Quattro sonetti per Gaspara Stampa – di Lucetta FRISA

     quattro sonetti per Gaspara Stampa

I.

Antica amica mia la mia canzone
levo per te in questo vento breve
che sembra separare e in un accento
unisce attimo penna anima voce
e illumina il mio suono nel rumore.
Tu l’hai lasciato nell’aria sospeso
un dono arioso dall’aria levato
che la parola cresce nel suo vuoto
incendia sangue e foglio come fuoco.
E’ la legge del canto. Ancora ascolto
oggi, nell’aria antica, nuove arie.
Solo scavando nel suono del tempo
con le parole gioco semino vento
l’anima ardo e che mi ascolti invento.

 

II

E che mi ascolti invento e dolcemente
metto l’anima indietro e l’orologio
ruota al contrario, penetra un silenzio
dove regna lo slancio,il puro ardore.
Ventose sillabe tue ali d’amore
roventi accenti come ferri in guerra
angeli e belve i versi emozionati
che tutta versi in chi non ti contiene.
E’ la legge d’amore. Se risponde
o sordo tace per noi l’unico bene
è il nostro suono fragile e tenace.
Scavando nei minerali del tempo
qualche cristallo limpido risplende
-attimo fermo nell’aria fuggente.

 

III

Attimo fermo nell’aria fuggente
sembiante, idea, un ostinato sogno
che al buio insensato sa resistere
solo sul calmo foglio ha compimento.
Trova pace in quel bianco breve spazio
che ricompone e scompone lo strazio
e riconquista libertà errabonda
più libero e sicuro nel suo regno.
Legge del desiderio: cosa umana,
troppo umana che nella carne affonda:
se canti,la passione resta gioco
se canti, il dolore va sull’onda,
foglia più lieve su più lieve foglio
-ardendo dritta e ferma questo fuoco.

 

IV

Ardendo dritte e ferme questo fuoco
finché Morte e Fortuna incenerisca
fogli e respiri consumando ingegno
e cuore occhi stile orgoglio e pianto.
A nulla vale conservare il vanto
del marmo freddo delle statue mute
che nascono già morte dissanguate
senza che ruga o vento le riscuota.
I nostri sensi conoscono la notte
ferite inganno estasi e follia
e la saggezza dentro l’aria vuota.
E’ la legge del fuoco, amica mia.
deve ardere tutta l’aria intorno
mutando in versi e fumo la sua fiamma.

(da La follia dei morti, Campanotto,1993 )

 

***

 


(Jeremy Johnson, Gone away, 2000)

 

     Gone away          (Un sogno)

In quella stanza in disordine donne e bambini disordinati
tutto un parlottare tra loro mi sorprendono di schiena
mentre mi guardo allo specchio che riflette
alle mie spalle libri, e non li voglio, no, ma si, in fondo
due chiacchiere ammorbidiscono queste mie vene secche e
se mettono scompiglio pazienza, però non posso uscire con loro
vestirmi come loro, quel che desidero è forse prigioniero
nello specchio, intorno ci sono solo
coriandoli calpestati tappeti sollevati cassetti libri semiaperti
hanno anche rotto qualcosa poi lalala cantano e quelle donne
rosse sudate ridono fino a singhiozzare; io tolgo un bruscolo
dall’occhio di un bambino, lo accarezzo
lui mi guarda con l’altro occhio chiaro
è la volta che mi siedo, io che sono stata sempre in piedi
davanti allo specchio un po’ incazzata, loro vogliono restare
qui con me installarsi in casa mia fare vita in comune che ne so;
no, urlo, non posso, dovete andarvene, mi dispiace
per il bambino che ora mi guarda con gli occhi aperti,
non potete fermarvi – sono sposata.

Confusione e sonno nella testa
come quando mi viene voglia di scrivere
e devo correre a rintanarmi
ora ricordo ridevamo insieme su un sentiero di montagna
tu che non ridevi mai e ora lì in quella scena
stiamo bene insieme camminando da soli e mi dicevi
che partivi per un lunghissimo viaggio.

L’autobus ha facce contorni umani voci
io con la testa schiacciata a terra e tutti parlano
non capisco niente ho paura e il bus non so dove va
forse ho sbagliato direzione e sta per venire notte e non conosco strade]
neppure una parola di questa lingua e ad un tratto vedo sulle pareti dell’autobus]
due parole in maiuscolo
GONE AWAY.

Chiedo nella mia lingua chi è andato via lo chiedo con gentilezza,
lo ripeto con sorrisi enfatici e poi gesticolo lo ripeto in inglese
formulo frasi che mi sembrano corrette le lingue le ho imparate da giovane ma]
tutte quelle facce quei corpi attorcigliati ammiccano scrollano la testa]
si ostinano a non capire con i denti in mostra di un sorriso gelato,]
chi siede storto chi si aggrappa all’altro perché l’autobus corre da pazzi]
Cosa vuol dire per voi GONE AWAY? Andato via? C’è un interprete tra voi?]
chiedo in un italiano che non è più italiano, in un inglese che non è ancora inglese.]

Sono tutti in me costoro, gente che va macinando la mia morte
– vani frivoli inospitali – non li voglio
dove mi si sono attaccati, a mani collo occhi
si impossessano dello stomaco quando è vuoto, non devo lamentarmi]
sento passare l’aria i panorami i muri le stazioni vorrei
buttarmi fuori ma non ricordo come si scende mi reggo in piedi a fatica]
a volte cado ma non mi faccio male sono quasi salva.

E loro rispondono cioè non rispondono
perchè non capisco loro non capiscono e grido
E’ come una sostituzione, non è vero? Substitution of the President – insisto a dire]
Sostituzione– e loro a cenni a smorfie in quel loro modo plastico e mellifluo]
mi fanno capire che forse potrebbe essere qualcosa di simile ma non lo è assolutamente.]
Così si dice nel mio current language – dico quasi supplicando. E’ il mio current language]
– e il vostro? Qual è la lingua di tutti i giorni?
Io so parlare solo la lingua notturna, non vedo nulla dietro i finestrini]
What time is it? queste porte si aprono e chiudono come un gioco meccanico]
Ho la testa sempre più schiacciata in basso e dall’alto
mi fissano occhi e occhi ma qual’è l’altro linguaggio
che mi farebbe viaggiare in pace?

Scendo scendo correndo scendo
una scala grande come un fiume
invasa di luce quasi polvere
a destra aria a sinistra aria
volo in discesa
e le donne e quel bambino che continua a guardarmi e quelle donne]
mi sono ora davanti con lunghe gonne lunghi capelli dicono
di sapere il significato di quella parola e vogliono appartarsi con me]
dirmelo di nascosto.
No no no, da voi non voglio saperlo
le oltrepasso correndo continuo a correre
scendere.
In fondo, da un angolo della scala appare la tua faccia
ma solo la faccia si sporge come da una quinta e solo tu
a voce alta e chiarissima mi dici con bella pronuncia italiana: Tuo padre è morto.]

E file e file di giornali bianchi con titoli neri appesi dappertutto svolazzano]
WAR WAR WAR MISSED MISSED MISSED
AEREO CADUTO IN INCURSIONE BELLICA
perché c’è stata guerra vengo a sapere
tanti aerei abbattuti perduti
e il viaggio di mio padre fu lunghissimo.
Ci sono tutti i dettagli sui giornali – mi dici –
se vuoi li comperiamo.

(da Notte alta, Book editore, 1997)

 

***


(Lucia Merli, Ricordi d’infanzia)

 

     For children, inedito (*)

                         Il mio ideale è maturare verso l’infanzia 
                               Bruno Schulz

La stanza nel buio si colora.
Sono palloncini, le note?

           bisbigliano tra lampadario e soffitto
si fermano
sulla soglia di casa.

Il mare è qui sul pavimento
sale ad accarezzarci il collo
dammi la mano per entrarci dentro
piano
senza le scarpe
come dentro un tempio.

Una mattina al mercato
dei palloncini erano legati a un albero
pronti a scattare in alto ne chiesi uno
ma non riuscirono subito a slegarlo
e infine eccolo tra le mie mani, rosso:
si afflosciò subito.

Dammi il coltello.
Tutto va preso a squarci
a morsi –
     è così che si diventa adulti.

Posi timida il dito sopra un tasto
del pianoforte e l’universo esplose
– era gonfio e invisibile? –
abracadabra
abracadabra
gola orecchi occhi
a quel tocco
         si spalancarono.

Abracadabra
potessi
ripetere quel suono
e il turbamento.

Ma stasera
giochiamo a palla sulle onde
in questa stanza con la musica e il mare
             voliamo alto.

Le code rosse delle sigarette
finiscono nel posacenere.
Tu apri la finestra. Buio.
Nessun rumore.
Brucia solo la luna.

Potessi
ancora appoggiare il dito sulla tastiera.

Abracadabra
Abracadabra
dammi l’ago e dammi
il filo adesso e le forbici
voglio
cucire ricucire
     scucire il mondo.

 

(*) For children è il titolo di un’opera pianistica di Bela Bartok.

 

***

29 pensieri riguardo “Quattro sonetti per Gaspara Stampa – di Lucetta FRISA”

  1. lucetta sono orgoglioso di esserTi amico e che hai aderito a “EX LIBRIS”: queste Tue, che non conoscevo, di una intensità davvero straordibnaria, andrebbero anche rilette con attenzione e, infatti, le ho £copiate_incollate” su word per rileggerle.. scusa se mi sono permesso.. con stima
    roberto matarazzo

  2. Francesco, hai trovato delle immagini talmente in sintonia….che di più non si può! Sono sbalordita.
    1000 volte Grazie per la tua amicizia, la tua gentilezza e per la scelta perfetta di queste bellissime immagini che accompagnano i miei testi .
    lucetta

  3. Per ragioni di tempo, da qualche anno seguo poco la poesia, ma i quattro sonetti per Gaspara Stampa mi sono piaciuti molto. Negli stessi anni, a Lucca, avevamo un’altra brava poetessa, Chiara Matraini (1515-1604). Trovi qualcosa qui:
    http://www.italiadonna.it/public/percorsi/biografie/f108.htm

    Sulla mia rivista, si è parlato dell’ultimo libro di Daniela Marcheschi, dedicato alla Matraini. Vai qui:
    http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=2565
    Un abbraccio, Lucetta.

    Bart

  4. Bella lettura serale, Nadia, non c’è che dire.

    Lucetta, la scelta delle immagini, in questo caso, non è stata difficile (soprattutto la prima). Poiché la dialettica “eros/poesia” è il filo rosso che attraversa questi splendidi endecasillabi, e poiché cercavo qualcosa di classico che restituisse la “levità” aerea di amore “vento e fuoco”, mi è ritornata in mente l’interpretazione in chiave “daimon-iaca” di Zefiro suggerita da Giovanni Reale in relazione alla “Primavera” di Botticelli, e il gioco era già fatto.

    Grazie a voi, con un caro saluto.

    fm

  5. Caro Bart, la prossima volta che inserisci dei link ti consiglio di postarli uno ad uno in più di un commento, perché la macchina, in caso contrario, li blocca automaticamente e li spedisce nello spam. Se non sono al computer, nessuno può sbloccarli e rischiano di “finire al macero”.

    Ciao.

    fm

    p.s.

    Però, un salutino anche a me potevi farlo, no? In fondo ti voglio bene, lo sai.

  6. Cara Lucetta, sto imparando ad ammirare la varietà della tua offerta poetica, mi piacciono molto i sonetti, così aerei, Gone away è impressionante, ma è in For children che avverto una profonda consonanza
    un caro saluto
    marina

  7. Ancora una conferma, sempre piacevole, della capacità di Lucetta di muoversi sul filo che lega il dolore alla tenacia, alla rivolta contro l’assurdo. Qualunque via di fuga è valida, e sensata, se porta a conservare l’umanità, la capacità di sentire e percepire l’armonia, magari proprio nella volontà-necessità di “cucire ricucire/ scucire il mondo”. Il valore di Lucetta come poeta è ben noto e qualsiasi lettore può scoprirlo o riscoprirlo ogni volta. Quindi mi soffermo qui ed ora sulla sua capacità di “fare gruppo”, generando una rete nelle rete, per così dire, una serie di testi in cui ognuno riconosce qualcosa di suo, un’immagine, un gesto, un’idea. Un caro saluto a Lucetta, a Francesco e a tutti voi. Ivano

  8. Ivano, credo che la capacità di generare “una rete nella rete” sia prerogativa unicamente delle grandi scritture: qui c’è tutta, concordo pienamente.

    Un caro saluto a te.

    fm

  9. Si va dal Canto alle Cose, e dalle Cose al Canto. Poesia è non aver una sola direzione.

    (citazione di Anonimo)

    complimenti a Lucetta.

  10. Straordinaria capacità, qui splendidamente confermata, di spaziare in strutture poetiche totalmente eterogenee, ma di assoluta coerenza sostanziale.
    Complimenti ancora a Lucetta per la sua immensa, ed altissima, versatilità di scrittura. E grazie, di nuovo, a Francesco, per la generosità instancabile delle sue preziose, curatissime offerte, che fanno di questo blog, sempre più, una vera, accoglientissima dimora “aerea” nella rete.
    Un caro saluto a tutti.
    francesco

  11. Splendidi questi sonetti scritti, si direbbe citando l’autrice, seguendo “la legge d’amore”. E’ il “ditta dentro” dantesco, a ricordarci che ogni verso mai scritto, forse, è un verso d’amore inconscio. E l’opera di Gaspara Stampa qui diviene il rivelatore acuminato di questo eterno inchiostro simpatico, che è l’eros in poesia. Interessante, e sapiente, l’uso “alluso” della rima, sostituita da moderne assonanze ancor più efficaci. Ma anche Gaspara Stampa, se non ricordo male, è poetessa d’assonanze e consonanze. Alessandra Paganardi.

  12. Cara Lux, gentile Francesco Marotta,
    ho appena mandato un post ma è uscita l’ora sbagliata (le 7.35 quando sono le 6.35 circa: un’ora ancor più mattiniera….), con uno stranissimo cappello “Il tuo commento è in coda di moderazione”….grazie per il complimento, appresso moltissimo la dote della moderazione e ho sempre cercato di coltivarla….ma che significa, chi l’ha scritto??io no, misteri della rete!!…approfitto di questo nuovo post per fare i miei più sentiti auguri di buon Natale ed anno a Lucetta, a FRancesco Marotta e a tutto lo staff. Alessandra Paganardi

  13. Cara Alessandra, nessun mistero: per ragioni tutte sue, wordpress blocca automaticamente, di tanto in tanto, tutti i commenti. Se io non apro il pc e li sblocco, sul computer del commentatore compare la scritta “in attesa di moderazione”. Per quanto riguarda l’orario, come puoi vedere è ancora quello dell’ora legale. Ma non credo siano problemi.

    I migliori auguri anche a te, nel ringraziarti del tuo graditissimo passaggio.

    fm

  14. Non so da chi cominciare i miei calorosi ed emozionati ringraziamenti: in ordine cronologico con Nadia Agustoni che mi ha letto la sera e la sera per la lettura dei versi, come per l’ascolto della musica, è il tempo più perfetto. ( e le mie poesie ci avranno senz’altro guadagnato). E Grazie a Bartolomeo, gentilissimo come sempre, che mi ha ospitato nel suo bel sito con i mei racconti e che saluto con gratitudine.
    lucetta

  15. E ringrazio molto Marina Raccanelli,una belladonna con cui condivido sovente i pareri,le osservazioni e apprezzo i testi critici sull’arte e le notevoli poesie e che vorrei conoscere di persona
    lucetta

  16. E come non ringraziare della lunga e articolata “visita”,Ivano Mugnaini? Anche lui vorrei conoscere di persona. Quello che scrive è troppo lusinghiero ma…che piacere fanno gli apprezzamenti da autori come lui!
    E’ così raro che il proprio narcisismo si senta rivitalizzato in questo modo…
    lucetta

  17. E accolgo anche con grande gioia e riconoscenza il commento di Francesco al quale rivolgo un ringraziamento speciale per la scelta delle immagini e non solo.
    lucetta

  18. E ringrazio molto l’altro Francesco, il De Girolamo, persona e poeta dalle mille vibrazioni che ho conosciuto e imparato ad ammirare su VDBD, sempre generoso ma lucidamente critico ed effusivo ( forse anche perché il buon sangue meridionale non mente).
    lucetta

  19. E ringrazio Giorgio Gazzolo, un poeta notevolissimo,uno dei rari poeti di Genova che sa nel profondo che cos’è la poesia nella misura dei poeti autentici e con una cifra originalissima.
    Ciao, Giorgio
    lucetta

  20. cara Alessandra,
    sai il piacere della tua visita, il piacere di ricevere i tuoi commenti di poeta e di critica della poesia.
    Si, la grande Gaspara è poeta di assonanze e consonanze. Sa esprimere l’eros anche tra una parola e l’altra.Nel quarto sonetto l’ho anche citata.
    Grazie, conosci la mia stima
    lucetta

  21. Luce vera, Lucetta, luce-luce-luce! Ti ringrazio per la tua invidiabile creatività. Poi per la composizione, per la scelta di immagini dovuta alla sensibilità di Francesco. E’, detto nel modo più semplice di questo mondo, una splendida strenna natalizia. Cristina

  22. Grazie Lucetta del dono natalizio

    per questo soffio di vento nuovo e antico
    se la poesia apre al fuoco della VITA con tutte le maiuscole
    fluisca ancora il canto attraverso quelle ombre che si aggirano tuttavia discrete nei suoi versi

    sia anche questo un modo di esprimere gratitudine… amuleto per uno stellare destino?

    con simpatia
    Massimo M.

  23. Cara Lucetta, dopo l’entusiamo iniziale ho lasciato passare qualche giorno, poi sono tornato a leggere le tue poesie e l’entusiasmo si è rinnovato. Non vorrei usare tutti gli aggettivi che la mia lingua possiede già a metà gennaio, mi limito a dirti la mia emozione nel leggerti e la gioia di averti conosciuto di persona.

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