Perché è così – di Lisa SAMMARCO

Antonio Barbagallo

         Lisa Sammarco – Perché è così (inediti, 2008)

Suggestions che non significa suggestioni : Dimensioni

La prima cosa, senza un ma o un per piacere,
è stata di non usare le maiuscole
è come urlare dritto nelle orecchie
e della poesia? rimase nulla, si perse
noce acerba
schiacciata dal rimprovero spicciolo
si perse
come se invece fosse stata
a malapena inutilmente sussurrata,
più tardi dalla rabbia
ho scritto qualche verso, neanche lo ricordo.
Forse non è sempre
solo questione di dimensione e
nelle parole qualcosa resta fuori.

 

Suggestions che non significa suggestioni : Where are you?

Leggere molto, leggere poco
leggere i francesi, soprattutto Les Maudits
ma anche Pavese,
non leggere gli sconosciuti
leggere chiunque ti arrivi fra le mani,
io mi sono innamorata di un americano,
del tempo che non dicono le parole
del nero del mare che io non avevo mai visto
della neve e del suo e del mio svanire
mi accadde lo stesso anche a vent’anni
ma fu un’altra storia
fu l’amore, il sesso,
il tempo che non finiva mai
forse come allora è questo l’errore,
la suggestione
                   (- where are you? -)
perché ora sono malata di un male
che somiglia ad una dislessia
che mi porta a non sapere mai
dove mi trovo
né se quello che dico o sento
stia realmente accadendo in questo momento
-chi è questa gente che entra e esce dalla mia vita?-

 

Suggestions che non significa suggestioni : Enter

mettersi a nudo, mettersi nuda
è la solita vecchia diatriba
fra un maschile e un femminile
decidere a quale genere appartiene la poesia
la stessa solitudine
é la solitudine stessa
è cosa che scorre e che rimane,
quasi inutile parlarne
così come spedire una lettera senza indirizzo

 

Suggestions che non significa suggestioni : Exit

ma io del dolore
non ne voglio parlare
è la mia porta chiusa
se volete ecco l’eco dei calci,
il legno che lo separa
da ogni cosa

 

Suggestions che non significa suggestioni :Dopo la poesia

Ecco, sono esaurite tutte le parole belle
e anche tutte le teorie e l’ora pro nobis
allo schianto del corpo quando s’apre,
e il balbettare della semantica a fior di pelle.
La bocca è in un cerchio chiuso e muto
senza più ferite da causticare agli orli,
senza piaghe assorte all’aria,
alla polvere del mondo.
Ma è che ora piove, piove sull’uso del mare
sul cancellare senza rima del tempo
un tic-tic, come di un verso omesso,
[
                                          ]
e poi sarà già domani.
Cosa resterà di questa poesia
se non l’angustia del rimanere?

 

**********

 

Perché è così, l’amore: Passaggi

Fu solo molti mesi dopo
ripensando a qualcosa che ti avevo detto
che scrissi quella poesia. Quando la leggesti
mi dicesti che era bella,
ma che forse era
nell’essenza
troppo americana, che forse
mi lasciavo influenzare
dalla suggestione dei suoni, e non capisti

 

Perché è così, l’amore: Idea

una la scrissi
ancora prima di conoscerti
affiorò
in versi carsici,
mentre lavavo il pavimento
me l’appuntai
senza neanche togliere i guanti
venne di getto,
come acqua strizzata da uno straccio,
una parola dopo un’altra,
con quell’idea di amore
così vaga e inquieta
così come a volte guardando uno sconosciuto
affiora incontrollata
e astratta l’idea di un figlio

 

Perché è così, l’amore: Effetti (Acqua)

dopo aver riletto tutte la poesie d’amore
che avevo scritto
guardando l’arruffarsi delle lettere
i ghirigori elettrici
la loro ridicola ostinazione a volteggiare
fra metafore ruffiane
capii che i poeti non lo dicono
ma le scrivono a se stessi
quando si sentono la vita addosso
o anche la morte
e allora compresi che
non c’era da farsi troppe illusioni
sull’esistenza dell’amore
ma anche che ne avrei scritte ancora
perché l’amore nei poeti è roba di tutti i giorni
da ruminare
triturare tri-turare tri-turare
moltiplicare in mille coriandoli
in milioni di milioni di gocce di un triste temporale
e poi in miliardi di miliardi di parole.
È un bisogno liquido, è l’amore da ingoiare.

I medici lo chiamano effetto placebo

 

Senza un perché: leggendo Pavese a Reggio Emilia

Sarà che qui non c’è la bocca del mare,
né quella sua malattia
che non la vedi se non in certe ore
quando il mare, la malattia, l’ora
sono il salire dentro un corpo di donna.
Qui c’è il piano delle strade che le fa lontane
come certe colline che le vedi alte
quando le guardi
dando la schiena all’orizzonte.
E poi i rumori, che è come se passassero
attraverso una notte e
la notte è il girare delle ruote.
Leggo Pavese senza un perché,
solo per mettermi dentro l’aria
e non sentire le voci dei muri,
o il peso di qualcosa da dire
intanto che muore.

 

**********

 

Corsivi: Aria

Mi ci sono voluti anni prima di scrivere
la parola cazzo in una poesia. Solo una volta
ci andai molto vicina, poi la cancellai
per quella strana rima che creava
ma quando poi la scrissi mi sentii come
un Poeta Laureato. Aveva
il suono tenero, biascicato e un po’ insolente
che avevo io quella volta da ubriaca. Attesi il plauso
un’ovazione in virtù del cambiamento, attesi l’entrata
in grande stile fra i poeti che fanno tendenza
ma non accadde niente, come sempre.
Ma forse quel giorno c’era troppo sole
ed io parlavo di nuvole del cielo e dell’azzurro.
Non c’era neanche una parentesi
di avanguardia.

 

Corsivi: Terra

Mi interessa sempre meno la gente
preferisco sempre più gli oggetti,
e tutto quanto è inanimato, chiamala pure masturbazione,
ma mi ritrovo spesso a fissare
cose banali: uno strofinaccio
che se ne sta lì appeso ad un chiodo,
il contorno della luce che si sgretola nell’ombra
una carta gettata in terra,
una sedia, una strada
le guardo queste cose e
sento che stanno dicendomi qualcosa
e che sono
in attesa di una mia reazione
la nostra è una conversazione
fra silenzi in cambio del silenzio:
è un dichiarato intento di non-conoscenza
e anche la punta di un coltello diventa inoffensiva,
perfino una Beretta 9000 S
mi riporta ad un verso, a una poesia

 

Corsivi: Fuoco

Prima o poi scriverò del mio corpo
della cicatrice
sul dorso della mano destra,
della sua forma
che non so perché
ma mi ricorda una chiesa medievale,
della rugosa oscurità al tatto,
della genialità
nascosta nella sua imperfezione
Saranno versi da sbrogliare
e poi tesi
al femminile
e non dirò che caddi dalla bici da bambina
poi parlerò del resto
senza la lente della poesia
dirò solo ciò che è vero nel vero
nei gesti banali e quotidiani
di come sa muoversi bene questo corpo
ad esempio dopo aver lasciato le buste dei rifiuti.
Io, sola, di sera, a un passo dalla notte
la strada vuota. Io col naso all’insù che annuso
le stelle. Ho una forza così enorme
da penetrare il buio e lasciarlo intatto.
Questo mio corpo è così forte
che quando il buio l’assale lo lascia intatto.

 

**********

 

Sehnsucht: Confusioni

Il giorno che ho letto una mia poesia,
c’erano solo le mie scarpe
e almeno dieci sigarette nei polmoni
tutto il resto è evaporato nell’aria
in una solitudine immensa
di pietra cava
ma era luglio
                (o dicembre),
ed era sera
e in luglio
                ( o settembre)
il buio che spegne il giorno
fa lo stesso suono
e anche i luoghi. si confondono
nelle ore
e quel giorno che giorno era? era un’isola?
una città?
una casa?
la mia stanza?

la mia voce trattiene ancora la poesia
come una stella scaduta già da tempo
(non ricordo se nel ’74 o nel 2000)
e comunque era abbastanza.
Cadeva, ma non era cadente.

 

Sehnsucht: Cosa potrei dire?

è una questione di latitudine
o di colori credo, e qui c’è troppo mare
e troppa terra che mi tiene in un pugno
e che mi tace
                       -cosa potrei dire?-
metto in ordine, sono brava in questo,
                qui il mare, lì le colline
un’impiegata della visione
ma a volte quando mi addormento
vorrei sognare
di essere nel sogno del sogno di un viaggio in Italia,
ecco sì, nel desiderio del desiderio
un dito che scorre la cartina,
l’unghia che aderisce al golfo
e una voce che dice – è poesia!-

 

**********

poesia21

**********

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18 pensieri su “Perché è così – di Lisa SAMMARCO”

  1. Colpita e affondata da questa poesia che via via si fa causa mezzo corpo nello snodarsi dei versi per un dire che spesso vola più in alto della stessa parola, quasi un distacco lieve dal vissuto per non appesantire l’atmosfera rarefatta del senso.” ma io del dolore/non ne voglio parlare”.Un’impronta soffusa, col privilegio di un dire presente e personalissimo, una poesia che fluisce matura e veloce tra l’incanto e il disincanto della parola.

    Perdonami Lisa se faccio anche mia la tua Dopo la poesia.

    Complimenti davvero e sempre grazie a Francesco per la proposta.

    abbracci e auguri
    jolanda

  2. Davvero una cifra personale, una voce sicura. M’incuriosisce questo scrivere in poesia della poesia (ma non solo), una scelta consapevole, credo.
    E il titolo:) , deve essere una poeta giovane, solo i giovani hanno questa sicurezza sfrontata, poi si perde…

    Ciao
    liliana

  3. Di solito si tende ad essere sempre molto indulgenti con se stessi e meno con gli altri, e questo vale anche con quello che si fa, scrivere ad esempio. Per molto tempo concludevo e accompagnavo ciò che scrivevo con il saluto “con affetto”, era sincero, ma, in modo conscio o meno, in un certo senso era anche la maniera per dire – ehi, maneggiatela con cura questa roba – …ma non funziona così, mi sono detta- chi voglio prendere in giro?- e intanto che scrivevo cercavo di capire se ci fosse una soluzione.
    Potevo scrivere un tomo di 5000 pagine sviscerando il tutto fino alla nausea,o smettere di scrivere, o avere un rapporto fra me e la scrittura, senza compromessi e senza coccole, dismettere la maternità. Ma non sono una teorica, proprio no, né saprei non scrivere, quindi vado avanti con la terza.
    In un certo senso scrivo per capire come e perché continuare a scrivere, ecco perché le parole che voi Francesco, Jolanda, Liliana,mi avete lasciato mi fanno felice.

    grazie davvero.
    lisa

    p.s @liliana
    …no non sono giovanissima…ma posso provarci :-)
    @francesco
    volevo rongraziarti anche per la scelta dell’immagine che denota la cura che hai per questo posto.
    @jolanda
    ti apprezzo sempre per l’attenzione che metti nel lasciare un tuo pensiero, che tu ne abbia avuto anche per me è una cosa che apprezzo tantissimo.

  4. “Ecco, è così, e proprio così… queste sono le parole”, ho pensato. Davvero belle queste poesie, le ho “sentite” in modo particolare. Poesia che parla di poesia, ma a me questa poesia sembra quasi una persona, una compagna di vita, con la quale è difficile convivere, perchè non si sa mai come trattarla, ma senza la quale non riusciremmo a stare. Leggendo questi versi ho visto la poesia nascere, crescere, imparare a dire cazzo, liberarsi, invecchiare e morire, per poi rigenerarsi.
    Non conoscevo Lisa Sammarco, sono contenta di aver scoperto la sua scrittura
    Stefania

  5. Sfioro queste poesie, in un momento non facile della mia vita, e le trovo intense, vertiginose, misurate. Mi unisco al coro di complimenti, sperando di leggerla ancora. Suoi libri editi?
    Grazie, Francesco, i tuoi libri sono arrivati oggi!!
    ME

  6. So di ripetermi, ma davvero ringrazio tutti. So che anche una parola lasciata è uno sprazzo di tempo che avete voluto dedicarmi e questo ha un valore inestimabile. Stefania, db, marco è stato un piacere.

    auguri a tutti i poeti e ai lettori e al mio gentile ospite
    lisa

    p.s @marco
    la tua firma in fondo al commento è fantastica!!!

  7. di solito non amo la poesia che parla di poesia.
    invece questa poesia che parla di poesia è così viva da farsi amare, perchè lascia filtrare tutto il resto.
    complimenti sinceri.

    francesco t.

  8. Mi piace molto questa poesia di una poetessa che solo adesso e grazie al solito grande Francesco, posso conoscere e apprezzare. Più che apprezzare direi “godere” (enjoy). Mi piace questo suo originale “understatement” e condivido molte cose,molte opinioni, il suo punto di osservazione.
    Complimenti!
    lucetta

  9. Sì,mi piace pensare alla poesia che sappia mettersi in discussione, che riscriva il dentro e il fuori se stessa, destrutturandosi senza però perdere identità. Credo che la poesia abbia o debba avere possibilità di incisione pari a quella della prosa, anzi il fluire verso quest’ultima e viceversa apra verso una nuova lettura. I post di Ercolani e Rovelli che leggo di sopra ne sono una riprova. ( I enjoyed both). Bravi ad entrambi! E un grazie sentitissimo a francesco t e a lucetta.

    lisa

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