Sette poesie inedite di Danni ANTONELLO

Danni Antonello
Sette poesie inedite (2008)

Obelischi gaudenti che non volete
che il giorno si va affievolendo
e si porta tra i flutti violenti di sale
le imprese stordenti la fame
un’altra fuggiasca che viene.

 

***

 

Raro e celato, dice penombra
e cammina veloce, guardando basso
i marciapiedi delle città dolenti;
pesta asfalto e cementi, ombre svelate, bassorilievi:
larve bagnate che svegliano i tarli del battisterio,
gli untori del tempio.
La pergamena si legge appena, così
il nome è un tentativo,
gettata una chiave tra le colonne
in pasto alle ombre rade.

 

***

 

Ospiti i magi, turchini ma armati,
così volevamo un presente di mirra e meteore,
ma le promesse delle comete non restano
se i palmi mancini
chi viene li ha vuoti.

E tu, persona o pronome
del solo reso miriade, perché non dicesti
che uno o milione
la stirpe è cieca al patibolo
e arrota il coltello se il coro
tra il cielo e il banco dei pegni
baratta con l’oro corone di spine?

 

***

 

Star fuori dal lauto circo
bidding farewell
sarebbe questo, ci, a noi
               il cauto onorario
da spendere avendo memoria dei gesti:
le botti, il rosario, sicofanti e bauli
estratti, tutti, tre volte, ma contro la sorte.

Se il lancio di dadi nel pozzo
non recita numeri pari
e dallo specchio sul fondo
vedi salire il capestro dei dispari
con quella corda cattura i primordi,
il bianco dei lampi e il muro, i bauli
dove si sfanno bautte e costumi,
i ritratti inesplosi che non ricordi.

 

***

 

Macerata

I

Sei nella casa che scrive, grumo
di poca storia arreso alla calce,
umida corteccia, sughero, ascolto –

no, sono cane di terra, e fredda,
non riconosco imperativo.

 

II

Se incendia le labbra il liquore dei monaci
cataste assuefatte all’arsura
rinnegano pace e resurrezione:

il rogo – umida legna, fumo a battezzo,
promessa che arde – il rogo rovente
teme la cenere.

 

***

 

Sotterra l’ardesia gli inni di Ariele
come le spoglie dei minatori.
Sotto le volte infrante chi è rimasto
sa che i cori alle porte del limbo
hanno ritmo strozzato, gole a carbone.
Canta ancora a svanire il soprano sepolto
quando il Padre alle cave chiama le schiere
spaccate il mio nome spaccate il mio nome
picconi frantumano i gloria, dura arenaria.

 

***

 

Tra le vigne del Signore
un merlo ripeteva il suo sermone
ai grani martoriati dalla tempesta

di povero ottone era la predica
una tromba stonata da contadino

era tutto quello che c’era
un fiasco di suoni bassi
rauchi e preda ai vinti
                             ma durava
e strideva quanto dura
una nota liberata.

 

***

4 pensieri riguardo “Sette poesie inedite di Danni ANTONELLO”

  1. Caro Francesco,

    questo tuo spazio meriterebbe una continuità cartacea… una esposizione che arrivasse a molti. Sempre sempre di alto livello, ma alla fine sempre, morantianamente, per “felici pochi”. Ma va bene così, perché l’importante è fare.

    Sono contento di leggere i versi, qui, di Danni – che me lo immagino sempre altrove – e sono contento di vedere una immagine, tra le tante, di quel grande artista-grafo-occhio che è Hervé Bordas. Ho avuto il piacere di incontrarlo, e sono amico di suoi amici. E, dal vero, la sua arte è incantatoria (per tutti i curiosi, si vada a Venezia, calle San Marco, alla sua galleria: vedere per “credere”).

    Buon scintillante inizio anno Francesco,

    Gianluca

  2. Caro Gianluca, buon scintillante inizio anno anche a te e a Danni. L’altrove in cui vaga, stando ai testi che scrive, è il luogo esatto dove abita la poesia. Su Bordas sono d’accordo: lo ero anche prima di visitare la sua galleria.

    A presto.

    fm

  3. Ispirazione, studio, passione, estraneità totale al bailamme versicolare imperante: proprio gli ingredienti giusti, cara Francesca, per una scrittura di assoluto valore, in costante crescita sul piano della consapevolezza e del dettato.

    fm

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