La memoria è un giudice implacabile

Scuola Diaz

LA MEMORIA E’ UN GIUDICE IMPLACABILE, L’UNICO CHE NON E’ AL SERVIZIO DI NESSUN PADRONE.

LA MEMORIA NON HA BISOGNO DI PROCESSI FARSA, NEI QUALI IL MANDANTE DI MASSACRI E VIOLENZE DI MATRICE FASCISTA FA FINTA DI CHIAMARE A GIUDIZIO IL SUO BRACCIO ARMATO E SI AUTOASSOLVE, IN SPREGIO DI OGNI SIA PUR MINIMA PARVENZA DI VERITA’ E GIUSTIZIA. E QUESTO, DOPO AVER CALPESTATO, INSIEME A CENTINAIA DI CORPI INERMI, DEMOCRAZIA, LIBERTA’, COSTITUZIONE, DIRITTO, LEGALITA’, VALORI, UMANITA’.

LA MEMORIA NON SA CHE FARSENE DEI VOSTRI VERDETTI GIA’ SCRITTI, QUELLI CHE TRASFORMANO UN’OPERAZIONE POLITICA DI MACELLERIA E DI AZZERAMENTO DI OGNI TUTELA COSTITUZIONALE, PREPARATA A TAVOLINO FIN NEI PIU’ PICCOLI DETTAGLI, NELL’INIZIATIVA SOPRA LE RIGHE DI QUALCHE FUNZIONARIO UN PO’ TROPPO ZELANTE.

LA MEMORIA HA GIA’ EMESSO LA SUA SENTENZA, QUELLA VERA, SETTE ANNI FA. E VI HA CONDANNATI INESORABILMENTE.

IO C’ERO, HO VISTO. E VE LO GRIDO OGGI, E PER SEMPRE, ESATTAMENTE COME ALLORA:
VERGOGNA, SCHIFOSI!

***

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22 pensieri riguardo “La memoria è un giudice implacabile”

  1. sì, francesco c’è bisogno dellla memoria, di molte memorie, non solo per i processi finiti in farsa, ma anche per quelli mai celebrati, le domande senza risposta, le stragi impunite, le democrazie a scartamento ridotto o doppio o triplo binario o esportabili come le medicine scadute in Africa, i capitalismi di stato con cui facciamo i nostri giochetti olimpici trallallero trallallà ecc. ecc. I processi si fanno oppure non si fanno come a quel ragazzo che da cinque anni piange in una gabbia a Guantanamo (trovi la storia qui).

    E’ sempre la solita storia, quella del più forte. Cioè una brutta Storia.

    un saluto

  2. Francesco, questo paese non la vuole più la memoria, vule andare per la sua strada, contorta e infame, a scapito di quanti ancora lottano per un segno di civiltà. E’ così labile la memoria in questo paese, tanto, prima o poi arriverà il nuovo anno, come sempre, e come sempre si brinderà al nuovo,quale nuovo?!, dimenticando che il dolore invece dura, qualunque dolore, ed è un coltello ben affilato nel cuore dei giorni che si fanno sempre più opachi e invivibili.

    un caro abbraccio
    jolanda

  3. La memoria di cui parlo è sete di giustizia, che non si placa: è il seme dei giorni, memoria che resiste: perché di essa si alimentano la vita e i valori che la sostanziano.

    Non ce ne sono altre, non ne riconosco altre: ciò che indegnamente ne porta il nome, soprattutto oggi, è “merce” venduta alla ragion di stato e alle logiche del potere, non altro che terreno per rimozioni, revisionismi ed esperimenti di omologazione: nuovi strumenti nelle mani del carnefice.

    Grazie per i commenti.

    Giacomo, mi sono permesso di intervenire nel tuo commento per sistemare il link, perché sbarellava tutta la formattazione. Grazie per la segnalazione.

    fm

  4. E’ vergognoso. Assolvere la violenza e quindi condividerla, legittimarla… mi fa pensare che non ci sia scampo. E sì, ricordare e affermare il proprio dissenso può servire alla speranza, ma considerando che la Storia è da sempre macchiata di sangue, mi chiedo: quale speranza? Forse quella di chi resiste, nonostante tutto, a gridare nel deserto.
    D’altra parte non ci si può arrendere al pessimismo ad oltranza, altrimenti siamo proprio finiti.
    Ricordo dei versi, ma ho scordato l’autore, che dice più o meno così : per quanto il dolore ci insegna/ noi siamo condannati alla speranza”.

    liliana

  5. Il vero problema è che oggi in Italia la memoria (con senso che dai tu Francesco) è anestetizzata e a gran parte degli italiani non importa nulla. La cosa più importante è poter avere l’utimo modello dell’I-phone , ecc.
    Cose trite e ritrite che ci diciamo da anni ma la situazione non cambia, anzi peggiora di giorno in giorno.
    Io sono nauseato dall’italia e dagli italiani (non tutti ma diciamo l’80%).

    Un mesto saluto

  6. E’ una sentenza scandalosa, sottoscrivo ciò che dici, Francesco: i colpevoli si sono autoassolti. Ma la memoria è già un fatto presente, è ormai diventato comune e indiscusso il giudizio su ciò che è successo a Genova. Sì, vergogna! Che altro dire?

  7. La memoria di cui tu parli Francesco è qualcosa che non si può avere in prestito; o si possiede fin dentro le viscere o non la si ha. O si sa tenere gli occhi bene aperti (e spalancati) oppure no. Mi rivolto dunque sono: questo è ciò che manca. Questa rivolta, prima di tutto esistenziale direi, potrebbe renderci finalmente liberi. Invece è come se si fosse perennemente ciechi “in un mare di latte ad occhi aperti”.
    Sentenza vergognosa, non v’è dubbio. E la condanna, sette anni fa, inesorabile, dici bene. Io dal processo non mi aspettavo di più sai?

  8. Hai ragione, Alessandra, quella “memoria” la si possiede, o non è: e chi la possiede davvero, ha il dovere di trasmetterla e di farne, se è il caso, anche l’unico scopo della propria esistenza.

    fm

  9. Servono commenti? In aula si gridava “VERGOGNA” e non posso che condividere…
    Speriamo che non facciano fare all’Onda la stessa fine, c’è da stare molto accorti!

    Un caro saluto

  10. caro Francesco, hai fatto bene a reinserire il commento che feci a Luglio, perchè non ho certo cambiato idea e lo sottoscrivo anche oggi. Parlare di memoria è anche superamento di falsi steccati tra arte e vita, tra storia e cultura. E lo sai, amico mio, è quello che ho sempre pensato del tuo lavoro di intellettuale (sì, ricominciamo a ripulire, come direbbe Jouffroy, anche parole come questa, riprendiamocele da chi le ha sputtanate)
    grosso abbraccio
    G.

  11. Questa sentenza si commenta da sola. La bilancia della giustizia è rotta da molto tempo. E intanto due genitori piangono per l’ennesima volta il figlio perduto.

    un caro abbraccio a te, Francesco
    jolanda

  12. Come se quella gran massa di polizia fosse improvvisamente impazzita a causa di un virus informatico. Come se non ci fossero ordini dall’alto ben precisi a dare il via al massacro. Come se tutta la vicenda (degli ordini dall’alto) non sia stata portata alla luce proprio da un militare che raccontò del tam-tam che in quei giorni girava per le caserme di tutta italia. Come se la scelta di mandare corpi scelti ed addestrati a quel tipo di lavoro, sia stato anche quello un caso. Come se Cossiga proprio in questi giorni non avesse spiegato chiaramente qual è la strategia che si adopera di solito e che si è adoperata anche a Genova.

  13. Il braccio forte del potere, che colpisce e si autoassolve, con il consenso più o meno tacito dei molti che non dissentono.
    Un potere che si ripresenta eternamente immacolato, pronto a schierarsi strenuamente per il mantenimento in vita di Luana Englaro.
    Grazie Francesco per le foto che hai proposto, tutte insieme.
    Continuare a fare memoria è necessario.

  14. Bisogna sempre fare memoria, forse ogni scrittura è questo fare memoria, dei fatti interni come di quelli esterni, non smettere di ricordare e di essere con i nostri ricordi contro chi instaura da sempre un silenzio colpevole, complice, indegno, che darà morte definitiva ai senzavoce.
    Grazie dell’indignazione. Leggerla scritta è sempre un sollievo.
    Marco

  15. leggerla scritta è un sollievo, sentirla condivisa di più, in questo paese che mi sembra sempre più fascista e anestetizzato.
    sono molto pessimista, molto, lo ammetto.
    ma non arrendersi è la sola possibilità.
    ft

  16. – Ho solo eseguito gli ordini dei miei superiori –
    Sembra una frase che attualmente potrebbe non aver senso, ma risveglia nella memoria di alcuni l’incubo di un passato che non dovrebbe mai essere cancellato.
    La frase non giustifica di certo chi di certi crimini si è macchiato – nonostante si cerchi, per esempio, di assolvere i repubblichini sulla base del sangue versato – ma accusa chi di questi crimini è stato il mandate. Il mandante, a freddo, in qualche ufficio ha steso il piano, razionalmente l’ha ideato, disponendo e muovendo uomini come pedine. Il tutto in vista di un fine. Quale infame fine. Ragazzi sono stati pestati a sangue, si sono create prove contro questi – falso ideologico – cittadini provenienti da tutta Europa a manifestare come cittadini liberi…
    Qualcuno ha incendiato macchine e sfasciato vetrine – chissà quanti di questi erano dei provocatori, bisognerebbe chiedere all’opinionista Cossiga per averne una stima – l’odio indiscriminato e cieco dell’opinione pubblica li ha etichettati come sovversivi e criminali, tutti, anche quelli che manifestavano civilmente. I fatti di Genova, le vetrine sfasciate, gli scontri con la polizia e la morte di un individuo dovevano chiudersi con un rastrellamento degno da SS?
    Chi ha progettato questo? Chi l’ha ordinato è un criminale, andrebbe punito e meriterebbe una pena più dura rispetto al “useful idiot” di turno con il gusto di muover le mani contro i capelloni, i comunisti, gli anarchici o presunti tali.
    L’odio di fondo è montato dal continuo ciacolare dei servi dei potenti. Puntano il dito e giudicano, ma non possono essere giudicati.
    Poi ci sono loro i potenti, chi ci comanda…

    “Si leggono commenti scomposti, qualcuno forse voleva un processo stalinista ai vertici della polizia? Siamo in un pease libero, ci sono state condanne, ma è caduto un complotto e la polizia esce a testa alta da questa vicenda giudiziaria”.

    Maurizio Gasparri, capogruppo senatori POPOLO DELLE LIBERTA’

  17. Portarsi addosso la memoria, quando altri ci hanno tolto- del tutto – ogni innocenza, cara Francesco è diritto doveroso dirirtto, ma:
    per noi è fonte di vergogna e cognizione della miseria del mondo, per chi la compie e ha compiuta è autogiustificazione di sé, narcisismo sadico, onnipotenza, distruttività delle proprie ombre nell’altro, demonizzazzione;
    non ti so definire bene: la psicanalisi aiuta poco in questo, la differenza tra il bene e il male sì invece..
    ma la riconosco a mille miglia di distanza..l’odore e il puzzo che ha,
    sa di morte e d’ umiliazione, è vergogna di essere umani per i loro esistere è odio di sè, anche.
    basta così.Senza lamore non siete nulla , mi viene a mente

    Maria Pia Quintavalla

  18. I Potenti soffrono sempre di amnesie. Conoscono tutti, dal primo all’ultimo, l’arte della RIMOZIONE. E della RAPPRESENTAZIONE truccata. Questa rappresentazione si compone di un’infinità di strati. Sta a noi scavare fino all’ultimo per intravedere, forse, qualcosa di vero. Sta a noi -quelli che ancora vogliono resistere restando svegli-ricordare e mantenere alta la fiamma dell’indignazione. Chi ha spento quella fiamma è già morto, schiacciato e travolto dalle loro armi che vogliono zittirci, addormentarci, accecarci : sanguinose quando pestano e colpiscono coi manganelli e insidiosamente “flautate” quando ci parlano.
    l.frisa

  19. La riproposizione di questo post, datato 16 luglio, mi è sembrato un atto doveroso: il dovere di ogni “memoria resistente”, così come spiegavo in un commento di allora sopra riportato.

    Abbassare la guardia di fronte al sopruso, allo scippo e all’espropriazione quotidiana di giustizia e democrazia, soprattutto quando gli scempi vengono perpretati e realizzati col “concorso istituzionale”, equivale ad arrendersi ad una ipotesi di futuro di cui la realtà che viviamo è una larghissima e putrescente anticipazione: l’assenza totale di etica, di pensiero, di critica, di progetto.

    Non mi scandalizza più di tanto la “sentenza” (sic!), avevo già ampiamente scritto come sarebbe andata a finire: mi provoca letteralmente un senso di schifo, misto a orrore, l’acquiescenza e la rassegnazione con cui è stata accolta, da una parte, e il coro di giubilo di tutto il becerume fascista italico (comunque camuffato e agghindato), dall’altra. Segni inequivocabili, anch’essi, che la riduzione del paese ad un ammasso indistinto di macerie morali e politiche, attraversate quotidianamente da masse di zombies, procede a ritmo vertiginoso.

    Ribellarsi (a tutto ciò) è un dovere.

    fm

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