Di padre in padre – di Francesco DE GIROLAMO

Disegno di bambino contro la guerra

     ALI NERE

                   a mia figlia Beatrice

Non ho mai smesso di ostinarmi a credere
che un giorno il rombo nero dei mortai
sarebbe diventato un suono sordo
da ascoltare in Musei, dove la Storia
si potesse osservare con la lucida
legge del tempo, e non con quella antica,
prigioniera dei sogni del potere
che inabissa le chiavi di ogni tempio
come àncore rose dalla ruggine,
riarse in cupi gorghi di salsedine.

Ma sento troppe voci rassegnate
al ritorno dei barbari, al dominio
di queste loro onnipresenti armate,
con le insegne aggiornate di quell’odio
griffate sopra fibbie ed alamari.

Vorrei poterti dire, figlia mia,
che questo nero cigno sia allo stremo,
e che per il suo manto, così osceno,
l’ultima ora del canto sia vicina,
nonostante le grida che lo acclamano.

Speriamo di svegliarci, una mattina,
in cui il cielo riappaia nudo e sgombro,
sopra l’oro degli angeli, violato
da questa sordida, infiammata pece;
e le ali nere planino nel vuoto.

(Inedito, 2008)

 

Da: Francesco De Girolamo, DI PADRE IN PADRE – Inediti, 2007/2008.

     ALLA PAURA

Ti chiedo perdono se talvolta fingo di essere
un altro, se nascondo il mio viso, se il mio nome
dimentico, se la mia sorte rinnego, se dubito
ancora del mio destino.

Io so di essere me soltanto
quando non ho paura di soffrire
e di avere paura. Io sono
la mia paura. Benedetta la mia
forsennata follia,
da cui solo con la gioia
posso uscire, solo con il volo:
sentire l’aria che scavalca
il recinto della mia prigione
invasa di luce.

 

     CIECO DI LUCE

Cieco di luce il cuore, che non si affanni
in inutili attese, dove sovrana è l’ombra
inquieta dei giorni aspri. Giovinezza
impaziente, dal sapore superbo
di frutti acerbi rubati agli alberi
curati dal padre, troppo tardi amato
per chissà quale indegno inganno
dell’essere smarrito dietro estranee
orme. Il perdono del tempo non basta
a ridare i sorrisi negati al ritorno.

E gli alberi soffrono il prezzo
dell’abbandono, ritorcono i rami,
danno frutti vizzi di verderame
o bacati dalle mosche pazze d’arsura.
Sussurrare il tuo nome, ora,
a cosa vale, se trovava solo silenzio
ogni tua richiesta di fiera pace
tra gli accesi enigmi del sangue?

 

     ED IN TUO NOME

Ed in tuo nome portare la croce
lieve dell’essere come te,
alto, smagrito, molle di dolcezza
guasta, per troppo desiderio
di trovare rifugio tra le mura
amiche di una stanza troppo chiusa.

Come te sperare in una tregua
da ogni risibile battaglia,
da ogni minima offesa dell’essere,
anima senza guscio, gola di mammola,
che piange o grida, querula,
incapace di ogni difesa.

Sono arrivato anch’io alla speranza
che cresce fuori di me, in un altro
cuore, perché anche il mio è perduto,
troppo ferito e stanco di assalti
indicibili, senza nemmeno la gloria
di un antico presagio, che non fosse
il timore ancestrale, dannato,
dell’improvvisa sventura.

 

     CHI IL PADRE

Mi riconoscerai un giorno
fuori da qui, dal tempo? Chi il padre,
chi il figlio? Ma mai amico, mai fratello,
che sempre un seme, l’uno dell’altro,
darà vita, o sembianza d’essa,
ad altri visi con la stessa traccia
di inquieto sole negli occhi,
da cui gli altri avranno luce,
ma mai un po’ di consacrata
consanguinea pace.
In cerca del rifugio, ti rivedo
che mi guardi; e vedo il tuo nuovo viso
con i tuoi occhi,
beatrice altalena di sguardi,
che se tu finalmente accogliessi in te,
ora e qui, solo il tuo pianto potrebbe
mutamente spiegare.

 

***

33 pensieri riguardo “Di padre in padre – di Francesco DE GIROLAMO”

  1. Carissimo Francesco,
    come sempre le tue parole non sono solo tali, ma hanno un qualcosa di “fisico”: a volte carezze, a volte pugni nello stomaco. per fortuna che c’è ancora qualcuno che riesce a scuotere questo torpore che ci pervade.
    Bellissima la poesia dedicata a tua figlia: già! la pace. Qanto vorremmo dare un mondo di pace ai nostri figli. Pensa che proprio in questo momento io e la mia città, Vicenza, stiamo vivendo momenti difficile per via della costruzione della nuova base militare americana. possibile che dopo tante guerre non abbiamo ancora capito che tutto questo non serve?
    grazie ancora per questi momenti di riflessione…
    Monica

  2. Ancora grazie Francesco, per renderci partecipi del tuo sentire.
    Bellissima “Ali nere”. Tua figlia un giorno capirà quanto la pace sia ormai indispensabile… ed è fortunata perchè le lascerei in eredità le tue parole…
    la magia della poesia che nasce dal tuo cuore.
    un saluto affettuoso
    Monica

  3. grazie di questa lettura Francesco.
    riconosco questi versi dell’ “inquieto” con grande senso dell’appartenza

    “con la stessa traccia
    di inquieto sole negli occhi…”

    (un topos che caratterizza anche taluni miei versi del ‘ritorno’)

  4. Caro Francesco, sono davvero contenta di ritrovarmi a leggere tuoi versi. Questo tuo sentire delicato e struggente, attraverso gli affetti più cari riesce a depurare da ogni vittimismo anche i versi più amari.
    Il tuo malinconico inno all pace ci accoglie tutti in una grande catena di solidarietà insieme al bellissimo progetto di Emergency circa la costruzione di un ospedale in Darfur. Grazie per questa iniezione di aria pulita che ci aiuta a curare le “nubilosità” dell’anima, Rosa

  5. felice di rileggerti, francesco, di trovare in te segni che appartengono anche ad altri, tra cui il sassolino!
    aria fresca, pulita, si, senza autocompiacimento, senza titoli o demeriti…
    solo vento perenne di vita, di graffi e solchi, ma anche carezze, finalità da raggiungere, api. un bacetto alla nipotina!

  6. Ciao, queste poesie inedite preludono ad una nuova raccolta da pubblicare? spero di sì!
    Frequentando la tua poesia da diversi anni trovo in questi versi un cedimento alla cupezza e ad un’amara inquietudine: come dire, la speranza, se c’è, è triste. Non che tutto ciò non sia poetico, ma vedo trasparire un dibbattimento interiore con poche vie d’uscita. Bello il tema sociale del primo testo: mi ricorda “Alba ad Algeri”…preziose e sonore le parole degli altri testi … intenso il legame padre/figlia…significativi i titoli dei componimenti.
    Auguri,
    Rosaria

  7. caro Francesco De Girolamo,
    conosci già la mia stima che ti rinnovo qui dopo la lettura di questi inediti
    così drammaticamente comunicativi.
    e Grazie a Francesco Marotta che propone sempre livelli alti di poesia.
    Ora possiamo definirvi Francesco&Francesco…
    lucetta

  8. Grazie ad Antonio, per il sollecito segno di considerazione ed affetto.
    A Monica, per la sensibilissima lettura e la generosa vicinanza dimostrata.
    A Maria Pina, per la lusinghiera traccia di reciproca “agnizione”.
    A Rosa, per la solidale, fattiva interpretazione dei testi e per la sua contagiosa pertinacia civile.
    Ad Api (Antonia) per lo slancio positivo che qui recepisce e proietta; e per il segnale genuino di affetto per la sua “nipotina virtuale” .
    A Rosaria, per l’augurio di una nuova “impresa” editoriale, piuttosto ardimentosa, di questi tempi, e per la sua accurata, partecipe analisi.
    Un carissimo saluto a tutti.
    francesco

  9. Le tue parole sono troppo generose, nei miei confronti, Lucetta. Ne sono davvero felice ( e confuso ) …
    Francesco Marotta è per me, ora, davvero “il miglior fabbro” . Il solo fatto di essere stato ospitato da lui per questi miei “lavori in corso” è un motivo di orgoglio inestimabile.
    Grazie infinite.
    A presto.
    francesco

  10. “Ali nere” , caro Francesco, spicca tra tutte per capacità evocativa, equilibrio ritmico e resa formale. L’apocalisse che la chiude è straordinariamente efficace e terribilmente felice.

    Un caro saluto
    Antonio

  11. Ritrovo qui temi e atmosfere care a Francesco De Girolamo o per meglio dire che fanno ormai parte del suo vissuto umano e poetico in cui però c’è naturalmente uno scatto in avanti, un approfondirsi della ricerca umana e poetica (che penso nei veri poeti vadano di pari passo)… Dicevo uno scatto in avanti paradossalmente o tramite un ossimoro espressi nell’andare a ritroso alla ricerca delle proprie radici con lo sguardo però rivolto al futuro che a me sembra di colori si speranza se non altro nello sguardo ancora puro e capace di stupore della figlia Beatrice e in tutto ciò di cui questo sguardo diventa simbolo. Comunque trovo bellissima e intensa di echi l’ultima poesia qui proposta Chi il padre. Complimenti a Francesco De Girolamo e grazie a Francesco Marotta che sempre ci propone in questo suo spazio delle valide voci, persone che vivono sulla loro pelle la poesia. Un caro saluto, Lucianna Argentino

  12. Grazie, Antonio! Grazie, Lucianna! Mi fa particolarmente piacere la vostra rispettiva preferenza per un testo differente, tra quelli proposti; le vostre due autorevoli “designazioni” mi confortano nella speranza che più di una di queste mie poesie possa avere una sua spiccata rilevanza espressiva.

    Un caro saluto ad entrambi.
    francesco

  13. tutti i testi vivono di una scrittura piana, senza artifici evidenti, si fidano di ciò che trasmettono ed è giusto così, è la mia idea di poesia. immagino il lavoro che c’è dietro, ma è un bene che di questo lavoro in superficie quasi non resti traccia: come parlare, ma parlare in un modo di cui solitamente non siamo capaci.
    tra tutti anche io preferisco “ali nere”, ma senza togliere niente al resto.
    complimenti.

    ancora un francesco, tomada

  14. Grazie, Francesco. Hai proprio ragione. Invidio un po’ i poeti dialettali che possono raggiungere la nobile umiltà del “parlato” in una lingua spesso ancora vergine. Noi che non conosciamo abbastanza bene alcun dialetto da poterlo usare come lingua letteraria, dobbiamo costruircela, questa nuova verginità, depurando il nostro Italiano da ogni spuria influenza di stereotipate gergalità e stridenti linguaggi “alti”. Cercare, insomma, di riportarlo alla sua preziosa “povertà”, a quella rara vitalità artigiana e familiare che fu di quei pochi veri maestri, genuini e liberi, del nostro Novecento. Sì, è proprio “come parlare…in un modo in cui solitamente non siamo capaci”. E’ difficile, come saprai bene, ma solo così si può scrivere, io credo, qualcosa di nuovamente vero e vivo, o, come diceva Ernst Jandl, qualcosa di “quel difficile semplice che rende il complicato così bello.”
    Ciao, Francesco T.
    francesco D. G.

  15. Solo per salutare e ringraziare tutti gli intervenuti e i numerosissimi lettori di questo post.

    Credo che Francesco meriti, assolutamente, tutta la stima che emerge dai vostri commenti: lo leggo da parecchio tempo, e ho sempre pensato, trovandone ogni volta conferma nei suoi testi, che la “classica” pulizia del verso, mai artefatta, e la chiarezza della visione che si fa con immediatezza corpo di parole, siano “doti naturali” della sua scrittura e della sua ricerca poetica.

    Il mio grazie a lui per essere qui, graditissimo e gentilissimo ospite.

    fm

  16. Grazie infinite, Francesco, per le tua profonda accoglienza, la tua tanto benevola attenzione, le tue parole, per me davvero auree, di articolato e limpido consenso. Sono doni che spero saprò rendere “fertili”.

    Un abbraccio.
    francesco

  17. Grazie, Roberto, per il tuo passaggio, la riconosciuta “vocazione”, in parte condivisa, per quello che ho ascoltato e letto di tuo, e per il rinnovato apprezzamento che esprimi.
    Un caro saluto.
    francesco

  18. Ringrazio i tantissimi lettori di questo post e tutti gli intervenuti.
    Un saluto e un grazie a Francesco: felice di averlo avuto ospite di queste pagine, e felice, soprattutto, di ospitarlo ancora.

    fm

  19. “Forse uno sguardo tra mille”…saprà rintracciare, in ciò che scrivi, ciò che di più vero traspare.
    Un forte abbraccio.
    francesco

  20. La fatica di uomo, che tutte le altre…serra in un nodo di sforzi sempre più vicini allo stremo, è la più terribile, la più esaltante. Sentirsi uomo tra gli uomini, in lotta verso un comune destino da conquistare, di speranza, di progresso civile, di dignità da difendere. Le nostre voci, dal tenue, limpido canto, al grido, temo siano nuovamente chiamate all’urgenza di un coro,
    di parole spoglie, nette, di intransigenza e coraggio. Le nostre armi saranno anche “risibili” di fronte all’orribile mole dei tanti burattinai di questo nuovo ricorso di barbarie, ma non dimentichiamoci… la fionda di David.
    Grazie, dolcissimi amici. Grazie, *compagni*.
    (Vecchio, incoercibile vocativo e saluto, ormai ritrovato in tante voci, volti, mani, abbracci…)
    francesco

  21. Conoscendo il lavoro di poeta e di instancabile organizzatrice di Francesca Farina, anche insegnante, per “vivere”, vorrei assicurare, per quanto la mia parola possa valere, che il suo invito (al # 26) non ha davvero alcun intento “pubblicitario”, ma solo di generosa proposta di schietto ausilio e condivisione.
    E non si dica “excusatio non petita…”, tanto ormai ogni attività poetica pubblica, non “istituzionale”, è considerata quasi un indebito atto di vagabondaggio, se non un “illecito amministrativo” in certi ambiti, (forse anche più riprovevole di un falso in bilancio…tra non molto!) …
    francesco

  22. Francesca Farina….è un cognome della mia isola, mi sbaglio o, cara francesca, sei una mia conterranea? mi permetto di chiederlo dopo aver letto Francesco, di cui ho stima profonda…nella condivisione!
    un caro saluto a tutti, antonia piredda (api).

  23. Ciao Francesco, mi è piaciuta molto la prima poesia , un delicato messaggio a tua figlia, che racchiude una speranza contro l’attuale “povertà” del tempo che dobbiamo vivere, ma allo stesso tempo è un messaggio duro, vero , senza infingimenti.
    Coi tempi che corrono mi viene da dire che saranno soltanto loro, i nostri figli, a poter vedere l’inabissarsi di quelle ali nere.
    A noi tocca soltanto essere testimoni?
    un abbraccio , Dante

  24. Sì, Antonia, Francesca Farina è originaria della Sardegna, ma vive a Roma. Se non dovesse ripassare di qui in questi giorni, puoi contattarla, se ti va, attraverso il suo blog. Le farà sicuramente piacere conoscere un’altra voce poetica della sua terra madre.
    Ciao.
    francesco

  25. Grazie, Dante, per il tuo graditissimo passaggio. Sono contento del tuo apprezzamento particolare per la poesia dedicata a mia figlia…e della tua testimonianza di padre tanto “coraggiosamente” prolifico.
    Spero che a noi tocchi anche, in minima parte, essere tardivi artefici, di quel futuro (remoto?), al loro fianco.
    Un carissimo saluto.
    francesco

  26. Mi fa piacere leggere che una mia conterranea si interessa a me, però non ho ricevuto contatti da lei, quindi mando la mia mail: potrebbe servire a lei come a tutti i poeti che volessero collegarsi con me: rosafrancefarina@fastwebnet.it per partecipare alle mensili MARATONE DI POESIA, che organizzo su temi ogni volta diversi, come sa bene Francesco che per molto tempo ha collaborato alla loro organizzazione. A presto!

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