Come un destino – Mauro GERMANI

libecciata
(Giovanni Predieri, Libecciata from Terrazza Mascagni in Livorno)

[…] Il Mauro Germani del presente è poeta dell’evocazione: vuoi che s’intenda per evocazione quella riguardante la figura materna, oppure l’altra, chiamata in campo: quella cioè relativa alle figure delle donne, maestre dell’educazione sentimentale. In mezzo a tutto ciò, vi sono due città; le città della vita. Se in terra toscana si vivono parole di rimpianto e di nostalgia per la donna che ci ha messi al mondo (cogliendo di lei oggetti intimi e colori stagionali), in terra lombarda il già adolescente e poi giovanotto Mauro dà i propri accordi ai moti del cuore. Ne derivano, rispettivamente, una Livorno caproniana nel tema e una Milano dalle foto ingiallite di periferie quasi testoriane, al cui interno si consumano baci di tenore squisitamente gaberiano. Di sicura efficacia, sempre e comunque, risulta essere il rispetto per “ciò che è stato”, “per chi c’era” – insomma, per un sotteso fascino della presenza dei morti -. Per riuscire in un tale intento, Germani dispiega il suo corredo terminologico e offre al lettore una vasta gamma – diurna e notturna – di atmosfere. Le parole vengono a flutti e in frequenze artatamente perfette. Le parole sono: “notte”, “deserto”, “bacio”, “pianto”, “vento”, “il colore bianco”, “destino”, “il tempo e il suo fluire”, “sogno” e quant’altro. Un magazzino di termini più che sufficiente per sbandare nella poesia sentimentale di sotto-genere. Eppure in “Livorno” questo non accade mai.. Gli elementi estratti dal Sistema Periodico Sentimentale sono dosati con una tale bravura da far gridare al piccolo miracolo. Un miracolo dovuto di certo al talento e alla sensibilità dell’Autore.
Gianfranco Fabbri

 

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MAURO GERMANI – “LIVORNO” – Prefazione di Sebastiano Aglieco – Casa ed. L’arcolaio, Forlì, 2008 – Collezione “I codici del ‘900”.

 

         UN DIO DI NIENTE

Scriverò la storia dei morti, diceva,
l’eterna differenza della notte.
Saranno segni non più opposti,
doni forse nell’invisibile cielo…

 

*

 

Io come niente, come nessuno.

Un graffio bianco a ricordare,
a dire perché in una stanza vuota,
in un ronzio di voci,
come un allerta di nuvole e di capelli,
come una discendenza di mani…

 

*

 

Scegliere il silenzio, ecco,
scrivere per non capire,
per non essere più…

Ma è così difficile
bruciare la voce,
così strana questa sera
malata e onnipotente,
questa follia di bocche
e di vento,
questo grido alle spalle
che sanguina
e trema
e mi perde.

 

*

 

Una casa per dire qualcuno oppure sempre.

Come a cercare un giorno,
una parola lontana, un tempo fermo.

Come trovare un’infanzia e una collina,
un attimo di terra, un destino vero,
nome e cognome in un punto solo,
una pausa infinita, un dio di niente…

 

*

 

Poiché tutto finirà
o forse
tornerà una parola
una soltanto
nell’ultima voce.

 

***

 

 

         L’APERTO

Due occhi all’aperto.

E sillabe rosse e gole nere,
viandanti appena morti
in questa domenica di vento
e di nuvole alte.

Poi una strada e palazzi,
rovine di voci.

E pensieri, sabbia,
ombre di fiumi a dire no,
a perdere, a passare la mano.

Dove non c’è sacramento
ma aria sollevata sui tetti
e sogni, destino
di antiche parole.

 

*

 

Buio nel tempo
e passi
che verranno
alle porte
come orazioni
da impiccare
o verbi
bruciati da sempre.

Finestre,
campi rovesciati
nel vuoto.

Sputi d’infanzia.

Nessuno chiama,
nessuno vede
dal mondo
di fronte.

 

*

 

Ad uno ad uno
dolori
e sguardi
precipitati, fosse
di giorni.

Poi domeniche,
luci
che resistono,
fratelli di guerre
immaginarie
o soltanto
deserti.

Dov’è l’ombra
che domanda,
la voce persa
che altrove risuona?

Dov’è la parola
che da sempre
cancella?

 

*

 

Andammo lontano
in quel segreto
dei visi
in quelle lacrime
perse.

E scegliemmo
vocali scure,
nomi
abbandonati alla terra
anni
feriti dal tempo.

Come a pregare
nel vuoto,
dire pietà
ai morti,
a un vento
straniero.

Come a difendere
un amore
condannato
un figlio di neve

nessuno

senza riposo.

 

*

 

Fu una domanda
una scintilla
negli occhi.

E poi
tracce senza
soccorso
una croce
vuota,
qualcuno
nel mattino
già freddo.

Tutto
a solcare
un pensiero
un grido
fermo
all’infanzia
che diceva
“è presto,
è presto questo
battere sordo,
questo morire
a frammenti
nel cielo
di marmo,
questo nome
che non so
pronunciare”

 

*

 

Qui si uccideranno
i mesi, terre
appena sfiorate.

Profili di mondo,
colline
e donne di sera.

Io aspetterò
dalla mia torre,
da una stirpe
di pagine perse.

Tu sarai ancora
un orizzonte
il vento
e le luci lontane.

 

Nota biobibliografica

Mauro Germani è nato Milano nel 1954 ed è laureato in Filosofia. Ha fatto parte della redazione di “Schema” e nel 1988 ha fondato la rivista di scrittura, pensiero e poesia “Margo”, che ha diretto fino al 1992. Tra i numeri pubblicati, un fascicolo monografico dedicato alla figura e all’opera di Dino Buzzati.
Ha pubblicato i volumi di narrativa Racconti segreti (Forum, 1985) e Il prescelto (Alberto Perdisa Editore, 2001), e i volumi di poesia L’attesa dell’ombra (Schema, 1988), L’ultimo sguardo (La Corte, 1995) e Luce del volto (Campanotto, 2002).
Suoi testi sono apparsi su varie riviste, tra cui “Scarto minimo”, “La Corte”, “Anterem”, “Atelier”, “La clessidra”, “Capoverso”, “Poesia”.

***

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6 pensieri riguardo “Come un destino – Mauro GERMANI”

  1. Versi godibilissimi, filiformi, essenziali, eppure pregni di un pathos che te li fa appiccicare addosso e rileggerli è inevitabile come ” dov’è la parola/ che da sempre/cancella?” o ancora “Io aspetterò/dalla mia torre,/da una stirpe/di pagine perse./ Tu sarai ancora/un orizzonte/Il vento/e le luci lontane.”

    Grazie Francesco, complimenti all’autore.

    jolanda

  2. è veramente un bel libro questo di Germani. concordo in toto con l’introduzione del Fabbri. c’è un equilibrio costante nelle evocazioni, che ci rende un’ atmosfera in bianco e nero, una pellicola ovattata, di fatti che “c’hanno” tracciato dentro un solco e che ogni tanto “vogliamo” cercare: “una casa per dire qualcuno oppure sempre…”
    …”tutte l volte di un cielo, tutte le volte di te”…
    complimenti all’autore e un saluto a tutti

    roberto

  3. Pingback: blogring.org

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