Gli aranci – di Marino MAGLIANI

Marino Magliani – Gli aranci

Lei era sul bordo della terrazza perché anche quel posto come la valle in cui era vissuta da viva era fatto di terrazze, gradinate senza ulivi, senza pietre, senza muri, senza erba né ombra né sole, senza vento di costiera o buio odorante di conca, senza odore. La valle dove si andava un giorno a vivere per sempre, era senza desideri né rimpianti o sogni, era una valle dove buoni e cattivi, santi e malvagi, e tutto ciò che in terra era vissuto tra queste categorie, ora abitava l’aria, senza possibilità più di farsi del bene o del male, senza più nulla, e con la sola coscienza di essere come misura dell’esistere.
La coscienza di essere, dunque, è premio o castigo. Questo aveva inteso lei quando vi giunse.
Così chi in vita aveva peccato moltissimo contro l’umanità, chi aveva sottratto vita volontariamente a un suo simile, ora sulle gradinate di là del solco era ridotto a non accorgersi di essere. Chi invece era stato persona degna, ora ricordava di essere ed era.
Lei esisteva moltissimo. Per questo quando il Figlio di Dio, che era stato un umano anche lui, passava tra le esistenze si fermava volentieri a parlare con lei, altri non l’avrebbero neanche riconosciuto. Lei sì, e quel giorno lei stava lì, in un’impressione di guardare il pezzo di mare dagli ulivi, come soleva fare anche da viva in Liguria.
Le giunse al fianco. ”Come ti piace arrivare fin qui sul vuoto”, le disse.
”Erano i posti in cui venivo a distendermi le gambe quando raccoglievo, le gambe nell’umidità e a forza di raccogliere in ginocchio, s’erano gonfiate di artrosi… Non mi hai mai fatto fare gran vita di lusso in terra.” Sorrise.
Non la guardò come a scusarsi, era abituato a sentirsi cose del genere.
”Perché vieni qui, ora non ci sono più spettacoli da guardare…”
”Lo sai perché sono qui…”
Lui lo sapeva. Era arrivata notizia di chi sulla terra s’era ammalato e aveva imboccato la strada che portava quassù. Per tanto tempo lei aveva pregato il Figlio di Dio che suo figlio non ci fosse ancora, e per tanto tempo ogni volta che il suo nome non compariva, lei aveva guardato la terra di là del solco con un sollievo.
Ma ieri quel nome le era giunto, nell’aria, e assieme al nome la gravità della malattia e il tempo in cui sarebbe morto, il tempo in cui sarebbe spuntato dal fondo e sarebbe venuto anch’egli da queste parti.
Per questo lei era qui, per tener d’occhio laggiù, al fondo delle terrazze. L’avrebbe potuto conoscere da qualsiasi posto il giorno in cui il figlio fosse apparso, ma lei preferiva così, preferiva esser qui ed aspettarlo. Era il suo dovere di madre, sentiva. A volte pensava che la coscienza fosse solo questo.
Guardò il Figlio di Dio che teneva anch’egli lo sguardo verso le vallate finali.
”Potevi lasciarcelo ancora,” disse lei.
”Da quanto mi chiedi la stessa cosa, fin quando avrei dovuto…”
”Solo un’altra stagione, gli piaceva maggio, un’ultima primavera incendiata.” Non era per convincerlo, sapeva bene che funzionava così.
”E’ stanco, malato, vorresti allungare uno stato simile?”
”E’ l’unica vita che ha disposizione… Guariscilo, allora, almeno un po’, solo per un’altra stagione.”
”Lo illuderei troppo, lo conosci… Quanto gli hai voluto bene, ma anche lui… Però a raccogliere le olive non veniva.”
Lei sorrise. Lui restò serio. Lei qualcosa capì. Non le era dato di conoscere tutto, neanche a lei, neanche ora, nonostante la sua coscienza certe cose non le poteva sapere. Ma ora aveva capito.
”Perché non mi dici allora: vedrai, fra poco vi tornerete parlare?”
Lui tacque e lei terminò di dirsi che sapeva.
”Che beatitudine può essere sapere che tuo figlio non si è salvato?”
Ne parlava al Figlio di Dio, perché anche lui era stato uomo, gliene parlava perché la capiva.
Ma anche a Dio era tutto chiaro, era stato padre anche lui, era padre nell’eternità, suo Figlio era morto e morendo si era salvato.
Suo figlio invece stava morendo per sempre. Avrebbe chiesto pietà e che si riprendessero parte della sua coscienza di essere, ecco, che lo facessero pure, ma per pietà, che ne dessero una parte a questo figlio che lei aveva ancora per poco…
La beatitudine che a lei era stata concessa diventava dunque il suo castigo. Sulle gradinate, nei casi come il suo, e dovevano essercene a migliaia, la coscienza di essere madri era di troppo.
Non lo disse, non serviva.
Il Figlio di Dio si allontanò.
Ora lei ricordava tutto, le camminate d’nverno sotto gli ulivi, il sole e la fatica, gli aranci che aveva sbucciato in quella casa di pietra e portici per il figlio, i raffreddori che gli aveva curato, ricordava ogni tepore e ogni morso di vita, gli ultimi suoi giorni, di vecchia malata, quando lui veniva all’ospedale e ci dormiva. Gli aranci che allora lui sbucciava per lei.
E l’ultima notte, quella prima di venir qui. Lei rantolante e lui che le chiedeva cosa vuoi che faccia. Voleva bagnarle le labbra, asciugarla, stringerle la mano fredda, accarezzarla sulla guancia scottante.
Lei non voleva più nulla, sapeva tutto, e gli aveva risposto: dormi. E lui per tanto tempo durante la vita, aveva risentito quella parola giungere da altri posti, da vallate nude.
Lei venne lì sul costone ogni giorno, vide passare morti da poco, trasparenti che quasi non esistevano e altri beati di sentirsi accolti dal Figlio di Dio. Venne a ricordare il sapore degli aranci.
E così un giorno il Figlio di Dio l’affiancò sul costone e le comunicò che era fra poco.
Lei non rispose nulla, non serviva mai. Aspettò e dopo un po’ lo riconobbe, laggiù, uscito dalla curva, era appena spuntato come quando negli ulivi da bambino si mostrava ogni mezz’ora perché lei non disperasse.
Avanzava tra gente meravigliata, attraverso quel sentiero che nessuno di loro aveva mai visto.
Lei attese, lo chiamò, ma lui non la sentì. Le passò accanto e non la riconobbe. Lei lo chiamò ancora, e lui proseguì per l’eternità nel vuoto.
Lei a piangere, disperata, corse dal Figlio di Dio, lo supplicò.
Cos’aveva fatto di tanto male, in fondo, aveva solo sbagliato, erano momenti cosí… Ma il Figlio di Dio non le rispose, e allora lei corse per le terrazze, cercò tra quelli che vagavano senza saper nulla, senza più aver dolori, cercò tra i morti da poco, con cui forse era ancora radunato, cercò la sua camminata, il suo odore, chiese, lo trovò, andò per abbracciarlo, lui la guardò senza vederla, e come quando da bambino si addormentava con gli occhi mezzi aperti e sognava gli aranci, lui non sognò mai più.

(Tratto da Nazione Indiana del 9 novembre 2007.)

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