Domani riempirai di lividi l’acqua (I) – Paola LOVISOLO


(Tutte le immagini contenute in questo post sono opera di Paola Lovisolo, che ringrazio per aver gentilmente concesso di riprodurle.)

domani riempirai di lividi l’ acqua che ti laverà
e di pugni lo specchio e di specchi il passato
delle storie che inutilmente dimentichi in giro.

Paola Lovisolo, Inediti, 2008

 

io e la mia mano

si prese al volo e si rimise a terra.

contò le rose al collo allentandole
un attimo

poi la mano la seguì nel ritorno
e nulla si dissero dell’età che

le divideva

tutto compresero una attaccata
all’altra

[…]

 

alzati e cammina verrebbe spontaneo

ma poi la voce rompe un fianco caldo

scordi di raddoppiare

coscienziosamente:

a – negarmi nei tuoi occhi

a – negarmi

annegarmi, ti suggeriscono

annegarti tre volte due enne

mentre interessi al suo iride

con la bocca piena

vai giù

[…]

 

 

la parola ereditiero non esiste sul vocabolario

caduta pestata gallinella tornata rosa
pestata dalla suola sono tornata rosa
perchè mi hai solo accarezzata.
a cosa serve piangere? mi hai chiesto
tutto tenuto in bocca l’ Io oro rotondo
mi hai alzate le spire della veste nera
che la mia schiena ereditava da terra
e lutto di terra altra ne cercava

[…]

 

grilli flappi fanno occhietto marinaro a occhio

zolla sacri brisè granchi petroliferi adamanti

fetoristi io e la mia barca oscura stimandola

volante a miglia di formica- vento suona voto

mimando magione di verità bicipite aquilopico

mi mosa vento gongondola gondando il reale

per natura sospeso cielo cumulo gesù cristallo

castagne al lattelittle company verze bendali

bianche surrezioni veliscolpati tombice tufo

rifoffo tutto tuffo risorreggo cambiari cannibal

risate spersevoci cristallo sdolcio granatiere

drago tuono sogno acquario ruolo pannavizio

zeus tracce musica anima che nuota nella sua

redazione dove una sola macchina da scrivere

vacante vaca vaga volteggi’animanon ha dita

non scrive vaca vacca mare mima catenario

tranello di brocchi canopi artegrafate branchie

pestate da fulmine freudcolor fielevo abominio

autorevoli venti neri ormosi/ piccole temporughe

scioperano, titillano le marianne mie profondità

[…]

 

leccando tattando ratto piastrello tattao gatta
fegatelli mi dilaniao, bella pelosa sonagliata
agitando campate di schiena ei petali vibrissi
lati suoni sferendole les campanelle turgide
la miastigola feroncide deo abbraccio mastro

cappello a stuoina pompina quando amicata
tu prrrrrr fusendo l’industria anellaria ingòla
pelanosa griciacola prrrr amor maretta violo
in ciello dal desiderio rostro sulle 23%, sai?

opimicio io freeee, io subbutero palle folli
gnagolo nelle ciabattanti unghiolte volghe
volganizatte vulcanizzate ti maionneso più
copiante carteggio dentario copulatte pinta
Te amata prefer mia scappellante micetta
turbonica tunante tubonica bona codanza
parentale grazia

dopo, bukkake a pinte di topi, micionza
(ch’ io offender guardo)

 

 

[…]

chi attinge i vermi tra i petali può dormire con me

sentirà se vorrà essere graffiato

chiederà di essere graffiato: pensi a me?

scoprirà dov’ è caduto il sesso del cielo
la folla della notte d’agosto che è l’ onda
in bocca al pesce

scoprirà la dolcezza del volo leggero

del corvo al mattino

che non puoi dire che viene da una cosa nera

che non puoi dire che viene da una cosa nera

che non puoi dire che viene da una cosa nera

[…]

 

perchè hai dato l’allarme? perchè hai detto che sono io il diavolo?

anche in questa poesia sorrido

le prodighe osanne a te stesso

il tuo fare la guerra con armi deserte per deserti a porte chiuse

invece di lasciare che la ruota canti allegra sotto il carrozzone

il dilaniare certezze su quel terreno che pareva a ragione sicuro.

[…]

 

la notte che ci addossiamo dentro gli abiti a cercare di persona
il fiume forse è solo la nostra mano che inesistente cerchiamo
ma lei, tenga il tuo seme in bocca – una parte della tua mente
frase violentissima di bellezza fino il limo/ lasciando il mondo
contenibile senza metodo come enorme prie-Dieu succhiarsi
le labbra a cavallo di inutili caselli autostradali con gli stessi
difetti.

[…]

 

 

[…]

le mani che fecero vedere le stelle occultano la nostra morte minore]
quella riverginata dal tempo attraverso i guasti delle serrature.
i nostri corpi seguendo la moda dell’aria, la guida astratta e sinistra
delle bocche di altre bocche, si avverano ,usciti per forza dalle federe]
del muro
e tu, noi, la luce, amuleti in preda al caso, bambini in fondo lo scivolo
]

[…]

 

la sublimazione del rapimento
della morte per ricaricamento

[…]

 

diventa sempre più facile fermare la lente sui dettagli
occasionali per gioco – non verificare la fonte
fermarci a cabalizzarne di tutti e i trucchi e i desideri
che s’infossano come colli di pelliccia nella loro
vecchiaia.
diventa davvero facile amarsi così
diventa – pulito – vegetativo – incarnatissimo grigio.

[…]

 

mi chiedeva: ti piacerebbe fermarti?
si, rispondevo.
mi chiedeva: per sempre su questa terra?
tra due sedie, la mia e la tua, rispondevo,
e a mezzogiorno, dicevo, quando le ombre
vanno a finire tra i capelli che nemmeno
sporgendoci …

[…]

 

d’altra parte doveva andare così.
intendo questo soffrire low coast.
per mille altre volte non basta
mille volte insisto, lucidare aria
sospesa sulla stessa balaustra

questa.

d’altra parte l’autrice è una lacuna
indivisibile dal nome dei suoi anni
una fedeltà di fiaba per dimensione.

[…]

 

 

domani riempirai di lividi l’ acqua che ti laverà
e di pugni lo specchio e di specchi il passato
delle storie che inutilmente dimentichi in giro.

*************

 

apri la posizione la preferenza

il mio riposo sotto quell’ acqua

perfetto corredo e niente ansia.

tornerò

se non torno, scrivi solo il presente

ma se non torno almeno un muro lasciamelo

dove potermi appendere

 

[…]

solo un poeta in amore o un cadavere

può sognare tutto questo sogno e solo

un cattivo lettore sa scambiare tutta

questa morte per grandissimo amore

 

[…]

prendimi solo come un pensiero

cancella i millimetri di pensiero

le mie scritture che non hanno

medicato

prendimi e mischia il mio presepe

mischialo fino che la stella cometa

cada nel sacco nero della squadra

omicidi

*************

 

la luce bolle nel mio torace dipinto d’uovo. rifrangente.

la bocca delle dee latte sulla mia bocca: colla pura.

adesso la stanza è più vostra che mia la morte consiglia di spogliarsi

mi inchino gentile – sempre gentilissima

chiudo adesso chiudo avviso che chiudo

 

per non darvi più le spalle

[…]

 

 

***

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27 pensieri riguardo “Domani riempirai di lividi l’acqua (I) – Paola LOVISOLO”

  1. saluto Paola, che conosco da un pò e che ho definito, in un post su Imperfetta Ellisse del 19/9/07, magmatica e tellurica ma insieme compatta come può esserlo una roccia effusiva…E’ anche una delle poetesse più “fuori di testa” (sia detto in senso assolutamente positivo) che conosco, una che ti risponde: non faccio poesia, è lei che si fa me…
    un abbraccio anche a Francesco

  2. Ciao Giacomo, grazie della tua presenza.

    Per quel che mi riguarda, la scrittura di Paola, al di là dell’intrinseco innegabile valore e della carica di ricerca che la anima nel profondo, è una delle poche produzioni inincasellabili, autenticamente fuori dal coro, da ogni coro, in cui (felicemente) è dato di imbattersi.

    Con lei i linguaggi e le strutture del “poeticamente corretto” ne escono stravolti, dissociati, svuotati e poi sedimentati in forme che aprono su “paesaggi” imprevedibili, attraversati da immagini che nemmeno sapevano di contenere o di poter generare: l’improbabile che si fa reale, in continua, incessante trasformazione: uno dei luoghi in cui, secondo Bonnefoy, più facilmente è possibile trovare “accampata” la poesia.

    A presto, con un abbraccio grande.

    fm

  3. Conosco la scrittura di Paola da quando frequento la rete, meno di due anni, a da allora la “ammiro” senza ritegno…

    E mi piace trascrivere qui, in ben altra vetrina, quanti di lei ho recentemente notato nel mio spazio:

    “se volete, non dico capire (ché nulla vi è da capire) ma piuttosto sentire cosa sia il vivere, e l’azzardo del vivere e la lena, quanto sopra leggete con calma, e l’altro che troverete dove l’autrice scrive parole che sono scale verso l’abisso quieto che tutti ci comprende. è quello suo lo spazio dell’incanto e della trasfigurazione e del riconoscimento: può dirsi poesia o può dirsi come pare, quello che resta è una voce diversa ed irranggiungibile che questo vecchio ascolta con cura e qualche volta, ringraziando, pare, chino, che quasi pianga”

    Mario Ardenti

    E mi piace anche complimentarmi con Marotta, davvero
    Mario

  4. Vi ringrazio per i commenti.

    Mario, sono particolarmente felice di leggerti qui, anche perché hai tracciato, secondo me, un quadro splendido delle ragioni profonde della poesia di Paola.

    Ricambio con un abbraccio stima e affetto.

    Un caro saluto a tutti.

    fm

  5. @ Giacomo

    ti ringrazio anch’io per la presenza e per avermi riportato alla memoria le parole della tua bella prefazione. credo ancora oggi che sia la poesia che faccia il poeta – che lo individui tra tanti individui – lo scelga senza lasciare il diritto di replica per la capacità di questo di ascoltare e flettersi alle vibrazioni della vita: capacità che il più delle volte nasce da viaggi personali complessi e dai quali non si torna mai come si è partiti (si torna e si aspetta l’ iniziodi quel viaggio/viaggi) e questo legame quando c’è resta per sempre. turbolento. a volte micidiale. più o meno così . ma ci sarebbe da dire molto. o forse molto meno.

    @andrea
    non sai quanto mi faccia piacere leggerti.

    @Mario
    si. è un po’ di tempo che ci conosciamo.
    lui ha una percezione delle mie righe che riesce a tradurre
    davvero in poche parole che spesso sono molto più poetiche di quelle che mi commenta infatti le righe che ha proposto
    ne sono un esempio e mi trovano d’ accordo con Francesco
    nella definizione di loro.
    grazie, di cuore per avere segnato anche qui.

    @ Antonio Blunda
    grazie a te di essere passato anche per i commenti molto
    molto generosi. mentore di tutti, spero proprio di no, sarebbero tutti conciati male… sorrido , anche l’ ego si agita.
    e poi
    il tempo della conoscenza conta anche per l’ intensità
    con cui si arriva a vedere/vedersi.
    tu hai uno sguardo profondo sulla vita che traduci in poesia in versi che parlano e si fanno ascoltare.

    @ antonella
    dirti il grazie che tu sai
    grazie.

    @ francesco
    di cui ammiro l’ amore che ha per la poesia
    per la vita – il suo essere squisito e accogliente.
    il suo ascoltare – che è anche conoscere la mente – questo solo vorrei dirti
    grazie.

    paola

  6. @franz

    grazie del segno.
    parole le tue che mi fanno bene.
    come tutte quelle qui lasciate. remi e remi
    per la mia barca (barca come eufemismo, ecco
    che im/barca acqua più che altro, la carcassa)
    se riesco a trasmettere e a lasciare dentro
    qualcosa a chi legge che sia uovo (mi sento
    gallina, ebbene) per me è tutto
    ho divagato.
    a rileggerci

    paola

  7. sono titubante. ho dato una risposta a franz…che non so nemmeno io boh barche uovi gallinacee. chiedo scusa. sono tornata per vedere se si può salvare qualcosa, ma macchè.

    p.

  8. Sipari e voragini. Questi inediti di Paola mi sembra si aprano davvero all’inaspettato, visti da fuori. Visti da dentro invece, mi sembrano dei sogni, a tratti lynchiani, in cui custodire segreti inauditi. La parola si diverte con Paola, un divertissement tagliente che nulla toglie all’immaginazione e alla Crudeltà. Un sogno che si chiude nelle matrioske della parola poetica e che Paola ha la capacità di aprire per vedere danzare, ancora una volta, davanti agli occhi increduli. C’è un Tutto in questi versi, così letti uno dopo l’altro. Il terribilis, la cura, il paiolo bucato, la mano che protesa tenta di definire il gesto.

    “solo un poeta in amore o un cadavere
    può sognare tutto questo sogno e solo
    un cattivo lettore sa scambiare tutta
    questa morte per grandissimo amore”

    Il modo di accostare i contrari per rintracciarne la medesima origine abita il poeta. Non c’è confusione, c’è solo una modalità di relazione diversa con le cose del mondo e dell’anima. Paola in questo è baciata e trafitta al contempo. E si avverte la variabilità della carne, una superba aderenza col midollo del suolo.
    Un saluto a Paola e uno a Francesco, stretto.
    Alessandra*

  9. @ Alessandra

    intanto, ti chiedo scusa, Alessandra, del ritardo nella risposta. e poi sono rimasta affascinata dalla tua interpretazione di quanto hai ascoltato
    i due lati della mia faccia ma da quello che hai scritto
    in te domina anche uno sguardo profondo tra le parole
    come una veggenza che permette di leggere il controcanto
    nascosto di chi scrive. questo io lo reputo una meravigliosa
    dannazione per usare termini vicini.
    grazie perchè mi hai fatta sentire a casa e succede raro.
    un abbraccio stretto anche a te e a Francesco, anche io.
    a rileggersi
    paola

  10. @ iole

    un grande piacere leggerti qui per me
    i tuoi diametri alati il nostro sentire
    anche non detto le tue bambine
    piegate nelle loro ossa il rosso
    l’ amore in dolenza di sè, cercando.
    grazie di cuore
    paola

  11. grazie Enrico per esserti spinto fino qui, fra guance e braccia e fanciulla che fai amo in ami triplici, e triplichi generosamente e grazie per permettermi anche di ringraziare di cuore Anna Maria che la mia sbadataggine mi ha fatto trascurare con un bel po’ di ritardo, direi.
    un saluto a Voi.
    paola

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