Umano nome – di Ivan FEDELI

Testi tratti da: Ivan Fedeli, Umano nome, 2008 (inedito)

            La santa assuefazione

È tutto preparato messo a posto
lo schema il tono lento la struttura
sì persino la minima inflessione
della voce lo ascoltano annuendo
e predisporre gli animi non serve
asettico è lo sguardo il movimento
non li perdonerò neanche per questo
l’idea di procreare discendenza
del resto sono corpi carne infetta
da chiudere in un ghetto per cautela
ma basterebbe appena un colpo in fondo
o scriverlo sui libri
                              dirlo a scuola
che imbrattano la vista fanno danno
non hanno spazio o storia in questo tempo
i clandestini della vita i nulli
i piedi incatenati poi il cemento

*

Li vedono vicini in tuta scura
tenuta antisommossa da divieto
lo sguardo senza cielo gli altri dietro
parcheggiano gli uncini i loro arpioni
normale ti ripetono è normale
sapere poi spiegarglielo in che lingua
che è una formalità solo un’inezia
e basta dire sì non contraddire
banale questo mondo nuovo antico
sotto il sole questione di un accento
di uno sputo dividere il nemico
e il giusto questione di tempo insomma
vedrai che a poco a poco tutto torna

*

Ti avevano avvisato alla tv
la novità sicuro è l’aggravante
pestare questa terra di nascosto
diversa religione e tutto il resto
ma tu non ci credevi che pensavi
quel giorno sulla piazza dentro un tram
sicuro non accade almeno qui
abbiamo già un passato un buon vaccino
eppure i titoli i commenti sul giornale
colpevoli di avere un altro odore
un fiato inconsapevole il fastidio
sapere chi di noi dopo ha infierito
o forse si è confuso chi ha scagliato
la pietra originale del peccato

*

È logico dividere le parti
in due chi è giusto e chi ha peccato
                                              manca
un purgatorio qualunque un posto
dove chiuderli per sempre e risolvere
il problema alla radice in attesa
del resto del battesimo feroce
perché si dice che mangino carne
viva poi bestemmino sottovoce
il nostro dio prima dell’atto impuro
pretendere che esistano altre strade
percorribili un crocifisso in alto
valido per tutti ma noi vegliamo
prepariamo quanto serve al fatto
la dispersione piena dallo sguardo
il loro scomparire senza meta

*

È una ruota che gira prima o poi
migranti con le scatole in cartone
le code in quarantena il visto il timbro
la tessera che salva dà la vita
lo sguardo sospettoso il ringhio uscito
rovinano il presente fanno peso
coi figli il loro modo di mangiare
l’accento incomprensibile quel tanfo
un oceano fa nemmeno tanto
adesso è come sempre nonostante
le parti un po’ invertite c’è chi scende
chi sale su quel carro di monatti
chiedendo senza nulla dare in dono
è la memoria il difetto pensare
che siamo stati ciò che adesso sono

 

            Canto della Maddalena

Non hai che un nome provenienza incerta
stretta forte all’onda quando frena
e scivola la barca di Caronte
ma lui ti chiede ancora
                               salva il mondo
un piccolo favore per quegli altri
sì quelli là dal puzzo di animali
la bocca con la bava poi si asciuga
un’altra almeno solo questa volta
ti giuro sorellina dopo smetto
le gambe strette il fiato contro il fiato
così finiva il sogno e ti lavavi
provando la salsedine l’amaro
e sotto ancora il mare l’incertezza

la terra mai vissuta mai promessa

*

2.
Rubata già così dall’accademia
lo studio delle forme Michelangelo
il tratto del pennino la materia
inerte da plasmare la creazione
si resta più vicini a Dio così
il bello salva il mondo ne è la chiave
e di nascosto aprirono la porta
dicendoti di andare
                           tu reclusa
nel corpicino molle da bambina
il sesso poi è la colpa c’è una strega
da battere punire in ogni tempo
hai tenere carezze un po’ per tutti
i baci no la bocca è per l’amore
il seno non ti basta le mie gambe
dieci minuti solo puoi toccarle
e penetrare in fondo farmi male
non è l’esatto nome del dolore.

*

5.
Ho preso proprio tutto la borsetta
il cellulare il numero il rossetto
il trucco per rifarmi un po’ di queste
occhiaie vorrei un letto per dormire
la casa due bambine con le trecce
no senza non si può non lo permetto
almeno lasciami al mio sogno adesso
ma è la parola grazia che ci manca
capire l’altro la pietà dell’altro
poi giovani di nero testa rasa
su mettila sul cofano non piange
ridevano picchiavano storditi
la bocca quasi un utero profondo
e buttavano giù il fiato la pillola
feroce quella che spalanca il mondo

*

7.
L’hanno fatta proprio a pezzi la Rosy
quella vecchia ferma all’angolo opposto
aveva detto no non voglio come
se si potesse scegliere la vita
e adesso siamo meno c’è più spazio
ma è questo vuoto strano che spaventa
il suo silenzio freddo senza scelta

si cresce in fretta si fa in tempo almeno
a spingere lo sguardo sul carnefice
il monatto che ti unge di sudore
baciandoti sul collo un po’ sbavando
che si ritrae alla svelta soddisfatto
lasciandoti nel ventre un non so che
e quasi per ripetersi stranito
che cosa mai sarà di me domani?

 

            Voce dell’untore

Guardava spaventato tramortito
attento a non gridare per pudore
amava sì l’amore e questo è troppo
un povero rifiuto lui tra molti
con l’anima lasciata in qualche intoppo
di cielo senza nuvole né scelta.
Restava nel suo gesto fatto apposta
il muro alle sue spalle e la protesta
di un popolo evirato di cantori
che chiede sguardi amari poi una svolta
a questa terra di sirene e umori.
Che peste sotto i tetti
                                   che rivolta
lo dicono anche gli atti la giustizia
Di certo un po’ il suo sguardo la notizia
la lingua per tortura dopo sciolta.

– Non salgo su quel carro di monatti.
Davvero non mi salvi questa volta –

*

Monatti e carri a guardia della specie
trasportano le spoglie i moncherini
spazzati via per sempre dalla storia
e l’alito indicibile lo sguardo
su cosa è stato e cosa adesso è meglio
serrare il cuore tutto al lazzaretto
la casa a noi comune
                              il triste tetto
di corpi fatti tagli cicatrici
parifica la razza purulenta
riscopre di se stessa la poesia.
Comando è un’arte che si vende ai pochi
i disertori dei diritti i biechi
ne è piena poi la via la strada a dritta
e a mazzi vanno gli altri
                                sono ciechi
non vedono che il naso quando cade
la pelle se si gratta e più non tiene.
Ma come perdonarli nello scempio
di madri donne bimbi di ricordi
tra un fiasco il vino turpe la bestemmia.

Ti prendono di forza e tu demordi.

*

Ma spargere un unguento un fior di loto
un nettare comune sulla massa
chiamarti dopo untore terrorista
tu povero residuo del passato
cospiratore becero idealista?
E cosa dunque noi
                         meno di te
la mano sulla pietra da scagliare
sommergerti di sassi di perché
finché si deve fino a farti male
difendere il presente la realtà
la linea della nostra proprietà.
Poi travi ritte come un’altra croce
la corda le carrucole oleose.

Un sole lì alle spalle sempre atroce.

*

Qualcuno sì parlava anche d’amore
la mano nella mano pur per poco
ma un attimo soltanto a decifrare
la sagoma il pensiero la partenza
mi mandano lontano
                                lei diceva
l’assenza è ciò che turba non la vita
che vivere si deve e non s’arrende
la goccia di sudore sotto l’afa
il corpo ha sangue certo se s’infetta
è l’anima sfinita lì racchiusa.
Sentiva dalle orecchie non più tali
l’udito dunque cede in lontananza
inutili gli abbracci gli ideali
la resistenza in intimo
                             l’essenza.

La femmina dal maschio si separa
per un rispetto al grembo fatto madre
eppure dove andare quando a sera
segnata un’altra croce sulla porta
si perde l’indirizzo la pietà
l’attesa di una casa sempre aperta.
Il senso delle cose non importa.

*

Apparitore quale novità
ti segue sui cavalli tutti bianchi
un Vietnam risanato una Bagdad
che sorta di silenzio quale fato?
La peste non ha nome non ha faccia
impazza non dà scelta ci rimpiazza
nel video dei tg nel lazzaretto
affilia i membri in una sola razza.
Ma tu lo osservi il cielo intero avanti
ti fondi all’orizzonte non ti perdi
nel brulichio di nomi adesso sguardi
dimentichi te stesso ti reiventi
fingendo una parata per la festa
e dietro è carnevale e preghi il vento

che spinga ben distante voci chiocce
la bimba che s’infetta i chiodi il tempo.

 

 

Nota biobibliografica

Ivan Fedeli (Monza, 1964) insegna lettere e si occupa di didattica della poesia.
Ha pubblicato diversi percorsi poetici, tra cui “Dialoghi a distanza” nel volume “Sette poeti del Premio Montale” (Crocetti), “Vie di fuga” (Biblioteca di Ciminiera), “Un mondo mancato” (Il Foglio), “Inventario della specie opaca” (LietoColle). Ha curato con Lino Angiuli l’edizione 2008 de “I segreti delle fragole” per i tipi della LietoColle.
È redattore della rivista “Le Voci della Luna”.

*

[Ringrazio Ivan Fedeli per aver gentilmente concesso di pubblicare in anteprima questa selezione di testi dal suo prossimo libro.]

***

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11 pensieri riguardo “Umano nome – di Ivan FEDELI”

  1. leggo con interesse questi testi di Ivan che ho conosciuto l’anno scorso a piùlibripiùliberi, e mi scuso con lui per essere sparito, contavo di contattarlo da finisterre…
    un caro saluto,
    roberto

  2. E’ una raccolta molto bella e Ivan riesce magistralmente a passare da temi più personali alla cosiddetta “poesia civile” (che poi, a mio avviso, tutta la poesia -quand’è poesia-è civile) mantenendo una musicalità e una tenuta dei testi davvero apprezzabili, con una naturalezza sorprendente.

    liliana

  3. Un saluto e un grazie a tutti gli intervenuti.

    “Umano nome” è un’opera di grande maturità e potenza espressiva, magnificamente sostenuta da un preciso disegno e respiro etico dal primo all’ultimo testo (e non sono pochi), senza nessun cedimento, né sul piano dei contenuti né su quello dello stile, asciutto, classicamente impostato, tagliente e incisivo come un colpo di lama.

    Ivan Fedeli è un poeta che meriterebbe ben altre ribalte. Lo saluto caramente e lo ringrazio, felice di averlo avuto qui.

    fm

  4. rinnovo a Ivan i complimenti che ho già espresso a suo padre a padova questa primavera, in una occasione in cui avremmo potuto incontrarci ma non è accaduto.
    una scrittura matura, controllata e tesa allo stesso tempo.
    bella poesia, bella.

    francesco t.

  5. ringrazio per l’attenzione data alle mie poesie; ho solo cercato di mettere in moto il male, il rovesciamento del mondo. Spero di non aver disturbato troppo; in particolare un abbraccio a Francesco, che mi ha concesso una piccola grande finestra dove stare appeso per un po’. A presto e buona poesia a tutti. Ivan

  6. Grazie a te, Ivan.

    Qui l’unico “disturbo” che potresti dare è quello di non farci leggere, a breve, altri tuoi testi.

    Ciao, un carissimo saluto.

    fm

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