Poesie inedite di Jacopo GALIMBERTI


(Hans Holbein, Lanzichenecchi in battaglia)

               Jacopo Galimberti, Inediti, 2008

Il sacco
(Gott mit uns)

Avevamo dormito coi cavalli
in una sala altissima con dipinti uomini nudi.
Alle prime luci siamo andati in città,
io, quattro spagnoli e un fante del Gonzaga.
Eravamo al terzo giorno, dappertutto cadaveri
e carcasse marce o carbonizzate.
Entriamo in una casa, c’è una donna.
Gli alabardieri del Borbone
iniziano ad appiccare il fuoco a tutto
e a violarla, anch’io.
All’improvviso ce n’è uno che crolla
Un ragazzo, avrà forse avuto la tua età,
è uscito dalla dispensa e gli ha infilato una forca
nel collo urlando: « Luterani assassini »,
Avevo appena armato l’archibugio, è morto sul colpo,
credo. Sua madre s’alza e cerca di fuggire.
L’abbiamo presa e legata a testa in giù.
Poi l’abbiamo aperta, come un maiale.
L’alabardiere è morto nel pomeriggio.

Così, in estate, raggiungerai a piedi
l’Elbe e le milizie dell’Elettore…
Quando avevo la tua età sono partito da Lübeck,
ero stanco di spaccarmi la schiena al porto,
come mio padre. Capisco la tua fretta.
La vita del soldato è anche fatta
di soddisfazioni e grandi amicizie.
Tu mi spieghi che l’Elettore è noto
per pagare in tempo e per pagare bene.
Dopo trent’anni di campagne una cosa la so:
non ci sono Papi, Duchi o Elettori che paghino bene,
e in tempo. Comunque,
sappi che ci saranno poi delle sere
che sei magari di stanza in un villaggio
dove i contadini hanno perduto il senno,
ci saranno sere in cui il sangue nero ti soffoca
e andrai a domandare a Dio
per quale motivo ti lascia uccidere e fino a quando,
in battaglia, sarà con te.
Il mestiere delle armi non è per chi indugia,
anche tu compierai azioni di una ferocia oggi
inimmaginabile.
Ma quando, arrivata la bella stagione,
farai il tuo sacco e ti metterai in viaggio,
avrai la mia benedizione.
E l’archibugio.

 

I gomiti

I gomiti sono sfuggiti a Policleto,
ad Alberti a Dior
rincagnati dietro
ignari delle pastoie di un canone
morale
ed estetico.

Ce li si può guardare, di sbieco,
con concupiscenza.
Un quadrato di pelle
dove il sipario fallisce,
dove l’immaginazione
non aderisce in toto
all’immaginario.

 

*

 

Le nostre piccole ombre si attorcigliavano
tra i calzari.
Quando il sole fu a picco
assaltarono il fianco sinistro.

Si levo’ alto un polverone, poi si placo’
e scese. Apparvero
degli esseri senza volto.
Avanzavano quadrati serrando
gli scudi sul capo e su tutti i lati
come enorme organismo corazzato
di testuggine.
Noi mai avevamo visto formazioni simili
e militi di tale disciplina.
Qualcuno dei nostri, sconvolto, fuggi’.
Presto, avrebbero travolto i frombollieri sul ponte
e sarebbero giunti da noi.
Questo, pensai, è l’ultimo sole
della tua vita.
Guardai le colline plumbee
dove erano nati i miei avi. Il vento di ponente
portava l’odore dei pini. Sarei morto li’,
dov’ero nato, poi mi avrebbero bruciato
insieme agli altri, tra i sassi.
Lungo le coscie mi inizio’ a colare
una striscia nera, viscida,
calda.
La brezza si fece più forte,
poco prima che il ponte venisse preso
le nubi divennero violacee,
gonfie.
Inizio’ a grandinare.
I romani ripararono nella pineta.
I comandanti ci fecero dare fuoco al ponte
e oggi è un anno
che sono cittadino dell’Impero.

 

*

 

La placca adriatica impattò.
Questi sassi si sradicarono a un crampo millenario
incominciando a aggredirsi,
a fondere.
Vennero poi trasportati
dai dorsi dei ghiacciai
o rasi al suolo
dilavati da piogge di zolfo.
Morsi ora da una muta verde, i cavalloni
protraggono le loro ernie segrete
montandosi o franando
in schiume glabre,
su un letto di scisti.
Con gesto grande i primi licheni si inerpicarono
su questi scogli in secca
sotto un cielo livido di monsoni.

Con il treno entriamo nella montagna.
Nel tunnel pare di sapere da sempre
che tra i crepacci torneranno
le danze immense e i corteggiamenti
dei cetacei.

 

 

La clinica

Il bello di stare in una metropoli
è che in periferia ci sono cliniche
che fanno esperimenti.
Giugno: si è iscritto sul sito ma non l’hanno chiamato.
Ora li contatta lui.
Riceverà un plico in una busta raccomandata.
Entrano così.
Egregio,
testare un medicinale per la lotta contro i tumori.
Quattro settimane di degenza, poi due passaggi di controllo (10 min.)]
a distanza di tre e sei mesi.
Lo studente prenderebbe quattro volte lo stipendio
di sua madre, salderebbe i debiti di un anno
e ci sarebbe anche spazio
per una settimana al mare,
in settembre.
Questo medicinale è già stato testato in Germania su 49 pazienti:
2 hanno accusato saltuarie emicranie
2 attacchi di panico
1 svenuto
Animali: con dosaggio 150 volte superiore a quello che Le sarà somministrato,]
un cane di taglia media
è deceduto. Una gatta gravida
ha perso i cuccioli.

Da quando mesi fa in Florida tre « cavie » sono morte
i salari si sono raddoppiati.
E’ adesso che non trovano, è adesso
che hanno i media addosso.
Va a vedere alcuni forum:
è la stessa società che fa le pomate
che usa per la dermatite…
Tocca inavvertitamente lo schermo:
guarda incantato la propria impronta digitale.
Si fa un caffè, porta dentro i panni,
c’è aria di temporale.
Tira su col naso,
sente il muco partire dietro gli occhi,
poi nella gola, poi se lo immagina scivolare in un buco e
percorrere un budello cieco e
tortuoso.
Domani chiede al suo ragazzo un parere.
E’ sotto la doccia, s’insapona, s’asciuga,
prende il tronchesino,
si taglia le unghie dei piedi.

***

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9 pensieri riguardo “Poesie inedite di Jacopo GALIMBERTI”

  1. Grazie a te, Jacopo, e grazie a Viola (veramente interessante il tuo accostamento al “new epic”) e a Nadia.

    Un caro saluto a voi.

    fm

  2. Belle poesie…e battaglie. “Sentirete echi e rumori di guerre, ma non sarà ancora la fine” (riminiscenze da accostare al Nuovo Testamento o a Kafka-Il Castello) tra la realtà e il sogno. Un “genere” che permette di accostare certi temi. Senza travolgere, fa pensare.

    “Tu mi spieghi che l’Elettore è noto
    per pagare in tempo e pagare bene…

    Non ci sono Papi, Duchi o Elettori che paghino bene”.

  3. Poeta, confesso con vergogna, a me assolutamente sconosciuto e che sto imparando ad apprezzare .Quest’atmosfera bellica, questa scultura del verso narrativo ha una forza singolare che mi piace molto perché ha la capacità di sorprendere.
    Grazie a Jacopo Galimberti e a Francesco

  4. @lucetta
    non c’è niente di vergognoso nel non conoscermi, anzi, c’è chi se ne rallegra…scherzo, comunque, se metti insieme la mia raccolta d’esordio (http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/galimbtesto.pdf) queste poesie e quelle che usciranno sul prossimo numero dell’ulisse (la rivista on-line della casa editrice lietocolle), trovi on line tutto quello che ho scritto in poesia.
    ho pure scritto un romanzo ma, per ora, è inedito.

  5. Jacopo, hai fatto bene a richiamare “L’ulisse” che ospiterà altri tuoi testi inediti. Mi era proprio sfuggito.

    Ciao, a presto.

    fm

  6. Mi piace anche se lascia un pò l’amaro in bocca…

    p.s.:
    se vi può interessare io ho pubblicato i miei romanzi con una casa editrice molto seria e competente. Mi sono trovata benissimo sia per il rapporto qulaità/prezzo sia per i tempi veloci.
    andate al sito: http://www.librofacile.com

    spero che possiate anche voi aver modo di pubblicare e così diffondere
    i vostri bellissimi scritti
    Monica

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