Cartoline dai morti (II) – Franco ARMINIO


(Immagine fotografica di Sandro Baliani)

Cartoline dai morti di Franco Arminio
(Testi tratti da Il Primo Amore)

[La prima parte qui.]

Mangiavo molta carne arrostita e adesso mia moglie è convinta che per questo è venuta la malattia nell’intestino. Io ero stato malato molte volte, ma un po’ per finta. Poi quando la malattia arriva veramente non va più via. Smisi di mangiare la carne. Mia moglie mi dava il filetto di trota della Nipiol, ma non ci fu niente da fare.
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Abbiamo chiesto in prestito le parole che ci avevano rubato – Lucia MARCHITTO

Mentre gli assassini e i mandanti sono ancora liberi e ben protetti, qualcuno ricorda, e scrive, e racconta: qui (1), (2), (3), (4), (5).

Sono qui a guardare l’immobilità di questa donna che fino a ieri animava la mia classe, dava voce a chi non l’aveva, la mia per dire se ne sta sempre rintanata dentro l’oscurità della gola e quando con forza cerco di tirarla fuori è talmente fioca che non giunge da nessuna parte. Ma lei, la mia professoressa, ha saputo stanarla la mia voce e guidarla e ieri era chiara e forte, era tanto chiara e tanto forte da non sembrare la mia.

Ieri soltanto ieri.

Adesso guardo il suo corpo, osservo la sua bocca muta come non lo è mai stata, la cassa che la contiene, e mi chiedo:

“La voce, dov’è la sua voce?”

(Da: Lucia Marchitto, Abbiamo chiesto in prestito le parole che ci avevano rubato, pubblicazione a cura dell’Auser di Botticino, maggio 2004)