Cinque tavole di Pieter Bruegel – di Sergio La Chiusa


Da: Sergio La Chiusa, I sepolti, postfazione di Biagio Cepollaro, Faloppio (CO), Lietocolle Libri, 2005.

           Cinque tavole di Pieter Bruegel il vecchio:

La caduta dei ciechi – Museo nazionale di Capodimonte, Napoli
La torre di Babele – Kunsthistorisches Museum, Vienna
La salita al calvario – Kunsthistorisches Museum, Vienna
La caduta di Icaro – Musèes des Beaux Arts, Bruxelles
La gazza sulla forca – Hessisches Landesmuseum, Darmstadt

 

***

 


(La caduta dei ciechi, 1568)

 

     La caduta dei ciechi

chi l’avrebbe detto che quell’inciampo
quella caduta del primo della fila
sarebbe stata per tutti una rovina:
abbiamo sentito l’abisso a uno a uno squarciarsi
sotto i piedi la spalla amica cedere sotto la mano
e il cielo e la chiesa e la campagna fermi nel silenzio
prima e dopo il precipizio
non badano a quella frana di corpi disarticolati
come noi neppure immaginiamo l’orrore d’uova
sgusciate che ci hanno ficcato al posto degli occhi

– non dovevamo fidarci di quella guida
cieca come noi solo più sicura, presuntuosa –

 

***

 

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(La torre di Babele, 1563)

 

     La torre di Babele

asini da soma eravamo – non uomini:
solo ora lo sappiamo
che abbiamo sfondato il cielo con il capo
la nuvolaglia a velarci gli occhi
e giù la voragine che s’apre
l’interno che abbaglia come carne cruda
e noi insetti morti di fatica nella polpa di mattoni
nell’inferno che a migliaia ci ha già ingoiati
e digeriti

– ma ci siamo sfarinati nelle zolle e poi rinati e ricaduti nell’errore:
solo il paesaggio sembra altro budelli di metallo e ciminiere
e noi comparse a sbudellarci per un nuovo Costruttore –

 

***

 

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(La salita al calvario, 1564)

 

     La salita al calvario

chi di noi vedeva
che il cielo s’addensava sopra il Golgota
che i corvi andavano volteggiando sulle croci
non eravamo che un’unica massa di gitanti
era il vento o cos’altro a sbalzarci a sballottarci
come mille pagliuzze cartacce su su
che il sangue del giustiziato è miele per le api
così andavamo in tanti giocando azzuffandoci
come a una fiera di paese
e in mezzo – invisibile – un Cristo in miniatura
tra noi Cristi in miniatura
chi lo vedeva chi

il crocifisso dipinto e ridipinto e scolpito
e appeso su tutti i muri delle scuole se a volo
d’uccello non c’è primo piano e non c’è sfondo

 

***

 

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(La caduta di Icaro, 1555)

 

     La caduta di Icaro

qualcuno – pazzo – si è sbendato
al sole: si sperde nell’aria
un bruciaticcio di piume – non sapeva il corpo
ch’era troppo pesante per il cielo
che un semicieco non può che sarchiare il suo
orticello arcigno levare appena il capo
ai miracoli di luce come il pastore dalla mandria
o buttare a caso
la sua lenza nei fondali oscuri: avrà successo
il pescatore che pazienta sulla sponda
il profitto dell’attesa sarà uno scampolo d’abisso
che s’impiglia all’amo

– e non ci saranno testimoni per le ali accartocciate
per le nostre gambe d’Icaro che annegano tra i muri –

 

***

 

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(La gazza sulla forca, 1568)

 

     La gazza sulla forca

non sapevamo che solo la forca
sarebbe rimasta segnale
del passaggio il nostro corpo di legno
la gazza a balzellarci sulla gobba;
e in un angolo i pochi sopravvissuti
ancora defecano e danzano
per poco ancora protetti dal fogliame

– non sanno che senza di noi sembra rifiorire
il paesaggio aprirsi la vallata accogliere aria
e sole e luce come una nuova terra primordiale –

 

***

9 pensieri riguardo “Cinque tavole di Pieter Bruegel – di Sergio La Chiusa”

  1. un’operazione decisamente curiosa, efficace, stimolante, non superficiale

    del resto ogni tanto si può rinunciare ad inseguire una poesia assoluta e scoprire che in un dettato scaturito dalla visione di alcuni quadri, e che ad essi si lega per dipendenza e impatto visionario, può comunque soprendere per la qualità del linguaggio

    (sembra un po’ di stare a concerto ad ascoltare i “Quadri d’un’esposizione” di Musorgskij…)

    Mario Bertasa

  2. Caro Mario, Sergio è uno dei poeti-scrittori più bravi, interessanti e discreti che conosca.

    Ti consiglio di procurarti “I sepolti”, la preziosissima silloge da cui sono tratti i testi che ho postato.

    Qui hai la possibilità di scaricare un’intera opera inedita:

    Fai clic per accedere a LaChiTes.pdf

    E qui trovi una nota di Stefano Guglielmin:

    http://golfedombre.blogspot.com/search?q=sergio+la+chiusa

    Un caro saluto e un grazie a te e a Roberto.

    fm

  3. è scrittura, piena e libera come se *non* fosse scrittura italiana dell’Italia – e l’uomo Sergio è gentile, ha garbo – anche questa cosa è rara; per questo non se ne parla, per questo se ne parla poco – e per questo se ne parla *qui*. e poi: sarebbe il testo di un bellissimo monologo…
    massimo

  4. grazie Francesco delle segnalazioni!

    da “Il superfluo” di Sergio La Chiusa traggo a titolo esemplificativo questo:

    IV

    gironzola intorno agli avanzi
    il cane randagio indagando indugia
    poi allunga il muso fiuta guardingo

    rifiuti d’altre vite, oppure – sfiancato
    sfiduciato – si piega sulla sua lordura
    annusa il piscio sul muro e s’accuccia

    per evidenziare la mia personale attrazione per ricerche sonore di straordinario rilievo plastico associate a doppia mandata con le immagini evocate dal dettato: le due Z del primo verso, le alternanze di D e GIO GA GIA GA GUA GO (inDaGanDo inDuGia ha uno splendido chiasmo fonico), il ponte fonico fra le due strofe dato da FIUTA … RIFIUTI, e poi SFiancato SFiduciato, e quell’aCCuCCIa finale che nella giustapposizione di gutturalità e palatalità chiude alla grande tutta la trafila di sonorità gutturali/palatali che hanno fatto SENTIRE i gesti del randagio in tutto l’arco dei versi

    Mario

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