Brockwell Park – di Francesca MATTEONI


(Immagine fotografica di Cristina Babino)

Brockwell Park

(Da: Francesca Matteoni, Appunti dal parco, con fotografie di Cristina Babino, Porto Sant’Elpidio (AP), Wizarts Editore, “Licenze Poetiche”, 2008)

Da quando vivo sola ho imparato
che l’autunno è migliore dell’estate
al suo versarsi sulla terra piega
il chiaro delle voci nell’interno.

Il bambino nella finestra accanto
guarda le gazze prendere il volo
pensa forte una coperta d’alberi
di rami dispiegati sopra i tetti.

Gli scoiattoli in cerca di biscotti.

Ho messo nel lettore Figure Eight
perché spesso mi tornano i suicidi
con amara e ironica pietà.
Solo i morti conosciamo davvero
il resto è imitazione dell’amato
nel buio non capire o trattenere.

I quaderni, le penne, le monete
nella borsa di Mary Poppins verde –

sono uscita senza aver lavorato
ma ho bisogno presto di un lavoro
della notte restituita al sonno
con il gemere delle tubature
l’urlo dei cani spento sopra i muri.

L’acqua nel parco si ammassa di foglie
un’isola nell’isola incostante –

le anatre cercano pozze scure
di pesci, riemergono nello strato
impietrito, lontano delle frasche.

Mi chiedo dei sopravvissuti, quanti
dai nidi – se sanno, se ricordano.

Un’altra acqua restituisce lenta
pezzi anonimi di senso, quest’osso
mutilato nel fango, non più bianco
l’inchiostro evaporato delle carte
un ordine di buste e di bottiglie.

Siamo l’archeologia di plastica
l’involucro deforme ci resiste.

Non scriverle le poesie, tienile
per camminare svelta nella pioggia
o nella luce quieta di novembre –

L’aria sulle vetrate rannicchiata
una seconda pelle che declina.

Spingendo nelle lame le parole
unirmi il sangue al sangue di altri uguale.
Non scrivere, non sperare, non dire.

C’è una gioia nella mia tristezza
e un’ombra disarmante nell’amore

mi cresce dentro il nudo dei tramonti.

Ho nostalgia del ferire inquieto
mi mancano le vite sconosciute.

Io – non riesco ad appartenere
eppure ogni gesto m’appartiene.

Esistono le cose tutt’attorno
fatti più trasparenti le vediamo –

mantenendo la propria solitudine
si riconosce meglio dove amare.
Addomesticare poi significa
creare dei legami
. Ogni giorno

un po’ più vicina, tenermi stretta
l’erba ruvida di spago, scorrere
i grani sporgenti, i nodi. La volpe

si può vedere a volte nella sera
sgusciare in una fiamma dai cancelli.

***

Annunci

12 pensieri riguardo “Brockwell Park – di Francesca MATTEONI”

  1. mantenendo la propria solitudine/ si riconosce meglio dove amare.

    qui ci sono illuminazioni sui meccanismi alla base di un vivere che sa di vero e sofferto.

    molto bello, molto.

    francesco t.

  2. Grazie Francesco! e grazie a Liliana e Francesco T., questa poesia è il cuore del piccolo libro e (penso si possa dire) in un certo senso le voglio bene, per quello che mi ricorda. (All’inizio avevo messo un’epigrafe, che poi ho tolto, perché penso che sia implicita nel testo. Una cosa che mi disse un caro amico, che a differenza di me parla molto poco (…), mentre camminavamo anni fa a Firenze. Disse che gli alberi fanno compagnia. La trovai una frase bellissima e molto vera).

  3. Ringrazio anch’io Liliana e Francesco, insieme alla nostra ospite.

    “Appunti dal parco” è un libro splendido; “Brockwell Park”, un autentico gioiello: per ideazione, struttura, versificazione e “stile”: quando con quest’ultima parola si intenda la capacità di realizzare l’unica veste possibile per la materia che cerca forma, volto e voce nella nostra mente. In questo caso, un corpo cristallino attraversato da fasci impercettibili di luce autunnale: luce che, trascolorando, trasforma, con grazia naturale, la visione in presagio. Con tutto ciò che i due termini contengono, anche solo sul piano delle possibilità.

    Grande poesia (per me).

    fm

  4. molto nitido e pulito, di una linearità mai banale con questa folla di natura quasi lucreziana che è la vera protagonista, la voce autoriale riducendosi volutamente a contrappunto, lo trovo riuscito (per me, ovviamente) un caro saluto a tutti, Viola

  5. Grazie Viola e grazie Franz: siamo praticamente d’accordo su tutto (anche se, diciamo la verità, con la Matteoni c’est plus facile…).

    fm

  6. L’ho terminata da poco di leggere (ci tornerò sopra come faccio con tutti i libri di poesia) e mi associo a quanto di buono si è scritto…
    Poesia poco italiana (nei riferimenti quanto meno) e secondo me è un pregio (che ne dicano alcuni)
    Complimenti!

    Un caro saluto

  7. Molto bella,malinconica,intrisa dei colori ormai privi di vita delle foglie accartocciate d’autunno che portano a ripiegarsi su se stessi e pensare:ogni stagione coincide con una fase della vita poeticamente,eppure l’uomo attraversa queste tappe con le medesime necessità,le medesime priorità.Vivere è un imperativo,vivere comunque.Le bottiglie di plastica accartocciate ci sopravviveranno e gli abitanti dello stagno continueranno i loro tuffi a dragare il fondo,ma noi ci giochiamo ora la nostra partita:giusto sognare,giusto lavorare e abbandonarsi al sonno ristoratore accompagnati dai rumori soliti e rassicuranti di ciò che ci circonda.Grazie.Adele.

Rispondi a francescomarotta Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.