Se lingua è questa traccia di sangue – di Liliana ZINETTI


(Andrea Crostelli, Pensiero d’amore, 2005)

              Liliana Zinetti – Inediti, 2008

Come cercare le stelle azzurre delle sere
e un cielo pieno, l’iniziare
della luce. Nella misura dei passi un volo
possibile tra i segni dell’accadere.

Ma tutto mentre accade
                            si perde
così la piega della luna lenta
tra detriti di nuvole scompare
nell’acqua distante di marzo,
se lingua è questa traccia di sangue amara
che accende fiammiferi
                            al soffio del buio.

 

*

 

Oggi, come altri oggi, la SS42
stride come un folto d’uccelli di latta
impazziti nella bufera.
Qualcuno prende posto tra
il verde malato dove stanno le panchine
con i vecchi andati in un ricordo.
Altri attraversano rumori,
corpi, strade che si ricongiungeranno forse
finita la collezione di farfalle
infilzate a fogli bianchissimi
o di francobolli per lettere mai spedite.
I panni stesi sui balconi
ignorano la danza dell’ombra
si bagnano di una luce cieca, stolida.
Ordinati gerani
dai davanzali delle villette, l’azzurro
sfiorito delle ortensie,
l’ombra di cose troppo vicine al buio.
Si sta sospesi, a volte, a parole
che non si riescono a dire:
dire cos’è un lampione, macchia
di Rorschach gialla sull’asfalto.
O un abete ritto nel silenzio.
Lo sguardo di uno sulle cose
o cos’è la solitudine.

La bellezza è
se chiudo gli occhi per vedere.

E qui il mare è una cartolina di saluti
e poeta è il pazzo
che trasforma il reale
in un’oscura sequela di parole

 

*

 

Era un’ossessione di rami
la bocca del buio, era il graffio
della luna quando siamo partiti
e ci chiamava bianca una strada.
Un andare con sguardi di terra,
l’ala piegata del vento
all’orlo di gronde
da cui spiccare il salto,
ma non c’è volo che possa dire
un brandello di azzurro,
pur con questa vita che spinge
dal ventre della terra
inspiegabili fioriture
non c’è parola che scavi il silenzio,
solo questo stiletto di luna
che un giorno cadrà sulle stelle
a spegnere il cielo.

Non è dato che questo andare,
e la luna, e il gelo che brucia le foglie.

 

*

 

C’è questo levarsi dei morti
inverni fioriti di neve, i colori
non hanno suono che possa
dare voce al silenzio.
Siamo stati qui, smarriti nella fine
dei nomi in attesa che l’alba
aprisse a un alfabeto

non a un vento che ci ha chiamati
con la voce nera e fonda
di strade interrotte.

C’è questo dire aspro
di cose finite, lasciate alle spalle
               – disperso nei gridi dell’erba
una pena di steli piegati
di acqua sulla pietra
che batte il suono di nessun mattino

 

*

 

Convivio serale

Il silenzio dei cucchiai stasera
è la voce di pensieri stretti
in una solitudine di gesti.
E’ sera che duetta con l’ombra
delle voci, mentre dal tavolo
levo le stoviglie e il peso dei silenzi
e getto gli avanzi e il resto dei giorni
in una notte
un poco triste e un poco puttana.

Impariamo a morire così, nel distacco
di un gesto, in un ritardo del cuore

 

*

 

Era l’essenza forse di un cielo
divenuto d’improvviso angusto
per la sparizione delle stelle.
Tu ti guardavi le mani
gli occhi poi a terra, come
a raschiare stelle dalle crepe scure
di un pavimento stordito
come se
non ci fosse altro
che quel guardare, muto
e senza fine
che hanno le cose quando le guardi.
Attendevi un cenno, una parola
mai venuta –
mentre s’alzava nero lo strepito dei rami
a graffiarti gli occhi,
a indicarti il buio.

 

*

 

Tutto il pane del mondo

Era per il confine,
per la pioggia. Soffriva anche la luce,
incrinata nell’obliquo raggio di gennaio.
Il grano e l’acqua, l’oro lontano
dell’estate – un’isola scossa dai venti.
Dicevi gelo-neve
per coperte e tazze di latte, mentre
roteavano bianche
lune d’inverno, rami, tam tam
di tamburi alle pareti.

Misuravi le distanze
rabbrividendo piano
tra l’inverno e l’urlo.
Dicevi buio-notte
per pane e zucchero, di schianto
crollava la lancetta dell’ora,
il buio freddo sulla nuca
sull’acqua delle dita.

Batteva fissa l’ora
a nord di ogni cosa, chiedeva
la rivolta del sangue, il segno, l’assoluzione

 

***

9 pensieri riguardo “Se lingua è questa traccia di sangue – di Liliana ZINETTI”

  1. Bella proposta Francesco. La caducità delle cose e degli affetti, questo scavare tra gesti e parole,questo senso della finitezza, versi belli e dolorosi. Particolarmente colpita da alcuni

    Ma tutto mentre accade / si perde

    …e poeta è il pazzo / che trasforma il reale / in un’oscura sequela di parole

    …non c’è parola che scavi il silenzio

    Impariamo a morire così, nel distacco
    di un gesto, in un ritardo del cuore.

    complimenti all’autrice e cari saluti
    jolanda

  2. una bella poesia quella di Liliana, che non conoscevo moltissimo fino a qualche tempo fa.
    la Catalano cita versi che mi hanno particolarmente colpito.
    ma è tutta l’opera che sembra un respiro lungo, rotondo.
    “oggo come altri oggi” poi mi sembra un capolavoro.
    complimenti a Liliana e a Francesco che coglie sempre il meglio.
    red

  3. Sì, “Oggi come altri oggi” ha l’imprevedibilità e la circolarità temporale, anche nelle soluzioni lessicali e nel loro assiemarsi, di una epifania che getta luce, senza mai nascondere l’ombra di cui è espresione. Ma questo, credo, è un tratto già ampiamente acquisito di questa ricerca poetica senza riposo e mai priva di interrogazioni, anche laceranti.

    fm

  4. testi molto belli, pochi quanto basta per lasciare curiosità e sete.
    senza voler fare schematizzazioni inutili, o trascurare alcuni scrittori davvero oltre la norma, mi pare che la poesia “femminile” (come sensibilità, non che sia un movimento) sia adesso in Italia molto viva, molto propositiva e poco pubblicizzata, per una discriminazione non dichiarata ma ancora ben viva.
    Liliana fa piena parte di questo che non è un movimento ma si muove.

    francesco però t.

  5. Detto con tutta sincerità, ci sono poeti maschi (tra i quali un certo Francesco T. e anche M. :) difficili da raggiungere.
    Potrebbe sembrare una “sbrodolata”, ma è quel che penso, essendo la sincerità il mio peggior difetto:)
    Ci sono anche poete molto brave, sì. Sopra mi riferivo solo a me.

    Grazie per la stima, comunque
    liliana

  6. l’esercizio a vivere in un tempo sospeso s’ impara e non s’impara mai.
    Il graffio del buio, la finta elemosina della luna, il silenzio delle cose e della solitudine sono compagnie, perfino amichevoli a volte, ma talmente esigenti che bisogna radunare tutte le energie di una vita per tentare di conviverci il più armoniosamente possibile. è un esercizio spirituale, una prova complessiva che richiede fasi di maturazione, che si ottengono passando per altre innumerevoli prove da superare: un camminare da equilibristi su un filo sottile che esige pergiunta la chiusura degli occhi di tanto in tanto, per dare spazio all’immaginazione e alito all fiducia.
    Di lì il sogno costante di mettere le ali ma contemporaneamente sentirsi ancorati a terra…
    Onde di emozioni con parole forti i versi di liliana zinetti, certe volte ricordano quelli incisivi ed essenziali di cesare pavese in “La terra e la morte”, altre volte sono più complessi e respirano (positivamente) di quell’aria poetica che va al passo coi tempi.

    Appena letta la prima poesia (“come ceracare le stelle azzurre delle sere”) sono stato spinto a scrivere questi versi:

    LA NOTTE ADDORMENTA LE STELLE

    Le pieghe della luna tra i denti…
    la notte poi addormenta le stelle
    e bocche chiuse serrano ilarità
    Il fantasma sonnacchia nel corpo
    sotto gli occhi fissi dei gufi.

    Un abbraccio
    Andrea Crostelli

    P.S. Non cito i versi che più mi hanno colpito per non ritrascrivere le poesie quasi per intero…No, invece voglio di un componimento (“C’è questo levarsi dei morti”) sottolineare: “Siamo stati qui, smarriti nella fine / dei nomi in attesa che l’alba / aprisse a un alfabeto”; e poi: “…__ disperso nei gridi dell’erba”.

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