Il bel cammino – di Maria Pia Quintavalla


(Joan Miró, Poetess, 1940)

               Il bel cammino (su una foto delle due sorelle)

(Antefatto)

Come avere un narciso nella camera,
quella foto mi parla

parla di noi bambine,
le bellissime sorelle Quintavalla che
veleggiano nel tempo sopra la nuvola
di un porto che si chiama parco,
e quel parco è di Parma, è ducale
come la sua duchessa
Marie Louise che governa la villa e la foto
racconta del viaggio dolce pensoso
che le bambine stanno per fare
                                    della v i t a:

hanno l’aria compunta sono colme
di grazia e sorridono come già
messe in posa e l’aria le saluta
e inchina, piena di riverenza. Ah! splendono.
   Splende un sorriso che dagli occhi
non suscita rimpianti luccicano
quelle bocche e gli occhi
bianchi sembrano fatti del sognare
per restare entro la retina protette –

 

         I)

   Se le guardo penso lei
mi potrà parlare –
di quella bambina è testimone, ma io
“sono quella bambina” e al mondo
amo quella bambina che è esistita,
qui dal cammino della foto.
Sai perché preferisco lei bambina,
perché è giovane vivace, che sorride.
Cosa vedo nei piedi delle due
bambine che danzano il passo
del cammino? E dietro?

Alberi, cespugli di verbena piccoli
filamenti polipi in verzura
e piccoli morti sotto ai piedi come
serpentelli al piede di Maria
che sconfigge il serpente;
             così la morte a loro
non fece più paura, ed è così
che vedo le due bambine che
camminano sfilando
in adorabile andatura in avanti
sorrette, mano nella mano da
speranza e abbandono, deliziata fiducia.
   Ecco che vedo, tutto rosa
il domani accennato dagli occhi
sorridenti di una lei che guida
l’altra in acqua chiara
                             e perenne.

 

*

 

   Che ricchezza un fratello Signore,
e una sorella, Signora! un gran dono
che la vita riesce ad adagiare piano
come un calendario magico beato,
carnevalesco dove i numeri sciorinano
all’indietro in anni e secoli,
                                     a venire.
E le foglie e i lampioni tranquillizzano
segrete luci non più attese
dell’alba perché spente da sempre
come orbite bianche di occhi della fame
di genitori nati e anch’essi discomparsi,
impiccioliti dagli anni
sotto terra divenuti bruchi e
      foglie in bel cammino.

 

         II)

   Ma la stella di oriente non veduta
mostra scie luminose e non graziate
oggi – rese inermi dal tempo sfilano ombre
su ombre e carte, le due mani si stringono
in abbraccio – e reggono il cammino.
Una fila di preti giovani in cappello sfila
sul fondo della cartolina, le sorelline
non li vedono tentano in avanti
la fortuna e contano una la stella,
due le pecorelle, e i re magi vanno
vanno a Betlemme ad adorare – pregano
si fanno ancor più belle, vanno
a riflettere le stelle, per paura che cadano
dal cielo – le sorelle.

 

*

 

   E di mano in mano si incamminano
né respinte o infelici ma sodali,
insieme a trarre
                     un bel c a m m i n o.
   Foglie d’autunno le calpestano non sentono
il sorriso di angelo leggero nel volto della
prima – la grande, cui era legato il filo
del pallone alla mano del
destino – di proteggere la piccolina.

La piccola è monella,
spavalda mostra una gonna troppo corta
sul ginocchio, e saltella –
lo segue in cima al mondo quel sorriso
della sorella grande e primogenita in
fortuna, la incoraggia anche se porta
sulla scia di una strada un po’ in salita,
ma   si   a v v e n t u r a n o
nel nulla del domani e in giacchina
di velluto stanno marciando:
alleluia! alleluia è la canzone,
quel sorriso lo narra, le ricolma.

 

*

 

   La più piccola guarda, strizza gli occhi
non sente più rumore,
è il colore del cielo che protegge
tutto il verde del vuoto,
                   le sue vesti –
e in quel verde cammino celeste
verso il lago dei cigni liberano
                            le biciclette,
e le mani non cantano le labbra di Esther.

   Spingono in su i polmoni alitano
il vento, steli i lampioni della sera,
barbe i cespugli nella sera mani
che toccano e sorridono sodali,
liane i capezzoli che spingono –
            o allontanano, la sera.

 

         III)

   Bianche calzette bianche
barchette dei bottoni
bianche le scarpe, e margherite
e belli i denti, bianchi di un riso,

che   bella   l a   s u a   s e r a.

 

         IV)

   E tuttavia riprendono a volare
eterne eteree incantate
fatine di una stella stelo,
                  ben tornate.

Angelica visione non cessare
di alzarti in volo piccola
volare – di credere pesanti le sue sfere
(e se non vola perdersi cadere).
Ma eternamente raccontare
le cose che due sorelle sanno fare:
correre cantare, essere sodali a crescere
tornare a ingentilire la terra di pensieri,
a una rapida danza
                          f a n   p e n s a r e.

   Né più spaesarsi sul cammino
o credere fugare
che spiriti malvagi abbiano la meglio,
                                  derubarle –

che indizi e gelosie più stolte crollino
caduche, e in piccole pozzanghere
             voragini crollino i lupi.
Ma intanto le bambine
continuano a danzare, né soste
né selciati più calpestano, ma il suono
di voci suono di campane
che dicono quanto sia forte
il mare;
           il mare là del fiume, gli
Appennini – anse del cuore
ed i cantari latini
                       quelli che
il cuore tacita lontano e poi
racconta in versi, metri
                      e amori.
E dove amori fanno rima con
i cuori e i professori seducono lontano
al cuore sotto
a loro un po’ marrane.

 

*

 

   Timide ragazzine,
più tardi esposte al giro del giardino dove
la gara in corse e biciclette
proceda per effimeri cerchi di gioia;
ed una lei correndo – l’altra
arrancando, si compia
                  i l   b e l   m a t t i n o.
Storie sorelle del giardino fiabe
di più sorelle e l’una, grande – goda
dell’altra piccolina.
Mito d’infanzia, amoroso del giardino

annunciano
descrivono   i l   c a m m i n o.

 

*

 

   La prima sorride, ha un dente guasto
l’altra ne ride e insieme reggono beate;
a semicerchio cantano un refrain in sordina
che dice ben tornata notte,
    e buongiorno, piccolina.
La mano indica il vuoto, l’aria
giù nel mondo, ma di cosa?
Ci siamo, e siamo nate!
le souvenir di infanzia in cartolina.

 

*

 

   Sognano un mondo dove i passi
gli oroscopi le stelle siano nutrimento
alle sorelle – sacerdoti del vento
annunciatrici di più miti stagioni
                            nate a lato,
esse camminano beate sulla via lattea
generando alfine
                        n o t t e.

 

         V)

(A chiusura dell’album)

   Ma intanto giudico   nativa,
la volontà di essere dagli occhi suoi
di luna luccicante: ogni parola
ti appartiene se salti il lume il fosso,
                                    la futura;
penso – non è Milano antica
a darti protezione o, a insegnarti la fede
ma la moderna nuova che ti pulsa in mano
quando da capro di frontiera vedesti
il fuoco della tua esistenza
farsi bandiera piccolina
                               della   s e r a –

   per dare a te nel nulla del suo bacio
la notte dei bambini che in pelle
avevano sopito il mondo,
              le sue sonagliere
(che trepida fortuna, se intorno intanto
custodiscono la sera!)

ma al fondo dello sguardo le bambine
vedevano già il mondo, e non
                                 l a   s e r a
e gli occhi andavano beati ai bei confini
attorno, chiudendo l’album gli occhi e
già più sua,
                  l a   s e r a.

 

***

14 pensieri riguardo “Il bel cammino – di Maria Pia Quintavalla”

  1. Desidero lasciare subito una traccia, nonostante sia solo alla prima fugace lettura di queste poesie; ed è per dire che le associo idealmente al poemetto di Umberto Fiori “La bella vista” (Marcos y marcos, 2002) per la dimesione biografica, il recupero memoriale e della natura…

    Un caro saluto
    Antonio

  2. Grazie, Antonio.
    Qui, oltre il tempo perduto c’è un trasfigurato che va anche al di là, in quella “sera”, sempre più sua o loro, delle bambine..
    Non saprei cosa vi si gioca del tutto, poiché le immagini sono più che amuleto dal tempo anche danza, e vivono rincorrono; per questa natura dove sono nate, ma forse per un senza spazio e senza tempo, la vera beatitudine, più ancora che in “Purgatoriale”. Ehi come chiacchiero..
    A presto, amici.
    Maria Pia Quintavalla

  3. “Se le guardo penso lei
    mi potrà parlare –
    di quella bambina è testimone, ma io
    “sono quella bambina” e al mondo
    amo quella bambina che è esistita,”

    Che bellissima infanzia, ricordata magistralmente.
    Un saluto.

  4. “Le immagini sono più che un amuleto dal tempo anche danza”.
    Queste parole – di per sé poesia (!!!) – forniscono una delle chiavi di questo poemetto, che ad ogni lettura svela nuovi piani di significato.
    Così è la poesia di Maria Pia Quintavalla, talmente densa che disvela il senso del suo ritmo e della sua musica solo a chi trova il tempo e la pazienza di farla sua, gustandola come un frutto dai tanti sapori.
    Le bambine danzano sul ritmo di quella musica, al di fuori della crudele dimensione del reale, forse in un altro universo che affianca il nostro, là dove gli eventi hanno seguito strade qui non conosciute.

  5. Una dimensione che oscilla tra la realtà e il sogno, in un confine danzante che è consapevolezza e forse magia di un passato che c’è, che resta nel suo aprirsi qui ed ora e nel suo raccogliersi nell’intimità del segreto, della sera, in una specie di doppio movimento che è ritmo e respiro…

  6. Ciò che più mi ha favorevolmente impressionata, in questi testi di Maria Pia, è l’atmosfera che ha saputo ricreare. Come se, dopo anni e anni, il tempo sia stato benevolo con lei restituendole le stesse impressioni ed emozioni, fresche e vitali di un periodo fecondo di gioia, stupore e dolci aspettative per la vita. Un tempo che si stringe nel ricordo e ci restituisce occhi di bimbe tenere con la commozione palpabile di quel tenersi per mano. Uno stile che le appartiene in pieno. Complimenti davvero e un carissimo saluto.

    jolanda

  7. complimenti veramente. oserei dire senza mezzi termini: lirica altissima qui!
    quadri fotogrammi in biancoenero sottofondi musicali generati dalle stesse poetiche parole. c’è sempre un cuore che batte forte nei versi di M.P.Q.
    complimenti a lei e un grazie per la proposta a Francesco.
    notte a tutti…
    roberto

  8. Ringrazio NADIA, JOLANDA, RED, ROBERTO E fRANCESCO PER LE PAROLE DI LETTURA: ESSENDO SEMPRE DI UNO A UNO LA DANZA, VOI CHE LA ESEGUITE E CHI LA RISCRIVE, ESSA..CONTINUA –
    le immagini, tuttavia, senza la musica volerebbero via, come aria.
    Maria Pia Q.

  9. ‘Mito d’infanzia’, e qui vi è racchiuso il ricordo ricco di freschezza, di pulizia verginale. Un’immersione gradevolissima in un ‘paesaggio’ intimo invidiabile.

    Un bacio a Maria Pia, che ha una ricchezza di espressività poetica non comune, e una scioltezza nel verso che abbraccia. Trovo ‘purificante’ leggerla.

    Rina

  10. Ci sento una dolcissima aria di nostalgia, quella nostalgia buona che è nutrimento al cuore, di cose passate ma vissute intensamente, come testimonia la poesia di Maria Pia che altrimenti non avrebbe avuto la forza evocativa che ha, sostenuta pure dalla musica delle immagini e di un tempo, quello dell’infanzia, ancora vivo. Un abbraccio Lucianna Argentino

  11. ho promesso che avrei approfondito, ma forse non avrei dovuto, il tutto è ancora più struggente.
    I ricordi felici sono come un rastrello con i denti aguzzi che incide sulla
    crosta delle nostre attualità

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