Voci dal buio – di Jolanda CATALANO

IL SETTANTA PER CENTO DELLE VIOLENZE SESSUALI SUI MINORI AVVENGONO IN FAMIGLIA.

Da: Jolanda CatalanoVoci dal buio (Inediti, 2004)

Prima Voce

Ero ancora un bambino.
Nel mio lettino a colori
ogni sera mi veniva a trovare.
Avrò avuto, che dire, sì e no cinque anni
ma lui veniva lo stesso
persuasivo e sicuro,
l’indice puntato perché io stessi zitto,
una carezza – diceva – per non farmi paura.
Ero ancora un bambino,
un fagotto di giochi
da portare in futuro
come fanno i bambini
quando pensano al mondo
che fuori li attende.
Ma il suo gioco crudele
mi annientò l’innocenza
e da subito, credo, smisi di urlare.
Tutto era piatto, oppure confuso
ed io non sapevo cosa avveniva.
Perché ero un bambino
anche quando fingeva di coccolarmi
per tenermi più buono.
“Stai zitto, non piangere,
è solo l’amore che mi spinge
a tenerti più stretto al mio petto.“
E intanto la mano mi strappava il pigiama,
lui stesso ai miei occhi
scopriva il suo orrore.
“Ecco – diceva – vedi siamo uguali,
anche tu col tempo diventerai un altro me.
E’ solo un bel gioco, non avere paura,
io te lo insegno e quando sarai grande
nessun mistero ti troverà impreparato.
Ma questo è un gioco da rimanere segreto,
solo noi due, mi raccomando, a nessuno
dovrai rivelare quanto ti amo
altrimenti un giorno non ti amerò più.”
Confuso, smarrito, inginocchiato sul letto,
vedevo i suoi occhi farsi di brace,
la bocca sbavare a ritmo lento,
il suo respiro affannoso e crudele.
Poi se ne andava tutto sudato
e svegliava la mamma che da tempo dormiva.
Sentivo le urla da sotto il lenzuolo
serrato ai miei denti per non urlare
mentre mia madre subiva il dolore
di una violenza fatta di rabbia infinita.
Ero ancora un bambino,
che ne potevo sapere
dei giochi crudeli di adulti viziosi,
malati, o forse no, cattivi soltanto.
E non venitemi a dire parole strappate
alla più vile e arresa retorica.
Ero ancora un bambino e volevo giocare
su prati inzuppati di fango
e un pallone a cui dare calci
come fanno i bambini
e poi trafelato, ingozzarmi di cibo,
frutta, nutella, biscotti e cereali,
per ritornare, assieme ad altri bimbi,
a sporcarmi di fango dietro a un pallone.
Giammai! Lui veniva, pretendeva il suo gioco
e il tempo scorreva senza darmi respiro.
Ero ancora un bambino.
Avrò avuto, che dire, sì e no ormai dieci anni
e quel gioco crudele mi aveva ucciso i colori.
Maledetto – imprecavo – perché cominciavo a capire.
Che tu muoia nel fango, che ti prenda la morte
con la stessa violenza che su me hai usato,
che mangino i vermi la tua bava schifosa,
che ti venga un infarto mentre urli alla mamma.
Ma intanto temevo il suo sguardo imperioso
e mi chiedevo “ cosa ho fatto di male? “
Confuso, innocente, colpevole, arreso,
così mi sentivo mentre salivano i giorni
e non venitemi a dire vuote parole,
soltanto io so ciò che è avvenuto.
E quando nel mondo vedrete uomini
giovani, adulti ma anche più anziani,
che sembrano, e forse sono, mostri viventi,
chiedete almeno del loro passato,
della fanciullezza persa per sempre,
dell’innocenza mai più ritrovata.
E la cattiveria che traspare sul viso
a volte è la maschera della violenza,
vista o subita, non cambia di molto
il concetto di una vita smarrita
tra sensi di colpa e celate vergogne,
dubbi e solitudini da vera follia.
Lui di giorno fingeva trasporto,
naturale tenerezza nei confronti del figlio.
Bastardo, e che cazzo, mi sono stufato,
adesso basta, ti mando in galera!
Ero ancora un bambino.
Avrò avuto, che dire sì e no dodici anni
quando un giorno lo dissi alla mamma
con le parole più crudeli del mondo
perché almeno lei avrebbe dovuto capire.
Lei mi abbracciò, mi strinse le mani
e si disperò del suo essere cieca
ma fu veloce a comporre quel numero
che per me significava salvezza
o almeno un tentativo di portare alla luce
un poco d’infanzia rimastami dentro.
Ed ora, mentre scrivo,
ho ormai tutti gli anni
che servono a un uomo per fare chiarezza,
ma il mio percorso è ancora in salita
e certo non ho dimenticato.
Vorrei essere nonno, un giorno, e ai nipotini
raccontare le favole che mai ho ascoltato
e forse con loro recuperare i miei sogni
persi nel vizio di un padre assassino.

 

Seconda voce

Ho sbattuto la porta
e sono schizzata nel bagno
a pulire il sangue della mia innocenza.
Dieci anni, mio Dio, cosa sono dieci anni
per comprendere a fondo il male subito,
il mio piccolo ventre lacerato e ferito,
il mio cuore di bimba per sempre smarrito.
Si fa presto a dire, col tempo poi passa,
cosa, mio Dio, cosa deve passare?
Il viscido unguento tra le mani di un bruto,
la mia bocca serrata che implorava di urlare?
In silenzio, sbattuta con un pugno sul letto,
le sue orribili mani iniziarono il rito,
lo guardavo negli occhi ma lui niente, imperterrito,
non voleva saperne di lasciarmi andare.
Vigliacco, come osi, eri lo zio preferito,
quello che alle giostre mi faceva giocare
come fossi una fatina delle favole antiche,
con lo zucchero filato che mi sporcava le mani.
Sono niente dieci anni per respingere il male
quando è tuo zio a diventare carnefice
quando il mio sangue di bimba impaurita
smise di un botto il suo lento pulsare.
Non so perché fu, io ero innocente,
ma so come fu la stretta violenta,
il mio piccolo corpo ancora chiuso alle forme
tremante e serrato al suo sesso bestiale
e l’ansimo roco del suo fiato sul viso
e le parole che non voglio più ricordare.
Perché – gli chiedevo- perché mi fai questo?
Ma lui non sentiva neanche la voce
che, ora bassa, ora alta, gli rovinava le orecchie
e come risposta continuava a cercare
con mani uncinate dentro al mio corpo
non so quale nettare per la sua atroce follia.
Si fa presto a dire, col tempo poi passa,
ma io vi dico, non è vero, non passa,
tutto rimane impresso negli occhi,
nei battiti lenti di un cuore impaurito.
No, non passa, rimane pura violenza
ed una bimba sgomenta che stenta a capire
perché mai un uomo muta la faccia.
Era lo zio preferito,
come facevo a sapere che invece dei giochi
mi avrebbe introdotta tra i più feroci dei mali,
perché una bimba è una bimba, non ha difese
quando i genitori vanno fuori a ballare
e lo zio offre il suo tempo prezioso
già pregustando il suo folle piacere.
Io non dimentico, anche se so che dovrei,
per la mia quiete e la salute mentale.
Come faccio a dimenticare quel gesto
che mi ha deviato per sempre la vita?
Avevo dieci anni, dieci anni compiuti,
ma chi avrebbe creduto alle mie parole?
Lui era adulto, avrebbe potuto inventare
qualunque storia per farmi tacere.
Così tacqui io, di mia volontà
e mentre nel bagno, da sola, piangendo,
pulivo il mio sangue sul corpo ferito,
pensai che mai più avrei fatto avvicinare
una mano qualunque, fosse solo carezza
o abbraccio consolatorio per non farmi star male.
Mi chiusi, mi vinsi e cominciai a odiare
mia madre, mio padre, chiunque chiedesse
come mai quella bimba, un tempo gioiosa,
avesse smesso di colpo il vociare.
Stupidi – dicevo a volte senza parole –
stupidi e meschini per non aver compreso
le notti passate a casa delle amiche
quando ancora voi vi recavate a ballare.
Stupidi, sì, mi avevate vista il giorno dopo
muta e intristita, sirena senza mare,
mi avevate vista senza più sorriso,
senza un brillìo negli occhi delusi.
Io avevo dieci anni compiuti
ma voi, genitori per caso,
adesso lo dico e vi accuso,
non si lascia una figlia in casa sola con un uomo
e tantomeno per andare a ballare.
Si, vi ho odiato e vi odio ancora
stupidi genitori superficiali e immaturi,
adesso posso dirvelo, non allora,
adesso che so come gira la vita.
Ed ora che ho venticinque anni compiuti
non domandatemi perché non ho un ragazzo
che mi venga a prendere la sera per uscire
una pizza, un cinema, una discoteca.
Ho chiuso, avete capito? Ho chiuso già da allora,
col sesso infame io non c’entro niente
e quando, a volte, mi coglie la malinconia
ed ho voglia di coccole e carezze,
c’è già dietro la porta l’amica mia più cara,
anche lei con una storia parallela.
Solo con lei mi sento di svestire
il corpo e l’anima come fosse specchio
e solo da lei accetto quel languore
che forse, credo, possa chiamarsi amore
o comunione nella sofferenza
senza timore d’essere sporcata.

 

Terza voce

Sono una prostituta a cento euro a cliente,
a volte anche di più se ho voglia di ascoltare.
No, non mi trovate sulla strada,
io preferisco l’ombra del mio letto,
la doccia pulita del mio bagno
e, all’occorrenza, un’arma nel cassetto.
I clienti vengono a dozzine,
sono brava, loro dicono, e pure bella
il che non guasta in questo mestiere antico
anche se ho il cuore gonfio per un segreto
che mai a nessuno volli confidare.
In tre si avvicendarono
facendo del mio corpo un loro gioco,
a loro volta giocando tra di loro
e mi costrinsero pure ad osservare.
Due uomini sono stati,
due vermi schifosissimi e una donna,
donna soltanto nelle vesti che indossava.
Avevo tredici anni e quella mattina
con la bici nuova mi recavo al mare
dove mi attendevano i miei nonni
per iniziare la stagione estiva.
Davo una mano anch’io come potevo
all’andamento della trattoria.
Ancora un centinaio di metri e sarei giunta
pedalando veloce e già il pensiero
correva al primo bagno, all’ombrellone,
forse a un ragazzo a cui avrei dato retta.
Ma tutto s’interruppe dietro una siepe,
oh, il lacerante silenzio del mattino!
L’urlo che lanciai se lo portò il vento
dentro le ombre di un divenire spento.
Finsero di chiedermi un’informazione,
un’officina per la loro auto in panne,
ma quando vidi negli occhi la follia,
ero già stata intrappolata all’amo.
Ma a tredici anni pensavo solo al mare,
ai nonni che mi attendevano impazienti.
Dunque, scendendo dalla bici,
non feci in tempo a dare le indicazioni
che i due uomini mi presero di forza
spingendomi più in là, oltre la siepe
che divideva i campi dalla strada,
oltre l’inferno che, credo, sia più mite.
Dentro di me pensai – forse è uno scherzo,
una scena di un film da cancellare –
ma quando il dolore mi squarciò il ventre,
nulla e più nulla osai pensare.
Io ero lì, nuda sopra un prato,
qualcuno a turno mi saltava addosso,
qualcuno osservava con la bava in bocca
e lei, la stronza, iniziò per prima
ordinando ai due tutto il da fare.
Miserabile fottuta donna anche tu persa,
miserabili sguaiati gli uomini che ti accompagnano.
Mi avete lasciata a piangere sul prato
dolorante e ferita, senza più risorse,
la bici nuova, lontana, dentro un fosso,
e la mia vita che ormai già si spegneva.
Non so come mi rialzai,
con quale forza mi ricomposi nei vestiti
sporchi di sangue e fili d’erba,
ai nonni dissi poi ch’ero caduta
lungo un vialetto di pietrisco fresco.
E mentre nel bagno mi guardavo dentro,
giurai a me stessa che gliela avrei fatta pagare,
per riprendermi i sogni dell’adolescenza
interrotti, svaniti lungo quel viale.
Adesso i miei clienti mi corteggiano
oppure mi detestano quando, sicura,
li piego come cavie al mio volere.
Loro non lo sanno, pensano di gestire il gioco,
ma il gioco, cari miei, lo conduco io
e voi pagate il debito in denaro
per poi tornare dalle mogli, a casa,
credendovi più forti che schifosi
e invece siete dei vermi un po’ più obesi.
Sono una prostituta a cento euro a cliente,
ma ora che ho rivelato il mio segreto,
chiederò duecento o forse trecento a cliente
perché il debito dell’uomo con la mia vita
sarà sempre più difficile da saldare.

***

Annunci

39 pensieri riguardo “Voci dal buio – di Jolanda CATALANO”

  1. Grazie Francesco per avere accolto queste voci nella tua dimora.
    Scriverli è stato per me lacerante e se mi sono decisa a farli pubblicare è soltanto perchè è ancora più lacerante e distruttiva la ferita che rimane negli occhi e nell’anima dei bambini violati.
    I bambini sono fiori delicati, hanno diritto alla loro infanzia serena.

    ti abbraccio
    jolanda

  2. Cara Iolanda
    sono versi molto toccanti , mi sento coinvolta da questa tragedia perpetua che è la condizione dell’infanzia violata. Scrivere testi su questo dolore è lacerante, leggerli fa male ma immaginiamo quanto male ricevono i bambini e le bambine che lo vivono sulla loro tenera pelle e nelle loro anime! Grazie Iolanda per queste utili riflessioni, auguriamoci che un giorno non sia più necessario scrivere su questo dolore…. un abbraccio Mimma

  3. Ciao, Fabrizio, sono perfettamente d’accordo con quanto scrivi: tacere di fronte a questi orrori, è farsi complici della devastazione che ci sta sommergendo: o salviamo la bambina dal cappottino rosso, o per noi, anche e soprattutto sotto questo profilo, non c’è futuro, di nessun genere.

    I testi di Jolanda sono dei terribili pugni sferrati contro il nostro silenzio, ancora più tremendi perché è riuscita a lasciare in un angolo gli strumenti poetici e retorici, insieme a qualsiasi intento consolatorio, calandosi tra le maglie più riposte di quelle vite divelte, ed emergendo con sulle labbra il lessico, la sintassi, il procedere sghembo di immagini frante, come solo chi, scrivendo, sente sulla pelle tutto l’orrore della creatura violata.

    Un saluto e un grazie a te e a Mimma; uno grandissimo a Jolanda.

    fm

  4. Mimma, Fabrizio, grazie per i vostri commenti, credetemi, non c’è gloria per ciò che ho scritto ma solo dolore, un dolore sordo che chiede di venire alla luce e,nel mio piccolo, tentare di portare l’attenzione su questi scempi che non danno certo all’uomo il primato di civiltà.

    A Francesco, che ha creduto in questi testi e li ha spiegati come neanche io avrei saputo fare, ribadisco il mio grazie per la sensibilità assieme a quella di Mimma e del grande Fabrizio.

    un abbraccio fraterno
    jolanda

  5. Cara Jolanda,

    non trovo le parole, ma voglio essere qui.
    Grazie per questo tuo impegno, che è ancora di pochi. Bisogna invece estenderlo perchè si possa esercitare prevenzione e vigilanza.

  6. Franz,grazie, ritengo giusto e necessario che il poeta, debba aprirsi al sociale. Il poeta non vive sulle nuvole ma, in qualche modo, osserva la realtà e quando l’indignazione è troppa, a volte la traduce.

    In quanto al coraggio, mi puoi essere maestro col tuo ultimo libro : Era mio padre.

    abbracci
    jol

  7. Cara Paola, grazie per la tua presenza, l’apprezzo molto.
    Le parole che dici sono giuste. Speriamo!

    un caro saluto
    jolanda

  8. Ciao Jolanda
    Dopo aver letto questi tuoi componimenti non posso fare a meno di pensare al fatto che la poesia dovrebbe far parte più spesso della nostra vita.
    Conosco da tanto tempo gli scritti di Jolanda e mi sento di affermare che essi ad un tempo fanno riflettere, fanno compagnia e scuotono le coscienze come questi che ho appena letto. E’ difficile scrivere su argomenti di cronaca o sul sociale senza cadere nel prosaico a meno che non ci si esprima nel genere romanzesco o nei saggi; farlo in componimenti narrativi non è semplice e su argomenti così crudi poi ancor meno!
    Spero pertanto che la nostra amica sia riuscita a svegliare dal torpore tanti che oggi come oggi sono resi sordi all’umana sofferenza dal cinismo dovuto ad un surplus di benessere che non dona sempre la felicità ma che anzi porta all’isolamento.

    Un abbraccio
    amica mia

  9. Caro Domenico, grazie per la lettura.
    Io credo che sia necessario un percorso educativo su larga scala che abbracci scuola famiglia e territorio. Che ci sia più attenzione nei confronti dell’infanzia da parte di chiunque sta a contatto diretto con i bambini.
    Che ci sia più partecipazione da parte di ciascuno di noi alla realtà che ci circonda, che si abbia il coraggio di denunciare il mascalzone di turno quando si hanno elementi a sufficienza per farlo e poi sperare che la giustizia faccia il suo dovere, perchè non bastano neanche mille ergastoli per restituire il sorriso a chi se l’è visto spegnere sulla propria pelle.
    Credimi, Domenico, ho conosciuto e ascoltato storie infami che ,a confronto, ciò che ho scritto sembrano dolcezze.

    un forte abbraccio
    jolanda

  10. In trent’anni che insegno ne ho sentite anch’io storie di abusi, e non poche, che farebbero rabbrividire anche il più infame degli infami.

    Ti assicuro che non me sono mai stato zitto: mai come in casi del genere il silenzio uccide più della violenza: mai come in questi casi, il silenzio è complicità con l’abominio.

    Ciao, carissima, e grazie ancora.

    fm

  11. Non avevo dubbi, Francesco, sulla tua rettitudine. E’ vero ciò che dici sul silenzio. A volte ho tentato, con una mia coetanea in particolare, di spingerla alla denuncia, di ofrrirle il mio appoggio,per come potevo, ma ha ancora talmente tanta paura che praticamente non solo non vive, ma convive costantemente con farmaci di ogni tipo per smorzare il peso della solitudine che,con gli anni,è ormai diventata una scelta,se di scelta si può parlare.

    grazie a te Francesco per aver permesso tutto questo
    jolanda

  12. Tre voci potenti che fanno male, cara Jolanda. Grazie.

    Sono d’accordo con Francesco: il silenzio è complice.

    Sarebbe davvero utile leggerli o rappresentarli, questi testi. Possibilmente nelle scuole, dove nasce e cresce, se cresce, la futura società. O li vieterebbero ai “minori?” Ma è meglio vederlo rappresentato, il male, mi chiedo, o viverlo sulla propria carne, segnati indelebilmente?

    Giovanni

  13. Si, Giorgio , hai detto bene, una fiaba al rovescio che nessuno dovrebbe più vivere e ascoltare. In questo momento mi viene da pensare a un’altra infamia, quella del turismo sessuale. Mi chiedo quali controlli, quali garanzie per questa moltitudine di bimbi violati. Quale cooperazione fra Stati, se non siamo neanche capaci di pulire il nostro orticello dalla gramigna che infetta il grano. Fin quando ci saranno ferite così aperte, sarà sempre più difficile, come diceva Francesco qualche commento più in alto, andare avanti.

    un caro saluto e un grazie per la lettura
    jolanda

  14. Caro Giovanni, tu hai letto nel mio pensiero. Man mano che scorrevano i commenti, pensavo a questi testi, vedevo un teatro,magari dentro una scuola, e queste voci levarsi dal buio a palcoscenico vuoto. Niente gloria per gli attori, niente gloria per l’autrice. Solo una testimonianza.

    Grazie di cuore anche a te per la lettura
    jolanda

  15. Un saluto a tutti,
    avevo già letto “invincibili” di jolanda catalano, e avevo molto apprezzato la sua poesia. Certo, il tono e lo stile di queste poesie di denuncia è leggermente diverso, più crudo è più struggente perché legato ad un tema così toccante e di cui non vorremmo mai sentir parlare. Ho particolarmente apprezzato per lo stile la “terza voce”, ma quella che mi ha toccato maggiormente è stata la “seconda”, perché analizza le conseguenze di una atto tanto meschino sull’intera vita di un/a bambino/a. Spero di leggere altro di altrettanto toccante e “vivo”. La poesia che leggiamo spesso oggi è più che mai rose e fiori, quasi una resistenza e opposizione al ’68 e alla poesia impegnata.

  16. cara jolanda, leggere i tuoi versi mi ha molto turbata… immedesimarsi in una condizione cosi miserrima è abberrante e lascia dentro un senso di tristezza immensa e anche di rabbia. ammiro il tuo coraggio e credo che sia non solo giusto ma doversoso per voi poeti, che avete la possibilità di suscitare sentimenti e smuovere coscienze, impegnarvi in quest’opera di denuncia, di quello che è il più atroce dei peccati che non può essere perdonato e nemmeno compatito….mi son piaciute tanto…specie la seconda voce. complimenti
    un bacio e un abbraccio

  17. Un saluto a te,Qualcunaltro. Mi fa piacere sapere che hai letto il mio invincibili e lo hai correlato a questi tre testi. Ma, come tu stesso dici, c’è una differenza sostanziale che non riguarda solo i toni e lo stile. Nel primo caso, il protagonista,cioè l’Uomo, ( in senso più ampio l’umanità tutta ) si rende artefice del proprio destino, un destino nefasto a causa della sua arroganza e superbia. Queste tre voci, invece, il destino lo subiscono e raccontano a gettito continuo, acqua su un fuoco che non si spegne, la ferocia patita, segno indelebile che ha condizionato la loro vita.

    Per quanto riguarda l’argomento poesia, ti consiglio, se vuoi, di tornare in questa dimora perchè troverai ciò che cerchi.

    Grazie per l’attenzione
    jolanda

  18. Grazie anche a te, Elisa, per la sensibilità e l’attenzione per queste tre voci.Non so se il mio è coraggio perchè credo che le vittime di tali nefandezze debbano averne molto di più per portare avanti ciò che rimane della loro vita.

    un bacio e un abbraccio
    jolanda

  19. La nota sensibilità di Jolanda Catalano riemerge forte e chiara in questi tre inediti che trasudano di dolore e rabbia, ma lasciano poco spazio alla speranza.
    La Poetessa centra in pieno il problema della violenza sui minori e chiarisce, in maniera alta, che il terrorismo politico e mediatico sulla violenza, figlio di un razzismo ormai conclamato, che si è scatenato nel nostro Paese, non è che un modo per scaricare tutte le colpe sugli stranieri.
    In realtà la violenza, soprattutto quella peggiore, perpetrata sui minori e sulle donne è in genere autoctona e nascosta tra le pieghe di un familismo italico duro a morire.
    Continua così Jole, il tuo lavoro ci è sempre prezioso.

  20. E grazie anche a te, Luigi, per l’attenta lettura e per quanto dici.
    Non so se i miei scritti sono stati, sono e saranno preziosi, certo è che ci metto tutta me stessa, senza riserve e senza veli, non potrei fare diversamente. Ho molto rispetto per i lettori, qualunque sia la chiave di lettura dei miei testi.

    un carissimo saluto
    jolanda

  21. Cara Jolanda, è difficile dire o aggiungere qualcosa che non sia stato detto già prima su questi tuoi testi e sul tuo “far poesia”. Ho letto ieri o forse prima questa tua dura e giusta denuncia in versi di fatti che si compiono e si moltiplicano quotidianamente; dopo tante ore il mio stato d’animo è lo stesso di quel momento.
    Forza, profondità e tanta riflessione nelle tue poesie, è terribile e vero ciò che dici, e giustamente sconvolge per la capacità che hai di “entrare” in situazioni così difficili.
    Un abbraccio e a presto. Piera

  22. Grazie a te, Piera. E ancora grazie per avere “suggerito” ai lettori del tuo blog, la lettura di queste tre voci che si alternano dentro questa ospitale dimora. Il tuo gesto, per me una sorpresa, contiene ed evidenzia una nobiltà d’animo che credevo ormai persa o quantomeno rara.

    un forte abbraccio
    jolanda

  23. Grazie a tutti voi per gli interventi e la sensibilità.

    Io sono avvinghiato, da giorni, a questi versi (c’è l’imbarazzo della scelta), tra i più belli che abbia letto negli ultimi tempi:

    Solo con lei mi sento di svestire
    il corpo e l’anima come fosse specchio
    e solo da lei accetto quel languore
    che forse, credo, possa chiamarsi amore
    o comunione nella sofferenza
    senza timore d’essere sporcata.

    Mi si sono attaccati alla pelle, e so che non se ne andranno mai più.

    Grazie, Jolanda, sempre.

    fm

  24. Perfetta Jolanda, in questa imperfezione del globo.Struggente e cruda ed allo stesso tempo ” la farfalla bianca ” della tua compassione vola con ali immense.Questi fiori del male che sono le innocenze violate, sono anche i miei fiori.Come te li ho cantati ma non a voce abbastanza alta.Tenuti nel cassetto spingono per uscire ed ha ragione Giovanni Nuscis come Francesco Marotta nel suo commento. Farli uscire, annusare , nelle scuole, proporli ai ragazzi, ai bambini, alle donne, a tutte le vittime della violenza del cervello antico. Farne tema assiduo di discussione.
    Sono “tremendamente” belli e veri.i tuoi versi. Possono e dovrebbero diventare il canto corale di una moltitudine polifonica.Tutti siamo con te!
    Marlene

  25. Grazie Marlene per aver ripescato queste voci.
    Non ripeterò quanto detto nei commenti precedenti, la tua analisi mi commuove e mi spinge a non demordere.
    E se riusciranno mai a diventare ” il canto corale di una moltitudine polifonica “, allora vorrà dire che altri, molti altri, si saranno fati carico di un dolore così indicibile e forse, molto forse, qualche fiore potrà essere salvato. E’ l’unica motivazione a questi testi.

    un abbraccio
    jolanda

  26. Mia carissima Joletta; non capisco perchè i commenti che lascio su” LA POESIA E LO SPIRITO”, e ne ho lasciato diversi a TE, non compaiano. Volevo semplicemente dirti che sto assaporando con golosa passione quanto hai voluto donarmi. Sei una deliziosa creatura, ti sento profondamente vicina e sono entrata nella tua Vena poetica totalmente così come tu sei entrata..nelle mie vene.Ciao, cara amica spero che tu riceva la Posta, senza intoppi e presto. Un bacio. Marlene

  27. lettura molto toccante, manca il fiato perchè ci si ritrova e la mente in una frazione di secondo riporta indietro…. all’infanzia violata dallo “zio orco” e alla superficialità con cui venivamo lasciate noi bambine alla loro mercè…. nemmeno per un attimo ai genitori sfiorava l’idea che “il porco” riservava anche a noi nipoti, lo stesso trattamento che aveva avuto con una ragazzina che aveva avuto il coraggio di raccontare tutto “ai grandi” facendolo condannare…ha scontato alcuni anni e poi di nuovo fuori….a divertirsi con noi nipoti se davvero esiste l’inferno spero che stia bruciando e soffrendo tutte le pene possibili…. io ormai sono una donna e tante cose del mio passato, compresi gli abusi sessuali, stanno riaffiorando adesso

  28. Cara Anto,
    dopo tanto tempo non mi aspettavo certo un altro commento alle mie voci dal buio. ho acceso il pc perchè volevo rileggere un racconto, poi sul colonnino dei commenti ho visto che c’eri tu,
    come non risponderti subito?
    se hai letto i commenti precedenti avrai sicuramente capito quanta partecipazione e comprensione l’argomento ha suscitato.
    il tuo dolore, per quanto ci si possa sforzare, temo sia solo tuo , ma sapere che altri, molti altri si battono e condannano questa tremenda violazione dell’infanzia, forse può farti sentire meno sola.
    dici che i ricordi degli abusi stanno riaffiorando adesso e, per quanto provata dal dolore, forse dovresti ripulire il passato con una spugna abrasiva, anche se non è facile, e riprenderti proprio ora la tua vita perchè, purtroppo il passato non si cancella del tutto però tu puoi, lo devi a te stessa per quello che ti è stato tolto,regalarti, se puoi, una vita più serena, più tua.
    e per quanto riguarda l’inferno dove dobrebbero bruciare questi mostri, mi trovi d’accordo, anzi io sarei ancora più cattiva.
    la legge ancora non tutela del tutto le vittime della violenza e c’è molta strada ancora da fare. forse quel coro polifonico di cui parlava l’amica Marlene, potrebbe, col tempo, essere ascoltato da chi di competenza.
    ti abbraccio forte
    jolanda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.