Si scrive da dentro una ferita – Rossano ASTREMO


(Immagine di Andy Violet)

[Qui altri testi di Rossano Astremo]

               Rossano Astremo – Poesie inedite (2008)

E resta la sola ombra sbiadita, intangibile,
ancora più liquida nello sbattere delle ciglia,
lo sgasato mormorio di una voce,
fragile nell’intimo, tonante nell’attimo,
resta la parte di me che sibila frecce
e riceve fruste, mai capendo, rifiutando,
la paralisi dei sogni, lo stantuffo di un’eco
non doma, invasiva, che riproduce ossimori,
resta la gioia verticale spaccata in covo,
il contorno di corpo da cui slegarsi,
laccio seviziante di pulsioni crepate.

 

*

 

Questo è un ritorno al verso,
dopo una pausa di stasi e metastasi,
del corpo e d’ogni elemento da esso celato,
questo è un interrogarsi sull’osceno
che nasce dal porre la vita su carta bianca,
con l’inchiostro che la chiosa a meraviglia,
sdenta l’interno e la rende merce,
viviseziona ogni sua scena, con stile, certo,
ma è qui che il gioco si gioca:
Il mio cazzo è la parte del tutto?
il mio cazzo è metafora di qualcosa?
il mio cazzo, pur essendo mio e
solo mio, racconta l’umanità tutta?
Perché se il mio cazzo si specchia
e riflette se stesso, solo se stesso,
ha perso il gioco, e che appenda
pure le palle al chiodo: scusate la franchezza.

 

*

 

Tra queste mura assisto all’incaglio
dell’ossigeno e delle sue venature.
È così silente il volgere delle giornate
che il tempo appare fibra inessenziale.
C’è una finestra dotata di macchie
da cui, sporgendosi, s’avvampa il mondo:
strade, corpi, fiori, cagne ed odori.
C’è una finestra chiusa, direi sbarrata,
è la soglia tra immaginazione e realtà,
è l’inesatto replicarsi del viso riflesso,
è l’opaco meccanismo del pensiero iterato.
C’è una finestra che fisso da minuti dilatati,
oltre: l’incontro dello squarcio delle maree
che mi cullano dal basso verso l’alto,
l’ipnotico frugare della luna in terra,
la parte di me che sfugge all’interno puro,
il buco della serratura appeso all’inconscio.

 

*

 

Percorro la poesia sottotraccia, come
un verme che assale sottile la sua preda,
dimentico che qui si gioca la scrittura,
in poche segni che stratificano vite.
C’è un mare in cui s’annega ed un mare
che innalza, ci sono pietre che affossano
e pietre che sollevano, ci sono corpi
che cadono e corpi che danzano:
c’è tutto un mondo che respiro e m’ammala.
Percorro la poesia sotterranea, quel
mondo di demoni che scuotono i nervi,
dimentico che qui si gioca la vita,
in pochi segni che donano scritture.

 

*

 

Io, nato prima persona singolare,
da padre operaio e madre operaia,
santifico la mia vita e ne incendio i contorni.
Io, nato nel covo di una terra irredenta,
brucio l’asincrono ritmo del mio cuore
nell’attesa che si faccia carne l’oblio.
Io, nato nel mese che delle spine di rose si nutre,
fuggo dalla prole e dalla prole son reso schiavo.
Io, nato e morto, nato e morto, nato e morto,
un loop di picchi ed ecchimosi indomabili,
ho tutto quello che voglio in questa stanza.
Io, nato in un giorno divisibile per due e per tre,
attendo che la pioggia scenda con il sole
e che una luce d’ombra s’adagi nel gelo.

 

*

 

Si scrive da dentro una ferita,
ci si immerge nel profondo, si evita
l’annegamento, si palesa la verità
e la si manifesta, la si ostenta.
Quando si urla tu, quando si urla voi
ci si rivolge ad una folla immaginaria,
ad un popolo assente: un calco di nebbia.
Quel concavo martirio emotivo
coincide con l’intero universo.
Si scrive da dentro una ferita
e la cicatrice è finzione che rima con dolore.

 

***

Annunci

4 pensieri riguardo “Si scrive da dentro una ferita – Rossano ASTREMO”

  1. bella proposta, Francesco. L’insieme di questi testi dà meglio un “campo lungo” sul lavoro di Rossano rispetto alle sporadiche pubblicazioni a cui ci ha abituato sul suo blog, su cui peraltro, se non sbaglio, erano già presenti. Se la materia a qualcuno può apparire non nuovissima (un “io” embedded nella vita o nella realtà dissipata circostante, per quanto decisamente antilirico, corporale, reiterato e quindi ridotto a eco), la trattazione offre diversi punti di originalità, ad esempio l’uso di un linguaggio “meticcio” (“lo sgasato mormorio di una voce”, “un loop di picchi ed ecchimosi indomabili”, ma anche, all’opposto dello spettro poetico, l’apertura e la chiusura di “si scrive da dentro una ferita”
    saluti a entrambi
    G.Cerrai

  2. Grazie, Giacomo.

    Io credo che Rossano abbia solo da esplorare, in tutta la sua ampiezza e profondità, l’enorme gamma di risorse e di mezzi espressivi che ha a disposizione.

    fm

  3. ” E’ così silente il volgere delle giornate
    che il tempo appare fibra inessenziale.”

    Ogni tanto estrapolo un verso o due dal tutto che mi colpisce di più ma,ovviamente, amo anche il tutto.

    complimenti a Rossano e un caro saluto a francesco
    jolanda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.