Cronache di domani (III)


(Jean Vigo, Zero de conduite, 1933)

Finalmente una riforma seria: il ritorno del maestro unico alle elementari (e, si spera, nominato direttamente dal ministro competente, previo giuramento di rito!), il ripristino di un pilastro insostituibile per la costruzione di una vera società dell’ordine e del rispetto dei ruoli e delle gerarchie.

Perché, inutile negarlo o far finta di niente, in questo paese ci sono ancora ampie sacche di popolazione che si rifiuta al doveroso culto del capo e dell’autorità, che si sottrae con ogni mezzo alla cultura del supermercato e dei quiz televisivi. Se non si interviene subito, fin dalla più tenera età, con ogni mezzo, oltre al danno economico provocato da tanti mancati clienti e consumatori, ci ritroveremo, ancora!, con gente che pensa con la propria testa a dar fastidio al manovratore.

Quindi, via con la preghiera del mattino, la divisa d’ordinanza, la separazione tra maschietti e femminucce, la bacchetta, i ceci e, perché no?, una sana razione di olio di ricino…

***

16 pensieri riguardo “Cronache di domani (III)”

  1. Oggi l’ineducazione (e son gentile a definirla così) dilaga tra i fanciullini.. Un tirare le redini credo sia necessario ad evitare campo libero a una crescita zero se considerata fondante nel giudizio di posizione di imberbi creature che surclassano finanche compagni educati, lusso quello dell’educazione che appunto non si può permettere neanche quel minorenne che dalla tracotanza si salva.

    Dal punto di vista didattico la scuola elementare oggi sembra una succursale dell’università..insegnanti che cambiano ogni ora, materie che si accavallano.
    Ritmi faticosi per un bambino.

    Ogni riforma è accolta con diffidenza, e si fa presto a condannarla. Io ritengo che a fonte ci sia il desiderio di arginare comportamenti inadeguati e il rispristino di un amore alla cultura che scarseggia, evitare un dispendio di energie vergini e totalizzanti, come sono quelle di un bambino, per supportare programmi all’insegna dell’inadeguatezza se si considera l’età del discente.

    Ben venga, a parer mio, ogni innovazione che permetta più serenità nell’apprendimento.
    L’unica cosa che lascia perplessi, ma ogni medaglia ha il suo rovescio.., è la riduzione di posti di lavoro per i docenti.

    Siamo cresciuti, noi di una generazione passata, con preghiere del mattino, divise d’ordinanza, separazione tra maschietti e femminucce ..ebbene, son venute fuori tante persone -educate-, che hanno il loro bagaglio culturale ..e che ancora a sessant’anni prendono un libro, studiano, non foss’altro che per il piacere personale, per la curiosità sana dell’apprendere.

    Ho fiducia in questo argine che si sta tentanto di mettere in atto.

    Una buona domenica
    Rina A.

  2. ovviamente a costoro non importa alcunchè della scuola né dei nostri ragazzi, ma quel che colpisce è la totale approssimazione e sciatteria nel (non) affrontare le questioni e spacciare per idee o strategie la loro totale, pervicace”, “ignoranza” V.

  3. Mi pare circa 20 anni orsono, si parlava di pluralità di linguaggi, del dovere di prepare i pargoletti ad affrontare le medie e poi le superiori senza subire il trauma del passaggio dall’insegnante unico ai più delle varie discipline. A quanto pare, in quel periodo l’insegnante-mamma-mammo non era più valido. I fanciulli dovevano venir su con idee e contenuti più ampi. Mia figlia, la minore, è entrata in pieno in quella riforma e non posso dire che le cose siano andate male, anzi!

    Ci saranno anche le orecchie d’asino?….per chi però?!….

    jolanda

  4. Un paradiso di scuola ridisegnato con cotanto acume gli ingrati non sapranno apprezzarlo, Francesco, ci scommetto; ma vivaddio c’è un rimedio a tutto, grazie alle scuole private che sapranno intervenire in soccorso. Lì non ci sarà bisogno di grembiulini omologanti, di separazioni per sesso (diamine, già da adesso!), lì non si puniranno i riottosi, lì se un maestro non basta ce ne saranno degli altri (magari, trasfughi dalla scuola pubblica, ma tenuti a stecchetto); naturalmente, con rette detraibili dal reddito imponibile.
    Un abbraccio
    Giovanni

  5. Frequentando i primi anni di un liceo cattolico ero costretto ad indossare una sorta di casacca blu, mentre le ragazze se ne andavano in giro con un grembiule bianco simil asilo o simil ricercatore. Dal terzo anno in poi la casacca da metalmeccanico e il grembiule da infermierina furono abolite, forse per contenere l’eccessiva irruenza dei ragazzi che amavano passare l’intervallo a tirarsi i cancellini della lavagna, sporcando la divisa. Ogni mattina l’altoparlante diffondeva la voce della preside che recitava una o due preghiere per ringraziare dio in merito alle solite cose. Al mio quinto anno di liceo, la preghiera mattutina non c’era più, eliminata.

    Non credo che la scelta di un unico insegnante sia vantaggiosa per la formazione intellettuale e sociale di un ragazzo. Confrontarsi con diversi professori o maestri è uno strumento di crescita.
    Contenere o correggere l’educazione di un ragazzo del giorno d’oggi richiede altri strumenti, per esempio modelli di crescita differenti dai modelli imposti dalle Tv, dalle pubblicità e dalla massa. Le scelte della ministra mi sembrano semplicemente conformi all’azione di governo: intervenire in superficie, nella percezione superficiale del problema e non in profondità. Manca trasparenza, lungimiranza…

    Come può un unico maestro, intendo nella sua formazione, trattare argomenti che spaziano dalla matematica, alla grammatica, alle scienze, all’arte?

    Scometto che l’unica eccezione al maestro unico è rappresentata dall’insegnamento della religione, naturalmente cattolica…

  6. Vedo che sono l’unica a dissentire o perlomeno ad accendere un barlume di speranza in questa novità che penalizza gli insegnanti a favore degli alunni.
    Ho davanti agli occhi tanti occhioni di bimbi ‘spersi’ , che non riescono a stare al passo con le proposte -propinate- a iosa, e la tenerezza che mi ispirano consiglierebbe al mio cuore di lasciarli a casa la mattina..
    Chi vive la scuola primaria dal di dentro sa queste cose, e onestà significa ammetterle.
    Troppo comodo recriminare affiancandosi alla maggioranza che possibilmente è in buona fede.
    Ci son tante cose che non vanno ..il ruolo dell’insegnante ritenuto una professione privilegiata, e che invece non lo è affatto.
    La scarsa considerazione che si ha di un insegnante, per esempio, alla stregua di un imbonitore di concetti, tralasciando la delicatezza del ruolo in ogni ..ambito.
    Si hanno davanti creature che con un rimbrotto possono vivere paranoie difficili da smaltire..questo per fare solo un esempio.
    Il problema non è la preghierina o il grembiulino, anzi, a tal proposito, direi ben vengano. Un attimo di riflessione e l’impossibilità di perpetrare sfilate in aula sin dalla più tenera età indirizzerebbe verso altri valori ..mamme e figlioli..

    un saluto, col massimo rispetto per le opinioni altrui (io vengo da una scuola all’antica, con annessi e connessi, e ricordo che amavo studiare ..cosa che si ritrova ben poco nei bambini di oggi ..e la colpa non è tutta loro..)

    Rina

  7. Vi chiedo scusa, ma in questi giorni, per ragioni varie, mi è impossibile intervenire. Cercherò di farlo (spero) stasera, con la dovuta calma.

    Intanto, un grazie e un caro saluto a tutti.

    fm

  8. Condivido quanto è stato scritto a livello di critiche a un progetto chiaramente di classe, che si inserisce a pieno titolo in una più generale strategia, perseguita da anni, di controllo sociale totale.

    Avevo appena scritto un commento ben più articolato, ma si è volatilizzato all’atto dell’invio. Comunque…

    A Rina vorrei ribadire che qui può sempre esprimere, in piena libertà, il suo pensiero e che commentare non significa per forza condividere le idee di chi posta. Idee che, nel mio caso, sono chiare e inequivocabili, come i colori della testata, che non sono quelli di una squadra di calcio…

    Un saluto a tutti.

    fm

  9. Non è completamente esatto che l’istruzione non sia anche educazione: l’aver insistito troppo in questa distinzione è stato grave errore della pedagogia idealistica e se ne vedono già gli effetti nella scuola riorganizzata da questa pedagogia. Perché l’istruzione non fosse anche educazione bisognerebbe che il discente fosse una mera passività, un “meccanismo recipiente” di nozioni astratte, ciò che è assurdo e del resto viene “astrattamente” negato dai sostenitori della pura educatività appunto contro la mera istruzione meccanicistica. Il “certo” diventa “vero” nella coscienza del fanciullo. Ma la coscienza del fanciullo non è alcunchè di “individuale” (e tanto meno di individuato), è il riflesso della frazione di società civile cui il fanciullo partecipa, dei rapporti sociali quali si annodano nella famiglia, nel vicinato, nel villaggio, ecc. La coscienza individuale della stragrande maggioranza dei fanciulli riflette rapporti civili e culturali diversi e antagonistici con quelli che sono rappresentati dai programmi scolastici: il certo” di una cultura progredita, diventa “vero” nei quadri di una cultura fossilizzata e anacronistica, non c’è unità tra scuola e vita, e perciò non c’è unità tra istruzione e educazione. Perciò si può dire che nella scuola il nesso istruzione-educazione può solo essere rappresentato dal lavoro vivente del maestro, in quanto il maestro è consapevole dei contrasti tra il tipo di società e di cultura che egli rappresenta e il tipo di società e di cultura rappresentato dagli allievi ed è consapevole del suo compito che consiste nell’accelerare e nel disciplinare la formazione del fanciullo conforme al tipo superiore in lotta col tipo inferiore. Se il corpo magistrale è deficiente e il nesso istruzione-educazione viene sciolto per risolvere la quistione dell’insegnamento secondo schemi cartacei in cui l’educatività è esaltata, l’opera del maestro risulterà ancor più deficiente: si avrà una scuola retorica, senza serietà, perché mancherà la corpositá materiale del certo, e il vero sarà vero di parole, appunto retorica.
    [Antonio Gramsci, QdC 12]

    Quando ho letto sui giornali che il discorso conclusivo dei nuovi provvedimenti intrapresi da questo governo si è chiuso con Gramsci (esattamente il passo in cui A.G. ammonisce sulla fatica e lo speciale tirocinio dello studio e sulla pericolosità delle sterili facilitazioni) ho pensato che davvero i suoi Quaderni dal carcere pagano a tutt’oggi il prezzo di essere più citati che letti. Si possono aprire così a caso per trovare pillole di conforto, senso comune e bonton (tipo i consigli di Donna Letizia insomma), si possono citare anche di seconda mano ed ecco infatti: una bella decontestualizzazione confezionata ad hoc per avvallare (anche) posizioni restauratrici. A parte che A.G. si starà rivoltando nella tomba, mi è venuta in mente l’approssimazione dell’analisi storico-sociale (che in questi giorni ascriverebbe addirittura al sessantotto l’origine di tutti i mali). E si arriva poi – addirittura – a relegare Gramsci al sostegno della coercizione e dell’ammaestramento? Perché di questo si tratta. La considerazione infatti dell’educazione come un rinnovato autoritarismo rende i discenti incapaci e mutilati nella creatività e nell’ingegno, per dirne una. Cosa c’entra il bullismo con tutto questo? Continuo a chiedermelo. Cosa c’entrano l’istruzione e la crescita culturale e morale di una società di intellettuali? Cosa sono quei discenti che vengono interpretati e trattati come passivi recipienti? Perché è questo che si produce con la distanza gerarchica. Ma non solo, aggiungerei. Si produce ancora di più un incattivimento e un abbrutimento quando la scuola (sempre più separata dalla vita, e sempre per tornare a Gramsci) non solo non rispecchia la realtà ma ne costruisce una deformazione ancora più pervertita. Perché io, giovanissimo discente, e soprattutto persona capace di intendere e di volere, dovrei piegarmi ad un regime punitivo (orrore) in nome e per conto di un apprendimento di qualità e di un maggiore rispetto delle norme di civile convivenza, quando quello che vedo fuori è la totale impunità, menzogna e mancanza di pudore di ogni ordine e grado? Da chi devo accettare contenimenti e lezioni? E perché dovrei accettare un insulto così evidente alla mia intelligenza e al mio senso critico quando il potere – imbecille – mi fa credere che attraverso il rispetto (che non è mai sudditanza) potrei addirittura avere un riconoscimento di meriti (che non corrispondono certo a delle virtù innate)? Quel riconoscimento fasullo (o se volete quel “premio di produzione”) mi sa tanto invece di dispositivo di sperequazione sociale. Quel merito (di cui non gliene importa nulla a nessuno, tanto meno ai burocrati) altro non è che uno specchietto per allodole, un contentino al piattume culturale che continua a tracimare sentimenti di onestà intellettuale quando dovrebbe parlare delle umiliazioni e offese alla libertà di ognuno. Vero che il sistema scolastico andrebbe ripensato ma di certo non per perpetuare un revisionismo storico e una dietrologia da strapazzo che francamente mi fa vomitare (da qualsiasi parte arrivi).
    E possiamo proseguire con il 5 in condotta e con i tagli osceni alle risorse scolastiche, caro Francesco, e con la frustrazione del corpo docente, dall’altra parte (o dalla stessa parte) che si vede esautorato di ogni capacità di discernimento. Queste sono solo delle piccole avvisaglie per continuare a buttare fumo negli occhi e confondere le acque (sempre più torbide a mio modo di vedere) per non ricostruire il mosaico di ciò che davvero sta avvenendo.

    Grazie per questo post e scusa la lunghezza del commento, m’è scappata la mano.

    Un abbraccio,
    Alessandra*

  10. Siamo molto vicini al punto di non ritorno. Ma vi rendete conto che non è passato nemmeno un anno dalle elezioni? Mancano ancora 4 anni e 7 mesi….
    Che tristezza, davvero!

    Un caro saluto e grazie per questi post

  11. Spero non vi siate persi l’ultima dichiarazione della ministra all’apertura del nuovo anno scolastico: centomila famiglie depredate di un posto di lavoro nei prossimi tre anni, sono un “effetto collaterale” che dice della “bontà” della riforma. Qui siamo al delirio più totale…

    Grazie Luca, e grazie Alessandra per il tuo bellissimo commento.
    La “decontestualizzazione” è la sostanza primaria di ogni revisionismo, la soglia che immette all’espropriazione del vero in ragione di una melassa informe che azzera memoria e valori.

    Sta per passare, in sostanza, un progetto di “riscrittura” della storia repubblicana dagli effetti devastanti, nella scuola e nell’intera società. Il primo passo, già ampiamente annunciato, è la riabilitazione pubblica di quanti, dopo l’otto settembre del 1943, scelsero di farsi carnefici tra le file dell’esercito di occupazione tedesco.

    Mi chiedo cosa faccia il Quirinale in questo momento, ma solo perché garante della natura antifascista dello stato e della carta costituzionale.

    Dell’opposizione, infatti, s’è persa ormai ogni traccia: saranno tutti a congresso, in qualche località termale, per vedere come spartirsi i posti della segreteria dell’ennesimo partitino fondato sul nulla. Oppure stanno meditando sugli scritti della “compagna” Marcegaglia e degli imprenditori illuminati (sic!)…

    fm

  12. Mi sono perso le deliranti frasi della Ministra oscurate dalla becera polemica con la Lega. Siamo alle solite comiche italiane; il guaio è che questi fanno sul serio e governano (eufemismo forse) il Paese.
    Ho seguito l’altrettanto triste polemica sulle frasi di La Russa e Alemanno che si commentano da sole per chi ancora sa che i ragazzi di Salò oltre a seviziare, torturare spesso indicavano ai tedeschi i luoghi dove poter perpetrare le famose stragi naziste (ai civili) tenute nascoste nell’armadio della vergogna per anni. Qui ho ridotto all’osso. Basterebbe leggersi qualche saggio in più, obiettivo e da parte dei politici di presunta sinistra qualche lite in meno all’interno del partito e qualche battaglia vera su queste cose ben più serie.
    Del resto se la Sinistra fosse Sinistra non saremmo ridotti così.
    “W l’Italia!” gridavano sia i partigiani che i repubblichini quando venivano fucilati.
    Io non ne ho più la forza nemmeno di sussurrarlo.

    Un caro saluto

  13. I “grembiulini” sono importanti, indispensabili. Se ci aggiungi, magari a partire dal terzo anno, un cappuccio da indossare durante le ore di lezione, alla fine del ciclo gli si può anche consegnare, insieme al diploma, l’autorizzazione a mettere su una “loggia”. I numeri di tessera? Esattamente quelli con cui vengono immatricolati al primo anno. Anche se, già me lo immagino, il più richiesto sarà senz’altro il “1816”…

    fm

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