Separazione dalla luce (I) – di Mario FRESA

la passione non ci carezza ma ci colora di una
disobbediente cura, di verbi sconosciuti alle parole.

Sono la pietra che ha mani bianche e traina il mondo. Io la terra del mare saggiamente so contare: ridisegnando, in un istante, la forma dei destini. Finire nei frantumi significava, infatti: accendersi, perfezionare il dono dell’intesa. Saprò fingere il tuo sguardo, allora. Il fiume sarà pronto a perdonare. Ma qui tu chiamerai tranelli: tu chiamerai le immense moltitudini degli occhi. Ma senza vincere, senza volere: senza tanto disturbo per quella luce che separa le dita dagli odori, il suono antico dall’attesa: il toro dalla sua vera, divina vocazione.

(La preghiera del Minotauro)

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