Buio (parole e ore della nuova morte) – di Adriano PADUA

Adriano Padua – Buio (parole e ore della nuova morte)
(inedito, 2008)

-portami il corpo in salvo
stacca dal fondo l’ancora
lascia perdere l’anima adesso
mi succede
ho pensato a tornare
che non riesco a finire
che tu aspetti lo stesso

nei vicoli stretti
ho gia ucciso domani
una parte di me
che non c’è

se fumiamo
lo spettacolo d’odio
è in crescendo ma fuori
da noi ci riguarda
solo marginalmente

se dormiamo sul prato
del televisore
tutto questo mi basta
un pensiero sbagliato
deviato teatro di macabre scene
congegno nel quale
qualcosa funziona
non bene

 

*

 

-mi tengono in funzione
sia fatta
la loro volontà
la reazione

hanno coraggio
quando non mi torturano poichè
io sono questa serie
enorme di problemi

lo vedi da ogni gesto
dalle psicosi pericolose
penso a finire presto
quando assumo la vita la dose
mi consumo
in tutto un complesso di cose

 

*

 

-ma il paradiso perfetto
non batte più vicino
ti avevo avvertito
che è vario ed estremo
come un sentiero di cera
nella stanza immaginaria
che poi ti manca l’aria

ed è per questo
che certe volte devo stare solo
io l’unico invitato
morboso festeggiato
reclutato all’ assurdo ballo
costretto da quel giorno maledetto

ma anche domani
no che non sarò stanco di chi ho intorno
e mi traduce il mondo
mentre il mio sguardo è fisso
in questo cielo pietra
bianco e truce
che arretra
privo di luce

 

*

 

-una carneficina
sarebbe il modo perfetto per risolvere
la causa del conflitto

ma io sono sereno
adesso che mi riempi di veleno
mi fa bene
voglio le vene piene
nel corpo mi si insinua
tu continua
e non ti preoccupare

curami nel sonno le paure
dopo cerca di correre ai ripari
mordimi e poi scordati
scompari

 

*

 

-tagliando il silenzio in due
colavano parole come lava
raggrumavano

i corpi in rima
con dedizione aspettavamo la mattina
mentre uno stato transitorio influenzava
ogni mia minima confusa sensazione

era strana la nostra attenzione
nei confronti dell’alba
ossessiva
morbosa

impossibile
nel frattempo
conservare qualcosa

 

*

 

-assimilo soltanto le eccezioni
sono l’anello debole
posso esclusivamente
combattere una guerra
sabotare
la pace ha le sue regole

il tuo voler restare nonostante
è un autodistruttivo narcisismo
devastante

della mia fame
sembra che ne hai bisogno come il pane
devi abitare questo luogo vuoto
anche se noi l’abbiamo raso al suolo

ultimamente non mi fermo mai
scusa davvero ma non ci riesco
e invece di pensare
chiamo a raccolta i mostri nel mio teschio

 

***

 

(Due inediti, 2008)

dispongo del mio tempo in modo effimero
lo perdo nelle azioni senza senso
di quelle che non hanno conseguenza
e escludono il concetto di realtà
svolgendosi nella maggiore parte
dei casi tra le mura della stanza

la stanza ha una finestra che fa si
che il mondo sia presente come idea
di ente che contiene

si sentono i motori e le sirene
le urla e la violenza
le lingue sconosciute e i colpi secchi
di tosse che dissestano il silenzio

qualcuno nella notte ride forte
per altri è già mattina
i baci sanno d’alcol e di morte
l’aria di cocaina

oggi mi è capitato di ascoltare
persone che parlavano frenetiche
soltanto di se stesse come fosse
possibile discuterne in eterno

ma anche che saverio si è impiccato
e io non lo vedevo da due anni

 

*

 

nel paese dei troppi poeti
mi hanno detto di leggere e studiare
e di considerare
che mi hanno generato madre e padre
e io li devo uccidere e onorare
di non usare troppo l’infinito
di essere me stesso
ma un po’ meno complesso

invece io mi punto nella testa
una pistola metrica
e penso al suicidio
a dare un contributo
anche non decisivo all’estinzione
totale della razza

***

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6 pensieri riguardo “Buio (parole e ore della nuova morte) – di Adriano PADUA”

  1. Grazie, Roberto: Adriano continua, in modo splendidamente imprevedibile, nel lavoro di “mappatura” del territorio su cui si estende e si distende la sua voce. Ad ogni tappa, la consapevolezza di abitare una dimora dai confini illimitati.

    fm

  2. Oggi mentre me ne stavo sdraiato sull’erba ho scritto su di un foglio una parola, volutamente errata, o meglio scorretta – o forse il contrario – Senzazioni.

    Poi in questa specie di ozio in cui spesso mi ritrovo, mi imbatto in questi versi:

    “dispongo del mio tempo in modo effimero
    lo perdo nelle azioni senza senso
    di quelle che non hanno conseguenza
    e escludono il concetto di realtà
    svolgendosi nella maggiore parte
    dei casi tra le mura della stanza

    la stanza ha una finestra che fa si
    che il mondo sia presente come idea
    di ente che contiene”

    Non potevano essere più azzeccati.
    Grazie per avermeli fatti conoscere…
    A presto
    Antao Sacarolhas

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