Il passo dell’ombra – Lucianna ARGENTINO

 

Da: Biografia a margine
Fermenti, 1994

Ammutolito il giorno
quali canti inventeremo la sera
quali finestre apriremo
per sfumare l’afrore stantio
di parole ora che ritornati alla soglia
c’è rimasto di vero solo l’addio?

 

*

 

Ci siano imposti il silenzio
con le ombre lunghe stese
contro il muro di ovest ancora caldo.
Lo raffredda un amore tralignato
e il sospetto che di una affermazione
sia vero anche il contrario.

 

*

 

Non so tacere il male – forse lieve
e innocente – di sassolini lanciati
contro una finestra (altro non sento
nelle tue parole) o ignorare
l’illusione riflessa di un cielo
in frantumi: stancato da originarie
stirpi d’ali ci richiama
a consunte memorie.
Mi turba – di contrasto.
Il quieto andare del cuore
come cosa non mia.

 

     Da: Mutamento, Fermenti, 1999

Provami l’utilità del Bene
tu che mi hai voluta qui
senza chiedermi dove sono,
dov’è che sono veramente.
Dimmi chi è che può salvare
e chi essere salvato,
ma considera pure l’incapacità mia
di sentire altro che non sia
questa inadeguata sapienza.
Sappi che non so circuire la vita
perchè drappelli di parole
ostinate alla distanza mi assediano,
ma so che tra passione e coscienza
l’abisso è colmabile
se Dio riprendesse la sua onnipotenza
dalle nostre mani…

*

Dileguami sulla pelle
che sono donna e già da molte vite
ne porto il senso di paura smerigliata
e senza nome come l’odore
di quanto resiste alla verità
perchè sia meno vera
e più dedita al caso.
Sentimi peso lieve, ricamo inutile,
tara nella misura di giorni
trovati all’allegria se una tua carezza
li svezza a nuovo canto, a nuova liturgia…

*

Abbiamo trattenuto a lungo gesti e parole
in giorni in cui il silenzio dilaga
incupito dal riflesso d’ombra
di cose inasprite nell’immobilità del presente.
Abbiamo tentato invano di indovinare il sole
dalla scolatura di luce sul muro al mattino.
Trema un orizzonte sotto le ciglia,
un pensiero lievita e preme come pane di cardo
a dire di noi l’esito ignoto.

*

Piace al mio canto il cammino sbadato
del tuo ritornarmi attraverso notti
nate nei tuoi occhi
puntati sulla via di Cana
su nozze cui non siamo invitati
noi ormai liberi dallo sguardo paterno
e dunque esiliati in un destino incredulo
meno incredula io ora
che bevo un’acqua mutata in vino.

*

Nuda d’altro che poi la riveste
amata male si va dicendo orfana
negando madre e padre
di sé sola creatura
chiara a me l’offesa
a me già pervenuta a quest’assenza.

 

     Da: Verso Penuel, L’Oleandro, 2003

Manco di un dolore profondo
di quelli che disincarnano l’anima
e la fanno sublime.
Fin qui gli anni sono stati un abbraccio forte
dato al buio, come di chi non sa parlare
e alle braccia cede quel potere.
Anni trascorsi con la scure alla radice,
anni di verità fallite, di gioie laciniate.
E’ dunque mio un dolore tutto intero,
già maturo, già presente nel pianto
insolente della nascita. Ne sento
il mormorio di mare, il moto di risacca
nelle viscere – salmastro respiro di lama
dentro m’incide l’evento che consola.

*

Baciata dal tempo e da quel bacio
all’attimo consegnata
sminuzzo la realtà per meglio amarla
nell’ora in cui le rondini tornano
ad abitare le fessure di pietra e gli angoli
della stanza placano la loro aguzza forma.
Vorrei tornare a questa vita col privilegio
di chi non si è mai guardato in uno specchio
per darmi un’esitante certezza
ora che esito soltanto.

*

Gli chiederei d’affidarmi la sua paura
se io stessa non temessi avendone cura
di renderla coraggio. Più giusto è
che rimanga sua e sia tregua alle certezze
sia disarmata volontà , imprevisto dubbio…
Placet per chi nell’incerto sta saldo
e mente al suo dolore e improvvisa aurore
perchè germogli ardire nel cuore inzaccherato.

*

Il suo nome è un crepuscolo avventato
che mi scorre lungo la nuca fino ai lombi
e oltre dove la virtù si disfa in particelle
di desiderio quando la sera è fossa in cui m’interro
il corpo suo. E vado via a ritroso – foglia
che torna sul ramo – morso d’anima
a soffocare l’urlo di me
ribelle al tuo Talitha kum
perché è nella nostra morte
che io voglio restare.

*

Andare dove la luce dura l’infanzia
e il passo svelto di quanto in me riposa
in altra quiete e invecchia alla distanza
dal fiato corto delle cose.
E’ tempo anche per me d’invecchiare
ma piano ancora come chi fa le cose a peso
confuso dallo sciabordio dell’eternità
contro la chiglia di ogni attimo.
E quella luce cui vado in trasparenza
in dismisura di te
che al canto sfrondi il mio penare
è cronaca d’ombra
veste del mio nuziale esistere.

 

     Da: Diario inverso, Manni, 2006

Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poi
per questo gli chiedeva “abbassa la voce”
pensava che se le parole si fossero fatte
simili al silenzio la loro assenza sarebbe stata
più lieve, come un bisbigliare oltre una porta chiusa
o come qualcuno che senti muoversi nella stanza accanto.

“Cambia tono” diceva a lei lui che non capiva
e confuso rallentava il passo, cercava un riparo
da quell’estate improvvisa, dall’assalto dell’inatteso.
Ma fu in quella luce stinta che cominciò a sentire
che le cose a volte implodono senza implorare altro
e tornano in se stesse e stanno affini al silenzio.
Così cedette e abbassò la voce tanto che tacque.

*

Visito quell’altrove dove le cose si spogliano
di vaghezza per indossare una nitidezza
più prossima alla verità, ma mi strattona via
quel suo sguardo per cui dell’insieme
sono il particolare che sfugge.

*

Avrei voluto una bugia o una verità inventata
che desse pace e un volto accessibile a quanto si negava
ribelle nelle sue parole senza cielo né sguardo.
Parole dette col fiato sospeso su una verità
vegliata da un dio vile – un dio da cui non avere nulla
da temere e nulla da sperare…

*

E’ fatica attendere, sperare,
vivere strappati da se stessi
stare come vino nuovo in otri vecchie
col timore che il legno ceda
e ci si versi in terra e la terra ci ingoi
e il tempo faccia a meno di noi.

*

S’avvia in briciole il cercarmi dentro una poesia
in redenzione di tutte le offese del mondo
o solo un luogo di me stessa dove si ristori la fatica
di vivere molteplici esistenze, dove redimere
una vita spezzettata in piccoli orizzonti
mentre la volevo lungimirante e ammirevole
la vedo simile ad una pozzanghera in cui si riflette il cielo
col suo passaggio di nuvole e di ali
ma più cielo del cielo quando nella sua acqua
gli uccelli vengono a dissetarsi.

 

     Dalla raccolta inedita: L’ospite inatteso, 2008

Sembrava facile pensare che potesse essere tutto lì.
C’era il sole, il vociare del vento, c’era l’infanzia con le altalene
a filare il tempo, c’erano i prati, gli alberi, il loro verde
materiale e mutevole e c’era un poco d’ombra
per non socchiudere troppo gli occhi.

Sembrava facile, sì, pensare che potesse essere tutto
in quella luce a strati, nel desinare chiaro della rondine,
nel lavorio della formica, nella liturgia della morte,
nella sua sonora pietra. Felice di nulla edificare.

*

Non so quale felicità avremmo vissuto,
o quale guancia avremmo offerto all’offesa.
Così lo scrivo, ne faccio segno,
per capire come si spiega l’albero la potatura,
il papavero lo strappo
i bambini il tempo e lo spazio:
– dove va la notte quando è giorno?
– mezz’ora è tanto o poco?
O come si spiega il vuoto degli esseri
che ci stanno accanto come un’assenza
o il senso irsuto della vita,
il suo difficile che poi diventa facile
quando cominci ad amare.

*

Se è guerra-
la terra in rovina
sotto il cielo sceso giù
a farsi prato
per chi non ha ali
e nuvole e zolle
hanno la stessa sostanza
e il sangue e il tempo
scorrono lungo le crepe
sui muri della casa
uguali alle rughe
sul viso della vecchia
che da quella che fu una soglia
dal principio dei tempi
urla il suo verbo
ancora crocifisso.

 

***

 

IO SONO QUI PER VOI (21 anafore per Eluana)

     Io sono qui per voi
perchè ragioniate, parliate,
scriviate, sentenziate
senza sapere nulla di ciò
di cui ragionate, parlate,
scrivete, sentenziate.
     Io sono qui per voi
che non sapete dove sono,
che tentate di penetrare nei tubicini
che mi nutrono e sentite
il mio sangue scorrere,
il mio cuore battere,
i miei polmoni respirare:
viva di una vita diversa
invisibile al senso.
     Io sono qui per voi
detta “coma vegetativo”
pianta da estirpare, dunque
pianta da recidere,
cenere sul fuoco delle vostre opinioni.
     Io sono qui per voi
pietra d’inciampo
alla ragione e alla fede,
sabbia nelle vostre bocche,
domanda che respira.
     Io sono qui per voi
per turbare la vostra quiete,
per la lastricare di rovi le vostre strade,
per confondere le vostre convinzioni.
     Io sono qui per voi
crepuscolo persistente,
onda che cancella le orme,
buco nella tasca delle vostre certezze.
     Io sono qui per voi
per provare la vostra forza,
per pronunciare la vostra fragilità
e impotenza,
per scardinare il senno.
     Io sono qui per voi
peso inutile e fastidio,
scandalo alle vostre coscienze,
specchio orrendo della vostra miseria.
     Io sono qui per voi
altare dove si spezza il pane della ragione,
dove si disorienta la fede,
si rovesciano le regole.
     Io sono qui per voi
per scomporre le vostre risposte,
per seminare il dubbio,
sono la dura e muta corteccia dell’albero
di cui non vedete le radici, nè il frutto.
     Io sono qui per voi
pensiero senza metafora,
metafora senza pensiero
nè viva nè morta
oppure viva e morta,
ossimoro e iperònimo
della vostra paura.
     Io sono qui per voi
nebbia sulle vostre facoltà,
immagine di ciò che volete dimenticare,
simbolo parlante una lingua impossibile.
     Io sono qui per voi
il visibile stato delle cose umane,
ramoscello spezzato in viaggio
su un fiume senza nome nè luogo,
parola occultata, parola dell’ignoto
che nè fede nè ragione sanno dire.
     Io sono qui per voi
interferenza al vostro fare
come se non, come se mai,
nome impronunciabile,
riflesso delle tenebre.
     Io sono qui per voi
pozzo profondo dove precipita
la vostra intelligenza,
scoglio su cui s’infrange
la vostra logica,
crepa che minaccia
il vostro sapere.
     Io sono qui per voi
voce, sussurro, mormorio continuo,
ronzio nell’orecchio,
verità silenziosa.
     Io sono qui per voi
scesa dal tempo,
scesa nell’abisso,
sul cui orlo vedo i vostri volti
protesi e ciechi.
     Io sono qui per voi
volto deturpato,
bellezza violata,
pietà di un fiore senza profumo,
e sorella rapita
che nessuna moneta
nessun bacio
potrà mai riscattare.
     Io sono qui per voi
pagina dove ristagna
la vostra ignoranza,
gesto del silenzio
che zittisce ogni parola,
destino perduto
da un incantesimo malvagio.
     Io sono qui per voi
sepolta viva sotto i molti dolori del mondo,
sono il bruscolo nell’occhio
della vostra scienza,
il sacramento che fa vacillare
il vostro giudizio.
     Io sono qui per voi e per me
mistero.

(dicembre 2008 – gennaio 2009)

 

Nota biobibliografica

Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Dai primi anni Novanta il suo amore per la poesia, vissuta anche come percorso umano e spirituale, nonché linguistico, l’ha portata a occuparsene attivamente come organizzatrice di rassegne, di letture pubbliche, di presentazioni di libri e con collaborazioni a diverse riviste del settore. E’ presente in diversi blog di poesia. E’ coautrice con Vincenzo Morra del libro Alessio Niceforo, il poeta della bontà (Viemme, 1990). Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Gli argini del tempo (Ed. Totem, 1991), Biografia a margine (Fermenti Editrice, 1994, pref. di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci), Mutamento(Fermenti Editrice, 1999, pref. di Mariella Bettarini), Verso Penuel (Edizioni dell’Oleandro, 2003, pref. di Dante Maffia), Diario inverso (Manni Editori, 2006, pref. di Marco Guzzi).

 

***

23 pensieri riguardo “Il passo dell’ombra – Lucianna ARGENTINO”

  1. Dileguami sulla pelle
    che sono donna e già da molte vite
    ne porto il senso di paura smerigliata
    e senza nome come l’odore
    di quanto resiste alla verità
    perchè sia meno vera
    e più dedita al caso.
    Sentimi peso lieve, ricamo inutile,
    tara nella misura di giorni
    trovati all’allegria se una tua carezza
    li svezza a nuovo canto, a nuova liturgia…

    ma che meraviglia tutte! tornerò a leggerle ancora
    la poesia è tale quando la si sente, queste le sento, le ascolto, le vivo.
    e sono morbidissime anche quando è il dolore a parlare.

    (scusa mi sono lasciata andare all’entusiasmo.)

  2. Sono d’accordo con Giacomo. Di Lucianna ho apprezzato molto Diario Inverso, che mi ha consentito di conoscerla, e di cui ancora penso che sia un libro profondo e notevole. Ma i nuovi testi danno idea di una strada che nel frattempo è andata avanti, “si è tracciata” direbbe Ivano Fossati, e ha trovato nuovi luighi di arrivo.
    A Lucianna un saluto affettuoso e la mia stima sincera, non di facciata.
    Un saluto come sempre al padrone di casa.

    Francesco t

  3. Cara Nàtalia l’entusiasmo è un sentimento bellissimo, è l’ispirazione del poeta che si trasmette al lettore e non può che farmi piacere il fatto che tu le senta e che le senta morbide anche nel dolore. Penso che derivi dal fatto che io amo intensamente e profondamente la vita e anche nei momenti bui l’ho sentita vibrare con forza (con entusiasmo!) in me, ne ho sentita tutta la bellezza e la grandezza del dono. Grazie. Un caro saluto.

    A Giacomo e a Francesco Tomada che innanzi tutto ringrazio per questo loro passaggio, vorrei dire che mi è capitato quasi per ogni libro di sentirmi dire che c’è stata una maturazione e riesco a spiegarmelo solo con una corrispondente maturazione mia personale, interiore. Con l’approfondirsi della conoscenza della vita, del mondo e degli esseri che lo abitano, con il farsi più acuto dello sguardo e l’affinarsi conseguente del linguaggio. Quasi a confermare che il mio cammino di vita e la (mia) poesia vanno di pari passo, perchè più volte mi è capitato di dire che, da quella prima zoppicante poesia scritta a quindici anni, la poesia è cresciuta con me. Non so se voi ci vedete e sentite anche dell’altro. Un abbraccio, Lucianna

  4. Mi sono appena resa conto di aver commesso una gaffe tremenda ma spero perdonabile vista l’ora e la giornata che a quest’ora mi ha condotta, omettendo di ringraziare Francesco Marotta per la cortese ospitalità nonchè per la scelta della foto davvero in sintonia con l’ombra e i suoi misteriosi passi. Grazie di cuore. Ti abbraccio, Lucianna

  5. Scopro i maturi turbamenti giovanili di Lucianna (‘c’è rimasto di vero solo l’addio?’, ‘Mi turba – di contrasto, /il quieto andare del cuore/come cosa non mia’),rileggo testi già noti e centrali, scopro infine la i temi sofferti di questa sua e nostra contemporaneità.
    Poesia in continua crescita, che mi sembra mantenersi in una linea orante e un tono dolceamaro, in prezioso equilibrio.

    Un caro saluto a Lucianna e Francesco

    Antonio Fiori

  6. La cifra di Lucianna è il pudore, reale, che diventa pietas profonda come nella bellissime anafore, dove la “soglia” del corpo nel lutto interminato diventa silenzio, rispetto del dolore V.

  7. Un saluto e un grazie a tutti da una postazione più che precaria (sono senza connessione).

    fm

    Lucianna, nessuna gaffe di nessun tipo, non hai niente di che scusarti. Ciao, a presto.

  8. Lo stile alto di Lucianna sempre trasmette vibrazioni e suoni, emozioni del pensiero e del cuore! Fà meditare questa poesia e riconduce l’essere alla sua dimora, riconcilia la persona con la parola, sottrae al tempo il logorarsi dei giorni e degli eventi. Non c’è in essa denuncia né attesa: solo il lento fluire del reale iridato di luce!

    Rosaria

  9. Un percorso sofferto di severa ricerca di identità poetica, femminile, umana. Di costante qualità stilistica e di energia espressiva in decisa crescita, con la musica del verso che assume un timbro più grave, pur mantenendosi, mai fatuamente, armonioso. Una “voce” piu sicura, che non si accontenta più di “smussare” le asprezza del suo conflittuale rapporto con l’arida, estranea legge del quotidiano, ora affrontato non più “di profilo”, ma quasi “di petto” ormai, come nella bellissima “Io sono qui per voi”, aperta sfida ad ogni forma di acquiescenza morale, costruita in un vigoroso crescendo, misuratamente percussivo, vibrante di coraggiosa intransigenza.
    Complimenti a Lucianna ed un saluto all’insostituibile “ospite atteso”.
    francesco

  10. Vorrei dire a Nàtalia che mi farebbe piacere mandarti il mio ulttimo libro e se vuoi puoi scrivermi mandadomi il tuo indirizzo a lucianna.argentino@gmail.com.

    Un saluto e un grazie a Viola e Antonio nelle cui parole mi riconosco e in cui riconosco dei lettori attenti e sensibili.

    Molto precisa e sottile l’analisi di Francesco De Girolamo che ormai sa di me e della mia poesia più di quanto ne sappia io stessa e che ringrazio di cuore perchè le sue riflessioni sono sempre dei preziosi momenti di verifica.

    Grazie anche a Rosaria solerte presenza amica.

    Vi abbraccio, Lucianna

  11. cara Lucianna,
    credo di averti già testimoniato in altre occasioni il mio vivissimo apprezzamento per la tua poesia che tanto mi piace e dato che non riesco ,anche volendolo, dirti qualcosa di più in sintonia di quanto ti ha scritto Francesco di Girolamo e tutti gli altri visitatori, ripeto che anche a me i tuoi versi danno l’impessione di essere SPECCHIO di una crescita interiore che va pari passo con quella stilistico-espressiva. Per me, non c’è niente di più bello di questo, per segnalare l’esistenza di un vero poeta. Di chi, insomma, si prefigge e segue questo speculare percorso. E cerca sempre di evolversi e fa del proprio “lavoro” poetico, crescita di conoscenza e ragione di vita.
    un abbraccio lucetta
    ( che ringrazia sempre Francesco per i suoi notevolissimi post- e si scusa con entrambi per il ritardo a scrivervi, dato che …l’attenzione, in questo periodo triste, divaga più del solito).

  12. come promesso sono venuta a leggerti e saluto, anche non conoscendolo direttamente, il padrone di questo bel blog.
    Concordo con il giudizio degli altri su una maturità poetica che va, evidentemente, di pari passo, con un ‘crescere’ della donna e un inglobarsi di esperienze e sensazioni raccontate con una più forte malinconia rispetto ai versi della prima raccolta.
    Brava, Lucianna !
    Blumy

  13. Ringrazio tutti gli intervenuti e mi scuso per la latitanza.

    Il percorso di Lucianna è esemplarmente ascendente: lo attesta, oltretutto, il bellissimo “Diario inverso”, non a caso opera finalista al “Montano”, uno dei (pochi) premi letterari, rigorosi e seri, che tendono a valorizzare la “qualità” della scrittura.

    Un caro saluto a tutti.

    fm

  14. Cara Lucetta sai che contraccambio pienamente la tua stima e davvero mi piacerebbe molto conoscerti anche personalmente così come volentieri conoscerei il caro eospitale Francesco Marotta e non è detto che prima o poi non accada.
    Quello che dici mi ha fatto pensare che in effetti oggi viviamo in un epoca in continuo mutamento, quando ho cominciato a scrivere la situazione era ben diversa da oggi, ed è anche di questi mutamenti che il poeta deve dire, fermo restando quanto di immutabile è nel cuore di ogni uomo, in qualsiasi epoca cultura e società si trova a vivere.

    La tua visita Blumy mi fa molto piacere e te ne ringrazio di cuore.

    Francesco non posso fare altro che ringraziarti per l’ospitalità e per quanto dici della mia poesia e mi auguro davvero che in e con questa felice compagnia l’ascesa continui e si riesca a fare della poesia vera e propria testimonianza.
    Un grande abbraccio, Lucianna

  15. Passo anch’io di qui, a confermare la mia profonda stima ed ammirazione nei confronti della tua poesia, Luciana, poesia che cresce col tempo in profondità e maturità umana e letteraria. Le poesie che qui ho letto in parte le conoscevo già, in parte sono state emozionanti sorpese; in particolare, mi ha coinvolto “io sono qui per voi”
    marina

  16. cara Lucianna, vorrei avere più tempo per dedicarmi con attenzione a questi tuoi lavori, ma reduce da una giornata ricca e stancante, mi ritiro

    almeno un fugace commento vorrei però lasciarlo alle 21 anafore per Eluana Englaro che mi hanno finalmente ristorato anima e intelletto dopo settimane di obbrobri da tappo alle orecchie

    non sappiamo un cazzo della VITA e pretendiamo di istituirla a fondamento dell’etica (se c’è una vetta alla quale la ricerca filosofica ci aveva portato, era l’aver messo la LIBERTA’ a fondamento dell’etica… pure quella non la conosciamo granché, ma il suo anelito è sicuramente ben più esperibile dell’essenza della vita, che possiamo cogliere solo nel momento della sua negazione, di cui però l’individuo viene a sapere paradossalmente nel preciso istante in cui cessa per lui la possibilità di esperire la vita – però porre la libertà a fondamento dell’etica è rischioso, ti sfugge il controllo del genere umano, mettere la vita è molto più comodo, chi non difenderebbe la propria? si parla veramente senza sapere

    grazie Lucianna per il tuo possente richiamo e monito

    Mario Bertasa

  17. quello che letteralmente impressiona nel verso di Lucianna è la fusione dinamica di “scultura e cromatismo” (armonia e melodia, potremmo dire); affilamento aforistico e disarmo emotivo; allegoria e dettaglio; sapienza e smarrimento e quant’altro di vitalmente-e apparentemente-contraddittorio, che nel caso delle Anafore per Eluana impugna il bionomio dogmatismo-scetticismo per andare sopra ogni posizione e stracciare le contrapposizioni correnti, in una valanga accorata e spietata, precisa nel suo rullare devastante, da diffondere in tutte le “reti” della ns. video-telecomunicazioni per svegliare le menti anche alla poesia come coscinenza vigile dell’ attualità.

    Sono entusiasta di questi versi e dei pincìpi morali ed estetici che li muovono. Io parlo solo con entusiasmo perchè parlo solo se le cose mi convincono profondamente. E la mia convinzione in questa circostanza è motivata da quanto con evidenza molti possono riconoscere.
    un abbraccio a Lucianna e a tutti coloro che ne promuovono la voce.
    paolo

  18. Grazie Marina per questo tuo passaggio graditissimo perchè vibrante di stima reciproca e sincera e perchè fa piacere sentirsi apprezzati da quelli di “casa”.

    Mario. Sono molto contenta di ritrovarti dopo tanto tempo (spero nel frattempo sia passata la stanchezza e rimasta la ricchezza).E mi fa molto piacere che tu abbia sentito e scovato la scintilla che mi ha mossa alla scrittura. Non ne potevo davvero più dei bla bla bla su Eluana e di riflesso su chi si trova nella sua stessa condizione! Pertanto grazie e a presto.
    (Interessante e da rifletterci sul tuo accenno al fondamento dell’etica oscillante tra vita e libertà)

    Paolo. Sono davvero lieta per quanto dici perchè mi fai sentire con estrema chiarezza, sollevata anch’io dal respiro del tuo entusiasmo, che ho lavorato bene e lo dico davvero con estrema umiltà, sia per la delicatezza e direi insondabliità del tema, sia perchè è qualcosa su cui ho molto ascoltato e riflettutto prima di scrivere. Anche se il più delle volte ciò che ci spinge a scrivere in poesia è un’ urgenza più immediata, benchè non è mai detto che dentro di noi certe cose abbiano comunque sedimentato a lungo.

    Un saluto e un grazie anche a I. Puntini che riscrivendo quel verso a me molto caro, (pur essendo stato scritto quasi due anni fa infatti lo sento ancora vivo e presente) ha in qualche modo sottolineato la fone della mia ispirazione ,o come la si voglia chiamare, poetica.

    Un grande abbraccio, Lucianna

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