Nel suo petto trovarono una lanterna di rose

Mahmud Darwish (Al Birweh/Galilea, 1941 – Huston, 2008)

Hanthala

SI E’ SPENTO MAHMUD DARWISH: UNA DELLE VOCI PIU’ ALTE DELLA POESIA MONDIALE, UNO DEI FIGLI PIU’ GRANDI DELLA TERRA PALESTINESE.

O voi, viaggiatori tra parole fugaci
portate i vostri nomi,
ed andatevene.
Ritirate i vostri istanti dal nostro tempo,
ed andatevene.

Rubate ciò che volete dall’azzurrità del mare
e dalla sabbia della memoria.

Prendete ciò che volete d’immagini,
per capire che mai saprete
come una pietra dalla nostra terra
erige il soffitto del nostro cielo.

***

11 pensieri riguardo “Nel suo petto trovarono una lanterna di rose”

  1. Oggi alle ore 10.28, al compimento di un anno di vita di “Rebstein-La dimora del tempo sospeso”, sarebbe andato on line un post dedicato ai lettori e agli autori del blog. Lo rimando al giorno successivo: per onorare la memoria di Mahmud Darwish.

    fm

  2. …mai saprete
    come una pietra dalla nostra terra
    erige il soffitto del nostro cielo.

    Versi amari che sottendono la lucida consapevolezza del poeta sul difficile destino della propria terra ma anche l’orgoglio di esserne figlio.
    Piera

  3. Perchè il percorso per la PACE è sempre intriso di sangue.
    Perchè i suoi versi, la sua vita,la sua lotta,non cadano nell’oblio miserabile.

    Perchè più nessuno dovrebbe sentirsi profugo nella propria patria.
    Un pensiero di Pace.

    jolanda

  4. Era e rimane un grande: simbolo perenne dell’irriducibilità della poesia, quella vera, a ogni forma di omologazione e di servilismo: simbolo dell’inscindibilità della poesia dal fondo di libertà da cui nasce e di cui è espressione.

    Il silenzio della rete e dell’informazione sulla sua morte è osceno.

    fm

  5. Lascio quest’altro testo di Darwish, poeta tanto “politico”o da ben sapere come le rose e le palme dovrebbero essere al fondo d’ogni “politica”, Viola

    Straniero in una città lontana

    Quando ero giovane e bello

    la rosa era la mia dimora

    e il mio mare erano le sorgenti.

    Ma la rosa è diventata una ferita

    e le sorgenti un’arsura.

    Forse sei cambiato molto ?

    No, non sono cambiato molto

    Quando torneremo come il vento

    verso la nostra terra

    guarda bene la mia fronte

    vedrai le rose diventare palme

    e le sorgenti diventare sudore.

    Mi troverai come ero prima giovane e bello.

    da “Muoiono gli uccelli in Galilea”, 1970

  6. Grazie, Viola.

    Ho una decina di libri di Darwish, tra antologie e opere singole (anche in francese), ma ultimamente non ho neanche il tempo materiale di guardarmi allo specchio (e forse è un bene…).

    Appena posso, posto tutti i ragguagli del caso in mio possesso, ma già da adesso invito tutti a questo indirizzo web: la “solita”, insostituibile Georgiamada.

    C’è moltissimo materiale, oltre a riferimenti bibliografici preziosi.

    fm

  7. Lascio alcune indicazioni bibliografiche. I libri (sembra strano!) sono tutti facilmente reperibili. Procuratevi in particolare “Murale”, diventerà uno dei vostri libri di riferimento.

    – Una memoria per l’oblio (Jouvence, Roma 1997)

    – Meno rose (Cafoscarina, Venezia, 1997)

    – Perché hai lasciato il cavallo alla sua solitudine? (Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova 2001)

    – Murale (Epoché, Milano, 2005)

    – Oltre l’ultimo cielo (Epoché, Milano, 2007)

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