Nel fuoco della scrittura (II) – Biagio Cepollaro

seconcop
(Nel fuoco della scrittura, controcopertina)

[Qui la presentazione della mostra e dell’opera.]

Da: Biagio Cepollaro, Nel fuoco della scrittura, La Camera verde, Roma, 2008.

*

oltre i segni dicemmo e intendevamo
un agire silenzioso dentro il ritrovato
limite del dire: scontata l’infinita
rifrazione del senso per chi ascolta
come per accettazione euforica
di un limite appunto che diventa
nuovo punto di partenza: il senso
è più vasto della poesia come la vita
sempre lo è di ognuno di noi

e crescere è stato ogni volta venire
meno ad un altrui riconoscimento
non appena si fosse coagulato
anche per poco un senso nel flusso
di un dialogo: le identità fanno
male perché non sono vere

forse era questa la vera
diffidenza di platone per le forme
mutevoli del mondo: ciò che più
ci appartiene è in fondo
ciò che resta segreto anche a noi
e non è una cosa non è un modo
di fare o di pensare piuttosto
è il fuoco del pensare e del fare

che non ha nome

 

biagiocepollaronascendo-12008
(Biagio Cepollaro, Nascendo, 2008, tecnica mista)

 

*

ormai non sono le parole ad indicarci
e le parole della storia ad una certa
età suonano come storia di parole
passaggi di convenzioni allucinazioni
condivise in forme di vita
addensate o rare come di nuvole
si dice del clima: una parola
commuoveva mio padre
al pronunciarla: provvidenza
solo il suo suono gli faceva
compagnia: parole-sostegno
che fanno da contesti o farmaci
come sicurezza continuità
ma servono solo a contenere
se c’è una nostra intenzione
una paura un’ossessione
dietro di esse può esserci
di tutto e il suo contrario
come quando si dice
arte e ognuno vi spedisce
dentro la cova di un sogno
di un rimorso di una presunzione:
ogni giorno questa parola
smette il suo vestito
e dopo tanti anni di eleganza
e nudità dopo l’acre
odore dell’insistenza
delle prove smesse
è ancora lì come una semplice
parola che mi chiede la vita

 

biagio-cepollarotabula-construens-12009
(Biagio Cepollaro, Tabula construens, 2009, tecnica mista)

 

*

le parole della poesia sono usate
in modo improprio sono oggetti
trovati nel dire comune
nei libri nell’esplodere
nuovo delle consonanti
o delle labiali in guerra
con le sibilanti
le parole della poesia sono quelle
più legate alla bocca che dice:
la bocca letteralmente fa
le parole grazie alle corde
(che vuol dire cuore)
e al resto ma il resto
del dire chi lo fa? la necessità
di sopravvivere si dice
lo strumento l’intelletto
che discrimina tra la fiamma
che scotta e la memoria
dell’infante alle prese
con una candela

ora libero le parole dall’inganno
di veicolare da sole un senso
e le guardo da fuori per ciò
che sono: tracce scure
o lucenti di un fuoco
segni dell’unico poema
che davvero scriviamo
quello dei passi sul bianco
sul punto di sbiancare
che mai abbiamo detto
-anche senza saperlo-
qualcosa che non fosse
attesa –anche ripetendo
il già detto- che il dire
è sempre futuribile
come lo è ogni istante
in cui cuore e coscienza
si aprono a quest’ordinaria
meraviglia di stare
e da questa prospettiva
si compone il tempo
di forze elementari:
un’energia che sale
che si congiunge
che cala e lascia…

 

biagio-cepollarospiritoincostruzione-32008
(Biagio Cepollaro, Spirito in costruzione, 2008, tecnica mista)

 

*

davvero non sappiamo se questo
è stato il primo
universo a comporsi in unica
spirale di luce
e di anni
oppure è uno dei tanti
innumerevoli come quotidiane
esperienze di un demiurgo
che conta i suoi anni
in eoni
se così fosse fin qui
avremmo confuso una lirica
breve se non un epigramma
col grande poema
di chi sognando crea
e saremmo davvero più piccoli
messa così: cosmocentrici
altro che fissati sul minuto
che l’europa conobbe
di rinascenza…

anche per questo il piccolo
è tale solo perché si perde
in piccinerie mentre si sa
che il pericolo più grande
per il viandante è lasciarsi
distrarre lungo la via
e presumere di avere
amici che sanno
laddove ognuno di noi
ignora l’essenziale:

fa ridere
l’illuminismo: sembra
talvolta la boria dei ragazzi
che scendono in città
e credono le strade quelle
del paese che si può urlare
tenere lo stereo dell’auto
ad alto volume in cascate
di suono dall’aperte
portiere
ma un modo è ancora aperto
per accedere a cosmica
dignità : le movenze
di un gatto o anche certi
nostri silenzi di fronte
alla vita e persino
alcune nostre parole
continuano da piccoli
una grandezza che non avremmo
sperato

(…)

 

biagio-cepollaronontifaringlobar2008
(Biagio Cepollaro, Non ti far inglobare, 2008, tecnica mista)

 

*

di questo impensato possiamo
tracciare un segno che per ironia
della sorte corrisponde
allo stesso emblema
del pensiero:un triangolo
o due capovolti coincidenti
al vertice: eppure questo
è l’impensato la congiunzione
che qualcuno riattraversa
in sé come cosa non solo
sua ma come moto
che ripete il gran ritorno
degli universi così come
lo raffiguravano gli antichi
nella forma di clessidra
o di due teschi
allora vedi come la linea
che demarca il pensare
dall’impensato si assottiglia
e come ogni certezza
non ha nulla di evidente
ma si sostanzia di altra
intuizione: della radice
di cui noi tutti ora
siamo appena un sospiro
che ritorna

 

biagio-cepollaromadreconbambino-120082
(Biagio Cepollaro, Madre con bambino, 2008, tecnica mista)

 

*

il nero quando giunge non avverte
e non è il disguido l’inciampo
che conferma il percorso –questo
succedeva all’inizio quando si credeva
di sapere- no quando davvero
arriva il nero –se arriva perché
bisogna essere già abbastanza
avanti per quel colore- non avresti
mai potuto prevederlo
il nero minaccia di cancellare
l’universo e solo per effetto
collaterale e secondario il suo
creatore

è così che ti ritrovi in mezzo
alle forze e lo sforzo è quello
di ordinare distinguere passato
da presente e stabilire di chi
sia il passato dal momento
che non sai più di chi
sia il presente

poi il tempo –se sei fortunato
e imbocchi una via che sia
la via- svapora d’un tratto
e ti accorgi con grande
meraviglia che non è il tempo
il problema ma ciò che lo sovrasta

noi non siamo attrezzati per questo
non siamo addestrati e intorno
tutto ci parla di altro: a cominciare
dal fatto che stando al senso
comune che si prova ad imporre
nessuno muore mai al massimo
sparisce senza traccia lasciare
ma questo è il minimo l’importante
è che nel durante non si sa cosa
fare e allora si fa di tutto palestra
chiacchiericcio carriera d’ogni
tipo quel che conta è tenere
premuto un sol pedale mentre la macchina
può andare solo usandone tre
questa è l’omissione
la diminuzione è altra cosa
che volontariamente si cancella
il di più dalla vita e quel che resta
è vuoto da colmare con indagine
appassionata e sistematica
tutto comincia col nero ed il miraggio
che si presenta la prima meta è
il bianco
ed è bianco ciò che vedi diminuendo
da qui le parole vengono a mancare
come dopo la pioggia che puoi
dire della luce al suo primo
apparire? ma del bagno di sole
che ti prende per strada
come dire? non è vero
che tutto possono le parole
e più spesso di quanto si crede
l’universo averbale interseca
il nostro a cominciare
dal sospiro banale fino alla più
squisita estasi dei santi

(…)

*

 

interno
(Nel fuoco della scrittura, pagine interne)

 

***

 

[Il libro si può richiedere scrivendo a questo indirizzo mail:

lacameraverde@tiscalinet.it

in attesa che sia operativo il sito www.lacameraverde.com]

 

***

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9 pensieri su “Nel fuoco della scrittura (II) – Biagio Cepollaro”

  1. Mi sembra entusiasmante “Nel fuoco della scrittura” perché si riversa in esso quell’afflato cosmico filosofico-poietico che richiama in vita l’antica sapienza greca e non solo. La quale, per quanto andasse alla ricerca di una radice comune del tutto, non è disgiunta da un profondo sentire religioso che tende ad unificare le diversità, a conciliarle in una superiore armonia ed in un recondito significato che è superiore alle “apparenze”. Non palese è la verità, ma sposata all’ “assoluto” che l’arte può cogliere. Assoluto che si disvela nella parola e nell’opera dell’artista che elaborando il reale lo coniuga all’infinito ed allo spazio stellare: il presente diviene meta di un incontro tra dinamismo e colore che allieta lo sguardo, stupisce il pensiero, sorprende il cuore in un palpito più vasto.

    Rosaria Di Donato

  2. in genere scettico di fronte alle scritture poetiche in cui si riversano contenuti cosmogonici-cosmologici (il più delle volte “amatoriali” e avventizi), trovo invece assai efficace questa operazione di Cepollaro su materiali tanto “caldi” – efficace anche semplicemente sul piano dell’abito metrico-melico e del “primo impatto emotivo”, se uno volesse fermarsi soltanto lì, senza sviscerare l’ampiamente sviscerabile che soggiace ad una trasparenza lessicale invidiabile

    da rileggere e ripassare

    Mario

  3. Ringrazio Francesco e quanti sono intervenuti con parole -non solo per me gratificanti- ma anche molto ‘interne’ al lavoro mostrato. Bisognerebbe leggere sempre così, per acute accensioni che concentrano contenuti più vasti a cui si può solo alludere in questa forma di comunicazione che è propria dei nostri tempi…Così, credo, anche la rete, può diventare un vivo contributo al fare e non soltanto all’informare…Grazie ancora anche per questo, Biagio Cepollaro.

  4. Dentro la tradizione della poesia totale, e oltre(mi hai fatto pensare ad Ong, anche), vicino allo Spatola a certo Porta e alla pittura, tantissima pittura, quasi fauve negli effetti, (che importa se solo io l’ho sentita?)
    e oltre..
    nelle meraviglie dei sensi e sovrasensi, non per caso si chiude con la estasi dei santi..
    Maria Pia Quintavalla

  5. bello tutto. cosciente che `bello’ è un prodotto culturale e al contempo soggettivo… e allora bello tutto /per me/

    un abbraccio

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