Vicini a essere ombre – Nadia AGUSTONI

Poesie inedite di Nadia Agustoni

     lavoro dell’alba

Lavoro dell’alba, shock mattutino
l’aspettare, tenere l’attesa che è acino maturo,
confondersi al quadrare dell’ora
far su le cose con gesto grezzo e grande
che t’impari quel che è creato
t’impari un sonetto di silenzi
prima del rumore delle ferramenta
che esplodono quando ti maciulla il costato l’ingranaggio
e tu sei arnese che pensa e non pensa ch’è presto ancora
e tardi farai anche alla tua veglia

che hai un sonno vivo
un sonno di redenzioni e d’innocenza
dove ti tocca nascere
ma nasci appena un po’ e bambina
che avrà neanche parola neanche l’asciugarsi del pianto
né un angelo infermo che si biasima.

     lavoro della sera

Quel che la sera comincia lascia presso le case
fa cigolare dalle porte venir giù dal buio dal sonno
che non è solo stanchezza ma si tiene alle cose
frugale e forte forzando a far su le vocine di dentro.
Si spifferano all’aria i segreti i ricordi le paure
l’assenza di pause in quel fare magnifico e desto
che agli altri ti consegna senza realtà né inizio e fine
strozzato il senno il danno come a una soglia chiusa
col tempo dentro e fuori a fare toc.

     costruire castelli di sabbia

Ci tocca pazientare…
è un vespro lentissimo nei sogni
costruire castelli di sabbia e abitarli
sentire che trabocca dalla pelle una pelle più dura…

Agito le parole fino a invocarne un ritorno felice
dicendo in maniera scaramantica nomi d’incantesimi
abracadabra o quelli di una conta che il pensiero riafferra
pimpì oselì sota ol pe del taolì… (*)

Nel prato c’è un pizzico di sole che pizzica la rete,
in rettangoli il giorno tramonta, vien fuori un grido sul tardi
che schianta gli altri suoni e la notte ci imbocca d’aria
mostra stelle vere, una dolcezza incurabile…

(*) inizio di una conta dei bambini in dialetto bergamasco.

     storia del cane

Scherziamo sul dolore e l’averlo nella testa…
c’è un coltello magico per incidere i dolori
sono le parole della quiete non dette
l’uno due e tre contati per finta
perché al via ci siamo, ma c’è il trucco.

Lo stesso succede al cane che si lancia
e trova la catena sulla fine e non prende niente
né capisce perché c’è chi ride passando
e chi ha paura di una rabbia sperduta
dell’occhio che afferra un limbo.

     quando andremo lontano

Scommettiamo che il tempo farà ritorno a casa
come noi, avrà lancette nuove d’orologio, una clessidra,
la meridiana a lato della piazza e ci dirà fischiettandoli
nomi e verbi quando andremo lontano e a tutte le stazioni
un fazzoletto su qualche balcone ci chiamerà indietro
quando senza parlare sentivamo parlare d’amore
chi viveva l’amore…

Ma siamo chiusi nel nostro contrario, abbiamo spaventi
grandi e grandi illusioni, andiamo senza cammino girovolando
e divenuti acrobati scambiamo le nuvole più pigre
per quelli tra i simili che han la testa grave, pensiero di sé soltanto
e mai sapranno che scherzo è il destino, che burla, che grassa
idiozia…

Perché niente viene dal basso o dall’alto, ma da idee,
come i piccoli maestri che qualcuno tirò in ballo
a guerra partigiana cominciata e andavano sulle montagne
e sognavano loro e noi sogniamo ancora questa scemenza
di un mondo migliore, di gente che ama la gente…

     una dedica

Le righe vicino ad essere ombre nel sovrapporsi e l’idea di sé
che è darsi pensiero di sé, ma in forma di diniego, quasi punendosi
di una vanità sciocchina. M’è preso il cruccio fissando kl di ferro
di sobbarcarmi non questa vita ma una sagoma nera, una dedica nuda…]

M’è assurdo mettermi alla lingua come a un meccano, ma c’è l’androginia]
dei sogni che preme il polmone e sfiato parole, frasi smozzicate,
un’ironia di paure che son fischio all’udito, vena pungente
e un violarsi radioso, direi, vicino al pappagallo che miscuglia
ordine animale e no…

     lampadina

All’interno, al centro del cervello, un ragnetto fila
un ditale di materia, un io catramoso che annota
mosche, moscerini, insettucoli minuscoli e forse
mischia gli acari con la zampetta…

A piovere nella fantasia, se ci piove dentro,
è l’idea di noi senza futuro, perché il tempo
è andato altrove e qui non corre l’ora, le lancette
infilzano secondi ovali come uova e gusci screziati…

Mentre sul pavimento-scacchiera gioco finte
e finzioni, nitrisce un Pegaso e prendo la luna
in contropiede salendo in cielo con una scala
a pioli, cambiando una lampadina…

     disegni

Come bambino guardo l’alba sulle fabbriche…
un fischio sgombera la solitudine    e senza commenti
una fuga incendia il cuore    i pensieri
si scrivono su ferraglia.

La vita o l’essere quasi vita
non ci sono più    e beato un uccello
mette il capo in grembo all’erba
e lamiere lucenti    tagliano il giorno
i sogni al crepuscolo    come disegni
di scene…

     turno

Giochi di prestigio inventi
incontri lo squarcio di una porta
l’odore della sera che attraversa i riflessi
del buio…

a tua fortuna    il sasso
che porti in tasca    ti consola
uguale al crampo nel braccio
e alzi km bianchi di passato
una bellezza che è clausura di muscoli.

     danza meccanica

C’è una danza meccanica …
un fasto di tic battibeccante
balbuzie d’avambraccio ch’è scroscio
di anime incrinate.

C’è un che dei sogni nel soffitto su in alto
una cappella sistina di ragni e graffiature
e peliamo arance mandarini ci tiriamo torsoli
spicchiamo l’ostrega   con accento cromato.

     preghiera

Stasera la grandine c’ha sorpreso
ha fermato il tempo delle macchine e la calura,
il buio cavalca le finestre, i corridoi, le tettoie in lamiera
e un ramo staccato all’alberello
sta in mezzo al naufragio delle cose
e la fionda dell’aria

fa quasi silenzio…

I panni stesi in un cortile oltre il muro
son finiti come bandierine un po’ ovunque
e li raccogliamo sventolandoli come dei Robinson
riparando un cavo, spostando una cassa
urlandoci uno sputo di grazia
e di grazie.

     ci si stanca a vivere

Ci si stanca a vivere e a fare il dovere nostro
ma tra fili, campetti e marcite
l’arbusto sbuca nel cortile, colma di luce
è la luce, una speranza spinosa eguale all’ortica
ci lascia immaginare il futuro e ci segue la sirena
industriale come degli Ulisse con i tappi di plastica
nelle orecchie e calzari di ferro e passi roboanti.

     gioco di biglie

Incline ai tic e a tirare le parole con la squadra
so cos’ha di ferocia il futuro ma più temo il non placarsi
del barbaro in me, del ragazzo-io, del minotauro
che diserta il labirinto e senza filo irradia il mondo…

Nuvole il mio dono a ragazze di mite argento e violento oro (*)
ma ognuno è preda del dubbio ognuno è a sé pudore
e un darsi agli altri in racconto di meraviglia
perché pagata una morte qualsiasi sia salva la vita…

C’accompagna la pioggia e il metallo è nero,
duro pane e stalagmiti di ruggine mignon a cui infantile inarco il cuore]
in gioco di biglie che si superano e picchiandosi contro
si fermano, tornano indietro un’oncia, dove è regno l’attesa…

(*) In corsivo citazione da William Blake, Poesie.

     i fatti spogli

Ma è difficile tenersi all’abbaglio
succedono a noi le cose i fatti spogli,
a un corpo cui l’ombra si fa callosa
e c’è il disturbo degli occhi
il loro ammaestrarsi a vedere soltanto
l’ovvio…

Diventiamo soli e inventiamo
di stare in disparte, di non sapere niente,
perché niente collima con l’orda dei no
come se un’altra sostanza ci facesse umani
ma è lo stesso dirlo o lasciar perdere…

L’archeologia industriale ricostruirà
il gesto intero della vita,
ma non la brama del gesto,
non il morso nella carne, il contemplare
lo spazio…

     fuori gioco

Vivo due volte, ma non per due e sono fuori gioco,
sottovento sento mareggiare gli odori, sento le ossa
tritate, fuse insieme e di gomito agito la rabbia, scossa
è la polvere e la rincorsa non plana che nei luoghi stessi
che ho lasciato sempre…

Due volte sono viva, ma una non vale, perché storto
è quest’essere fermi e cose non vere non dicono il vero
e così sacramentando mi vengono lucidi gli osanna
i perché salgono tra i capelli, in cima alla testa svaporano…

     indice

L’abito frusto e mai di pennuto festante
cammino all’indietro il passato
a fare un indice che si legga suppergiù
e tralasci pronunce che sono spine in bocca
ortica che fa bolle…

Quassù è la notte con pareti informi
che bucano il buio e le bruca un ciarpame
d’insetti moribondi con scaglie di corazze
sciupate e sembra l’estate crolli
a un nonnulla…

Ci precede il lutto dell’intonaco e ci intona
canzone di bombe che cadevano alla guerra
di gomma americana e ddt che ci dice,
sgemmando le parole la vecchia sarda,
ci salvò dai pidocchi…

***

19 pensieri riguardo “Vicini a essere ombre – Nadia AGUSTONI”

  1. Grazie, Jolanda.
    E grazie a Nadia per questi splendidi testi.

    Aggiungiamo che fanno parte di una raccolta organica, inedita, già definita, e in attesa di pubblicazione.

    Un caro saluto.

    fm

  2. “i santi sono vittoriosi” (e di tutt’altra santità intendeva, non certo quella “canonica”), è una frase di Fortini che mi viene in mente leggendo queste splendide poesie di Nadia – grazie al proponente FM e complimenti all’Autrice
    ciao, e.

    p.s. e dopo questa citazione mi rendo conto di quanta disperazione esprima – ma, forse, il canto ci salva, forse

  3. “Ci si stanca a vivere e a fare il dovere nostro” – “una speranza spinosa”: mi pare che questi estremi esprimano una condizione condivisa di questi ultimi anni. E la materia sonora di cui sono fatte queste poesie già dice l’ossimoro “una speranza spinosa”.

    Grazie a Francesco, e complimenti a Nadia.

  4. Nadia ha trovato una sua cifra stilistica ormai ben salda, entro la quale cesellare un dolore che non cerca soluzioni facili. una poesia in cui si avvera la realtà di testo e contesto che si comunicano vita a vicenda: una forma pulsante, che non cede – anch’essa – agli esiti facili della poesia come hobby. qui c’è un lavoro serio, come quello della fabbrica.
    un abbraccio a Nadia e a Francesco.
    fabrizio

  5. Vi ringrazio per i commenti, che condivido.

    Fabrizio, credo tu abbia individuato il filo conduttore di questa poetica: la lettura della raccolta completa avvalora questa tua analisi. Penso che l’opera, pubblicata, costituirà una gran bella sorpresa per molti.

    Un saluto a tutti.

    fm

  6. Forse la poesia non fa altro che parlare il tempo, ciò che passa e si trattiene nella parola. Non che la poesia parli “del” tempo, come fa la filosofia. Essa si limita a guardare il e al tempo. Ed è lui a correre e a fermarsi nelle sincopi dei versi di Nadia. Tempo di fabbrica/vita dove non c’è la “realtà” del lavoro, ma il suo reale-impossibile, che il tempo contiene senza raccogliere.
    “Il tempo è andato altrove e qui non corre l’ora”, “stasera la grandine …ha fermato il tempo”; eppure “scommettiamo che il tempo farà ritorno a casa”… Se non si ha la forza dei santi -quella di scommettere altrove che sulla roulette del successo- non si ha neppure quella di alzare la penna sul foglio. Versi rimarchevoli. Fabrizia

  7. Brava Nadia, riesci secondo me a innalzare il dolore del “grigio ognigiorno”, la via crucis della catena di montaggio. Lo identifichi poeticamente, anche.

    Una poesia che si ciba di realtà, e che fa diventare metafisico l’urlo della sirena. La chiamata agli inferi viventi.

    Ma non sei rassegnata al quotidiano. La poesia riscatta, lenisce, dà un senso.

    Ciao!

    Franz

  8. Ho sempre ammirato e apprezzato molto i versi di Nadia Agustoni. L’ho letta nei libri Gazebo e non solo.
    Non bastano il dolore e la disperazione per scrivere versi così tragicamente espressivi e comunicativi nella loro cruda asciuttezza. Occorre molto, molto lavoro sui propri mezzi linguistici, un lavoro tenace di techné.
    Complimenti a Nadia e a Francesco- non ho il piacere di conoscere né l’una né l’altro, ma un giorno, spero, avverrà questo incontro dato che il mondo del web è…piccolissimo.
    lucetta frisa

  9. Lo spero anch’io, Lucetta, sarà un piacere.

    Intanto grazie per la tua visita e per il bel commento che hai lasciato sui testi di Nadia. Lo condivido in pieno.

    Un caro saluto.

    fm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.