Music in time (V) – Joan Baez / Ennio Morricone

23 Agosto 1927: IL GIORNO DELL’INFAMIA
A Charlestown nel Massachusetts
vennnero assassinati dal governo americano
NICOLA SACCO e BARTOLOMEO VANZETTI
“colpevoli” di essere anarchici e operai.

“Rest forever here in our hearts”

anarchist-flag

The beauty of the human spirit
Is the will to try our dreams

 

 

The ballad of Sacco and Vanzetti
(Lyrics by Joan Baez, Music by Ennio Morricone, 1971)

 

Part I

“Give to me your tired and your poor
Your huddled masses yearning to breathe free
The wretched refuse of your teeming shore
Send these, the homeless, tempest-tossed to me.”

Blessed are the persecuted
And blessed are the pure in heart
Blessed are the merciful
And blessed are the ones who mourn

The step is hard that tears away the roots
And says goodbye to friends and family
The fathers and the mothers weep
The children cannot comprehend
But when there is a promised land
The brave will go and others follow
The beauty of the human spirit
Is the will to try our dreams
And so the masses teemed across the ocean
To a land of peace and hope
But no one heard a voice or saw a light
As they were tumbled onto shore
And none was welcomed by the echo of the phrase
“I lift my lamp beside the golden door.”

Blessed are the persecuted
And blessed are the pure in heart
Blessed are the merciful
And blessed are the ones who mourn

[“Portatemi gli stremati e i poveri / Le moltitudini accalcate che bramano di respirare libere / I miseri resti delle vostre rive affollate / Mandateli da me i senza casa, quelli colpiti dalla tempesta”.

Siano benedetti i perseguitati / E benedetti i puri di cuore / Siano benedetti i misericordiosi / E benedetti coloro che piangono un lutto.

E’ duro il passo che allontana dalle proprie radici / E dice addio agli amici e alla famiglia / I padri e le madri piangono / I più piccoli non possono comprendere / Ma quando c’è una terra promessa / I coraggiosi andranno e altri seguiranno / La bellezza dello spirito umano / E’ la volontà di mettere alla prova i nostri sogni / E così in tanti si affollarono al di là dell’oceano / in cerca di una terra di pace e speranza / Ma nessuno udì una voce o vide una luce / Quando furono rovesciati sulla riva / E non uno fu accolto dall’eco delle parole / “Sollevo la mia lampada vicino alla porta d’oro”.

Siano benedetti i perseguitati / E benedetti i puri di cuore / Siano benedetti i misericordiosi / E benedetti coloro che piangono un lutto.]

 

***

 

 

Part II

Father, yes, I am a prisoner
Fear not to relay my crime
The crime is loving the forsaken
Only silence is shame

And now I’ll tell you what’s against us
An art that’s lived for centuries
Go through the years and you will find
What’s blackened all of history
Against us is the law
With its immensity of strength and power
Against us is the law!
Police know how to make a man
A guilty or an innocent
Against us is the power of police!
The shameless lies that men have told
Will ever more be paid in gold
Against us is the power of the gold!
Against us is racial hatred
And the simple fact that we are poor

My father dear, I am a prisoner
Don’t be ashamed to tell my crime
The crime of love and brotherhood
And only silence is shame

With me I have my love, my innocence,
The workers, and the poor
For all of this I’m safe and strong
And hope is mine
Rebellion, revolution don’t need dollars
They need this instead
Imagination, suffering, light and love
And care for every human being
You never steal, you never kill
You are a part of hope and life
The revolution goes from man to man
And heart to heart
And I sense when I look at the stars
That we are children of life
… Death is small

[Padre, sì, sono carcerato / Non aver paura di parlare del mio reato / Il crimine di amare i dimenticati / Solo il silenzio è vergogna.

Ed ora ti dirò cosa c’è contro di noi / Un’arte che dura da secoli / Ripercorri gli anni e troverai / Cosa ha insozzato tutta quanta la storia. / Contro di noi è la legge / Con la sua smisurata forza e il suo potere / Contro di noi è la legge! / La Polizia sa come fare di un uomo / Un colpevole o un innocente / Contro di noi è il potere della Polizia! / Le menzogne infamanti riferite da qualcuno / Saranno sempre ricompensate col denaro / Contro di noi è il potere della ricchezza! / Contro di noi è l’odio razziale / Ed il semplice fatto che siamo poveri.

Mio caro padre, sono carcerato / Non vergognarti di raccontare il mio reato / Il crimine d’amore e fratellanza / Perché solo il silenzio è vergogna.

Con me ho il mio amore, la mia innocenza, / I lavoratori ed i poveri / Grazie a tutto questo mi sento sicuro e forte / E mia è la speranza / Ribellione, rivoluzione non hanno bisogno di dollari, / Hanno bisogno invece / Di immaginazione, sofferenza, luce e amore / E attenzione per ogni essere umano / Non rubare mai, non uccidere mai, / Essere parte della speranza e della vita / La Rivoluzione passa da uomo ad uomo / E da cuore a cuore / E io sento quando guardo le stelle / che siamo figli della vita / … La morte è ben poca cosa.]

 

 

***

 

Part III

My son, instead of crying be strong
Be brave and comfort your mother
Don’t cry for the tears are wasted
Let not also the years be wasted

Forgive me, son, for this unjust death
Which takes your father from your side
Forgive me all who are my friends
I am with you, so do not cry

If mother wants to be distracted
From the sadness and the soulness
You take her for a walk
Along the quiet country
And rest beneath the shade of trees
Where here and there you gather flowers
Beside the music and the water
Is the peacefulness of nature
She will enjoy it very much
And surely you’ll enjoy it too
But son, you must remember
Do not use it all yourself
But down yourself one little step
To help the weak ones by your side

Forgive me, son, for this unjust death
Which takes your father from your side
Forgive me all who are my friends
I am with you, so do not cry

The weaker ones that cry for help
The persecuted and the victim
They are your friends
And comrades in the fight
And yes, they sometimes fall
Just like your father
Yes, your father and Bartolo
They have fallen
And yesterday they fought and fell
But in the quest for joy and freedom
And in the struggle of this life you’ll find
That there is love and sometimes more
Yes, in the struggle you will find
That you can love and be loved also

Forgive me all who are my friends
I am with you
I beg of you, do not cry

[Figlio mio, invece di piangere sii forte / Sii coraggioso e conforta tua madre / Non piangere, perché le lacrime sono sprecate / Non lasciare che lo siano anche gli anni.

Perdonami, figlio, per questa morte ingiusta / Che ti strappa via tuo padre / Perdonatemi tutti, voi che mi siete amici / Io sono con voi, non piangete.

Se tua madre sente il bisogno di distrarsi / Dalla tristezza e dalla disperazione / Portala a fare una passeggiata / Nella quiete della campagna / Fermatevi a riposare sotto l’ombra degli alberi / E tu raccogli qua e là qualche fiore / A contatto con la musica e l’acqua / Si avverte la profonda pace della natura / Le sarà di grandissimo sollievo / E sicuramente farà bene anche a te / Però ricordati, figlio, / Di non tenere tutto questo per te solo / Piuttosto sii umile, fa un piccolo passo / In aiuto dei deboli che ti stanno accanto.

Perdonami, figlio, per questa morte ingiusta / Che ti strappa via tuo padre / Perdonatemi tutti, voi che mi siete amici / Io sono con voi, non piangete.

I più deboli che implorano aiuto / I perseguitati e le vittime / Sono tuoi amici / E compagni nella lotta / Ed è vero, qualche volta essi cadono / Proprio come tuo padre / Sì, tuo padre e Bartolomeo / Sono caduti / Ieri hanno combattuto e sono caduti / Ma nella ricerca della felicità e della libertà / E nella fatica dell’esistenza tu troverai / Che c’è amore e qualche volta ancora di più / Sì, nelle difficoltà tu scoprirai / Che puoi amare ed anche essere amato.

Perdonatemi tutti, voi che mi siete amici / Io sono con voi / Vi prego, non piangete.]

 

 

La seconda e la terza parte della “Ballata di Sacco e Vanzetti” di Joan Baez sono ispirate, rispettivamente, alla lettera che Nicola Sacco scrisse al padre dal carcere e a quella indirizzata al figlio maggiore, Dante, poco prima di essere assassinato sulla sedia elettrica. Ecco il testo di quest’ultima.

 

Lettera di Nicola Sacco al figlio Dante

“Mio carissimo figlio e compagno, sin dal giorno che ti vidi per l’ultima volta ho sempre avuto idea di scriverti questa lettera: ma la durata del mio digiuno e il pensiero di non potermi esprimere come era mio desiderio, mi hanno fatto attendere fino ad oggi.

Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire! Ma questi sette anni di dolore mi dicono che ciò è stato reso possibile. Però questa nostra separazione forzata non ha cambiato di un atomo il nostro affetto che rimane più saldo e più vivo che mai. Anzi, se ciò è possibile, si è ingigantito ancor più.

Molto abbiamo sofferto durante il nostro lungo calvario. Noi protestiamo oggi, come protestammo ieri e protesteremo sempre per la nostra libertà. Se cessai il mio sciopero della fame, lo feci perchè in me non era rimasta ormai alcuna ombra di vita ed io scelsi quella forma di protesta per reclamare la vita e non la morte, il mio sacrificio era animato dal desiderio vivissimo che vi era in me, per ritornare a stringere tra le mie braccia la tua piccola cara sorellina Ines, tua madre, te e tutti i miei cari amici e compagni di vita, non di morte. Perciò, figlio, la vita di oggi torna calma e tranquilla a rianimare il mio povero corpo, se pure lo spirito rimane senza orizzonte e sempre sperduto tra tetre, nere visioni di morte.

Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili.

Continuamente pensavo a te, Dante mio, nei tristi giorni trascorsi nella cella di morte, il canto, le tenere voci dei bimbi che giungevano fino a me dal vicino giardino di giuoco ove vi era la vita e la gioia spensierata – a soli pochi passi di distanza dalle mura che serrano in una atroce agonia tre anime in pena! Tutto ciò mi faceva pensare a te e ad Ines insistentemente, e vi desideravo tanto, oh, tanto, figli miei! Ma poi pensai che fu meglio che tu non fossi venuto a vedermi in quei giorni, perché nella cella di morte ti saresti trovato al cospetto del quadro spaventoso di tre uomini in agonia, in attesa di essere uccisi, e tale tragica visione non so quale effetto avrebbe potuto produrre nella tua mente, e quale influenza avrebbe potuto avere nel futuro.

D’altra parte, se tu non fossi un ragazzo troppo sensibile una tale visione avrebbe potuto esserti utile in un futuro domani, quando tu avresti potuto ricordarla per dire al mondo tutta la vergogna di questo secolo che è racchiusa in questa crudele forma di persecuzione e di morte infame.

Si, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre Idee che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire.

Dante, per una volta ancora ti esorto ad essere buono ed amare con tutto il tuo affetto tua madre in questi tristi giorni: ed io sono sicuro che con tutte le tue cure e tutto il tuo affetto ella si sentirà meno infelice. E non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perchè io ti amo tanto, tanto… I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore dal tuo padre e compagno.”

 

***

 

A questa lettera si richiama direttamente anche il testo della canzone scritta e musicata, in piena era maccartista, dal grande folksinger americano Pete Seeger nel 1951.

 

Sacco’s Letter To His Son

If nothing happens they will electrocute us right after midnight
Therefore here I am, right with you, with love and with open heart,
As I was yesterday.
Don’t cry, Dante, for many, many tears have been wasted,
As your mother’s tears have been already wasted for seven years,
And never did any good
So son, instead of crying, be strong, be brave
So as to be able to comfort your mother.

And when you want to distract her from the discouraging soleness
You take her for a long walk in the quiet countryside,
Gathering flowers here and there.
And resting under the shade of trees, beside the music of the waters,
The peacefulness of nature, she will enjoy it very much,
As you will surely too.
But son, you must remember; Don’t use all yourself.
But down yourself, just one step, to help the weak ones at your side.

The weaker ones, that cry for help, the persecuted and the victim.
They are your friends, friends of yours and mine, they are the comrades that fight,
Yes and sometimes fall.
Just as your father, your father and Bartolo have fallen,
Have fought and fell yesterday. for the conquest of joy,
Of freedom for all.
In the struggle of life you’ll find, you’ll find more love.
And in the struggle, you will be loved also.

 


(Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti)

 

***

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10 pensieri riguardo “Music in time (V) – Joan Baez / Ennio Morricone”

  1. “Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso.”

    Se c’è qualcosa nell’umano che suscita rispetto e ci ripara tutti è in queste parole.

  2. Sì, Nadia: l’unica cosa che “ci ripara”. E ci riconsegna, immutati, alla nostra diversità rispetto all’esistente: se coltiviamo davvero nel cuore, da sempre, “quei” colori: di libertà, di dignità e di rispetto: i colori “che annullano ogni distanza”.

    fm

  3. Dignità, libertà, amore verso gli altri. E poi giustizia.

    Termini sui quali, credo, bisogna ancora riflettere soprattutto in questo periodo. E capire, sempre, che ciò che siamo, che facciamo, che possiamo dire, ha attraversato fiumi di sangue innocente.

    Grazie, Francesco, per questo ripasso di memoria che, pur dolorosa, contiene insegnamenti di cui, più che mai oggi, dovremmo prendere in seria considerazione.

    Commossa ma vigile, ti abbraccio

    jolanda

  4. Ci sono post (ma in realtà uomini, eventi, idee) che ci stimolano all’impronta: ci sentiamo caricati, ispirati, rafforzati, anche se poi ci accorgiamo che nascosti, ritirati, magari con altri nomi, “rispuntano” altri Nicola, altri Bartolomeo e che ancora oggi nessuno difende, nessuno se ne prende cura o impegno se non per confondere o diffondere manovre e doppiezza. E ci ritroviamo (o ci condanniamo?) a commemorare, con la gravità dei giusti e il rammarico degli sconfitti, storie e uomini che abbiamo perso o non abbiamo fatto in tempo a proteggere. Non sarebbe il caso, una volta tanto, pronunciarsi con tutto il peso “di quello che si sa” e “di quello che si è” per respingere e depotenziare chi da sempre propina verità tradite, storie artefatte, e farlo nel clamore del nostro humus più vicino e prossimo? È vero: non stiamo facendo altro che questo da anni ma si vede che non basta. Anche noi avremo ricevuto o spedito lettere toccanti come quella di Nicola Sacco al figlio Dante e per un attimo – è naturale – pur non sentendoci soddisfatti, ci siamo per un po’ consolati. D’accordo, è difficile – immagino repliche a braccio – restare se stessi sempre: una volta ce lo impedisce il lavoro, una volta la salute, una volta i sentimenti, una volta la vita e, infatti, lavoro, salute, sentimenti e vita mancarono nello stesso istante a Sacco e Vanzetti, ingiustamente accusati, ingiustamente giustiziati e tardivamente riabilitati. Sono lontani nel tempo, fanno parte della nostra storia personale e nazionale, richiamati da una canzone e da un film, rievocati qui con rispetto da Francesco. Altri magari, fiutando opportunità di decoro e di ricavi, ci ricameranno indagini, ricostruzioni, fiction. Noi continuiamo a esserci. Fortini ha scritto: “Quando da qui si guarda l’età del passato / veramente diventa possibile l’amore”. Rendiamo possibile l’amore anche per il futuro.

    A tuo merito, Francesco.

    Antonio

  5. Grazie, Antonio. Far diventare “possibile l’amore”, guardando da “qui” le radici del nostro vivere e del nostro sentire, è l’unico modo che ci è rimasto per “continuare ad esserci”. E “esserci” significa, soprattutto oggi, conservare quel modo, lasciarlo respirare in uno con la nostra pelle.

    Un caro saluto.

    fm

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