Nel cuore l’abbaiare dei cani – di Nadia AGUSTONI

masri
(Fotogramma dal film Ahlam Al-Manfa di Mai Masri, 2001)

         Nadia Agustoni – Dai Libri di Lettura (inedito)

Nel cuore l’abbaiare dei cani

se ero un cane

se ero un cane non sapevo niente del mondo
di cosa piace al mondo e cos’è cacciare da uomo
l’olfatto che sente la cenere e la direzione del vento
e i denti che sembrano mitraglie un rumore
che spaventa i conigli quando escono sui prati
cercando un sentiero l’acqua o un po’ di fortuna.

se ero un cane veniva la vita a prendermi
l’urto di una macchina l’osso lanciato in aria
la corsa nella sera fino alle case e sentire
il cuore nelle zampe nel cuore l’abbaiare dei cani
con cui ero nato e andare dietro alle stelle al cielo
alla nuvola che fa piovere e la tregua in questo spazio
è un buco nella terra è il grido di chi nasce.

 

risposta

le tue lettere arrivano ogni mese, apro le buste
con dita a uncino, ti rispondo a b c d o con inchiostro
che cancella le necessità, il dovere di dirti che non c’è nulla
in cui credere e mi servo della risposta come di un fossile
trovato nella terra.

le tue risposte alle mie risposte sono scheletri bianchissimi
c’è polvere di preistoria nel foglio, ancora ne rimane traccia
sulle mani, quando qualcuno le vede dico “è gesso, giocavo
con lavagne e frasi da scrivere, giocavo a essere un cuore
con sillabe, giocavo a chi arriva ultimo è scemo”.

le nostre lettere formano un plico come una torre
sono tante lingue che inseguono una cosa da dire
che dobbiamo dirci”, ci imparano mentre le molliamo al vento
mentre a bracciate raccogliamo i fiori e l’onda di papaveri e spighe
scende a sera e ti parlo con voce dentro il fiato.

 

confini

la profondità della pianura dove siamo soli
e il sottomondo dall’altra parte dei pensieri
ci cade come le foschie e lo stropiccio

dei giornali. quassù siamo acrobati, parliamo
con il vento, studiamo cartine stradali e figurine
negli album, fischiamo dietro alla pazzia degli altri,

gli diamo nomi che scimmiottano la vita nei film
e ai semafori contraccambiamo i saluti agli ex polacchi,
nel secchio d’acqua sporca la fine e l’inizio del parlare,

quei tarli di febbre che è già memoria e nel presente
d’ogni selvaggina il trascorrere dei giorni svanendo,
sui confini d’una periferia stanziare, le case sponda,

e il magro mangiatore di fuoco o il fachiro con i chiodi
ci stanno intorno come agnelli e ogni figura
si rovescia, ragioniamo un minuto e l’abitudine

muove da scacchista, il clacson fa il tempo
e lo usiamo nel darci le fughe, nello scarto di lato
o più in basso dove i gatti giocano col topo.

 

in cima ai rovi

c’è l’odore dei muri vecchi ammuffiti
e una croce storta lasciata lì a futuro monito
di chi camminando inciampi e trovi il suo golgota
in questa semicampagna dove la città finisce un po’
ma vedi i fumi delle fabbriche venirti dietro
e non hai che stracci di pensieri, la voglia sghemba
d’una rosa che spunti in cima ai rovi
e non si ripeta con altre rose, una e basta.

 

***

 

         Testi editi

labirinto

Un labirinto è la casa
una scatola truccata le stanze
un orifizio le finestre
un ventre ogni angolo.
E’ una casa per perdersi
dove Hansel e Gretel
vanno dritti al punto
e ci spiegano una verità cruciale:
la predilezione degli orchi ch’è spartana
per i piccoli spazi

un loro sillabare ambiguo
che collega lo stesso all’uguale.

Una teoria è la casa
di cose fin troppo note
e di altre che filtrano i nostri passaggi :
il salto mortale della lingua
il bisogno di scalare il buio.

(2006)

 

picnic sull’erba (*)

Il primo maggio dei vecchi socialisti
era un picnic sull’erba . Il giornale italiano
pubblicava la foto del gruppo, uomini e donne
di una bella età che guardavano
non più il sol dell’avvenire
ma il crepuscolo. Nessuno di noi giovani
commentava. Tutt’al più si correggeva socialisti
con anarchici, ma mentalmente. E sempre a mente
facevamo finta che fossero parenti americani
di città in cui la storia era finita ( secolo breve, secolo
corto) prima che da noi.

A malapena potrei dire un cognome
né se avessero amato troppo
o avessero appreso
a dire thank you, very well, good
come se ne fossero fieri.

Poi ci furono meno foto
e l’annuncio di quelle e quelli che erano mancati.
La penuria fu un principio di realtà.

Abbiamo pareggiato con i sogni.
Le cose ultime ( sia detto tra parentesi)
le scriviamo imitando il silenzio
andando a capo
aggiornando il computer, gli ideali…

non ne va più della vita…

[(*) Poesia inserita nel volume che commemora i 10 anni della scomparsa di Aurelio Chessa fondatore dell’Archivio Famiglia Berneri, da qualche anno Archivio Famiglia Berneri e Aurelio Chessa di Reggio Emilia.]

 

Il naufragio della Exxon Valdez (**)

Sul mare coi suoi neri sogni
a nutrirsi di fauna, flora, azzurri,
nido sui fondali che annichilisce le maree
e cattura i pesci dissipandosi.

Ci ha detto che morire è putrefarsi
e simile a balena ogni carcassa
ha pensieri superstiti
e un’intimità disponibile agli abissi.

Ha posseduto gli oceani il Leviatano
con zanne e cuore polari.
Di ferro la sua storia come la grande storia,
e di umor nero.

Il suo letto è un lunghissimo buio sotto le stelle,
un’Erinni intatta il suo futuro
la sua vita ferma a un pontile marcito
e scialuppe vuote.

Lasciatela ignuda!
Che sogni pasture e acqua
e un ovest che dilunghi lo squarcio
la folle fatica che tracanna.

 

Colfiorito (**)
(qualcosa di bianco)

Una sera a Colfiorito vista di slancio.
Le rondini come foglie appiccicate
lasciavano il vento sotto i tetti.

A dicembre con Silvia
gli orti di Assisi a terrazza
uno spiovere di salite e azzurri
pensando ai container
ai vecchi che gelano
all’anno che finisce freddissimo senza case.

Mi sovviene – scandalosamente leggero –
il settembre bellissimo
gli olivi i solchi le colline vuote
il sole arreso il sonno una bugia fragile
un’amica che dice tu dormi con occhi che tremano
ma chiudo le imposte, con lei faccio l’amore fino al mattino
mentre i paesi crollano
in una luce senza terra
che finisce sul mare come un cosmo.

Dal margine del fiume, in un angolo
la cagna allatta i cuccioli
senza badare al resto della vita
o a cosa il tempo faccia dei volti
o se l’attesa è una crepa, un ossidarsi,
o qualcosa di bianco
qualcosa da compiere.

[(**) “Il naufragio della Exxon Valdez” e “Colfiorito” fanno parte della raccolta Poesia di corpi e di Parole, Edizioni Gazebo, Firenze 2003.]

 

***

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19 pensieri su “Nel cuore l’abbaiare dei cani – di Nadia AGUSTONI”

  1. Un vissuto che sembra smaterializzarsi nel verso che si snoda come fiume di un’anima in cerca di un compiersi. Segni precisi, gocce di pioggia fitta di parole che dicono e lasciano un’impronta di bellezza in chi legge.

    Complimenti Nadia e un caro saluto a te e Francesco.

    jolanda

  2. Seguo la scrittura di Nadia da più o meno un anno, credo, nelle sue poliedriche forme. Al di là della stima per la persona, trovo che negli ultimi testi, gli inediti di qui ma anche quelli pubblicati non molto tempo fa su Nazione Indiana, Nadia abbia trovato il giusto equilibrio tra forma e tensione, il peso da assegnare alle singole parole. Dove quelli erano forse più delicati e rarefatti (ma non nei contenuti), questi hanno una forza aspressiva disossata, quasi una violenza che però non va a scapito dell’aspetto più puramente “poetico”, delle aperture, delle illuminazioni e soprattutto del loro significato.

    Brava, molto. Complimenti sinceri.
    Un abbraccio a te, Nadia, e a fm.
    Francesco T.

  3. Cari Giorgio, Jolanda e Francesco t.,
    vi ringrazio della lettura partecipe e attenta.
    I testi vanno dal 2008 al 2003 (di fatto 2001 pubblicati poi nel 2003) e sono un percorso tra temi, esperienze, accadimenti e fatti che mi hanno colpito o coinvolto. E in un percorso di ricerca e lavoro con le parole partito molto tempo fa vanno letti.

    Anche per me gli ultimi lavori hanno maggiore forza.
    Forse perchè maggiore apertura ho avuto in questi ultimi anni.
    Mi è sembrato utile però un post che gettasse un ponte tra quel prima e l’adesso. Ringrazio Francesco Marotta che qui mi ospita per la seconda volta.

    Un saluto a tutti.

  4. anche io trovo che gli inediti siano più equilibrati: n.a. è una poeta che ha davvero molte cose serie da dire e a volte questo slancio etico rende le trame dei suoi lavori troppo fitte e oscure – gli ultimi testi mi sembrano più sciolti da questa grande ansia e più compiuti nel loro raccogliersi attorno ad una in-tensione.
    sono molto belle
    un saluto caro,
    renata

  5. Scrivere è sempre misurarsi, far i conti con la propria misura, almeno in poesia..penso anch’io che gli inediti rivelino una maggior “consapevolezza” espressiva, una fiducia (più che giusitificata )nella autenticità del proprio timbro e dell propri prosodia.
    I paesaggi di Nadia, sempre al limite tra onirico e politico, schiudono quindi varchi nuovi, con esiti davvero felici, specie direi in quella dei “cani” e nei “confini”..un saluto a lei e a Francesco, V.

  6. grazie, Francesco, il tuo donarci certe testimonianze di grande e bella poesia è sempre assai meritoria

    i testi di Nadia mi spiazzano felicemente: c’è sempre nei suoi versi una distanza che si fa sofferente, partecipe compresenza – senza contraddizione, un orfeo tra le rovine

    come di un giudice, uno strano giudice, che deliberamente omette di essere “terzo”, ma si fa parte in causa, disperatamente luminoso

    splendidi, in particolare gli inediti

    ciao, e.

  7. un caro piacere rileggerti qui, Nadia… data l’ora e la stanchezza mi “succingo”; però è doveroso qui per me unirmi al coro di chi (e saluto) trova nei tuoi inediti una incrementata consapevolezza dei mezzi linguistici, della tensione etica, dell’intensità espressiva

    Mario Bertasa

  8. Grazie a tutti per gli interventi.

    Ogni volta che leggo, o rileggo, testi di Nadia Agustoni, avverto sempre più la mancanza di un serio lavoro critico sulla poesia degli ultimi anni: un lavoro che, fuori dalla logica delle etichette e delle conventicole, valorizzi il contributo, ormai insostituibile, di tante scritture di assoluto valore come questa.

    fm

  9. Anche a Cate e a Francesco grazie.

    Come dicevo parlando con un’amica, oggi molti poeti e poesia li troviamo e li conosciamo nei blog. Per fortuna. Alcune delle persone che hanno commentato le ho lette e conosciute nel web. Ci scambiamo libri o ce li segnaliamo, ci aggiorniamo (con alcuni) sul lavoro che andiamo facendo e c’è anche un buon scambio di idee. Poi si spera in tempi più volenterosi da parte di tutti. Questo blog comunque ci offre ogni giorno pezzi di valore.

    Un saluto

  10. solo adesso leggo le poesie di Nadia Agustoni che ho sempre apprezzato fin dalla prima volta che la “incontrai” su L’aria di Broca”.
    Essendomi un po’ abituata ai suoi versi brevi e asciutti, mi sorprendono anche questi dal respiro narrativo ampio e disteso.
    Concordo con quanto scrive Francesco al quale va il mio costante apprezzamento e la mia affettuosa amicizia
    lucetta

  11. Un’amicizia che mi onora, cara Lucetta, alla quale tengo in modo particolare e ricambio con profondo affetto.

    Un caro saluto a te, a Nadia e a tutti gli intervenuti in questo thread. Grazie.

    fm

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