La terra dell’osso – di Viola AMARELLI

alta irpinia

Viola Amarelli – La terra dell’osso (e altri inediti), 2008

La terra dell’osso (*)

Poi fu l’invaso
travolto schiera a schiera

                                il verde, le crete e la pietra

dapprima con i soldi,
liquame a sciami

                                viadotti, bretelle, sottopassi
                                piazzali e capannoni
                                villette chalet svizzeri

indi coi corpi

                                carne sudate urine sangue
                                abbuffate morti
                                capovolte

di poi il clamore

                                lingue vocianti, gutturali
                                stridule urlate
                                rauche predaci

tutto un colare

                                cervello percolato, comparaggio
                                senso dei sensi, unico
                                sbranare

l’impastatrice

                                d’ossa e cemento calce uranio amianto
                                nel tendine confitti i tradimenti

plebe d’orrore l’impestata

                                attenta a cosce e panza,
                                ciechi gli affetti, lemming avvelenati.

                                Lungo la faglia
                                aguzzammo afoni i cuori.

 

[(*) Il titolo è tratto dall’omonimo libro postumo di Manlio Rossi Doria (1905-1988) partigiano, economista e tra gli ultimi meridionalisti.]

 

***

 

cieli

rasoterra ghermendo fionda la preda
su in alto all’elio rarefatto scoprendo
ennesimo lo scarso carne osso,
insufficiente cibo ad ogni rostro,
mollando di poi schianto
la carcassa

                                           l’aquila non ha stormi
                                           solitaria solo fame di aria
                                           brucia l’ala.

 

*

 

uomini

Sgommò la ruota, ubriaco l’asfalto
bitume ora rifratto nel brillio
luce accecante, palpito di fiato
correre curve e dossi in solitario
carovaniere perso
                             -da lontano
paesi intufati giallorosa,
la strada stesa un nastro di piacere
da qualche parte, scordata
c’era una casa.

 

*

 

passaggi

Privatissime storie si risolvevano in rancori
accidiose provavano a rivivere
cicche mai spente di giorni polverosi

“dio ti benedica “ esclamò il vecchio
coetaneo seduto con la radio da barbone
perfettamente al mio fianco, ateo incallito

uscirà nuda una mattina a fendere
la folla alla fermata di una qualunque metropolitana
ignorata da tutti, apoteosi

troppo chiaro il cielo e insostenibile la gioia
avvinghiò le parole per sputarle
senza avviso si sfilacciarono grumose

“mama, mama” guizzo nerissimo
di muscoli al sorriso offriva
nuova musica, io onorata

un austero dolore nella giacca
di un mattino uguale a tutti gli altri
gli feriva gli occhi, tappandogli la bocca

matassa di capelli consumando
i marciapiedi parlava al cielo
sottovoce, gaudiosamente concitata

 

misi un punto alla vita
e andai a capo.

 

*

 

labirinto

La forma delle dita, dei tuoi piedi
si accartoccia e che verrà dopo
è un bel imbroglio o, più esatto, il garbuglio
lo stesso per cui ridiamo insieme ora
bevendo l’aria, attenti alla suonata venisse
alcuno – non viene mai nessuno
per fortuna,
la forma temporanea che è il mondo
questo qui ora, lacrime e sangue
non tante storie, asciuga entrambi
con la sabbia e poi versaci l’acqua
dissalando il tuono delle
armi, fragore ogni secondo
in fuga ora tu baci
un bacio senza forma, s’è rotto il filo
inutile Arianna.

 

***

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12 pensieri riguardo “La terra dell’osso – di Viola AMARELLI”

  1. La terra dell’osso è bellissima, fin dall’inizio
    “Poi fu l’invaso
    travolto schiera a schiera

    il verde, le crete e la pietra ”
    non ti molla più.

    E gli altri inediti esprimono, ma posso sbagliarmi, un senso della vita più compiuto “matassa di capelli consumando
    i marciapiedi parlava al cielo
    sottovoce, gaudiosamente concitata

    misi un punto alla vita
    e andai a capo.”

    E sempre un fondo di ironia sotto sotto ” uscirà nuda una mattina… apoteosi”
    Un abbraccio

  2. l’aquila non ha stormi
    solitaria solo fame di aria
    brucia l’ala.

    mi serve ritrovarmi in questi versi.
    io conosco poco più dell’istinto, e d’istinto mi sono familiari.

    francesco t.

  3. Viola che ho molto apprezzato anche live, passa facilmente da una poetica filosofica e di ricerca a du una porsastica dove il verso si distende e s’are con grande disinvoltura, segno di una chiara padronanza delle tecniche di scrittura.
    molto bella “la terra dell’osso dall’inizio alla chiusa.”
    red

  4. è questa sapiente e abile commistione tra koinè e lingua culta che fa della tua poetica, cara Viola, un felice ‘unicum’ nel panorama letterario odierno.
    Con la profonda ammirazione di sempre.

    mirko

  5. Bellissime poesie, la terra dell’osso dona l’immagine di una vastità sotto un sole a picco, e ricchissime sono anche tutte le altre poesie, ricchissime di immagini e di suoni, di colori e sensazioni. Complimenti Viola
    Antonio

  6. Grazie a tutti.

    La “familiarità” di cui parla Francesco è la “cifra” specifica di una poetica consapevole e matura che non si nega alla ri-prova di nessun registro dato, con esiti già ampiamente riconoscibili: un “unicum” di “koinè e lingua culta”, come acutamente nota Mirko.

    Splendido.

    fm

  7. nel cavo dell’os-so
    nascondo la parola aperta
    e silenzio nasco
    nel sangue fiorito di segreti.

    Grazie per la concavità delle tue parole,accolgono il cielo e offrono un suono a ciò che scorrerebbe non visto,non sentito.ferni

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