Caro Bart, scrivi che la Lega è l’unica vera destra, etc. Dimentichi i fascisti in doppiopetto di An (il Presidente della Camera è il successore (Congresso di Sorrento) dell’assassino e criminale Giorgio Almirante, fucilatore di partigiani, a sua volta successore di quel tizio che il 10 giugno del ’40, dal balcone di piazza Venezia, ricordi?… ), Gasparri e Alemanno che facevano a botte con i compagni, e poi Forza Nuova, La Destra di Starace (il “refuso”, secondo Enzo Biagi), i gruppuscoli clerico-fascisti, i miliziani di Cristo, le varie sette all’interno della chiesa cattolica (neocatecumenali, Comunione e Liberazione, Compagnia delle “OPERE”, Gruppi di preghiera di P. Pio, seguagi della checca bavarese (Maledetta XVI).. E poi “Forza Italia”, un raggruppamento di affaristi, mafiosi, razzisti, evasori fiscali, ex craxiani, ma anche di cittadini comuni (pur sempre evasori fiscali) non sono di destra? Possibile che ti turbino soltanto i comunisti? Ma in Italia abbiamo avuto soltanto una dittatura fascista e poi una democristiana, non altre…
    Non credi?

  71. Grazie a tutti, in particolare a Fabrizio, al quale esprimo, sapendo di interpretare il pensiero di tanti lettori di questo blog, la più assoluta vicinanza e riconoscenza per il lavoro che svolge e tutta la solidarietà possibile per il vile atto criminale di cui è stato bersaglio proprio a causa del suo impegno. Ti siamo vicini. Un grande abbraccio da parte mia.

    fm

  72. …perdona loro perchè non sanno quello che fanno…
    lo trovo un pensiero di una bellezza travolgente,un pensiero rivoluzionario, un pensiero comunista.
    come è terribilmente difficile, agirlo.
    caro fabrizio, io ci ho lo slancio del desiderio e una grande aspirazione.
    ma quanto è dura aspirare ad essere “comunisti”

    un abbraccio solidale, per quel che può servire
    baci
    la funambola

  73. se i desideri sono puri è lo Spirito stesso a renderli possibili

    “noi infatti non sappiamo cosa chiedere convenientemente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili” (Rm. 8,26)

    in bocca ….allo Spirito, allora Fu’, per le tue aSpirazioni ! :-)

  74. …sì georgia, ma vuoi mettere i gemiti inesprimibili! :)
    grazie claudia mi ronzano nella testa parole come tolleranza rispetto compassione perdono.
    stanotte ci ripenso sù.
    in questo momento mi sento tollerante nei confronti del signor monaco per esempio e potrei arrivare anche al rispetto con un minimo sforzo.
    la com passione ed il per dono mi vengono bene di notte e confesso che devo aspirare profondamente almeno due tiri.
    tanti baci
    la funambola

  75. Devo dire che l’argomentazione di Bart mi sembra più emotiva che razionale: sembra quasi che il “comunismo” sia un’entità astrattamente malvagia, che contamina tutto ciò che tocca ed utilizza. Ma ovviamente nel nucleo ideologico di tale complesso fenomeno storico vi sono dei valori (l’uguaglianza, la solidarità) che non possono non rimanere immacolati: la tragedia sta tutta nel modo in cui essi hanno potuto venire adoperati per instaurare un totalitarismo spaventoso quanto quello nazista, che ad esso si è poi contrapposto.

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